Jim McLean, l’allenatore scozzese che fece la storia del Dundee United

In 22 anni di militanza portò il Dundee United sul tetto di Scozia e a competere coi giganti d’Europa

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JIM MCLEAN, UN SIMBOLO DELLA STORIA DEL DUNDEE UNITED

Ci sono giocatori che entrano nella storia del calcio per una giocata, gol sensazionali oppure per errori decisivi, magari dal dischetto (vero Baggio?) o sotto porta. Poi ci sono anche quelle figure capaci di rendere possibile l’impossibile, di portarti in un universo parallelo a quello a cui eri abituato, di trasformarti psicologicamente e farti rendere, nella maniera più inconscia e inspiegabile, più forte di quanto tu creda. Questi mentori si chiamano allenatori, uomini forti che in un’epoca ancora lontana da quella odierna svolgevano un ruolo propriamente tecnico rispetto a quello “aziendale” che vediamo fare da diversi anni. Nel corso della storia abbiamo potuto assistere a tecnici in grado di compiere miracoli unici in un calcio che non era ancora sopraffatto dal Dio denaro; un calcio nostalgico, anche malinconico, in cui non sempre i valori assoluti venivano premiati.

Il Nottingham Forest di Brian Clough, per esempio, è stato una delle più grandi favole del calcio d’Oltremanica degli ultimi 50 anni. Spostandoci più all’estremità settentrionale della Gran Bretagna troviamo la Scozia, paese dalla grande tradizione per il calcio e che ha visto anche diversi italiani giocarci, da Gattuso a Maniero, da Marco Negri a Lorenzo Amoruso. Basti pensare a quanto è sentito il famoso “Old Firm” tra Rangers e Celtic per capire la calorosità con cui si vive il football. Ma la storia calcistica scozzese non è ricordata solamente per i due colossi sopra citati, ma anche per il Dundee United, che a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 raggiunse l’apice in patria e in Europa grazie al proprio comandante in panchina, Jim McLean.

Quella squadra se la ricorderanno bene a Roma nella maledetta Coppa dei Campioni 83/84, quando i giallorossi dovettero compiere una rimonta nel ritorno delle semifinali per raggiungere il Liverpool all’ultimo atto. Gli scozzesi, dopo il 2-0 dell’andata, caddero per 3-0 all’Olimpico, vedendosi svanire quello che sarebbe stato un idillio.

L’ARRIVO IN PANCHINA E LA RIVOLUZIONE NEL SETTORE GIOVANILE

Calma però. Prima di arrivare a giocarsi una semifinale di Coppa Campioni, la storia del Dundee United targato Jim McLean parte da molto prima. Esattamente dal 1971, quando Jim subentrò a stagione in corso a Jerry Kerr, tecnico riconosciuto dalla piazza per aver riportato la squadra in Prima Divisione scozzese dopo anni complicati e giocati nelle categorie inferiori. Prima di diventare allenatore, McLean aveva avuto un passato da giocatore; un buon centravanti che non lasciò particolarmente il segno tra Hamilton Academical, Clyde, Dundee e Kilmarnock nonostante le 400 partite disputate. Dopo aver iniziato il nuovo mestiere come vice, a 34 anni si sedette da allenatore vero e proprio sulla panchina del Dundee United. Un club che non era neanche un terzo rispetto alle due corazzate Rangers e Celtic, che vantavano mediamente 40/50 mila spettatori a partita, il Dundee arrivava massimo a 9000.

Nonostante la giovane età, Jim dimostrava già una certa personalità, anche solo nel farsi sentire in spogliatoio, alzando la voce. Caratterialmente era uno molto esigente, pretendeva tanto da tutti: come stile, rivoluzionò un po’ il modo di allenare, puntando fortemente sul settore giovanile della squadra, poco curato negli anni precedenti. “L’home made” (fatto in casa) era uno dei suoi tanti principi: l’obiettivo era quello di far crescere i giovani per poi promuoverli in prima squadra, senza dove ricorrere a particolari acquisti. Questo avrebbe costituito lo zoccolo duro di una squadra prosperosa e, perché no, vincente. D’altronde il buon cuoco si vede con gli ingredienti che ha a disposizione nella sua cucina.

Nei primi 3 anni il Dundee United arrivò quasi sempre a metà classifica, ma stava comunque ponendo le basi per un ciclo duraturo. Nel 1974 i Terrors arrivarono fino alla finale di Coppa di Scozia, perdendo contro un Celtic decisamente più forte. Di passi in avanti, in compenso, se ne videro a dismisura. McLean aveva le idee chiare su cosa fare.

I PRIMI TRIONFI

Tutto il lavoro dei primi anni portò a dei primi risvolti importanti verso la metà degli anni ’70. Dopo una salvezza miracolosa raggiunta nella stagione 75/76, in quella successiva arrivò la qualificazione in Coppa UEFA grazie alla quarta posizione raggiunta in campionato. Un traguardo voluto e raggiunto con merito grazie alla linea verde instaurata da McLean sei anni prima. Il lavoro seminato stava dando i suoi frutti, con i fiori che cominciarono a sbocciare verso la fine del decennio, quando nel 1980 il Dundee vinse per la prima volta la Coppa di Lega contro l’Aberdeen di Alex Ferguson, schiantato per 3-0 in una partita che verrà etichettata come “New Firm”. L’auspicio per poter pensare ancora più in grande c’era, e McLean ne era a conoscenza.

