Franco Mancini, il portiere che amava il reggae e suonava la batteria

Ricordando Franco Mancini, indimenticato portiere di Foggia, Bari e Napoli, scomparso dieci anni fa.

Franco Mancini

Dieci anni fa moriva Franco Mancini, il René Higuita di Matera

Il 30 marzo del 2012 moriva a Pescara uno dei portieri più apprezzati del calcio italiano tra gli anni Ottanta e gli anni 2000. Franco Mancini si spegneva improvvisamente all’età di 44 anni per un infarto. La morte se lo portava via, dopo una lunga carriera da calciatore e una promettente carriera da preparatore portieri e forse anche da futuro allenatore. Una morte che gli impedì anche di vedere compiersi la favola del Pescara di Zeman, progetto che aveva sposato nell’estate 2012, seguendo uno dei suoi allenatori maestri. Mancini però non ha lasciato il segno a Pescara e non ha vissuto solo di calcio.

Una carriera dalla Serie C alla Serie A

Classe 1968, Franco Mancini ha iniziato la sua carriera nella sua Matera. Poi tanta Puglia. Prima a Bisceglie, poi Foggia prima tappa importante della sua carriera. Con i Satanelli ha militato in due parentesi, essendo protagonista di una cavalcata dalla Serie C1 alla Serie A. Un pilastro del formidabile Foggia di Zdenek Zeman, collezionando anche il suo personale record di imbattibilità nella stagione 1994/95 con 492 minuti senza subire gol. Nel 1997, dopo un’altra parentesi foggiana si trasferisce al Bari. Un trasferimento non da poco, vista la rivalità tra Foggia e Bari. Eppure anche nel capoluogo pugliese Francesco, detto Franco, diventerà un idolo. Tre anni di Serie A in quel sorprendente Bari di Eugenio Fascetti che ha sfornato tanti giovani talenti. Nell’ottobre del 2000 il trasferimento al Napoli dove gioca per tre anni, di cui uno in Serie A e due in Serie B. Dopo Napoli, tanta Serie C tra Sambenedettese, Teramo, Pisa, Salernitana prima di chiudere la carriera a 40 anni suonati nella Promozione pugliese con il Trani.

Franco Mancini, il portiere appassionato di reggae e provetto batterista

Come già accennato in precedenza, però, il calcio non è stato la sola ragione di vita di Franco Mancini. In pochi forse sanno che, ancora prima di essere stato un ottimo portiere, è stato un grande appassionato di musica e in particolare di reggae. Non solo, ma oltre ad ascoltarla la musica la praticava anche, dilettandosi alla batteria. Lo confessò lui stesso in una intervista rilasciata nel lontano 1995 al Corriere della Sera, quando stava per debuttare da titolare nella Lazio, dove era arrivato come momentaneo supplente dell’infortunato Marchegiani:«Amo la musica e i ritmi giamaicani, il reggae, Bob Marley. Ma la batteria per ora può aspettare. A Roma sono venuto da solo, gli attrezzi sono rimasti a Foggia. Per la musica non mancherà il tempo.», disse all’epoca. Un insolito binomio tra due ruoli, il portiere e il batterista, che hanno certamente in comune l’impossibilità di non poter sbagliare nulla. Anche perché le conseguenze, per una squadra di calcio come per un gruppo musicale, sarebbero fatali. Del resto, solo un portiere che per sua natura è un ruolo riservato ai più stravaganti, poteva avere l’hobby di suonare la batteria. Sarebbe stato bello poterlo ammirare anche come musicista tra un allenamento e l’altro con i suoi portieri a Pescara o altrove. Il destino, però, scelse diversamente in quel maledetto 30 marzo 2012. E allora non ci resta che immaginarlo lassù con il suo idolo Bob Marley tra qualche calcio ad un pallone e qualche lezione di musica.

“Frammenti di calcio – 258 storie sul mondo del futbol”, disponibile QUI il libro di Football Story!

Leggi anche: David Chabala, il leggendario portiere zambiano morto nella tragedia del 93