Eduardo “Bocha” Flores, il fantasista dell’Estudiantes che giocava nel futuro

Eduardo Bocha Flores

Il 20 gennaio del 2022 il calcio argentino ha salutato Eduardo “Bocha” Flores, scomparso per via di una brutta malattia. Ex stella e simbolo dell’Estudiantes, era un calciatore completo e di grande classe. Fu il trascinatore della squadra nella vittoria in Libertadores del 1968 ed ebbe anche un’esperienza in Francia.

NEL RICORDO DI EDUARDO “BOCHA” FLORES

Se n’è andato da pochi giorni, dopo aver strenuamente lottato contro un brutto male che lo affliggeva da tempo. Un tumore ai polmoni che, alla fine, l’ha portato via a 78 anni. Uno dei più grandi calciatori nella storia dell’Estudiantes, che proprio durante il suo periodo di attività, otteneva i migliori risultati in assoluto. Eduardo Flores era un giocatore particolare, soprattutto per quegli anni. In tanti lo hanno definito il centrocampista del futuro, perché a dispetto dell’immagine collettiva che aveva il fantasista, lui sapeva fare un po’ tutto. Visione di gioco, grinta, intelligenza tattica e grande senso gol. Quest’ultima dote, acquisita nei primi anni di carriera, quando giocava da attaccante puro. Talvolta sembrava svogliato, soprattutto nel linguaggio del corpo e negli sguardi, ma in realtà era uno che non mollava mai.

Dopo aver fatto tutta la trafila nelle giovanili dell’Estudiantes, Eduardo Flores, chiamato da tutti “Bocha”, fu lanciato in prima squadra. L’esordio avvenne nel 1962 e coincise con una sconfitta contro il Boca Juniors alla Bombonera. Nell’occasione, l’Estudiantes scese in campo con una formazione molto giovane che da lì a poco, grazie ad una graduale crescita, sarebbe entrata nell’elite del calcio argentino. Flores fu schierato come esterno sinistro d’attacco, uno dei ruoli che era solito ricoprire anche nel settore giovanile. Assieme a lui, scese in campo anche un altro giovanotto destinato a fare la storia del club: Juan Ramos Veron, per tutti noto come “La Brujia” (papà di Juan Sebastian). Tra i due si sviluppò un’amicizia fortissima che proseguì anche dopo la fine delle rispettive carriere.

I GRANDI SUCCESSI

Come esterno d’attacco, Bocha era bravino ma non riusciva a mettere in risalto tutte le sue qualità. Forse avrebbe reso meglio come attaccante centrale ma in quel ruolo c’era troppa concorrenza. La svolta avvenne all’inizio del campionato 1967, quando il tecnico Osvaldo Zubeldia, già all’Estudiantes da un paio di anni, lo prese da parte al primo giorno di raduno. Ormai lo conosceva alla perfezione e gli spiegò che, nel suo modo di vedere il calcio, era convinto che avrebbe potuto trasformarsi in un grande centrocampista offensivo. Sull’esterno, Flores era costretto anche a sacrificarsi in ripiegamento, perdendo a volte lucidità e, inoltre, era meno nel vivo del gioco. Il cambio di ruolo fu quanto mai provvidenziale perché iniziò una fase della carriera, sua e di squadra, ricca di successi e soddisfazioni.

Eduardo Bocha Flores prese per mano la squadra, diventando uno dei più grandi calciatori di sempre per la tifoseria della Pincha. Dopo aver vinto il campionato nello stesso anno 1967, l’Estudiantes si garantì la possibilità di partecipare alla Libertadores. Con un cammino eccezionale, la squadra argentina si spinse fino alla finale contro il Palmeiras. Nella gara di andata, giocata a La Plata, Flores e Veron furono i grandi protagonisti. Con i brasiliani in vantaggio fino al minuto ’83, furono gli artefici della rimonta con le loro reti. Flores siglò il 2-1 con una magnifica punizione e giocò, a suo stesso dire, l amiglior partite della sua carriera. Nel ritorno, però, l’Estudiantes subì un pesante 3-1 che portò la sfida alla ripetizione decisiva. Qui, gli argentini divennero campioni continentali grazie al 2-0 finale.  La formazione dei vari Flores, Veron, Billardo, Conigliaro, Madaro e Poletti aveva appena iniziato un ciclo irripetibile.

CAMPIONE DEL MONDO PER CLUB

La prima Copa Libertadores nella storia del club, garantì alla banda terribile guidata da Zubeldia di prendere parte anche alla Coppa Intercontinentale, da giocare contro il Manchester United. La gara di andata, giocata in Argentina, fu caratterizzata dalla grande scorrettezza dei padroni di casa. Un clima incandescente, con un continuo lancio di fumogeni in campo e una pressione dei tifosi che si riflesse sui calciatori in campo. I giocatori dell’Estudiantes, infatti, si resero protagonisti di innumerevoli gesti poco sportivi, tra entrate scriteriate, gomitate, minacce e insulti. Lo United perse la partita per 1-0 (gol di Conigliaro) ma, soprattutto, con le ossa rotte. Nobby Stiles, uno che non le mandava a dire, cadde nella trappola delle provocazioni e fu espulso mentre Bobby Charlton fu costretto a mettere dei punti in testa.

