La storia di Arpad Weisz, il campione d’Italia deportato ad Auschwitz

Arpad Weisz

La storia di Arpad Weisz è forse una delle più tristi legate al mondo del calcio. Non si parla solo di calcio come sport, ma si parla di vita. Weisz è stato, inoltre, un buonissimo giocatore ungherese e un grandissimo allenatore tra gli anni ‘20 e ‘30.

ARPAD WEISZ, DA CALCIATORE A ALLENATORE.

Nasce in Ungheria, ma da genitori ebrei, dettaglio non da poco in quegli anni, visto che si era considerati ebrei solo perché i tuoi genitori lo erano. Come anticipato, gioca a calcio ed esordisce in una squadra di Budapest, il Torekves. Successivamente milita nel Maccabi Brno. Prosegue in Italia la sua carriera prima nell’Alessandria e successivamente nell’Inter. Un infortunio al ginocchio lo costringe al ritiro e da li inizia l’avventura da allenatore. All’età di 34 anni vince il suo primo scudetto sulla panchina dell’Ambrosiana-Inter. In seguito, tra alti e bassi, allena il Bari salvandolo dalla Serie B, torna all’Ambrosiana-Inter e ancora al Novara in Serie B. Riesce a conquistare la promozione in Serie A ma nel 1935 arriva la chiamata del Bologna. Con i rossoblù vince 2 scudetti consecutivi e la Coppa dell’Europa Centrale, che volendo possiamo paragonarla all’attuale Champions League di oggi.

DALLO SCUDETTO AD AUSCHWITZ

Arpad Weisz diventa quindi uno degli allenatori più bravi e conosciuti che ci sono in Italia. Nel 1938, nel nostro Paese, vengono introdotte le leggi razziali, che segnano in modo definitivo le condizioni di vita della popolazione ebraica sul nostro territorio. Tutti gli ebrei, arrivati in Italia dopo il 1920 sono costretti ad andare via e non fa eccezione anche l’allenatore più famoso del momento. Va in Francia e successivamente in Olanda, dove continua ad allenare, sedendosi sulla panchina del Dordrecht. Il club, sotto la sua gestione, arriva a tenere testa a formazioni più blasonate come Ajax e Feyenoord.

Nel 1942 la Germania nazista conquista l’Olanda e da li inizierà l’incubo della famiglia Weisz. L’allenatore ungherese è costretto a lasciare il lavoro che tanto ama.  Inizialmente, assieme alla sua famiglia, riesce a sopravvivere grazie anche all’aiuto di alcuni suoi ex calciatori. Pochi mesi dopo, però, vengono catturati dalla Gestapo e deportati ad Auschwitz. La moglie e i 2 figli vengono immediatamente condotti alle camere a gas. Arpad, invece, viene portato a lavorare prima in Polonia e successivamente nella provincia dell’Alta Slesia. Dopo più di un anno di lavori forzati, viene riportato ad Auschwitz, dove il 31 Gennaio del 1944 trova la morte in una camera a gas.

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Foto: Profilo Twitter Ufficiale Bologna.