Maurizio Scarsella, l’affascinante talento laziale volato via troppo presto!

Grande talento della Lazio anni ’70, si perse tra vizi e passione per le donne, arrivando a contrarre l’AIDS

maurizio scarsella laziale

LA TRAGICA FINE DI MAURIZIO SCARSELLA, DALLA LAZIO AI PRIMI VIZI

La sua doveva essere una carriera dai grandi prospetti; una di quelle che una volta spiccato il volo diventa difficile cadere. Il talento c’era, il fascino, oltre che calcistico, amoroso anche. La consapevolezza di crescere e diventare successivamente uno dei giocatori più rappresentativi di quella Lazio che lo aveva allevato fin da piccolo lo pervadeva ogni singolo giorno. Maurizio Scarsella, insomma, era il classico predestinato che si è dovuto scontrare con dei vizi che ne hanno minato un’intera carriera. Su di lui ci si poteva scrivere un libro denso di materiale e molto lungo per rivivere le sue numerose tappe di vita da calciatore; tutto questo, in compenso, non sarà possibile visto che di lui non rimane altro che una storia molto triste.

Ai giorni d’oggi potrà dire poco il suo nome, ma chi ha vissuto gli anni ’70 non può non averlo sentito nominare. Nato a Roma il 28 marzo 1962 da due genitori malati, iniziò la sua carriera nell’Urbe Tevere, una delle squadre della città che fino agli anni ’80 era considerata una delle più importanti per scoprire talenti. Scarsella di mestiere faceva l’attaccante, uno di quelli dal fisico statuario e con un sinistro pregevole. Era il classico calciatore bello da vedere, elegante nei movimenti e sopraffino nelle giocate. Negli spazi stretti dava il meglio di sé, sfruttando appieno quella sua tecnica individuale che tra una suola e l’altra gli permetteva di portare la palla nella stratosfera per una manciata di secondi.

Molti paragonarono la sua stazza fisica a quella di Van Basten, mentre il suo sinistro a quello di Mihajlovic. Non male per essere alle prime armi con il calcio. L’Urbe Tevere, dopo aver visionato il grande valore di Maurizio, parlò con la Lazio, specialmente con Volfango Patarca, un portatore seriale di talenti cristallini a Formello. L’osservatore si segnò il nome del giovane romano, lo visionò attentamente e costrinse quasi il club biancoceleste a tesserarlo.

L’ARRIVO IN BIANCOCELESTE E IL DEBUTTO IN A

Nel 1973 Scarsella arrivò alla Lazio da giovanissimo, visto che frequentava ancora le medie. In quegli anni, a differenza di oggi, le squadre italiane curavano particolarmente i propri settori giovanili, creando strutture adeguate ed irrobustendoli sempre di più al fine di pescare al momento opportuno per rinfoltire il roster della prima squadra. I biancocelesti, che in quella stagione vinceranno il loro primo Scudetto con Maestrelli, puntarono tantissimo alla crescita dei loro giovani. Scarsella si contraddistinse anche per un duro lavoro in palestra durato un anno intero, al fine di “pomparsi” ancor di più in un calcio praticato uomo su uomo e che richiedeva tantissimo sforzo fisico. L’attaccante apprese anche velocemente la disposizione tattica e l’occupazione degli spazi in campo, un pregio che non tutti i giovani potevano vantare.

Fatta la trafila nelle giovanili, nella stagione 78/79 vinse la Coppa Italia Primavera da grande protagonista, ma soprattutto arrivò in finale al torneo di Viareggio nel 1980, perso poi con il Dukla Praga, considerata all’epoca la fucina più all’avanguardia dei giovani calciatori europei. Il sogno di debuttare in Serie A, invece, avvenne nell’annata 79/80 ricordata dallo scandalo del Totonero. Scarsella scese in campo il 4 maggio 1980 in un Torino-Lazio finita 1-0. I biancocelesti finirono quel campionato malissimo, retrocedendo in Serie B a causa dello scandalo calcioscommesse. Maurizio, in compenso, trovò gioia anche nel giocare uno spezzone contro il Milan, ma il suo ottimismo di stare stabilmente in prima squadra per la stagione successiva fu spezzato quasi subito.

La Lazio volle risollevarsi dalla macerie affidandosi ad Ilario Castagner, tipico allenatore che si appoggiava sui gregari d’esperienza piuttosto che sui giovani della Primavera. Scarsella, di fatto, non venne neanche convocato per il ritiro pre-campionato e le sue speranze di legare il suo nome alla storia della Lazio furono spezzate subito. Torino e Milan rimarranno le sue due uniche presenze in Serie A.

LA PASSIONE PER LE DONNE

Scarsella non accettò il fatto di stare ancora un’altra stagione in Primavera. Così, si lamentò con la società chiedendo di essere mandato via in prestito. Sentiva il bisogno dentro di sé di giocare e giocare, con un’ultima speranza che non era ancora morta di vestire nuovamente la casacca biancoceleste. Soprattutto, Maurizio aveva uno stra bisogno di racimolare qualche soldo, vista l’impossibilità dei genitori di lavorare perché affetti da patologie. Incredibilmente, la Lazio non lo volle mandare via, pensava solamente ai suoi interessi che erano quelli di far crescere un talento come Scarsella. Per agevolare il ragazzo, il club romano gli garantì un misero stipendio, sufficiente per pagare le spese dei medicinali ai suoi genitori.

Come detto all’inizio, Scarsella era un ragazzo molto affascinante e la passione per le donne influì non poco sul suo rendimento, specialmente nel 1981, quando per la sua felicità approdò in Serie C al Teramo. Le 15 presenze e il solo gol segnato non furono sufficienti alla Lazio per richiamarlo a casa. Piano piano il ragazzo si perse tra la vita serale con gli amici e quella sotto le coperte con svariate donne. Vagabondò in diverse squadre di Serie C per tutti gli anni ’80, tra Reggiana, Frosinone, Varese, Chieti. Nel Messina del professor Franco Scoglio, personaggio indimenticabile del calcio di quegli anni, tornò a essere protagonista, con una promozione della squadra siciliana in Serie B. Per Scarsella sembrava la rinascita, ma l’anno successivo fu ceduto alla Puteolana, per poi concludere la carriera nel Foligno in un anonimato più totale.

Nel 1990 Maurizio decise di chiudere una carriera che non doveva finire in quel modo, senza aver dato nulla al calcio che contava. A 28 anni aveva già appeso gli scarpini al chiodo, fotografia di come tutte quelle attese su di lui non erano state rispettate. Ma il peggio doveva ancora arrivare.

LA MORTE DI AIDS

Gli eccessi fuori dal campo, i tanti vizi con le donne e una vita sregolata gli fecero contrarre l’AIDS, malattia molto diffusa negli anni Novanta. Simbolo di come il destino non doveva riservargli una carriera di straordinario successo come tutti si aspettavano. Scarsella fece fatica ad accettare il fato, rimanendo da solo appeso a metà nel filo tra la vita e la morte. Il solo Bruno Giordano (suo grande amico) era a conoscenza della malattia e non fece mancare il suo appoggio. Maurizio Scarsella morì il 26 settembre 1993, a 31 anni compiuti, nella maniera più terribile, nel modo più crudele e spietato. Il calcio, evidentemente, non doveva essere la sua vita, lasciata in balia del suo fascino e dell’attrazione per le donne. Quel giorno, il pallone italiano aveva perso un suo straordinario talento.

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