Ludo Coeck, l’ultima corsa del campione forse più sfortunato nella storia del calcio

Ludo Coeck

LUDO COECK

Il belga Ludo Coeck, ottimo centrocampista centrale, ha militato in Italia con l’Inter e l’Ascoli. La sua carriera è stata costellata da un numero impressionante di infortuni fino alla drammatica morte. A soli 30 anni perde la vita dopo due giorni di agonia, in seguito alle gravissime conseguenze dell’impatto.

L’ARRIVO IN ITALIA DI LUDO COECK

La nostra storia inizia nella calda estate del 1983 e ha Milano come luogo. Voci di corridoio raccontano di un Sandro Mazzola piuttosto agitato. Il DS dell’Inter si è appena visto sfuggire di mano Paulo Roberto Falcao. Il fenomenale regista ha appena vinto lo scudetto con la Roma ma è stato ad un passo dal trasferirsi in nerazzurro. Sarebbe stato il colpo in grado di spostare gli equilibri, quegli anni molto a favore dei giallorossi e della Juventus. La leggenda vuole che fu un intervento del senatore Giulio Andreotti a bloccare la trattativa per Falcao, facendolo di fatto rimanere a Roma. Col senno del poi, un’ottima scelta visto che il giocatore, nella stagione seguente, disputerà anche la finale di Coppa Campioni. Perso “il Divino”, Mazzola si concentra per trovare un sostituto, un giocatore in grado di dare i tempi e di alzare la qualità del centrocampo nerazzurro.

A questo punto nasce l’idea del belga Ludo Coeck, che si è messo in mostra alla grande nel Mondiale 82 con la sua Nazionale. Sul regista classe 55 c’è il Milan, che ha anche un opzione per acquistarlo. Quale migliore occasione per intromettersi nella trattativa e strapparlo ai cugini? Mazzola fa il blitz e lo preleva, a sorpresa, dall’Anderlecht. Il neo tecnico Gigi Radice ha finalmente il cervello per il suo centrocampo. Ed è un giocatore di livello assoluto. E’ duttile, forte fisicamente, abile nelle due fasi e dotato di un impressionante tiro dalla distanza (ecco un esempio: video). In Belgio vanta due campionati nazionali, due Coppe delle Coppe, due Coppe Uefa e due Supercoppe europee. Insomma, un curriculum davvero niente male…

UN’ESPERIENZA COSTERNATA DALLA SFORTUNA

Le premesse per un matrimonio vincente sembrano esserci tutte. Radice è ben felice di avere Ludo Coeck con sè e pensa che il belga possa anche aiutarlo nel trovare i giusti equilibri, altre-sì precari per la difficile convivenza tra Beccalossi e Muller. Purtroppo, però, le ottime premesse restano tali e non per colpa del ragazzo. In una delle prime gare amichevoli con la maglia dell’Inter, Coeck subisce uno stiramento contro il Livorno. Cerca di bruciare i tempi e torna in campo per la Coppa Italia ma non è in condizione e i nerazzurri vengono anche eliminati nel gironcino con Cesena e Sambenedettese.

Oltretutto, il povero Ludo subisce un altro infortunio alla caviglia, che sarà uno dei suoi punti deboli. La partenza di campionato, per l’Inter, è semplicemente sconcertante. I milanesi totalizzano solo un punto nelle prime quattro partite e rimangono inchiodati sul fondo della classifica. Coeck non riesce mai a trovare continuità, ha continui acciacchi e la scarsa condizione fisica si riflette sul suo rendimento. Contro l’Udinese subisce un forte colpo al costato, che lo tiene fuori per altre settimane. Rientra nel derby, vinto per 2-0, giocando una manciata di minuti.

Il Commissario Tecnico del Belgio, il santone Guy Thys, vedendolo nuovamente in campo, decide di schierarlo nel match di qualificazione contro la Svizzera, in programma tre giorni dopo la gara col Milan. La sfortuna si abbatte nuovamente sul povero Ludovic, che si rompe la caviglia e sarà costretto a  operarsi. Il belga resta fuori praticamente tutta la stagione, giocando solo una manciata di partite a Maggio. A fine campionato, le presenze saranno solo 9, più altre 6 nelle coppe. L’Inter lo ritiene un giocatore ormai logoro e, dopo un solo anno, lo cede in prestito all’Ascoli.

LA DRAMMATICA FINE

Nelle Marche viene accolto come un eroe della Patria. I tifosi ascolani non riescono a credere che un giocatore con un simile curriculum possa aver firmato per loro. Per Coeck è l’occasione di rilanciare la propria carriera, avendo attorno affetto e fiducia dopo essere stato scaricato troppo in fretta dall’Inter. Si mette a disposizione del tecnico Carletto Mazzone con estrema professionalità, pronto a prendere per mano le redini del gioco bianconero. Ma durante il precampionato subisce un altro brutto infortunio. Durante gli accertamenti, i medici gli riscontrano una malformazione all’anca. L’Ascoli sfrutta una clausola nel contratto e lo rispedisce al mittente.

Ludo è costretto a tornare in Belgio e ad operarsi per la sesta volta in poco tempo. Finalmente guarito, sente di non avere più problemi fisici e chiama l’Inter per sapere le intenzioni del club lombardo. I dirigenti nerazzurri, però, lo informano che non c’è più posto in rosa per lui. I tasselli per gli extracomunitari sono occupati da Brady e Rummenigge. A questo punto, Coeck decide di tornare in patria e si accasa al Molenbeek. Purtroppo, però, non riuscirà mai a vestire la maglia del nuovo club. Il 7 ottobre del 1985 partecipa ad un programma televisivo in Belgio. Qui racconta di tutti i suoi problemi fisici ma si dice convinto di tornare presto a essere un vero calciatore, visto che ha solo 30 anni e si sente finalmente bene.

Al ritorno, mentre viaggia sull’autostrada Bruxelles-Anversa, resta coinvolto in un bruttissimo incidente stradale con un camion e un’altra macchina. Le dinamiche non sono del tutto chiare ma probabilmente la causa è da attribuire all’asfalto viscido. La sua auto va a schiantarsi contro un guard-rail. Le sue condizioni appaiono subito disperate: emorragia cerebrale, fratture multiple e danni gravissimi al fegato. Viene operato immediatamente alla clinica dell’Università di Anversa ma non servirà a nulla. I medici lo dichiarano quasi subito “clinicamente morto”. Dopo due giorni di agonia, Ludo Coeck muore, a soli 30 anni. Il biondo e riccioluto centrocampista belga se ne va per sempre, ponendo fine alla sua tremenda maledizione che ne ha bloccato una carriera e una vita al’apice…

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