Billy Meredith, il Mago Gallese che difese i diritti dei calciatori britannici

Fuoriclasse di Manchester City e United, era una straordinaria ala destra che lottò per la creazione del sindacato per i calciatori

Billy Meredith

Billy Meredith è stato uno straordinario calciatore gallese che ha militato in entrambe le squadre di Manchester. Ala molto tecnica, era anche un personaggio incredibile. Soprattutto grazie alle sue battaglie, nacque il sindacato dei calciatori inglesi.

BILLY MEREDITH, IL MAGO GALLESE

Lo soprannominavano il Mago Gallese per la sua abilità di far letteralmente sparire palla all’avversario nelle situazioni di uno contro uno. Un’ala di grande tecnica e con un importante feeling per il gol, un particolare non del tutto scontato per come veniva spesso interpretato il ruolo al tempo. Billy Meredith, però, oltre che ad essere un calciatore di notevole caratura, era anche un personaggio incredibile, soprattutto per via del carattere tutt’altro che malleabile. Che fosse un tipo decisamente sopra le righe, lo si intuì già al momento in cui si trovò dinanzi alla possibilità di diventare un calciatore o continuare a lavorare nelle miniere. Billy, infatti, era nativo di Chirk, una cittadina a nord del Galles dove praticamente tutti gli abitanti svolgevano lo stesso mestiere.

Il ragazzo, già a 12 anni, era l’addetto al trasporto dei pony da miniera. Nelle ore libere, poi, si sfogava in quella che era la sua grande passione: il calcio. Uno sport che si stava rapidamente espandendo anche in terra gallese e che fece innamorare anche i fratelli di Meredith. Tutti loro, infatti, militavano nella squadretta locale, sognando di poter diventare calciatori di livello e di vestire la maglia dell’Everton, la squadra inglese per la quale facevano il tifo. Uno di loro, Sam, ottenne un ingaggio dallo Stoke City. Poco dopo, anche Billy ebbe la grande opportunità. Dopo essersi trasferito al Northwich Victoria e aver segnato ben 5 reti nelle prime 11 partite, fu notato dagli osservatori del Manchester City. Inizialmente ritenuto troppo esile fisicamente, finì poi al centro di una vera e propria diatriba con tra la dirigenza Citizens e tutta la cittadina di Chirk.

IL PASSAGGIO AL CITY

Quello che avvenne, fu qualcosa di davvero incredibile. A Chirk, i dirigenti delle squadre di calcio inglesi venivano visti soltanto come dei saccheggiatori che portavano via validi lavoratori per illuderli correndo dietro ad un pallone. Quando i dirigenti del City si presentarono in città, furono letteralmente scacciati via e anche in malo modo. Per ottenere la sola possibilità di poter almeno incontrare Billy e la sua famiglia, si videro costretti a comprare birra per tutti i minatori. A quel punto, però, si scontrarono anche con i Meredith, per nulla intenzionati a lasciar andare il ragazzino. La mamma, risentita anche per la precedente bocciatura del figlio, ritenuto troppo fragile fisicamente, rimarcò come i ragazzi del posto fossero sani e legati al territorio. Aggiunse anche che il calcio era soltanto un passatempo e non doveva distogliere l’attenzione dal lavoro vero.

Lo stesso Billy Meredith, curiosamente, non sembrò per nulla felice dell’opportunità di unirsi al City. In definitiva, nonostante da ragazzino avesse sognato di diventare un professionista, al momento della firma fu colto da una morbosa nostalgia di casa. Dopo un lungo corteggiamento, in ogni caso, i dirigenti del Manchester City riuscirono a convincerlo e alla fine il ragazzino si unì alla squadra, esordendo in un pirotecnico match perso 5-4 contro il Newcastle. L’accordo prevedeva che il gallese lavorasse a Chirk nella prima parte della settimana, per poi spostarsi a Manchester nel week-end per sostenere un allenamento in gruppo e la partita. Questa situazione proseguì per i primi 6 mesi, poi Billy si rese conto che era fisicamente massacrante e optò per stabilizzarsi in Inghilterra e puntare alla carriera da calciatore.

