Gianni Di Marzio, il Guardiola ante-litteram del Napoli

Gianni Di Marzio

Addio a Gianni Di Marzio, ex allenatore, dirigente sportivo ed opinionista televisivo

Il calcio italiano piange la scomparsa di Gianni Di Marzio, ex allenatore, dirigente ed opinionista televisivo napoletano. Ad annunciare la sua morte è stato stamane il figlio Gianluca, noto giornalista di Sky Sport. Di Marzio aveva 82 anni ed è stato apprezzato allenatore tra gli anni Settanta e Ottanta, oltre ad aver lavorato come dirigente  sportivo e successivamente come opinionista in diverse emittenti.

Il primo allenatore napoletano del Napoli

Da allenatore Gianni Di Marzio ha legato il suo nome a squadre come Catanzaro (che portò in Serie A), Nocerina, Catania, Cosenza e soprattutto Napoli. Fu proprio la squadra della sua città a svezzarlo come mister, prima nelle giovanili dal 1969 al 1971 e poi in prima squadra qualche anno dopo. Di Marzio entrò nella storia del club partenopeo nel 1977, diventando il primo allenatore napoletano ad allenare il Napoli. Approdò sulla panchina azzurra ad appena 37 anni, con un curriculum già eccellente: per tre anni aveva allenato il Catanzaro, che riportò in Serie A per la seconda volta nella sua storia nel 1976. Di Marzio divenne allenatore del Napoli in un momento particolare. Tra i tifosi si era creata una vera e propria diatriba tra chi sosteneva del brasiliano Luis Vinicio e chi invece voleva i risultati del più pragmatico Bruno Pesaola. Il giovane mister napoletano creò una sua via. Quella del Napoli dei napoletani, tutto “ritmo, velocità e grinta”. Di Marzio fece di necessità virtù. Mezza squadra degli anni precedenti era stata smantellata con gli addii di Carmignani, Burgnich, Pogliana, VavassoriEsposito, MontefuscoOrlandini e Speggiorin. Una situazione che non spaventò affatto il giovane tecnico, anzi.

L’uomo che scoprì Maradona ma non poté allenarlo

Gianni Di Marzio costruì così una squadra giovane in cui spiccavano i debuttanti assoluti Musella Ferrario (entrambi diciassettenni), la meteora Mocellin e il giovane portiere Mattolini. Il mister, a differenza, di tanti suoi colleghi, non era un “sergente di ferro”, anzi amava “coccolare” i suoi ragazzi. Addirittura omaggiando loro e le loro mogli con souvenirs di vario genere. Una scelta che nel primo anno diede i suoi frutti. Il Napoli, infatti, centrò un ottimo quinto posto che valse la qualificazione alla Coppa UEFA e raggiunse una finale di Coppa Italia persa poi contro l’Inter. Il grande merito di mister Di Marzio è stato un altro. Se i tifosi partenopei hanno potuto ammirare le gesta di uno dei giocatori più forti di sempre lo devono anche a lui. Fu infatti il giovane allenatore a scoprire un certo Diego Armando Maradona,  che all’epoca aveva appena 17 anni e giocava con l’Argentinos Juniors. Di Marzio volò fino all’Argentina per far firmare un contratto al Pibe de Oro. Peccato che nel 1977 le frontiere erano chiuse e non se ne fece nulla. Non poter allenare il più grande di tutti i tempi è stato forse l’unico grande rammarico della sua onestissima carriera.

Gianni Di Marzio, l’allenatore detestato da Achille Lauro in quanto “sospetto comunista” ed esonerato mentre era in televisione

Come tutti i grandi amori, però, ci furono anche delle spine. La spina nella rosa di Gianni Di Marzio fu lo storico presidente del Napoli Achille Lauro. L’armatore aveva lasciato la società già da alcuni anni per dedicarsi alla politica ed era notoriamente di Destra. Proprio la politica mise in contrasto i due. Lauro, infatti, sospettava che il mister fosse Comunista. Ad alimentare i suoi sospetti furono la rubrica calcistica curata da Di Marzio su “L’Unità” e il fatto che si facesse intervistare sempre dal TG2, all’epoca testata vicina al PCI. Sospetti che furono seccamente dal diretto interessato che spiegò la sua rubrica per “L’Unità” con l’amicizia con il giornalista Marino Marquardt e con Maurizio Barendson in Rai. A decretare la fine della sua avventura al Napoli non fu la politica. Nella seconda stagione la società alzò l’asticella prendendo i Campioni d’Italia del Torino Castellini Caporale, oltre al centrocampista Roberto Filippi. La squadra partì bene vincendo ad Ascoli ma perse alla seconda giornata contro la Fiorentina. Un k.o. che sancì un clamoroso esonero per “eccesso di difensivismo” mentre l’allenatore era ospite di una trasmissione con Gianni Rivera. Un esonero che segnò anche la nascita della cosiddetta  “clausola di riservatezza”. Anche in questo mister Di Marzio, il Guardiola ante-litteram del Napoli, è stato precursore dei tempi.

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