L’ultima battaglia calcistica di Piermario Morosini

Ricordando Piermario Morosini a dieci anni dalla sua scomparsa.

Piermario Morosini

14 aprile 2012: il cuore di Piermario Morosini si ferma per sempre

Il 14 aprile 2012 resterà una data da segnare in nero per il calcio italiano. Quel giorno, allo stadio Adriatico “Giovanni Cornacchia” di Pescara si fermava per sempre il cuore di Piermario Morosini. Un cuore che lo tradì mentre faceva quello che più amava fare. Giocare a calcio e battagliare su ogni pallone. Finì così la tragica storia di un ragazzo morto a soli 25 anni, dopo una vita tutt’altro che facile.

Una partita che si trasformò in una tragedia

Quel sabato di metà aprile doveva essere un sabato di spettacolo e di gol allo stadio Adriatico, dove il Pescara di Zeman fronteggiava il Livorno per scrivere un’altra pagina memorabile di quella meravigliosa favola che, di lì ad un paio di mesi, sarebbe culminata con una meravigliosa promozione in Serie A. Gli amaranto livornesi, però, non erano affatto disposti a fare da vittime sacrificali contro la formidabile macchina da gol zemaniana. Anche il loro centrocampista tutto corsa e grinta Piermario Morosini. Il Pescara giocava per la Serie A, il Livorno doveva difendere con le unghie e con i denti la Serie B. Gli amaranto partirono bene passando in vantaggio dopo pochi minuti, ma la partita era lunga e c’era tanto da correre. E Morosini quando c’era da correre non si tirava mai indietro. Anche alla mezz’ora del primo tempo, quando il Pescara prese palla, lui non esito a scattare per cercare di fermare gli avversari. Ad un tratto, però, la sua corsa rallentò bruscamente e si vide il giocatore accasciarsi e tentare per tre volte di rialzarsi, prima di stramazzare esanime sul terreno di gioco. Fu un attimo e dalla panchina si precipitò lo staff medico livornese, aiutato da quello biancazzurro. La partita si fermò e da quel momento iniziò una terribile attesa con giocatori e tifosi in lacrime. Un’attesa che si concluse all’ospedale Santo Spirito di Pescara alle 16,45 di quel maledetto pomeriggio, quando il cuore di Piermario smise di battere. Una morte assurda che ancora oggi lascia tanti perché, tanti rimpianti e tante polemiche. Una morte che fermò il calcio italiano per un weekend e ammutolì un tempio del calcio come il Santiago Bernabéu.

Piermario Morosini, un guerriero con il sorriso in campo e nella vita

Sono passati dieci anni da quella tragedia ed oggi resta il ricordo di un ragazzo che era riuscito a realizzare il suo sogno di diventare calciatore professionista, nonostante tante avversità. Perché la vita di Piermario Morosini è stata decisamente tormentata. A 15 anni era rimasto orfano di madre e due anni dopo il destino si portò via anche suo papà. A 16 anni Piermario era già diventato un uomo ma la vita non aveva ancora finito di accanirsi su di lui. Aveva anche un fratello disabile che nel 2004, un anno dopo la morte del padre, si tolse la vita. Gli rimase una sorella anch’ella disabile per la quale dovette diventare fratello e genitore. Tutte queste tragedie non abbatterono il “Moro” che continuò a coltivare il suo sogno. Le giovanili nell’Atalanta, poi l’Udinese che gli fece assaporare la Serie A e poi tanta Serie B. Bologna, Vicenza, Reggina, Padova e un doppio ritorno a Vicenza e Udine prima del Livorno, ultima avventura della sua purtroppo breve carriera. Un guerriero in campo e nella vita che ha sempre combattuto con il sorriso fino a quel maledetto pomeriggio di metà aprile in riva all’Adriatico, dove il cuore di Morosini, bergamasco come Astori (terribile coincidenza), si fermò per sempre.

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