LO SCANDALO CORRUZIONE

Anche e soprattutto grazie all’intesa tra Meredith e il centravanti Billy Gillespie, il City crebbe moltissimo come club. Nel giro di poche stagioni, la squadra ottenne la promozione in Prima Divisione. Quel campionato, il 1898-99, fu anche il più proficuo per l’ala gallese dal punto di vista realizzativo. Ormai sprecato per il torneo di seconda serie, Meredith segnò la bellezza di 29 reti, di cui ben 3 triplette. Nel 1904, invece, trascinò la squadra alla conquista della FA Cup, con la vittoria per 1-0 in finale sul Bolton. In quell’occasione, Billy vestiva anche la fascia di capitano e alzò per primo la coppa, prima nella storia del club. Era ormai un idolo assoluto della folla, nonché uno dei migliori calciatori ad aver mai militato nel City. Tuttavia, l’incantesimo era sul punto di spezzarsi e la cosa non avvenne esattamente in maniera pacifica.

Già l’estate seguente, la Federazione decise di aprire improvvisamente un’indagine sul City. Il sospetto era che il club corrompesse gli avversari, data la crescita ritenuta smisurata per una squadra che fino a pochi anni prima navigava senza ambizioni in Seconda Divisione. In prima istanza, non fu trovato nulla di particolarmente sospetto e il caso sembrò sgonfiarsi. Evidentemente, però, i dirigenti federali continuarono ad avere dubbi e proseguirono le indagini. E a finirci di mezzo, fu proprio Billy Meredith, al termine di un’accesissima partita contro l’Aston Villa. Il capitano avversario Alex Leake affermò che il gallese, prima del match, gli avesse offerto 10 sterline (somma ingente al tempo) per lasciarli vincere il match. Nonostante la mancanza di reali prove, il calciatore del City ottenne una pesantissima squalifica di ben 18 mesi.

BILLY MEREDITH AL MANCHESTER UNITED

L’episodio sancì una profonda spaccatura tra l’ala e il suo club. Molti compagni affermavano che in realtà, quel giorno, fosse accaduto altro. Alex Leake per tutta la durata del match aveva provocato gli avversari. Al fischio finale, dopo che il capitano del Villa aveva tirato del fango in faccia a Sandy Turnbull, scoppiò una rissa. A rimetterci fu soprattutto quest’ultimo calciatore del City, che fu trascinato nello spogliatoio avversario e picchiato. I compagni del City tentarono di farsi giustizia, individuando proprio in Leake il responsabile. Costui, per ripicca, inventò di sana pianta la storia della corruzione. A questa versione dei fatti, però, non seguì alcuna azione di tutela da parte del Manchester City, che non pagò neanche le spese legali a Billy Meredith. Il gallese, che era un tipo tutt’altro che malleabile, per ripicca decise di rilasciare una pesante intervista alla stampa.

Affermò che la dirigenza basava i successi del club su un losco giro di denaro in nero. In sintesi, faceva firmare ai calciatori contratti per un rimborso di 4 sterline al mese quando in realtà ne elargiva dai 10 in su. Le dichiarazioni trovarono immediatamente terreno fertile nella Federazione, che da tempo cercava il modo per incastrare i Citizens. L’indagine si allargò a macchia d’olio e in poco tempo vennero fuori tutte le irregolarità finanziarie e burocratiche della società. Il manager Tom Maley ne uscì con le ossa rotte, venendo sospeso a vita. Ben 17 calciatori, tra cui lo stesso Meredith, si beccarono 18 mesi di squalifica e un’ingente multa. Ormai sull’orlo del fallimento, il City decise di mettere all’asta i propri calciatori, vedendoli come fossero oggetti al miglior offerente, in un hotel. Billy fu acquistato dai rivali cittadini dello United per sole 500 sterline!

