La sfortunata e precoce ultima corsa del giovane Massimiliano Catena

Giovane e tenace centrocampista, morì a soli 23 anni in un incidente stradale nei pressi di Cosenza

Massimiliano Catena

Giovane centrocampista cresciuto nelle giovanili del Torino, Massimiliano Catena sembrò trovare la sua dimensione a Cosenza. Ottimi campionati con i calabresi in B dopo aver giocato anche con la Reggiana. Poi, il 1°ottobre del 1992 morì in un tragico incidente stradale a Tarsia. La Curva Nord del San Vito porta il suo nome…

MASSIMILIANO CATENA, IL TALENTO DELLA PRIMAVERA GRANATA

Aveva trovato la sua seconda casa a Cosenza, imponendosi come uno dei centrocampisti più interessanti di tutta la Serie B. Una piazza che lo aveva accolto con affetto, venendo ripagata dalle sue prestazioni sempre più convincenti. Sembrava solo l’inizio di una lunga storia d’amore, destinata a importanti traguardi quando il destino si mise maledettamente di traverso. Massimiliano Catena era un ragazzo che, a differenza di molti altri, sembrava davvero avercela fatta. Fin da giovane, era considerato un talento importante, uno dei migliori prospetti della fulgida Primavera del Torino. Era un centrocampista tenace, di grande corsa, un mastino della mediana che recuperava numerosi palloni.

Pur giocando in modo prettamente difensivo e spendendo molte energie in interdizione, aveva anche buone doti tecniche. Ciò che gli mancava, invece, era il fiuto per il gol ma, dato il tanto lavoro sporco che faceva, gli si poteva tranquillamente perdonare. Gigi Radice, che era il tecnico della prima squadra granata, lo seguiva attentamente da un po’ di tempo e nella stagione 88-89 decise di aggregarlo al suo gruppo. Fu un campionato piuttosto disastroso per il Toro, concluso con una sorprendente retrocessione. Nel marasma generale, però, Catena riuscì a ritagliarsi il suo spazio, giocando 16 gare e destando una buona impressione. Sicuramente un bottino non da trascurare per un esordiente di 19 anni, trovatosi in una realtà complicata.

I TRASFERIMENTI A REGGIO EMILIA E A COSENZA

Archiviata la dolorosa retrocessione con il Torino, Catena si ritrovò abbastanza sorprendentemente sul mercato. Una scelta piuttosto curiosa quella dei Granata, che pur retrocessi in B, decisero di privarsi di uno dei loro migliori talenti, cedendolo peraltro ad un club dello stesso torneo cadetto. Il centrocampista, infatti, passò alla Reggiana di Pippo Marchioro. Una società ambiziosa che, stagione dopo stagione, stava mostrando la propria crescita. Un percorso che, qualche anno dopo, sfocerà nella sorprendente promozione in Serie A, ma questa è tutt’altra storia. A Reggio Emilia, Massimiliano Catena mostrò tutto il suo valore. Si impose subito come un titolare fisso dell’11 emiliano, disputando un torneo di alto livello.

La squadra giunse 7°, spinta soprattutto dai gol di Andrea Silenzi, che, curiosamente, da lì a poco si trasferì proprio al Torino. Al termine dell’anno, il tenace centrocampista cambiò nuovamente maglia, spostandosi in Calabria per firmare col Cosenza. I tifosi rossoblù, peraltro, avevano potuto ammirare la sua grinta e la sua grande utilità tattica proprio nel corso dello scontro diretto dell’anno prima. In quell’occasione, la Reggiana espugnò il San Vito grazie ad una doppietta di Silenzi, con Catena tra i migliori in campo. La stagione 90-91 del Cosenza, però, non fu assolutamente semplice. La squadra si ritrovò invischiata nella difficile lotta per non retrocedere. Catena ebbe un ottimo impatto, diventando un idolo della tifoseria e dando il suo contributo alla salvezza, ottenuta dopo uno spareggio al cardiopalma contro la Salernitana sul neutro di Pescara.

LA DRAMMATICA MORTE A SOLI 23 ANNI

Di ben altro impatto, invece, fu il campionato seguente. Il Cosenza di Edy Reja, che era subentrato al compianto Gianni Di Marzio l’anno precedente, fu una delle rivelazioni della B. In costante zona promozione, i rossoblù se la giocarono punto su punto con le grandi corazzate, cedendo il passo per soli 2 punti all’Udinese in seguito ad una sconfitta nell’ultima giornata a Lecce. In quell’esaltante cammino, il contributo di Massimiliano Catena fu determinante. Il ragazzo, ormai, era cresciuto a dismisura, diventando un fulcro assoluto del centrocampo. Prestazioni su prestazioni di altissimo il livello, la vera anima candida del centrocampo dei calabresi.

In estate, molti club iniziarono a interessarsi a lui, anche della massima divisione. Catena, però, era sempre più intenzionato a mettere le radici a Cosenza, ormai perfettamente integrato con la realtà e con la tifoseria. Così, alla fine, decise di rimanere in Calabria, nel tentativo di aiutare la squadra a raggiungere il traguardo della Serie A. Dopo aver giocato le prime 3 gare di campionato, Catena fu schierato ovviamente da titolare anche nella 4° partita, che si disputò al San Vito il 27 settembre, contro la Ternana. Il Cosenza andò sotto nel punteggio ma a 10 minuti dal termine fu proprio un gran tiro di Massimiliano a ristabilire la parità.

Quello che era soltanto il suo secondo gol da professionista, fu festeggiato con una lunga e commuovente corsa sotto la curva. Col senno del poi, fu il suo meraviglioso addio a quel pubblico. Subito dopo, infatti, il ragazzo ottenne una licenza per poter andare a Roma, la sua città Natale, per far visita al padre, malato terminale. Durante il viaggio di ritorno, ormai a pochi chilometri da Cosenza, perse il controllo della sua auto nei pressi di Tarsia e si schiantò contro un guardrail. L’impatto fu letale e gettò nello sconforto una città intera. Nessuno, da quelle parti, ha mai dimenticato quel ragazzo di 23 anni che conquistò tutti con la sua genuinità e abnegazione, tanto che la Curva Nord del San Vito porta il suo nome…

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