Enrico Paulucci, il portiere della Juventus che divenne un famoso pittore!

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ENRICO PAULUCCI, DA PORTIERE DELLA JUVENTUS A PITTORE

Dai pali ai pennelli, da artista sul campo ad artista per davvero. Enrico Paulucci è stato un portiere della Juventus anni ’20 protagonista di un calcio che profumava di pane appena sfornato. Un calcio con le tribune di legno, i campi in terra battuta, gli spogliatoi che sembravano sgabuzzini e i giocatori che si compravano tutto da soli, dalle magliette alle scarpe. C’erano le trasferte in treni affollati e le notti in piccole pensioni, altro che begli alberghi a 5 stelle. Classe 1901 e figlio di un marchese di origini genovesi, Paulucci incominciò a giocare a calcio fin da giovane specializzandosi come portiere. La Juventus lo scelse appena diciannovenne come titolare numero 1 per la stagione 1920-1921, che concluse al 4° posto nel girone A piemontese.

Il giovane Enrico si sentiva già un bohemian del pallone, uno che gli veniva naturale differenziarsi dalla massa, in questo caso dai suoi compagni bianconeri. “Sono un gardien de but plongeur“, un portiere-tuffatore, si definiva. Paulucci era anche un tipo strano, per esempio non amava particolarmente essere chiamato “portiere” ma “goalkeeper”, la traduzione inglese del ruolo. Nella sua prima annata difese la porta della Vecchia Signora per tutto il campionato, inanellando una serie di prestazioni che facevano ben sperare la società in vista delle stagioni a venire. Ciò che Paulucci non conosceva però, era la sua vocazione interna da pittore, totalmente discostante dal mondo del calcio.

L’ARRIVO DI COMBI CHE PORTO’ L’ARTE NELLA TESTA DI PAULUCCI

Nell’estate del 1921 emerse un talento insuperabile dal vivaio bianconero, un portiere capace di bloccare qualsiasi tipo di pallone stesse arrivando verso la porta. Tra parate d’acciaio e balzi felini in avanti, nacque la mitologica figura di Gianpiero Combi, monumento della storia juventina nonché futuro campione del mondo nel 1934, quando l’autarchia fascista impose ai portieri di italianizzarsi. Per il giovane Enrico trovare spazio fu pressoché impossibile con davanti uno come Combi, infatti il suo ruolo si ridusse a comprimario. Questo portò il giovane ragazzo a riflettere sul suo futuro da calciatore per favorire quel mondo artistico a cui era tanto appassionato.

Durante i suoi corsi universitari cominciò ad esporre una serie di ritratti nelle mostre locali, ricevendo in cambio feedback molto positivi. Una delle sue ispirazioni venne dal movimento futurista di Marinetti, prima grande avanguardia europea che ebbe influenza in tantissimi paesi esteri. Dal 1927, con un calcio già dimenticato, Paulucci cominciò a frequentare i pittori più noti dell’area torinese, stringendo amicizie con Felice Casorati, Lionello Venturi ed Edoardo Persico. A fine decennio approfondì anche la conoscenza della pittura francese, dall’Impressionismo in poi, interessandosi anche alle opere di Picasso e Matisse.

DALLA JUVENTUS AL GRUPPO DEI SEI

Il picco, l’ex portiere della Juventus, lo raggiunse con il famoso Gruppo dei Sei, un movimento d’avanguardia che si rifaceva al Postimpressionismo francese e che parlava di libertà e d’Europa unita in un clima in cui l’arte veniva minacciata dalle raffiche dei totalitarismi. Il famoso gruppo si formò nel 1929 a Torino insieme agli amici Giorgio Chessa, Carlo Levi, Nicola Galante, Francesco Menzio e Jessie Boswell. La prima mostra fu tenuta a Roma, altre a Milano e Genova. Il gruppo, poi, si sciolse due anni più tardi. Insomma, la Juventus aveva si perso un valido e promettente portiere, ma l’Italia aveva guadagnato un pittore favoloso.

Probabilmente sarà stata quella mano che usava per parare a trasformarsi in armoniosa e docile per dipingere, non è un caso che i calciatori vengano paragonati agli artisti. E Paulucci è stato uno di questi nel vero senso della parola.

Uno dei migliori dipinti di Paulucci esposto nella sua mostra all’Allianz Stadium

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