Giovanni Udovicich, la monumentale bandiera del Novara per 18 anni

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GIOVANNI UDOVICICH E L’AMORE PER IL NOVARA

E’ stata una di quelle “bandiere” che spesso ci si dimentica di ricordare. Forse perchè ha giocato 19 campionati consecutivi tra Serie B e C rispetto alle altre icone che invece hanno trovato gloria in campo internazionale. Ma l’amore, il rispetto e la fedeltà di un calciatore nei confronti di una squadra va oltre a tutto: al blasone, al palmares, al successo. Le leggende di provincia, negli anni, ne abbiamo viste: Cosimo Nocera a Foggia e Salvatore Di Somma ad Avellino sono solamente due esempi di una lunga serie. A Novara Giovanni Udovicich è stato più di una bandiera: un padre spirituale che per 18 lunghi anni ha fatto vivere emozioni ad un popolo cittadino, accantonando l’idea di voler inseguire grosse quantità di denaro più volte presentategli.

Chi collezionava figurine in quegli anni e guardava la Serie B in bianco e nero sul secondo canale della Rai il lunedì sera, non può non ricordarlo. Novarese d’adozione essendo nato l’1 gennaio 1940 a Fiume, nel 1946 la famiglia Udovicich si spostò insieme ad altre 300mila persone verso un’altra parte d’Italia. Tra il luglio del ’43 e la fine della 2° guerra mondiale, le autorità partigiane comuniste di Josip Broz (detto Tito) presero il potere in tutto il territorio del Friuli Venezia Giulia, usando la violenza contro gli abitanti di quelle zone. Con la firma del trattato di pace, nacquero la “Zona A” italiana e la “Zona B” jugoslava di Trieste. Le famiglie incominciarono a perdere tutti i loro averi, dovendo obbligatoriamente lasciare la terra dov’erano nati e cresciuti.

Udovicich venne scoperto in un torneo di ragazzi che si svolgeva a Novara, il “Torneo dei ragazzi”. L’organizzazione fu merito di Don Aldo Mercoli, il sacerdote che trovò il modo di togliere i ragazzini dalla strada facendoli sentire membri di una collettività. Come valvola di sfogo scelse il calcio, per questo la creazione del torneo. Il Novara visionò oltre 3.000 ragazzi che presero parte alla manifestazione in 10 anni e per la stagione 1954/1955 venne selezionato proprio Giovanni Udovicich.

L’ESPERIENZA

Ciò che colpiva di Giovanni era la sua statura. Già a 15 anni aveva un’altezza fuori dal normale per quelle che erano le misure dell’epoca. Giocatore rude, non velocissimo, ma con tanta grinta da vendere. Nel 1954 il Novara dovette salutare una leggenda del calcio italiano, nonché il miglior marcatore nella storia della Serie A con 274 reti, Silvio Piola, che appese gli scarpini al chiodo all’età di 41 anni. Nessuno, però, poteva immaginare che all’uscita di una leggenda, ne entrasse un’altra. Con quell’altezza Udovicich si contraddistinse, inizialmente, come centravanti, e con lui dentro l’area di rigore ogni palla buttata nel mucchio si trasformava in oro. Più il tempo passava, però, e più la sua posizione in campo arretrava: mezzala, mediano, centromediano. In porta no. Debuttò in azzurro il 9 febbraio 1958 come attaccante per l’appunto, in una trasferta a Bari.

La svolta avvenne a partire dalla stagione 59/60, quando Giovanni diventò a tutti gli effetti uno stopper formidabile per via del suo fisico. Con la maglia numero 5 sulle spalle e le sue lunghe leve, Udovicich ebbe la capacità di colpire di testa prima dell’avversario, anticipandolo ed evitando così di subire gol. Una sorta di pirata dell’area di rigore. Soprannominato “Nini”, diventò la figurina panini più cercata, e i tifosi novaresi impazzirono a più non posso per cercare di scovarla in qualche pacchetto. Il gigante pelato dal cognome strano, a costo di lasciare il club piemontese, non giocò mai in Serie A. C’è chi pensa tutt’oggi che Novara sia stata la sua comfort zone, chi pensa abbia sprecato la sua carriera in provincia, e c’è chi invece gode del fatto di averlo potuto ammirare per 18 anni consecutivi in squadra.

Lo stesso Udovicich non nascose mai il fatto di soffrire gli attaccanti “piccoli”, specialmente quelli rapidi e che con una finta ti disorientavano: “Il rammarico è di non aver mai giocato in A. Potevo starci, anche se soffrivo i piccoli, Anastasi mi fece impazzire appunto. Mi volevano il Genoa e la Roma, ma non c’erano i procuratori. Mio figlio ha fatto un Viareggio col Milan, ma aveva i piedi peggio dei miei”. Il 25 aprile 1962 Udovicich fece di capire di che pasta era fatto ai tifosi dell’Inter, nella partita valida per gli ottavi di finale di Coppa Italia. Nini prese a sportellate il centravanti nerazzurro Humberto Raggi, rivelatosi poi grande flop con Helenio Herrera. Il Novara alla fine vinse 2-1 ai supplementari con gol di Fumagalli e Zeno su rigore.

IL RITIRO

La sua ultima partita con il Novara Udovicich la giocò il 30 maggio 1976 contro la Ternana. I 36 anni e la rottura del menisco lo porteranno ad appendere gli scarpini al chiodo una volta per tutte. Con 516 presenze (record assoluto nella storia del Novara) e 10 gol, il gigante buono è stato una monumentale bandiera provinciale. Con 386 presenze e 8 reti in Serie B invece, è stato il giocatore col maggior numero di presenze nel campionato cadetto con una singola squadra. Insomma, la riconoscenza a Giovanni non è mai mancata; se l’uomo viene prima del calciatore, Nini ha incarnato perfettamente questo concetto.

Un amore passionale non legato soltanto all’indossare la maglia la domenica per poi metterla a lavare dopo le partite. Per Gio la maglia si indossava nel cuore, nella psiche, nell’anima. La sua morte del 4 settembre 2019 ha lasciato un vuoto incolmabile a Novara. Quel santone di Fiume verrà sempre ricordato, anche con una figurina.

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