Eddie Hamel, la forte ala statunitense dell’Ajax, morto nei lager nazisti

Eddie Hamel

Eddie Hamel è stato un ottimo esterno offensivo, capace di imporsi nel calcio olandese con la maglia dell’Ajax. Negli anni terribili della Seconda Guerra Mondiale, è stato però deportato nel lager di Auschwitz in Polonia, in quanto ebreo. Dopo 3 mesi ha perso la vita. A lui, dal 2008, è intitolato un premio annuale assegnato all’atleta che più si è adoperato nel sociale!

EDDIE HAMEL, L’ALA DESTRA VENUTA DAGLI STATI UNITI

La sua fu fin da subito una storia particolare. Eddie, infatti, nacque a New York nel 1902 da genitori olandesi, immigrati anni prima dai Paesi Bassi. Al contrario di quanto avveniva per la maggior parte dei casi analoghi, ben presto la famiglia Hamel decise di fare il percorso inverso. Lasciò gli Stati Uniti, al tempo visti come la terra delle grandi opportunità, e fecero ritorno nella loro Amsterdam. Eddie era, al tempo, un adolescente e non ebbe alcuna difficoltà ad adattarsi al nuovo stile di vita. Anzi, a più riprese, sostenne di essersi sempre sentito olandese dentro e di aver trovato la sua vera dimensione. Diversamente da quanto sarebbe probabilmente accaduto negli USA, il piccolo Eddie si appassionò al calcio.

Ben presto, entrò a far parte delle giovanili del FC Amsterdam, secondo club della capitale in quegli anni. Era un’ala destra, notevolmente dotata. Non pensate all’attuale interpretazione del ruolo. Per Eddie Hamel, il concetto di tagliare verso il centro, ad esempio, era quasi del tutto sconosciuta. Lui amava restare molto largo, ricevere palla, puntare l’avversario e cercare il fondo. Arrivato nei pressi della linea di bordo campo, era solito lasciar partire dei perfetti traversoni per il centravanti. Per questo, non sorprende il fatto che nella sua carriera abbia sempre segnato pochissimo (solo 8 reti).

IL PASSAGGIO ALL’AJAX

Negli anni dell’adolescenza, Eddie Hamel era ancora un ragazzo parecchio indisciplinato. Si racconta che, annoiandosi durante un pomeriggio, pensò bene di recarsi davanti alla sede sociale dell’Ajax. Iniziò a calciare violentemente (e con precisione) diverse volte alcuni palloni contro le finestre e i muri della struttura di quella che riteneva una società rivale del suo FC Amsterdam. Il comportamento scorretto attirò l’attenzione del giardiniere, che senza pensarci molto uscì fuori, lo afferrò e gli infilò la testa per diversi secondi in un ruscello!!! Quel dipendente del club non poteva immaginare che, pochi anni dopo, attirati dalle sue grandi prestazioni all’Amsterdam, i dirigenti dei Lancieri potessero acquistare quella piccola peste!

Nel 1922, a 20 anni, Hamel entrò a far parte del fortissimo Ajax. Fu il primo calciatore di passaporto statunitense a militare nel club e, allo stesso modo, anche il primo ebreo. Già, perchè Eddie e la sua famiglia erano ebrei. Un particolare che, in una carriera di un calciatore, non servirebbe neanche sottolineare ma che a lui, purtroppo, risulterà fatale. Detto ciò, in ogni modo, la sua fede religiosa lo portò presto a divenire un vero idolo per i supporter dei Lancieri, per gran parte proprio di fede ebraica.  Infatti, la comunità giudea della città viveva a 3 km dal campo di gioco dell’Ajax. Non avendo possibilità di fondare un loro club, la stragrande maggioranza di loro si avvicinò ai colori bianco rossi.

Nonostante ciò, però, pochi di loro potevano seguire le partite casalinghe della squadra, disputate di domenica, giorno lavorativo per gli ebrei. Spesso, però, approfittavano del fatto che le tifoserie avversarie giunte in città per assistere alle gare, fossero “costrette” ad attraversare il loro quartiere. In questo modo, con le loro attività e bancarelle aperte, riuscivano a fare ottimi affari. Intanto, Hamel divenne talmente importante nell’economia dell’Ajax che iniziò a indossare la fascia di capitano. Era un grande uomo spogliatoio, un leader che prendeva spesso la parola, prima e dopo le gare. Chi lo ha visto giocare, giura che avesse caratteristiche molto simili al mitico inglese Stanley Matthews.

