Francesco Calì, il primo storico capitano della Nazionale italiana di calcio!

Francesco Calì calcio

Francesco Calì, diventato nel tempo valido terzino dopo gli inizi da attaccante, è stato il primo storico capitano della Nazionale azzurra. Nella prima amichevole disputata dall’Italia, contro la Francia, il difensore siciliano aiutò i suoi a conquistare la prima vittoria della storia calcistica del nostro Paese!

GLI INIZI DI CARRIERA DI FRANCESCO CALI’

Renzo De Vecchi, Giuseppe Meazza, Silvio Piola, Valentino Mazzola, Giacinto Facchetti, Dino Zoff, Franco Baresi e Paolo Maldini. Sono solo alcuni dei capitani storici della nostra Nazionale. Ma chi fu il primo in assoluto a indossare la mitica fascia? Torniamo, ovviamente, indietro nel tempo fino ad arrivare alla prima leggendaria partita dell’Italia nel corso della propria esistenza. In quell’occasione, il CT Umberto Meazza affidò i gradi di capitano a Francesco Calì! Giocatore duttile, era il più anziano di quel gruppo con i suoi 28 anni e, inoltre, l’unico della comitiva che conosceva più lingue. Una caratteristica che gli avrebbe permesso di potersi confrontare con arbitro e avversari senza troppi problemi.

Frutto della sua infanzia, iniziata in Sicilia ma proseguita in Svizzera, dove veniva affettuosamente chiamato Franz. Il padre, produttore di botti di legno e commerciante di vini, vide nella terra elvetica una maggiore possibilità di guadagno per le sue attività. Il piccolo Francesco, così, cominciò a giocare a calcio proprio a Zurigo. Inizialmente era un attaccante e anche piuttosto bravo, capace di mettersi in mostra con la squadra locale del Fortuna. La costante crescita tecnica convinse il Ginevra, formazione di rango superiore, ad aggregarlo al proprio team. Francesco Calì, però, vi rimase pochi mesi poiché il padre, che ormai aveva decisamente migliorato la propria posizione economica, decise di rientrare in Italia.

IL TRASFERIMENTO A GENOVA E LE DUE AVVENTURE CALCISTICHE IN CITTA’

La famiglia Calì scelse la vicina Liguria, trasferendosi nel capoluogo. A Genova, Francesco cercò subito di attivarsi per poter proseguire la carriera calcistica. In Svizzera, formato accuratamente nelle giovanili del Fortuna prima e del Ginevra poi, era diventato un giocatore importante. Per questo, non gli fu neanche così difficile convincere i dirigenti del Genoa a metterlo sotto contratto. I rossoblù, peraltro, avevano da poco ampliato la propria sezione ginnica, formando anche una squadra di calcio, peraltro molto competitiva fin dall’inizio. Non fu un caso che nella stagione genoana di Francesco Calì, il club si spinse fino alla finalissima del campionato 1901, poi persa. L’anno seguente, tuttavia, il calciatore siciliano decise di cambiare aria. Pur rimanendo in città, si trasferì all’Andrea Doria.  Curiosamente, la stessa società, anni dopo, fondendosi con la Sampierdarenese, darà vita alla Sampdoria!

Calì, pertanto, passò ad una rivale cittadina ma in un periodo in cui certe sfumature venivano colte differentemente. In maglia biancoblù, Franz cambiò rapidamente ruolo, spostandosi indietro e diventando un valido terzino. Il passaggio fu piuttosto semplice, poiché il ragazzo, in Svizzera, aveva appreso importanti nozioni tattiche che lo portarono, da lì a poco, a diventare perfino allenatore-giocatore! In maglia doriana, Calì riuscì a togliersi importanti soddisfazioni. Aiutò tantissimo il club nella crescita, portando sul piatto tutta la sua esperienza e ritagliandosi uno spazio notevole anche come dirigente. Inoltre, arrivarono ben tre campionati italiani vinti in 10 anni! Nel suo primo anno doriano, partecipò anche al primo storico derby genovese, affrontando i suoi ex compagni in un incontro terminato in parità. Nelle sfide successive, riuscì anche ad andare in rete, mostrandosi un buon rigorista, come nel resto della sua avventura biancoblù!

