Jimmy Hasty, il bomber con un braccio solo assassinato dai “Troubles”

Jimmy Hasty

Jimmy Hasty è stato uno dei più grandi centravanti del calcio nordirlandese. Fulcro del Dundalk, segnò valanghe di gol nonostante l’handicap di un solo braccio. Un problema che gli frenò una carriera di livello maggiore. Trovò la morte dopo il ritiro, ucciso a colpi di pistola da alcuni terroristi di fede protestante.

JIMMY HASTY, IL BOMBER CON UN BRACCIO SOLO

Aveva solo due “colpe” il buon Jimmy e purtroppo gli risultarono fatali. Era cattolico e, soprattutto, era l’idolo di una tifoseria intera. Due particolari che, in una situazione di guerriglia quotidiana come quella che stava vivendo l’Irlanda del Nord non potevano passare inosservati. Ci vollero diversi colpi di pistola per abbatterlo, sparati vigliaccamente alle spalle in piena strada, mentre l’ex centravanti si recava a lavoro. E a nulla servirono i soccorsi di chi, immediatamente, l’aveva riconosciuto e aveva tentato un ultimo disperato aiuto. Se ne andava uno dei calciatori più iconici nella storia del Paese, un vero e proprio bomber, il mito di una folla, uno per cui si era speso in elogi perfino un certo George Best.

Ma chi era Jimmy Hasty? Un ragazzone alto e robusto, micidiale nel gioco aereo e con un feeling incredibile per il gol. Nonostante la fama, era anche un grande lavoratore. Fin da piccolo si era scorciato la manica per portare a casa il pane e aiutare la famiglia. Si, una manica, perchè il povero Jimmy a soli 14 anni aveva perso un braccio al primo giorno di lavoro in un mulino. Inesperto e probabilmente poco controllato da chi avrebbe dovuto guidarlo, infilò l’arto in un macchinario, che glielo spappolò. Il dramma non lo frenò, d’altronde la forza di volontà non gli faceva difetto. Anzi, costretto a rinunciare a molte opportunità di lavoro, concentrò le sue energie sulla carriera da calciatore. E ce la fece.

UN CENTRAVANTI IMPLACABILE

Classe 36, diede i primi calci nelle piccole società del St. Joseph, dell’Islandmagee e del Newry Town. Proprio durante quest’ultima esperienza, per via anche delle montagne di gol che faceva, fu notato dal presidente del Dundalk, Malone. Quest’ultimo, prese la decisione personalmente, andando contro anche il parere degli altri dirigenti, perplessi dal fatto che quel ragazzo avesse un solo braccio. Bastarono meno di 20 minuti di partita per convincerli, perchè quel centravanti ci sapeva davvero fare, al di là dei due gol che realizzò. Fortissimo fisicamente, molto veloce, furbo e completo. Era ambidestro e, inoltre, lavorava tantissimo per la squadra, fornendo anche molti assist ai compagni. E poi eccelleva nel colpo di testa, caratteristica non da poco, all’epoca, per il calcio britannico, fatto di molte mischie “in the box” e cross dal fondo. Ma la qualità che lasciava interdetti tutti, era l’equilibrio nei movimenti.

Nonostante la mancanza di un braccio, elemento fondamentale per alcuni gesti atletici, riusciva a non risentirne minimamente, destreggiandosi con abilità in qualsiasi spazio e reggendo l’urto anche nei contrasti. In poco tempo, divenne l’idolo assoluto del Dundalk. Grazie soprattutto ai gol e alle giocate di Jimmy Hasty, la squadra conquistò uno storico scudetto nel 62-63, a distanza di 30 anni dal precedente. Oltre al titolo, finito in bacheca, il club guadagnò anche il prestigioso accesso alla Coppa dei Campioni. Il cammino non fu di certo esaltante, visto che arrivò un’immediata eliminazione al primo turno contro lo Zurigo. Eppure, Hasty riuscì a mettersi in mostra. Assorbito il deleterio 3-0 subito all’andata, al ritorno gli irlandesi sfiorarono l’impresa, andando sul 2-0 (Jimmy fece il secondo). Subirono, poi, il gol del 2-1 che chiuse definitivamente i giochi.

IL MANCATO PASSAGGIO IN INGHILTERRA E IL RITIRO

Le grandi prestazioni e le valanghe di gol di Jimmy Hasty non potevano passare inosservate. Perfino il più grande calciatore di sempre di tutto il Paese, George Best, ne esaltò le qualità. I suoi numeri arrivarono fino in Inghilterra, dove il suo nome iniziò a circolare con sempre più frequenza. Fu il Nottingham Forest la società più vicina a ingaggiarlo e portarlo nel grande calcio. Purtroppo, però, la compagnia assicurativa che copriva gli eventuali danni ai tesserati del campionato inglese comunicò al club che non avrebbe riconosciuto benefici di alcun genere per il tesseramento di Jimmy. Colpa di quel braccio, ma lui non diede troppo peso alla delusione e riprese a fare ciò che gli riusciva meglio: segnare.

In 6 anni di Dundalk, i gol furono 106, distribuiti in 170 partite e gli valsero anche la prestigiosa nomina di capitano della squadra, ruolo che ricoprì con grande orgoglio. Lasciato il suo Dundalk, si trasferì ai rivali del Drogheda United, con cui chiuse la carriera a 31 anni.  Proprio con la nuova maglia, mise a segno anche una rete contro il suo vecchio club. Dopo aver lasciato l’attività agonistica, cambiò totalmente vita. Sposò Margaret, la donna che amava fin da ragazzino e i due si trasferirono a Belfast assieme ai due figli. Qui iniziò una nuova professione, facendo l’editorialista.

Purtroppo, però, erano anni molto difficili per tutta l’Irlanda del Nord, specialmente per la capitale.  Le incessanti azioni terroristiche, denominate “troubles“, ossia disordini, stavano imperversano giornalmente. Una spietata e folle guerra in nome della religione e lui ne fu vittima un mattino, l’11 ottobre del 1974. Fu colpito alle spalle mentre si recava a lavoro, dopo essere stato riconosciuto. Era la vittima numero 1205 di quel maledetto e sanguinario conflitto. I colpevoli non furono mai individuati. Jimmy, però, è e resterà sempre una leggenda, soprattutto dalle parti di Dundalk!

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