Nella stagione 80/81 arrivò il bis della Coppa di Lega contro i rivali del Dundee FC, battuti sempre 3-0. In compenso, non era tutto oro quello che luccicava perché di delusioni ne arrivarono: la finale di Scottish Cup persa contro i Rangers al replay gridava ancora vendetta. Nell’aria, però, si respirava qualcosa di diverso. I Tangerines avevano piena fiducia in Jim, che puntava al colpaccio del campionato. La squadra stava prendendo sempre più forma: Hamish McAlpine; Derek Stark; Paul Hegarty; David Narey, Eamonn Bannon; Paul Sturrock; Billy Kirkwood. Tutti giocatori che saranno protagonisti di una cavalcata unica nel campionato 82/83.

Il Dundee United iniziò quella stagione come meglio non poteva, polverizzando qualsiasi avversario gli si presentasse davanti. Fino a dicembre il cammino in campionato fu praticamente perfetto; i Terrors persero solo una partita contro l’Aberdeen (5-1), batterono i Rangers e strapparono un pareggio confortante contro il Celtic. Fare risultati simili significava che qualcosa di magico c’era in tutto l’ambiente.

UNA FAVOLA DIVENTATA REALTA’

Il nuovo anno, però, iniziò malissimo e a gennaio arrivarono le sconfitte pesanti contro Aberdeen e Rangers. Il Dundee United scivolò così in terza posizione, a -6 dal Celtic primo. McLean riuscì a risollevare la squadra da quell’alone di down che aveva imperato dopo le due battute d’arresto di inizio anno. Nelle successive 10 partite la squadra reagì, raccogliendo 16 punti fondamentali per presentarsi allo scontro diretto col Celtic a -1. Sul più bello, comandò ancora la legge del più forte e i biancoverdi si imposero 2-0 mettendo una seria ipoteca sul campionato a 6 giornate dalla fine. Per gli Arabs, quella partita contro gli Hoops sapeva di occasione persa, ma a tenere alto il morale erano “solo” i tre punti di distanza che li separavano dalla vetta. I ragazzi di McLean non si arresero e compirono un miracolo unico.

Vinsero le successive 6 partite tra cui un altro scontro diretto contro il Celtic in casa loro, vinto per 3-2 grazie alle reti di Hegarty, Bannon su rigore e Milne. I biancoverdi, al contrario, accusarono tantissimo il colpo a livello psicologico, perdendo anche contro l’Aberdeen e spianando così la strada della gloria al Dundee United. Il titolo si decise all’ultima giornata, quando i Terrors si trovavano primi ad un solo punto di distanza da Celtic e Aberdeen. Alla squadra di McLean importava solamente vincere in casa dei Dons per proclamarsi campioni di Scozia. Con una cornicia favolosa da parte dei 29.000 del Dens Park, lo United archiviò la pratica nei primi 11 minuti grazie a Milne e Bannon, vincendo 2-1. La favola era divenuta realtà e gran parte del merito andò per l’uomo in panchina, vero artefice del miracolo.

I RISULTATI IN EUROPA DEL DUNDEE UNITED

Dopo aver raggiunto il massimo in patria, McLean e la squadra non erano ancora sazi. L’obiettivo dichiarato era l’Europa. Competizione che, rispetto al campionato 82/83, non finì allo stesso modo. Il cammino nella Coppa UEFA 81/82 si arrestò  ai quarti di finale contro il Radnicki Nis, venendo ribaltati 3-0 nella gara di ritorno dopo il 2-0 a favore dell’andata. L’edizione successiva fu analoga, con il Dundee United che arrivò fino ai quarti salvo poi soccombere contro i cecoslovacchi del Bohemians. Rimasero comunque le vittorie di prestigio contro PSV e Werder Brema. Nella stagione 83/84, in Coppa Campioni, la squadra di McLean, come detto inizialmente, fece un percorso straordinario arrivando fino alle semifinali.

Poi ci pensò la Roma di Liedholm ad estromettere gli scozzesi dalla competizione con una prestazione da giganti all’Olimpico. Ma il grande rimpianto europeo fu nella Coppa UEFA 86/87, quando i Terrors arrivarono a giocarsi la finale contro gli svedesi del Goteborg dopo aver battuto squadre come Barcellona, Lens, Craiova e Borussia Moenchengladbach e Hajduk Spalato. L’andata in Svezia finì 1-0 per i padroni di casa, il ritorno 1-1 che decretò la sconfitta. Il ciclo di Jim era giunto al termine: molti di quei giocatori che fecero parte della spedizione vincente se ne andarono, e anche lo stesso allenatore ammise che aveva dato tutto alla causa. Nel 1988 divenne presidente del Dundee United, mentre nel 1993 rassegnò le dimissioni da “mister”. Quel giorno lasciava per sempre Dundee un uomo capace di portare una piccola realtà sul tetto di Scozia e a competere con le grandi d’Europa.

22 anni di militanza in un club a cui ha dato tutto sé stesso, non solo la buona volontà, ma anche quella sensibilità di rifiutare offerte da società più prestigiose e che gli avrebbero garantito un ingaggio 10 volte superiore a quello che percepiva. Questione di amore, rispetto e sfrontatezza per uno dei personaggi più iconici del calcio scozzese.

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