Julio Cesar Benitez, il mastino del Barcellona morto prima di un “Clasico”

Julio Cesar Benitez

Il difensore uruguayano Julio Cesar Benitez era ormai una bandiera del Barcellona. Amato dai tifosi per la sua grinta e per le sue grandi prestazioni contro il Real, si accingeva a disputare l’ennesimo “Clasico” in marcatura su Gento. Due giorni prima della sfida, ingerì delle cozze avariate e morì drammaticamente.

L’ARCIGNO JULIO CESAR BENITEZ, L’URUGUAYANO DI SPAGNA

Era un vero e proprio mastino, un arcigno marcatore difficilissimo da superare. Inoltre, abbinava una buona tecnica individuale e una certa duttilità. Tutte qualità che gli permisero di imporsi immediatamente nel calcio spagnolo, dove arrivò appena 19enne nell’estate del 1959. Il tecnico del Valladolid, Saso, decise di creare una piccolo colonia uruguayana nella sua squadra e andò a pescare ben 4 calciatori dal Paese sudamericano. Uno, per l’appunto, era il giovane Julio Cesar Benitez. Gli altri 3 Aramendi, Endériz e Solé. A Benitez bastò davvero poco per conquistare tutti. Era spavaldo, veloce, grintoso. Schierato indifferentemente come centrale, terzino o mediano, riusciva a fornire sempre e comunque un rendimento altissimo. Inoltre, in possesso anche di un tiro forte e preciso, segnò ben 5 gol, per lo più su calcio di punizione.

Già al termine della prima stagione lo iniziarono a cercare squadre più prestigiose. Il Valladolid, per non frenarne l’ascesa, decise di cederlo e l’asta fu vinta dal Real Saragozza, una delle big di Spagna in quegli anni. Anche nel club aragonese, Benitez continuò a mostrare le sue doti di calciatore completo. Giocò un intero anno da titolare, realizzando altre due reti e, a soli 21 anni, gli si spalancarono le porte del Barcellona. Fu l’inizio di una lunga storia d’amore, durata ben 7 anni con i catalani che prima ancora del calciatore, scoprirono il Julio Cesar uomo. Una persona pacata, caratterizzata da una grande onestà e sincerità che ne fecero da subito uno dei leader dello spogliatoio. In campo, poi, l’uruguayano si trasformava letteralmente, tirando fuori una grinta più unica che rara. Divenne immediatamente un idolo del Camp Nou.

LO SPAURACCHIO DEL GRANDE GENTO

I vari allenatori che si succedettero sulla panchina del Barcellona ne apprezzarono la grande duttilità. Era capace di fare un po’ di tutto, tant’è che in alcune gare venne addirittura schierato come esterno d’attacco. Ma in Catalogna si specializzò prettamente nel ruolo di terzino destro. Interpretava il compito con modernità. Amava spingersi in attacco e accompagnare l’azione, giungendo di gran carriera per letali sovrapposizioni e calibrati cross. Poi, quando si trattava di difendere, riusciva spesso e volentieri ad annullare il diretto avversario, avvalendosi di ogni mezzo. Già, perché Julio Cesar Benitez, nonostante l’eleganza tecnica, amava mazzolare come se non ci fosse un domani chiunque avesse a tiro. Come detto, in campo si trasformava, rimediando spesso un numero esagerato di cartellini.

Ne sapeva qualcosa la fenomenale ala del Real Madrid, Gento. Costui, senza troppi giri di parole, era quasi terrorizzato dall’uruguayano e dai suoi trattamenti. Fu l’unico avversario nella Liga che non riusciva davvero a superare. Dopo i primi confronti tra i due, che si conclusero con la netta affermazione fisica di Benitez, Gento sembrò quasi desistere dal duello. Quando entrava in possesso di palla, si limitava a facili appoggi, cercando di non andare mai corpo a corpo col difensore. Un qualcosa di completamente anomalo se pensiamo ad una delle ali più forti della storia. Benitez, dal suo canto, lo osservava con aria di sfida, invitandolo quasi all’1 contro 1. Per questo particolare, che spiccò in praticamente tutti i “Clasicos” di quegli anni, il difensore divenne ancor più un idolo dei sostenitori del Barcellona.