LA PRIMA STORICA PARTITA DELL’ITALIA CON FRANCESCO CALI’ CAPITANO

Il 15 maggio del 1910 rappresenta una data storica per il calcio italiano. In quell’occasione, infatti, la nostra Nazionale fece il proprio esordio assoluto in campo, affrontando la Francia in un’amichevole a Milano. La gara fu preceduta da diverse polemiche, dato che i transalpini stavano vivendo una vera e propria bufera calcistica all’interno della propria federazione. I conflitti portarono alla scelta di selezionare una formazione ben lontana da quella migliore in vista della partita contro l’Italia. Gli Azzurri, invece, cercarono di onorare al meglio il loro debutto. Il CT Meazza tentò di selezionare i calciatori che, nei mesi precedenti, avevano meglio impressionato durante il nostro campionato. Tra loro, ovviamente, c’era anche Francesco Calì, diventato una vera e propria celebrità. Essendo il più anziano del gruppo, con i suoi 28 anni, e conoscendo più lingue, fu selezionato come capitano.

Il pubblico locale, inoltre, lo omaggiò con diversi applausi ed ovazioni, a testimonianza della sua grandezza. Franz giocò una maestosa partita, sfornando anche diversi assist grazie alle sue proverbiali discese sulla fascia. Il suo passato da attaccante lo aveva portato ad avere un’interpretazione molto moderna del ruolo. Inoltre, arrivando poi sul fondo, Calì era in grado di crossare con estrema precisione grazie ad un piede sinistro piuttosto educato. Il punteggio finale di 6-2 a favore dell’Italia, espresse a pieno la netta differenza tecnica tra le due formazioni. Da evidenziare, inoltre, come gli italiani, nell’occasione, giocarono con una semplice maglia bianca. Questo perché i dirigenti federali, che avevano intenzione di vestire di azzurro, si trovarono in difficoltà quando scoprirono che la scelta di una casacca colorata avrebbe avuto una maggiorazione di prezzo di 7 centesimi cadauna.

CURIOSITA’ VARIE SU FRANZ CALI’

In ogni modo, Franz riuscì a indossare la divisa azzurra che poi divenne un must per la nostra Nazionale. Già nella seguente amichevole, infatti, il problema delle maglie era stato risolto. Calì fu nuovamente capitano della formazione che affrontò a Budapest la forte compagine ungherese. Stavolta, la partita si rivelò una vera catastrofe e l’Italia dimostrò di avere ancora tanta strada da fare per poter competere con le migliori nazionali. Il 6-1 finale lasciò poco spazio alle interpretazioni e rappresentò anche l’ultima partita internazionale di Francesco Calì. Il difensore siciliano, infatti, da lì a poco si sarebbe ritirato, intraprendendo una lunga carriera all’interno del calcio come allenatore e dirigente. Fu anche membro di un comitato della Nazionale per aiutare il CT di turno a scegliere i migliori elementi della Penisola.

Inoltre, curiosamente, a dimostrazione della sua immensa duttilità, è da sottolineare come, nel corso della sua carriera, Calì abbia ricoperto addirittura il ruolo di arbitro, in occasione della finale della Coppa Città di Torino tra Juventus e Milan. Al termine dei supplementari, con la sfida ferma sul 3-3, l’improvvisato arbitro decise di far proseguire il gioco, inventando una sorta di golden gol. L’incontro fu poi vinto dalla Juventus, col Milan che protestò per il cambio di regolamento deciso da Franz! In seguito, dopo il ritiro, Calì divenne a tutti gli effetti un membro dall’associazione italiana arbitri e diresse altri match. Durante la prima Guerra Mondiale fu chiamato alle armi e rimase ferito. Dopo essersi ristabilito, divenne il responsabile di un carcere in  provincia di Genova, dove venivano rinchiusi prigionieri di etnia slava. In seguito, fu editore di cartoline e, nel 1944, addirittura presidente della sua amata Andrea Doria!

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