Gastone Ballarini, il primo vero numero 12 della storia del calcio

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GASTONE BALLARINI, IL PRIMO NUMERO 12 DELLA STORIA

Il 12. Un numero che all’epoca aveva un significato ben preciso e che oggi esiste ancora con l’unica differenza che può finire sulle spalle di chiunque. Insomma, col tempo ha perso del tutto quella forza romantica ed evocativa che aveva fin dalla sua nascita, ovvero l’estate 1965. In Serie A venne consentita la sostituzione del portiere titolare con la sua riserva che, pertanto, poteva “sedere in panchina con una maglia identica a quella del titolare, recante il numero 12″. Il secondo portiere, per l’appunto. Anche per gli appassionati dell’album Panini della stagione 65-66 ci fu una svolta, con la novità della casella apposita per il numero 12. Nonostante il portiere di riserva sia sempre esistito, quello che accadde nel 1965 fu un evento epocale: era il riconoscimento del ruolo, delle sue facoltà, compreso il rivoluzionario accesso alla panchina vestito del tutto e con la possibilità di giocare.

Una sorta di battesimo potremmo definirlo. Quel 1965 segnò di fatto la nascita del secondo portiere agli occhi di tutti. Un ruolo che da quel momento venne inserito anche nella distinta da consegnare all’arbitro. Chi però aveva la facoltà di ricoprire questo mestiere, giocava pochissimo: all’epoca il cosiddetto turnover non esisteva minimamente nel vocabolario degli allenatori. Se il portiere titolare stava bene per 2 anni, per 2 anni giocava continuamente ogni singola partita. Il numero 12 era un collezionista di panchine, quasi sempre mite di carattere e perfetto per mantenere serenità nello spogliatoio. Tecnicamente parlando, era buono ma non quanto il titolare, almeno tre spanne superiore. Le gerarchie erano chiare fin dal ritiro precampionato. L’obiettivo principale era la tranquillità del titolare e il secondo lo doveva accettare.

Esteticamente il numero 12 veniva riconosciuto per le tute colorate, che facevano un po’ stile pigiamone, con la scritta della squadra sul davanti e la zip alle caviglie. Dalle radioline per ascoltare Tutto il calcio minuto per minuto ai guanti usati solo nell’intervallo per il torello con gli altri panchinari e per parare qualche tiro del subentrante. Per non parlare della maglia, col tempo una reliquia vera e propria da conservare negli anni. I famosi attori non protagonisti delle squadre di calcio, essenziali supporti per la scena. Eroi a loro modo e, proprio per questo, amati e rispettati dai tifosi. Personaggi che oggi non ci sono più perchè divorati dalle esigenze del calcio ultra moderno.

QUANDO SACCHI MISE DUE PORTIERI SULLO STESSO PIANO

Verso fine anni ’80, Arrigo Sacchi, nel suo periodo al Milan, volle mettere due portieri sullo stesso livello per poterli alternare: uno per il campionato, l’altro per le coppe. Fu una rivoluzione totsle, visto che prima di quel momento nessun tecnico si sarebbe mai permesso di mettere in discussione la titolarità del primo portiere. Questo fenomeno di alternare i due estremi difensori si diffuse a macchia d’olio, anche in quelle squadre che le coppe non le disputavano. Con l’ingresso poi delle nuove regole sul rosso al portiere responsabile del fallo da ultimo uomo e il calendario via via sempre più fitto di impegni, ecco che il mitico dodicesimo scomparve del tutto. Col tempo le squadre si munirono di due portieri che tendevano ad equivalersi, abolendo così i divari tecnici.

In pratica, quei bravi ragazzi, uomini-spogliatoio e che erano i primi tifosi della squadra, cessarono di esistere. O meglio, questo verrà transitato poi al ruolo di terzo portiere. Chi ha vissuto focosamente gli anni ’60 a livello calcistico, si ricorderà i dodicesimi uomini di una volta, figure entrate nell’immaginario collettivo, spesso protagonisti di storie da non credere. La menzione d’onore va per Gastone Ballarini, il primo numero 12 della storia del calcio. Il suo debutto fu in un Juventus-Foggia del 5 settembre 1965, quando al 61′ entrò al posto di Moschioni. Un cambio non di natura tecnica, bensì preventiva, visto che il titolare si era infortunato dopo uno scontro in area con l’attaccante Vincenzo Traspedini. Pacifico Cuman fu un altro che scrisse la storia del portiere di scorta del Napoli per tutti gli anni ’60: Bugatti, Pontel Bandoni e Zoff furono i suoi superiori.

Ballarini fece una sola stagione da titolare a Foggia, peraltro chiusa con la retrocessione in B nel 1962-63. Gastone, detto Fabio per gli amici, al suo debutto aveva 28 anni, con un passato da ciclista e una lunga gavetta tra i pali. 178 centimetri per 72 chili, era un personaggio che non aveva paura di niente. Dopo il debutto in Promozione con il Porto Recanati e il grande salto in Serie C con la Vis Pesaro nel 1960, nel ’61 Ballarini si trasferì al Foggia.

ALTRI NOMI DI DODICESIMI

Innumerevoli sono i nomi di chi ha passato la vita come dodicesimo uomo. Nevio Favaro è stato il principe della sfortuna: riserva di Franco Superchi alla Fiorentina, tre stagioni, una sola partita disputata. Si accasò al Napoli come vice di Pietro Carmignani e il 15 giugno 1975 si fratturò la gamba in una partita di Coppa Italia, guarda caso a Firenze contro i viola. Una volta ritornato, panchine su panchine. In mezzo ci si misero anche i giochini di mercato: nel 1978 la Fiorentina mise in atto la ricompra del giocatore per poi metterlo inspiegabilmente fuori rosa. Al che Superchi decise di scendere di ben due categorie pur di giocare. Riemerse un paio di anni dopo come riserva di Silvano Martina al Genoa per chiudere da dodicesimo nel 1987, sulla soglia dei 40.

Citazione di merito anche per Michelangelo Sulfaro da Messina. Un inizio da fenomeno, essendo stato il portiere meno battuto di tutta la Serie C nel 1969, a 23 anni. La Lazio lo accolse a braccia aperte, anche se il titolare fu Rosario Di Vincenzo, siciliano doc che soffrì terribilmente l’ambiente biancoceleste. Poi il passaggio alla Fiorentina, a cui seguì un ritorno nella capitale, sponda giallorossa, e il trasferimento al Vicenza. Sempre dodicesimo a Firenze e Roma, viste le zero presenze, e qualche appello con il Lanerossi, dove sostituì per una decina di incontri Adriano Bardin. Altra menzione d’onore per Renato Copparoni, riserva a Cagliari e Torino, ma che verrà ricordato sempre per essere stato il primo portiere italiano a parare un rigore a Diego Armando Maradona (2 marzo 1986, Napoli-Torino 3-1).

Infine, da citare Raffaele Di Fusco, scudetto Primavera con il Napoli allenato da Mario Corso nel 1979, promettente numero uno, ma di fatto eterna riserva con il Napoli per diversi anni e con il Torino. La storia racconta che durante un Ascoli-Napoli del giugno 1989, Raffaele sostituì al centro dell’attacco Careca. Il tecnico Bianchi, non avendo a disposizione altri giocatori di movimento, fece ricorso al secondo portiere che giocò gli ultimi dieci minuti con il numero 14, sfiorando anche il gol. Ce ne sarebbero tanti altri da menzionare di numeri 12, ma ci limitiamo a questi. Quel che è certo è che questo è stato uno dei ruoli più strambi e assurdi della storia.

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