LA VITTORIA DELLA HOME NATIONS CHAMPIONSHIP COL GALLES

Oltre a Meredith, i Red Devils saccheggiarono gli odiati cugini accaparrandosi anche le prestazioni di Herbert Burgess, Sandy Turnbull e Jimmy Bannister. Il gallese, che al City aveva segnato la bellezza di 170 reti ufficiali, si fece comprare e intestare un negozio di abbigliamento sportivo come bonus al momento della firma del contratto. Il Mago fece curiosamente il suo ritorno in campo proprio contro l’Aston Villa. Nell’occasione, lo United vinse per 1-0 e il gol decisivo portò la firma di Turnbull su cross di Billy Meredith. Sempre nello stesso anno, il calciatore di Chirk ebbe anche la sua più grande gioia con la casacca del Galles. In Nazionale disputò 48 match in tutto, che per quel tempo erano un bottino di tutto rispetto. Bisogna, infatti, specificare come i club britannici fossero restii a partecipare alle sfide internazionali, ritenendosi di gran lunga superiori.

La maggior parte delle gare nazionali, pertanto, erano rappresentate da amichevoli e tornei a carattere per l’appunto britannico. A questi eventi, il Galles non riusciva quasi mai a presentarsi con la formazione migliore. I club inglesi, infatti, erano spesso ferrei nell’impedire ai propri tesserati di unirsi alla selezione gallese. Per questo, i vari CT della Nazionale effettuavano delle convocazioni ma poi si ritrovavano ad allenare una squadra molto rimaneggiata. In occasione della Home Nations Championship 1907, però, il Galles riuscì a mettere insieme una parvenza di formazione titolare e i risultati furono immediati. Con 2 vittorie contro Irlanda e Scozia e un pari per 1-1 con l’Inghilterra, la Nazionale dei Draghi Rossi vinse l’ambito trofei. I grandi protagonisti del successo furono sostanzialmente due. Quel gran fenomeno di portiere che era Leigh Roose (clicca QUI per leggere la sua storia) e, per l’appunto, Billy Meredith, il fuoriclasse della comitiva.

LO SCUDETTO E LE PRIMA BATTAGLIE POLITICHE

L’anno seguente, il Manchester United, dopo un poco entusiasmante ottavo posto, giustificò finalmente i tanti investimenti anche con i giusti risultati sul campo. La squadra prese immediatamente la vetta della classifica, mantenendo un ritmo praticamente impossibile da tenere per le altre. I Red Devils vinsero il titolo con la bellezza di 9 lunghezze di vantaggio sul Liverpool nell’epoca dei 2 punti a vittoria. Billy Meredith fu un buon protagonista, anche se rispetto al giocatore ammirato al City aveva perso qualcosa dal punto di vista realizzativo. Il gioco dello United, infatti, lo portava a dover mantenere maggiormente la posizione. Agiva più da ala pura, trovando meno occasioni per entrare in area avversaria. Le sue giocate, nei piani tattici, erano fondamentali per innescare le punte Wall e Turnbull, autori rispettivamente di 19 e 25 reti.

Billy, intanto, iniziò a farsi molto attivo anche da un punto di vista politico, sempre in ambito calcistico. Il calciatore, che come detto aveva un carattere piuttosto complicato, era rimasto molto scottato da quando accaduto ai tempi del City. Da quel momento, aveva imparato sulla propria pelle a non fidarsi delle azioni societarie. Non avendo, i calciatori, nessuno che li rappresentava, nè avvocati e nè agenti, era molto semplice che finissero vittime di raggiri e situazioni poco chiare. Ad esempio, nel campionato precedente, Meredith aveva assistito alla morte del collega Blackstock, dopo un duro colpo alla testa ricevuto in partita. Nessuno dello United aveva provveduto a pagare i danni alla famiglia. Un episodio analogo era accaduto anche qualche anno prima, con la morte del terzino del City Jones.