Lo stesso Flores, anni dopo, raccontò che al momento della partenza dell’Inghilterra, lui e alcuni compagni erano quasi terrorizzati dalla possibile reazione dell’ambiente. Erano anche anni difficili nei rapporti tra i due Paesi. Al loro arrivo, però, subirono una vera e propria lezione morale. Furono accolti benissimo, perfino dalla gente per strada che li fermava per scambiare qualche parola e farsi fare degli autografi. La partita, invece, si rivelò sostanzialmente a due volti. Per circa un’ora, l’Estudiantes diede una vera lezione di calcio al Manchester. Poi, i Red Devils, sotto di un gol (del solito Veron) chiusero gli ospiti nella propria area in un vero e proprio assedio finale che sortì solo il pareggio di Morgan al 90′. Inoltre, George Best fu espulso assieme a Medina per reciproche scorrettezze. Grazie a quel successo, Eduardo Bocha Flores aggiunse anche il prestigioso trofeo dell’Intercontinentale ad un palmares che stava diventando entusiasmante.

EDUARDO BOCHA FLORES E L’ADDIO ALL’ESTUDIANTES

Furono anni irripetibili, sia per Flores che per l’Estudiantes. Gli argentini vinsero per ben 3 anni di fila la Copa Libertandores, mentre fallirono le successive edizioni dell’Intercontinentale. In questo ambito, peraltro, continuarono a farsi una pessima fama, soprattutto per quanto accaduto nella gara contro il Milan a La Plata, diventata famosa come una delle più violente di sempre. Eduardo Bocha Flores raggiunse una maturità di gioco incredibile e in tanti iniziarono a chiedersi come facesse un calciatore tanto forte a non trovare spazio in Nazionale. In definitiva, il rapporto tra l’Albiceleste e Flores fu completamente inesistente. I motivi, quantomeno agli occhi dei tifosi dell’Estudiantes, sono sempre stati identificati nella concorrenza e nella stampa.

In quegli anni, il Paese abbondava di numeri 10, rendendo complicato l’esordio in Nazionale. Allo stesso tempo, la stampa locale non aveva mai davvero appoggiato la sua candidatura.  Eduardo era un tipo riservato, non amava vendersi ai giornali e per questo non fu mai troppo osannato. La fine del mitico ciclo dell’Estudiantes, in ogni caso, si avviò al termine all’inizio degli anni ’70. Il tecnico Zubeldia lasciò la panchina e, da lì a poco, anche tanti dei campioni della rosa decisero di cambiare aria. Fu il caso anche di Eduardo Flores, che volle regalarsi un’avventura all’estero. Il calciatore che arrivava in Francia, precisamente al Nancy, portava con sè un curriculum di tutto rilievo.

GLI ULTIMI ANNI IN FRANCIA

Ben 65 gol soltanto nel campionato argentino da fantasista, svariati trofei e anche una particolare abilità, sviluppata nel tempo, di calciare le punizioni sotto alla barriera, in totale controtendenza col tempo e anticipando un’abitudine recente. In terra transalpina, Flores vestì le maglie di Nancy e Tolosa, spostandosi progressivamente nell’originario ruolo di attaccante per via della sempre più limitata mobilità. Giocò tre ottimi anni, segnando numerosi gol e lasciando un ottimo ricordo. Inoltre, ai tempi del Nancy, trovò una grandissima intesa con un giovanissimo Platini. Lo stesso fantasista francese, raccontò che Eduardo Bocha Flores era una vera e propria guida in campo. In ogni situazione di difficoltà, sapeva farsi trovare nella zona giusta e metteva in cassaforte il pallone.

Quando l’argentino decise di lasciare il club per passare al Tolosa, il presidente del Nancy gli disse che dopo il suo addio avrebbero dovuto trovare un nuovo 10. El Bocha gli fece presente che avevano in rosa Platini e che avrebbero dovuto valorizzare lui anziché buttare inutilmente soldi. Lo stesso Le Roi venne a conoscenza dell’episodio e lo ringraziò pubblicamente a più riprese. A Tolosa arrivarono gli ultimi 12 gol di una carriera eccezionale. Seguì una brevissima parentesi da allenatore in patria per l’eterna leggenda dell’Estudiantes. Il giocatore che scese dall’aereo  con la Coppa Libertadores per mano. La prima nella storia del club, che i compagni gli lasciarono, riconoscendolo come l’assoluto protagonista. Un calciatore eccezionale ma anche un uomo di straordinaria umiltà e semplicità…

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