IL BRUTTO INFORTUNIO CHE NE INTERRUPPE LA CARRIERA

Nella sua lunga militanza di ben 8 anni con la maglia dell’Ajax, Hamel seppe farsi amare in campo e fuori. Era rimasto ben poco di quel ragazzino ribelle che lanciava pallonate contro la sede societaria. Eddie era diventato un vero uomo e leader, uno capace di non far pesare davvero a nessuno il suo status finanziario famigliare, decisamente più agiato della media e di molti suoi compagni (specialmente i più giovani). In tutto, totalizzò 122 presenze con i Lancieri, una cifra importante se rapportata all’epoca, in cui i tornei erano decisamente più brevi rispetto a quelli attuali. Un altro aneddoto lo rese popolare nella sua militanza all’Ajax: un tifoso, infatti, era talmente appassionato al suo modo di giocare, che per tutta la durata della gara si posizionava nella zona di Hamel. Nella ripresa, il tifoso cambiava totalmente lato dello stadio e seguiva il suo idolo passo passo!

A 28 anni subì un brutto infortunio al ginocchio, che al tempo comportava l’obbligo di ritirarsi dall’attività, viste le poche possibilità di cura. Appese dolorosamente le scarpe al chiodo, rimase nella società per allenare nelle giovanili. Inoltre, quando il ginocchio faceva meno male del solito, riusciva a disputare qualche partita con la squadra senior dell’Ajax. Improvvisamente, però, la Seconda Guerra Mondiale colpì anche l’Olanda. L’orda di follia nazista raggiunse le città dei Paesi Bassi e iniziarono le prime deportazioni. In quel periodo, Eddie Hamel stava lavorando in un ingrosso di cerali come impiegato. In più, avvalendosi della maggior libertà nei tesseramenti rispetto ad oggi, allenava ben tre squadre contemporaneamente al fine di arrotondare lo stipendio dopo l’avvento dei due figli.

LA MORTE DI EDDIE HAMEL

Di colpo, la vena antisemita che si stava impadronendo di tutta Europa, raggiunse anche Amsterdam. Il gentile e competente Hamel non era più ben accetto e fu licenziato da tutte e tre le società. Il 27 ottobre del ’42, Eddie fu fermato per strada da due ufficiali nazisti. Provò a spiegar loro di essere americano e di lavorare come allenatore. Solitamente, l’essere statunitense faceva desistere i nazisti dall’arresto, ma nel suo caso non fecero eccezioni. Insieme alla sua famiglia, fu portato in un grosso edificio della città, dove tenevano prigionieri gli ebrei, in attesa di stabilirne la sorte. In questo luogo, gli Hamel conobbero la famiglia Greenman, a loro volta americani, e diventarono buoni amici.

Entrambi vennero spediti in Polonia, nella terribile Auschwitz , con la promessa di fare dei lavori. All’arrivo, furono separati dalle mogli e dai figli. Durante la dura detenzione, Greenman iniziò a prendere appunti su ciò che vedeva e anni dopo pubblicherà un libro, parlando anche di Eddie. Quest’ultimo, dopo aver retto tre mesi alla dura vita del campo, si ammalò per via di un ascessi ad un dente. Fu ritenuto non idoneo e spedito in una camera a gas. La sua morte fu registrata dai tedeschi il 30 Aprile del 1943. La stessa fine, ben prima di lui, era toccata anche ai suoi cari.

Da quel giorno, ad Amsterdam, nessuno ha dimenticato il loro storico capitano Hamel. Un’ala molto forte, veloce, tecnica e di grande carisma, ma anche un uomo molto rispettato da tutta la comunità. A lui è dedicato un commemorativo su un muro del teatro Hollandsche Schouwburg in città. Sempre in suo onore, nel 2008 il gruppo Everyone ha istituito il premio “Eddie Hamel”. E’ annualmente assegnato all’atleta o all’associazione sportiva che si sia resa protagonista di azioni a tutela dei diritti umani e contro la discriminazione.

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