Hugo Tomate Pena, l’arcigno difensore morto per aver cambiato canale alla tv

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Hugo “Tomate” Pena ebbe una buona carriera, vestendo anche maglie prestigiose come quelle di River Plate e San Lorenzo. Si fece conoscere per le arcigne marcature ma anche per i grandi valori umani. A soli 29 anni, morì in modo tragico mentre guardava la TV con la figlia in casa.

HUGO “TOMATE” PENA E L’AMORE PER IL SAN LORENZO

Hugo “Tomate” Pena coronò il suo sogno di infanzia all’inizio del campionato 1979. Fin da piccolo, si immaginava con la maglia della sua squadra del cuore, il San Lorenzo de Almagro. Quando, finalmente, riuscì a trasferirsi al Ciclon aveva 28 anni ed era nel pieno della sua maturazione calcistica. Arrivò come un difensore affermato, che aveva giocato ben 97 partite nei precedenti campionati con il glorioso River Plate. Proprio allo stadio Monumental, dopo gli inizi all’Argentinos Juniors, si era fatto conoscere come un difensore piuttosto completo. Era arcigno quando si trattava di marcare il diretto avversario, a tratti anche duro negli interventi. Forte di testa e carismatico, era anche insolitamente elegante con la palla tra i piedi.

Nel suo ottimo periodo al River si guadagnò anche alcune convocazioni con la Nazionale e si impose come uno dei difensori più interessanti del campionato locale. Solo l’esplosione di Passarella fece maturare ai dirigenti la decisione di cederlo e si trasferì al Chacarita. Non fu un’esperienza lunghissima ma molto intensa. Pena trascorse due anni con il club, giocando ad un ottimo livello e consacrandosi come uno dei difensori più forti del campionato. Disputò 114 partite, con un rendimento sempre molto elevato. Nel 1979, si concretizzò, così, il tanto agognato matrimonio d’amore con il San Lorenzo. Arrivò in un periodo sostanzialmente duro per il club, alle prese con una crisi economica evidente.

LA SOFFERTA SALVEZZA

Diversi debiti accumulati, infatti, portarono la società a smantellare parte della rosa nel corso dei mesi successivi al suo arrivo. In una squadra in difficoltà, El Tomate non faticò a imporsi come l’autentico idolo della tifoseria, che si identificava nella sua passione e nella sua grinta. Dopo un primo anno senza infamia e senza lode, il San Lorenzo si ritrovò a lottare per la salvezza nel campionato seguente. Le problematiche si trascinarono per tutta la stagione e il club affrontò l’ultima di campionato con tutto il destino da scrivere. Quel giorno, Hugo “Tomate” Pena non stava bene. Tutta colpa di un infortunio rimediato la domenica precedente contro la sua ex squadra, il River Plate. Ma il difensore non voleva assolutamente perdere l’occasione di dare il suo contributo alla salvezza.

Grazie a delle forti infiltrazioni di antidolorifico, scese regolarmente in campo nell’ultimo match contro il Tigres.  Il San Lorenzo, sorretto anche dalla solidità di Pena, giocò un grande incontro, forse il migliore del campionato. Fu proprio lui, dopo soli 3 minuti, a sbloccare la contesa con un perentorio stacco aereo.  Con la partita ormai in discesa, il San Lorenzo sfruttò gli spazi e vinse comodamente per 3-0, ottenendo la permanenza in massima divisione.  Purtroppo, gran parte della rosa fu costretta a fare i conti con i problemi economici del club. Molti elementi, tra cui Pena, avevano numerosi stipendi arretrati da ricevere. Nelle ultime settimane, addirittura, erano mancate anche le cose più basilari a livello organizzativo con la rosa che aveva pagato di tasca propria anche alcune trasferte.

L’INCREDIBILE MORTE GUARDANDO LA TV

Nonostante le problematiche, El Tomate decise di restare al suo San Lorenzo, al contrario di molti suoi compagni. Nel primo biennio aveva giocato ad altissimo livello, riuscendo a farsi amare dai suoi tifosi in modo viscerale. Una caratteristica di tutte le sue esperienza. Hugo Pena, infatti, oltre che un ottimo calciatore, era anche un uomo dai grandi valori, gentile, educato e rispettoso. Qualità lampanti che lo facevano apprezzare dai compagni ma anche da chi lo osservava semplicemente da una tribuna e lo vedeva dare anima e cuore per i colori del club. Per questa sua grandezza, ciò che accadde quel maledetto 9 gennaio 1981 gettò ancor di più nello sconforto l’intera Argentina.

Hugo “Tomate” Pena stava faticosamente recuperando da un infortunio di alcuni mesi prima che gli aveva impedito di prendere parte al precampionato della squadra. Una frattura della tibia, infortunio che oggi si cura piuttosto facilmente ma che al tempo creava grosse problematiche. Quel giorno, dopo l’ennesima giornata di cure e terapie, il difensore aveva la gamba particolarmente dolorante. Per alleviare il male pensò di immergere l’arto in una bagnarola con acqua e sale, rimedio fai da te molto usato in passato. In quel momento, l’adorata figlia Gabriela, di soli 3 anni, volle sedersi sulle sue gambe e chiese al papà di accendergli la televisione. Stava per iniziare “Tom & Jerry“, lo show preferito della piccola.

Hugo, senza riflettere molto sulle conseguenze, prese il telecomando e premette il tasto di accensione. La gamba era ancora immersa nell’acqua e il povero difensore fu colpito da una scarica elettrica violentissima. Perse immediatamente i sensi e a nulla valsero i soccorsi. Al suo arrivo all’ospedale Velez Sarsfield era già morto, a soli 29 anni. La piccola Gabriela, invece, non riportò alcuna conseguenza. Il giorno del funerale, un’enorme folla incredula gli diede l’ultimo addio prima della sepoltura al cimitero Chacarita. Per i tifosi del San Lorenzo, fu un vuoto incolmabile e tutto l’ambiente ne risentì, con la stagione che si concluse con una clamorosa retrocessione. Un destino atroce, che dalle parti del Barrio “Boedo” non hanno mai dimenticato…

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