BILLY MEREDITH E LA LOTTA CON LA FEDERAZIONE

Grazie al lavoro di Billy e di altri capitani delle varie squadre, il calcio inglese vide nascere finalmente un vero e proprio sindacato per i propri giocatori. La Players Union Association si mise subito all’opera e ottenne rapidamente i primi vantaggi. Innanzitutto fece abolire il tetto massimo di 4 sterline di ingaggio. La Federazione, dopo aver inizialmente acconsentito, provò a fare nuovamente guerra sul limite salariale ma si giunse ad un accordo, permettendo l’inserimento di lauti bonus. Successivamente, vinsero anche la battaglia sui compensi e le assicurazioni da fornire ai calciatori infortunati o alle famiglie di eventuali vittime. Nel 1909, però, il loro operato conobbe una brusca frenata. Stanca di scendere a compromessi, la Federazione inglese proibì ai tesserati l’appartenenza al sindacato.

Praticamente tutti i membri della PUA furono costretti a dimettersi sotto la minaccia di multe e squalifiche. Fecero eccezione i calciatori di Sunderland e, per l’appunto, di Manchester United. In questo contesto però, Billy Meredith conobbe un momento di forte crisi economica. Nei mesi seguenti, infatti, la battaglia a favore del sindacato lo portò a non ricevere lo stipendio come pesante conseguenza. Inoltre, il suo negozio di abbigliamento prese fuoco in circostanze misteriose. Per sua fortuna, dopo lunghe trattative, la Federazione riconobbe finalmente la PUA e permise ai tesserati di farne parte. Ad accordo concluso, il Mago Gallese trovò il modo di criticare pesantemente tutti i colleghi che, anziché lottare per i propri diritti, si erano vigliaccamente tirati indietro, obbedendo agli ordini di dirigenti federali ben poco attenti al benessere dei calciatori.

L’ETERNA GIOVINEZZA

Ritrovata la serenità lavorativa e ottenuti i 6 mesi di stipendio congelati, Meredith tornò a dipingere calcio e regalare gioie ai tifosi del Manchester United. Nella stagione 1910-11 la squadra conquistò il secondo titolo. In quell’occasione, si decise tutto all’ultima giornata. I Red Devils, che avevano battuto per 5-1 il Sunderland, dovevano però aspettare notizie buone dalla sfida tra Liverpool e Aston Villa. I tifosi erano tutti ammassati ai lati del campo a sentire aggiornamenti dalla radio. Improvvisamente, alla notizia del mancato successo dei Reds, ci fu una gioiosa e festosa invasione di campo. Nelle stagioni seguenti, nonostante l’età che avanzava, Meredith continuò a giocare a buoni livelli. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e la conseguente sospensione del campionato, in molti ipotizzarono che l’ala gallese avesse ormai annunciato il proprio ritiro.

Alla ripresa dell’attività, però, pur ormai 40enne, Billy era ancora al suo posto, a fare avanti e indietro sulla fascia destra. Nell’estate del 1920, il Manchester United decise di voltare pagina e ritenendolo bollito, lo mise alla porta. Billy Meredith, per nulla intenzionato ad appendere le scarpette al chiodo e soprattutto a lasciare Manchester, fece un clamoroso ritorno al City. Vi rimase per ben 8 anni. Ormai 48enne, ad un passo dal battere il record di longevità di Stanley Matthews nel calcio inglese, annunciò il fisiologico ritiro. A sorpresa, però, con un anno di distanza, fece uno sporadico ritorno in campo per una semifinale di FA Cup del suo City. Morì nel 1958, a pochi giorni dal disastro aereo di Monaco che costò la vita ai calciatori del Manchester United. Non è difficile immaginare che Billy, anche in quell’occasione, fosse lì in Paradiso ad aspettarli con un pallone tra le mani, pronto a difendere i loro diritti come aveva fatto con tutti i suoi colleghi.

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