La storia di Paul Vaessen: dal gol ammazza Juve alla morte di overdose

LA TRISTE FINE DI PAUL VAESSEN: GIUSTIZIERE DELLA JUVE

Gli è bastato un guizzo, un colpo di testa da dentro la porta per dare una scossa alla carriera. I tifosi juventini di quegli anni se lo ricordano molto bene, avendolo sognato la notte come un incubo. Paul Vaessen, il giustiziere signori e signore. Giocatore dal talento mai domo e pacato che all’età di 18 anni mandò a casa la Juventus di Dino Zoff nella semifinale di Coppa delle Coppe 1979/1980, senza peli sulla lingua. Doveva avere quella personalità da predestinato, visto che le aspettative iniziali su di lui erano altissime. Niente di tutto ciò è bastato; quella che poteva essere la rete da sliding doors, non servì a nulla. Anzi, rincarò solamente la dose (ps: in tutti i sensi) per una fine drammatica e in dolore. Ma andiamo nel dettaglio.

Paul Vaessen nacque a Gillingham (contea del Kent) il 16 ottobre 1961. Il papà Leon Vaessen era un giocatore professionista, noto per la sua lunga militanza al Millwall. Fu proprio il padre a spingere il figlio Paul ad entrare nel mondo del calcio, che ci mise molto poco per rispondere alle sue direttive. Fin da giovanissimo, però, il piccolo Vaessen fumava erba, ma a 13 anni decise di smettere definitivamente  per perseguire uno stile di vita sano e senza vizi. Il prodigio inglese si diede una regola anche nell’alimentazione, visto che il suo fisico era troppo cicciottello e per poter sfondare nel football doveva per forza di cose dimagrire. Di mestiere Paul faceva l’attaccante, ma di britannico aveva poco: non era tosto e fisicato come quelli dell’epoca ma molto più atipico. Amava spaziare su tutto il fronte offensivo, abbassandosi anche per palleggiare coi centrocampisti.

Insomma, gli piaceva avere la palla tra i piedi. Nel maggio del 1979, a 16 anni, Vaessen entrò nelle giovanili dell’Arsenal. Esordì nella Serie A inglese all’epilogo del campionato 1978-1979 contro il Chelsea. Chiaramente era ancora troppo acerbo per poter ritagliarsi dello spazio in squadra, infatti racimolò in quattro stagioni 32 presenze, condite da 6 reti. In pratica fu sempre una riserva, non di quelle che ammuffivano in panchina, ma decisivo a partita in corso. La sua prima rete in campionato, pensate, la segnò in un derby londinese contro il Tottenham nell’Aprile del 1980, match in cui i Gunners vinsero per 2-1.

IL GOL SEGNATO ALLA JUVENTUS E LA DECADUTA

Con quel sigillo si prese l’appellativo di eroe di Londra dai tifosi. Vaessen stava vivendo il classico magic moment, in cui ogni singolo giornale locale parlava di lui in prima pagina. Sempre ad Aprile, l’Arsenal dovette andare a Torino per giocare il ritorno della semifinale di Coppa delle Coppe contro la Juventus. L’andata ad Highbury era finita 1-1 e per guadagnarsi un biglietto per la finale di Bruxelles c’era bisogno di un’impresa. Sulla carta la Juve di Trapattoni era nettamente più forte, visto che poteva vantare su una retroguardia impermeabile e sulla statistica che fino a quel momento nessuna formazione inglese aveva vinto al Comunale di Torino. Nel giorno della partita (23 aprile 1980), Paul Vaessen andò in panchina. Gli ospiti partirono molto forte, mettendo la partita sul piano fisico, il loro leitmotiv. Il match era bloccato, con nessuna delle due squadre che dava la sensazione di poter far male.

Nella ripresa Terry Neill, allenatore dell’Arsenal, mise in campo il baby prodigio Vaessen. Al minuto 87, un cross di Rix dalla sinistra scavalcò tutta la difesa bianconera, arrivando sul secondo palo dove Paul insaccò da zero passi di testa. Attimi che il talento inglese di neanche 20 anni visse nell’Olimpo del calcio europeo. La finale contro il Valencia, però, la seguì tutta dalla panchina, con gli spagnoli che ebbero la meglio ai rigori (5-4). Ma va bene così, d’altronde la sua carriera doveva ancora decollare. Peccato che il decollo non avverrà mai. Durante un’amichevole pre-campionato (1981-82), Vaessen si ruppe i legamenti del ginocchio a seguito di un contrasto violento. Capita di infortunarsi, starete pensando. La riabilitazione richiese dei tempi molto lunghi, anche perchè dopo diversi mesi di riposo e interventi, fuori dal letto non riusciva a starci.

Così, l’attaccante si sottopose ad un’altra operazione e poi ancora un’altra. Sempre cambiando chirurgo. Niente, le articolazioni subirono troppi danni da non riuscire più a farlo camminare. Passa la stagione e a luglio i dolori, anziché cessare, aumentarono a dismisura. Incredibile ma vero, nel 1982 Paul Vaessen dovette dire già addio al calcio giocato. Lui che fino a due anni prima segnava il gol decisivo alla Juventus; lui che era l’eroe del derby, che poteva avere una carriera piena di soddisfazioni. Tutto il mondo Arsenal e inglese rimase sconvolto dalla notizia. Per Vaessen, la fine della vita calcistica coincise con l’inizio di un’altra vita, totalmente diversa e immorale, all’insegna di marijuana ed eroina.

LA MORTE

Paul cadde in una depressione tale da non uscirne più. Traumatico fu il suo addio al calcio. E non poteva essere altrimenti all’età di 20 anni. Soldi ne aveva pochi, avendo giocato per breve tempo nel calcio di alto livello, ma soprattutto non poteva neanche fare lavori pesanti per via del ginocchio che lo faceva zoppicare. Così, decise di allentare i suoi dolori rifugiandosi nel consumo di marijuana, fumandone tantissima. Ma si sa, il salto dalle droghe cosiddette “leggere” a pesanti era molto breve. A metà anni ’80 Paul passò ad essere dipendente dell’eroina, perdendo lucidità e forze fisiche, che gli erano fondamentali per bypassare il dolore alla gamba. Passò da un lavoro occasionale all’altro, venendo licenziato a destra e manca. Il mestiere che riuscì a mantenere più di tutti fu il postino. Passarono gli anni, ma lo stile di vita era sempre quello.

Casa-sobborghi londinesi-spaccino. E poi ancora. Neanche la nascita di un figlio lo portò sulla retta via. Dal consumo di droga, Vaessen finì sulla spirale della tossicodipendenza ma anche del crimine, che gli distruggerà l’esistenza. Venne arrestato dopo un tentativo di rapina andato a vuoto. Non solo, una volta rischiò di morire per una coltellata dopo un affare di droga andato male. La sua paura più grande era quella di perdere la gamba, frantumata dall’eroina a cui era ricorso per sentir meno il dolore. L’8 agosto 2001, Paul Vaessen morì di overdose nella casa del fratello a Bristol. L’eroe per una notte, che salì alla ribalta con un gol, salvo poi vivere nella sofferenza più totale per il resto della sua vita.

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