Camillo Milli, alias il presidente della Longobarda re delle comproprietà

Camillo Milli

Il mondo del cinema piange la scomparsa di Camillo Milli, uno degli attori più apprezzati della commedia all’italiana

Lutto nel mondo del cinema: è scomparso ieri all’età di 92 anni Camillo Milli, uno degli attori più apprezzati del teatro e della commedia all’italiana. Milli si è spento in una clinica di Genova dove era da tempo ricoverato. Il suo nome è legato ad alcuni dei capolavori della commedia all’italiana come Il Marchese del Grillo (1981) di Mario Monicelli e con Alberto Sordi, Il caso Mattei (1972) di Francesco Rosi e in due episodi della saga di Fantozzi, il personaggio di Paolo Villaggio. Come attore, però, Milli deve la popolarità ad un film dedicato al calcio: parliamo ovviamente del celeberrimo L’allenatore nel pallone del 1984, di Sergio Martino.

Il mitico presidente della Longobarda re delle comproprietà

Camillo Milli, infatti, interpretò il ruolo del presidente Borlotti della mitica Longobarda, squadra nel film neopromossa in Serie A. Il suo personaggio è diventato popolare e famoso quasi quanto quello di Oronzo Canà, l’allenatore protagonista della pellicola interpretato da Lino Banfi. La figura del commendatore Borlotti è diventata una parodia del presidente medio di una società di calcio italiana. Un personaggio probabilmente ispirato dalla figura di Edmeo Lugaresi, all’epoca presidente del Cesena, diventato famoso per le sue difficoltà ad esprimersi con un linguaggio fluente in italiano, specialmente davanti ai microfoni. Nel film Milli interpretava un presidente di una squadra neopromossa che ingaggia un modesto allenatore (Oronzo Canà) per cercare di far retrocedere immediatamente la squadra, non potendo sostenere i costi del massimo campionato.

Camillo Milli, l’attore che con il suo personaggio svelò agli sportivi italiani i segreti del calciomercato

Il personaggio del presidente Borlotti è a suo modo importante nel calcio perché fu anche grazie a lui che gli italiani “pallonari” iniziarono a prendere familiarità con il linguaggio e le dinamiche del calciomercato. Una delle scene più iconiche del film, infatti, è quella in cui Borlotti e Canà si trovano a Milano per la sessione di mercato. E qui l’attore milanese fece la parodia di tanti presidenti che in quella sede tentavano di intavolare improbabili affari, specialmente con giocatori stranieri. Il presidente della Longobarda illude il suo allenatore con  una improbabile metà di Giordano, un quarto di Zico e tre quarti di Edinho. Salvo poi vendere alla Juve i giocatori più forti della squadra, i mitologici Falchetti e Mengoni. L’allenatore nel pallone ha rappresentato in chiave ironica il calcio nostrano dell’epoca con tutte le sue magagne e contraddizioni ma anche con tutta la sua umanità. Nonostante stesse diventando sempre più il calcio moderno che conosciamo oggi. E con Camillo Milli e il suo presidente Borlotti se ne va un altro pezzo di quel calcio ancora “casareccio” che oggi rimpiangiamo con nostalgia.

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