Joe Gaetjens, il lavapiatti di Haiti che condannò l’Inghilterra con un gol!

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JOE GAETJENS, DA LAVAPIATTI A EROE SUL CAMPO

Joe Gaetjens è stato un calciatore haitiano naturalizzato statunitense, di ruolo attaccante. Classe 1924, Joe nacque nella capitale Port-au-Prince da una famiglia relativamente benestante. Già all’età di 14 anni amava il calcio e il padre Edmond lo iscrisse alla squadra Etoile Haitienne, dove diventerà famoso per i suoi gol di testa. Gaetjens era il classico rapace d’area di rigore che trasformava in oro ogni pallone che toccava; un ragazzo alto, bello, docile e “stranamente” bravo a giocare col pallone che nel giro di poco tempo si fece conoscere a tutto il paese di Haiti. I genitori, specialmente all’inizio, furono scettici sul fatto che il loro figlio potesse fare strada guadagnandosi da vivere con il calcio. Per questo motivo, nel 1947, lo mandarono, grazie ad una borsa di studio, alla Columbia University di New York per farlo studiare in modo da garantirgli un diploma.

Ciò che stupiva di Joe era il suo eclettismo, perchè oltre a studiare e giocare a calcio, si trovò anche un lavoro come lavapiatti di un ristorante, il Rudy’s Cafè. A New York Gaetjens fu il centravanti del Brookhattan e i suoi gol gli valsero anche un titolo di capocannoniere nell’American Soccer League. Le prestazioni magistrali con conseguente premio non passarono inosservate alla USSF, Federazione calcistica nazionale, che fece il nome di Gaetjens a Bill Jeffrey, CT della nazionale statunitense. Il problema per Joe riguardava la cittadinanza, che non aveva ancora acquisito. Ma il regolamento della Federazione, in quegli anni, consentiva agli atleti stranieri residenti negli Stati Uniti di poter essere convocati in nazionale, con la condizione però di firmare un documento che dichiarava la volontà di prendere la cittadinanza.

I COMPONENTI DELLA NAZIONALE STATUNITENSE

Per gli USA non era di certo una novità partecipare ad una fase finale di un mondiale. La nazionale aveva già preso parte alle prime due edizioni (1930, 1934). Allo stesso tempo, le aspettative erano sempre le stesse: partecipare sì ma senza strafare. Il classico compitino, giusto per fare notizia e immagine, elementi fondamentali nel calcio di allora. Pensate, tutti i nazionali statunitensi erano dilettanti. Nella formazione che prese parte all’edizione brasiliana del 1950 comparivano: un postino, un tappezziere, un macellaio, due operai e perfino un autista di pompe funebri, che era il portiere Frank Borghi, di origine italiana.

GAETJENS E QUEL GOL CHE CONDANNO’ L’INGHILTERRA

In occasione del mondiale brasiliano l’Inghilterra fece il suo esordio. Fino a quel momento la nazionale dei Tre Leoni si era misurata con il resto del mondo attraverso delle amichevoli. Partecipò anche al torneo interbritannico con Scozia, Irlanda del Nord, e Galles. Inoltre si limitò ad incontrare sempre in amichevole la nazionale uscita vincente dalle edizioni del ’34 e ’38; in questo caso l’Italia. Gli Stati Uniti debuttarono il 25 giugno contro la Spagna. Dopo essere passati in vantaggio con Gino Pariani, gli spagnoli riuscirono a rimontare vincendo 3-1. Quattro giorni più tardi, a Belo Horizonte, quel lavapiatti haitiano scrisse un pezzo di storia. La squadra di Jeffrey toccò vedersela con l’Inghilterra, grande favorita per la vittoria finale.

Gli inglesi, dopo essersi sbarazzati del Cile nella prima partita, ebbero la brillante idea di sottovalutare la gara, tanto che Stanley Matthews, stella di quella squadra, decise di non giocare per riposarsi in vista della terza ed ultima partita. Dopo una prima mezz’ora di reale equilibrio, su un cross in area britannica Joe Gaetjens si lanciò in maniera virulenta sul pallone colpendolo di testa e gonfiando la rete. 1-0. Da quel momento gli inglesi alzarono il ritmo mettendo in risalto le loro grandi qualità che però sbatterono contro Frank Borghi, autore di interventi sensazionali. Quella squadra di operai, lavapiatti e macellai aveva sconfitto una delle formazioni più forti e Gaetjens finì su tutte le pagine di giornale.

Il miracolo era fatto dopo quella vittoria, la più famosa di sempre nella storia del calcio statunitense. Joe e compagni potevano anche non passare il turno e infatti la terza partita la persero malamente contro il Cile per 5-2, complice una testa ancora proiettata a quel miracolo.

UNA TRISTE FINE

Quell’edizione passata alla storia come la più grande sconfitta nella storia del Brasile in quel “Maracanazo”, non cambiò il destino di Gaetjens. Si trasferì in Francia giocando prima nel Troyes e poi nell’Olympique Ales. Nel 1953 disputò la sua unica partita con la nazionale haitiana e un anno più tardi tornò in patria, in quell’Etoile Haitienne con cui era cresciuto. La famiglia di Joe aveva da sempre contrastato la rigida dittatura di “Papa Doc” François Duvalier, eletto nel 1957 presidente di Haiti. Costui iniziò a consolidare il potere con la forza e iniziò una vera e propria strage. Stando ad una stima, circa 30mila persone furono uccise in 14 anni di governo di Duvalier. Nel 1964 si dichiarò presidente a vita e questo influenzò sempre di più i familiari di Gaetjens.

Un giorno, due suoi fratelli (Jean e Freddie), misero su un piano per rovesciare la presidenza di Duvalier, ma l’esito fu negativo. A quel punto il dittatore si accorse del tentativo di estromissione, poi fallito, da parte della famiglia Gaetjens, che prese di mira. L’8 luglio del ’64 Joe venne arrestato dalla polizia militare e di lui non si seppe più nulla per giorni. Anni dopo il suo compagno di cella racconterà come Gaetjens sia stato fucilato due giorni dopo l’arresto nel cortile della prigione di Fort Dimanche insieme ad altri migliaia di haitiani.

LE (FALSE) NOTIZIE SU JOE GAETJENS

La dinamica della sua scomparsa e morte non fu mai chiara. Con gli anni a venire uscirono altre (false) notizie: dal fatto che Joe venisse dalle baracche di Port-au-Prince, che praticasse il voodoo, che in quell’estate del ’50 fosse stato convocato il giorno prima di partire per il Brasile e che sia stato fucilato direttamente da Duvalier. A questo non avremo mai una risposta. Ciò che rimane di vero e concreto è quel gol da sliding doors contro l’Inghilterra, che però non fece altro che condannare la sua stessa vita sotto una tragica dittatura. Nel 1976, quel lavapiatti-goleador venne inserito nella Hall of Fame del calcio statunitense.

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