LA TRISTE MORTE DI JULIO CESAR BENITEZ ALLA VIGILIA DEL CLASICO

Le ormai storiche marcature di Benitez su Gento divennero una sorta di vanto per la tifoseria blaugrana. Anche perché il Barca, in quegli anni, non è che se la stesse passando poi così bene. Schiacciato dal potere del Real Madrid di Di Stefano, il club catalano cercava di riemergere per tornare ai fasti del passato. Nel periodo di militanza di Julio Cesar al Barcellona, le cose sembrarono lentamente migliorare. La squadra riuscì a vincere una Coppa delle Fiere e Coppa del Generalissimo (l’attuale Coppa del Re). Poi, nella stagione 67-68, finalmente i Blaugrana tornarono in corsa anche per il titolo. Gli uomini di Artigas diedero vita ad un entusiasmante testa a testa con i rivali storici del Real. Con ogni probabilità, l’esito della Liga si sarebbe deciso nel Clasico di ritorno, in programma il 7 aprile. Il Barca aveva 3 punti di svantaggio sulle Merengues, capoliste della classifica.

Un successo, però, avrebbe riaperto i giochi, facendo sentire il fiato sul collo ai madrileni. Un paio di giorni prima dell’incontro decisivo, Salvador Artigas concesse un paio di giorni liberi ai calciatori. Julio Cesar Benitez ne approfittò per partecipare ad un matrimonio ad Andorra a cui era stato invitato. Durante il banchetto, mangiò una notevole quantità di cozze e sulla via del ritorno iniziò a sentirsi poco bene. L’iniziale malessere si trasformò quasi subito in una gastroenterite fulminante. L’uruguayano fu ricoverato d’urgenza in un ospedale di Barcellona ma nella notte si arrese. L’indomani, i suoi compagni di recarono al campo di allenamento, ignari di ciò che fosse successo. Poco prima dell’inizio della seduta di rifinitura, la terribile voce iniziò a circolare nello spogliatoio. Le stesse voci giunsero fino alle orecchie dei calciatori del Real, a loro volta in campo per sostenere l’ultima seduta prima del Clasico.

UNA COPPA VINTA TRA LE POLEMICHE PER ONORARLO

Quando giunse la conferma, le due squadre non poterono far altro che rinviare il match del giorno seguente. La Federazione, rivolgendosi anche al Generale Francisco Franco, acconsentì lo spostamento ma di soli 2 giorni. Una scelta decisamente di poco gusto, che costrinse le due compagini a scendere in campo in un clima surreale, poche ore dopo il funerale a cui presero parte oltre 150 mila persone. Il giorno del recupero, il Barcellona scese in campo con un solo desiderio: dedicare la vittoria al loro defunto compagno. Spinti anche dall’incessante tifo dei presenti, i blaugrana ci provarono fino all’ultimo ma, frenati anche dai cattivi pensieri in testa, non andarono oltre un 1-1 che spense i sogni di scudetto. I calciatori del Barca riuscirono comunque a dedicare un trofeo al compagno, battendo proprio il Real nella finalissima di Coppa del Generalissimo di quella stagione.

L’11 luglio, i blaugrana andarono a vincere per 1-0 al Bernabeu grazie ad un’autorete di Zunzunegui. La gara fu caratterizzata da fortissime polemiche fin dalla vigilia. L’arbitro designato, Antonio Rigo, fu tacciato di presunta simpatia per il Barcellona. Per tutta la durata del match, fu pesantemente contestato e accusato di aver negato evidenti rigori al Real. Il clima di rivolta sfociò in una pesante contestazione nel finale di gara, con un vergognoso lancio di bottiglie di vetro in campo. Lo stesso arbitro fu costretto a fischiare con anticipo la conclusione della partita. Anche la classica premiazione fu annullata, con il Barcellona che ricevette l’ambito trofeo solo negli spogliatoi. Da quel giorno, le bottiglie di vetro furono bandite dagli stadi spagnoli. Il Barca, invece, riuscì a onorare la memoria di Julio Cesar Benitez, uno dei più grandi difensori della storia del club e che avrebbe voluto e dovuto alzare quella Coppa.

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