Canhoteiro, il “Garrincha” di fascia sinistra che incantò il Brasile!

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CANHOTEIRO, IL “GARRINCHA” DI FASCIA SINISTRA

Manoel Francisco dos Santos, in arte Garrincha, non ha certo bisogno di presentazioni. Un giocatore stratosferico nato per dribblare in velocità e arare la fascia destra di un campo da calcio. Dire cosa è stato per il calcio mondiale un uomo con una gamba più corta dell’altra è troppo riduttivo; perchè Garrincha è stato talmente troppo forte in quel ruolo di ala che, anche inconsapevolmente, lo ha addirittura rivoluzionato. La fantasia che l’astro carioca faceva intravedere a tutto il paese negli anni ’60 era un qualcosa di strabiliante: una tecnica abbinata ad una velocità di pensiero che rendeva il difensore incapace di reagire alla giocata. E il primo mondiale della nazionale verdeoro (1958) fu la sua rampa per l’ascesa al calcio mondiale insieme al grande amico Pelè.

Ma se sulla fascia destra esisteva già un fenomeno in Brasile, per quella sinistra non era ancora stato trovato un interprete adeguato. C’era Mario Zagallo, che però aveva più caratteristiche di copertura che di offesa in avanti. Ci voleva proprio uno in stile Garrincha: quindi corsa, tiro, dribbling, fantasia e assist. Dopo un’attenta valutazione, venne scoperto quasi casualmente un certo Josè Ribamar de Oliveira, per tutti Canhoteiro. Esordì all’età di 20 anni diventando nel giro di pochissimo un vero fenomeno: incalzava a pennello la velocità che richiedeva a quel tempo il ruolo di ala e, in un calcio in cui la “tattica” era ancora un termine sconosciuto, Canhoteiro si rivelò un’incredibile arma letale nei duelli individuali. Aveva una facilità di saltare l’uomo davvero impressionante e incominciarono subito i paragoni con Garrincha.

Il Brasile poteva solamente sorridere nel vedere un giocatore così forte per quel ruolo, uno dei suoi punti deboli. Canhoteiro esplose con la maglia del San Paolo tra il 1954 e il 1963, mettendo a referto 383 partite e 85 gol. Il problema era uno solo: l’indisciplinatezza. Un difetto che nella storia del calcio, purtroppo, pagarono molti. Il suo stile di vita poco consono alla figura dell’atleta gli costò la convocazione per il mondiale del ’58, che poteva essere realmente il suo exploit definitivo per farsi conoscere al mondo. Cosa che, al contrario, fece Garrincha.

IL SUO DESTINO

Al di là della poca cura alla propria salute, lo stile di gioco del “Garrincha” di fascia sinistra era talmente spettacolare che fu uno dei primi calciatori ad avere club di tifosi organizzati appositamente per lui. Tra questi vi era anche un giovanissimo O’Rey Pelè, che proprio nel periodo pre-mondiale svedese si stava affacciando al calcio. Tra l’altro, Canhoteiro dirà negli anni che Pelè e Zizinho saranno le sue fonti di ispirazione. I brasiliani stravedevano per il suo famoso solavanco, la finta inventata da lui per stordire gli avversari. Si trattava di un movimento rapido del busto volto a mandare dalla parte opposta del pallone il difensore che aveva contro. Era una questione di secondi per Canhoteiro, non a caso incominciò a girare la voce che i suoi dribbling fossero più efficaci rispetto a quelli di Garrincha.

Oltre ai pregi elencati, ciò che stupiva dell’ala brasiliana era l’improvvisazione. Lasciando stare il suo marchio di fabbrica sopracitato, Canhoteiro era in grado di svariare su tutto il fronte del campo per non dare punti di riferimento ai difensori che lo tenevano a bada. Poi, una volta in possesso di palla, il suo obiettivo era quello di decentrarsi sul centro-sinistra per sfoggiare il suo mancino imperterrito. Aveva il classico repertorio da predestinato ma, come detto, la sua indisciplina lo tenne lontano dalla nazionale verdeoro, che in quegli anni era la principale fonte per mettersi in mostra.

LA FIDUCIA PERSA DA FEOLA E LA DECADUTA

Giocò più di 400 partite segnando oltre 100 reti ma la sua stella si limitò a brillare nel San Paolo. Con il Brasile ebbe l’occasione di mettersi in mostra 16 volte ma nelle partite che precedevano il mondiale del ’58. Il CT Feola era innamorato del buon Canhoteiro, anche perchè lo allenò per un anno al San Paolo. L’obiettivo del tecnico era migliorarlo sotto ogni punto di vista, soprattutto quello caratteriale. Ma quando l’ala brasiliana non si presentò ad un allenamento, il CT perse totalmente fiducia in lui. E infatti, quello slot che era destinato al “Garrincha” di sinistra se lo prese Zagallo, tramite sacrificio e lavoro quotidiano.

Da quel momento il Brasile aveva perso un’artista, un giocatore fenomenale che dipingeva calcio sul lato opposto del numero 11. Ebbe una serie di infortuni che lo tennero lontano dal campo per diverso tempo e a causa di uno stile di vita sregolato si compromise del tutto la carriera. Fu ceduto in Messico nel 1963 al Deportivo Nacional, ma la sua testa era già concentrata all’alcol e alle belle donne messicane. Morì non troppo tardi, all’età di 41 anni per alcolismo. Il 16 agosto 1974, l’alter ego di Garrincha della fascia sinistra se ne andò definitivamente. Quel grande campione che tutti si auguravano era scomparso nella propria ombra; probabilmente, senza quella testa calda, avrebbe fatto una carriera ben diversa. Oggi si può constatare che Canhoteiro sia stato uno dei più grandi rimpianti del calcio carioca ma, seppur nel suo piccolo, riuscì lo stesso ad incantare.

Nel 2003 il compositore Zeca Baleiro lo ha voluto ricordare con una canzone chiamata con il suo nome. Un giusto omaggio per uno dei calciatori brasiliani che, forse, è stato dimenticato troppo presto! QUI per ascoltarla

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