Algiso Toscani, il centravanti partigiano che sopravvisse alla guerra

Algiso Toscani

Il centravanti Algiso Toscani iniziò la sua carriera a 16 anni, diventando un calciatore del Bologna. Dopo i prestiti a Fidenza e Parma, entrò a far parte delle formazioni partigiane che combattevano sull’Appennino parmense. Sopravvissuto alla guerra, riprese a giocare e, successivamente, anche ad allenare!

ALGISO TOSCANI, IL BOMBER DAL TIRO POTENTISSIMO

Tutto ebbe inizio per puro caso. Italo Toscani era un noto macellaio di Salsomaggiore Terme e sognava di tramandare la propria professione al piccolo figlio Algiso. Costui, istruito fin da bambino al taglio della carne, sembrava quindi destinato a prendere il posto del papà dietro ad un bancone, se non si fosse messo il fato di mezzo. Nell’estate del ’36, infatti, il grande Bologna di mister Árpád Weisz (vedi post scriptum a fine articolo) scelse proprio la famosa stazione termale emiliana come luogo per il proprio ritiro precampionato. Era una squadra formidabile quella rossoblù, soprannominata addirittura “lo squadrone che fa tremare il mondo” e che si apprestava a dominare il calcio italiano per diverse stagioni. Algiso, che per gli amici era semplicemente Giso, nutriva una grandissima passione per quello sport e non poteva certo perdersi una simile occasione.

Abituato a disimpegnarsi nei vari tornei cittadini, spesso alle spalle dell’inflessibile padre, che poco amava quel suo hobby, Toscani divenne una presenza fissa agli allenamenti del Bologna. Era solito piazzarsi dietro alla porta, fungendo sostanzialmente da raccattapalle e con la speranza di poter anche ricevere in regalo qualche pallone. E poi, quando capitava, si metteva a palleggiare con qualche giocatore o semplicemente a tirare in porta. Weisz iniziò a osservarlo casualmente e ne rimase presto stregato. Giso aveva un ottimo controllo di palla, palleggiava con padronanza e, soprattutto, era in possesso di un tiro micidiale quando calciava verso la porta. Il tecnico ungherese si avvicinò a quel sedicenne e gli propose di sostenere un provino. Ovviamente, il giovane Toscani fu costretto a scontrarsi con le resistenze del padre Italo, del tutto contrario a lasciarlo partire.

IL DEBUTTO IN PRIMA SQUADRA A NEANCHE VENT’ANNI

Convincere papà Italo non fu affatto facile ma Algiso era un ragazzo testardo e determinato. Ottenuto il permesso per partire, il giovane attaccante si presentò nel capoluogo emiliano. Il provino fu una pura formalità e Giso Toscani fu aggregato al settore giovanile del club. La prima grande soddisfazione avvenne in occasione di un torneo internazionale disputato nel 1938 a Strasburgo. Trascinò i suoi alla vittoria finale con ben 5 reti, strappando gli applausi a tutti i presenti. Ormai in orbita prima squadra, convinse anche il nuovo tecnico Hermann Felsner. L’austriaco, peraltro, era di ritorno a Bologna, compagine che aveva allenato per ben 11 anni prima di regalarsi altre avventure e sostituiva Weisz, tragica vittima del delirio antisemita di stampo nazista. Algiso Toscani esordì ufficialmente col Bologna nel corso di una gara di Coppa Italia contro il Livorno.

Neanche ventenne, disputò da titolare l’incontro, che curiosamente si disputava alla vigilia di Natale del ’39. Il Bologna vinse per 3-1 e Giso mise a segno una delle reti per la sua squadra: un anticipato e meritato regalo natalizio. Ma chi pensava che l’ascesa di quel ragazzo sarebbe stata irrefrenabile, dovette presto ricredersi. Chiuso dal leggendario bomber uruguaiano Hector Puricelli, Toscani tornò in fretta e furia a ricoprire il ruolo di semplice rincalzo. Le cose sembrarono finalmente volgere a suo favore alla vigilia di un match contro il Genoa. Il tecnico Felsner, infatti, lo chiamò nel suo spogliatoio e gli comunicò la decisione di schierarlo titolare. Una scelta, però, non avallata dalla dirigenza. Il presidente Dall’Ara, ribaltando le intenzioni del proprio allenatore, lo reputò troppo acerbo. A complicare ulteriormente la sua avventura felsinea arrivò anche un infortunio al menisco.

ALGIDO TOSCANI E IL SUO RUOLO IN GUERRA

Al fine di non bruciare un talento notevole, il Bologna decise di mandarlo a farsi le ossa, come si usava fare in passato. La tappa ideale era rappresentata dal Fidenza, con cui avrebbe preso parte al Campionato di Divisione Nazionale 1944. Questo torneo, peraltro, non fu poi riconosciuto dalla FIGC e venne disputato, come unico campionato italiano, con la partecipazione di sole squadre del Nord. In quel momento, infatti, l’Italia era letteralmente divisa in due, dilaniata da una vera e propria guerra civile. Se il sud era sotto il controllo degli americani, nel settentrione Benito Mussolini aveva instituito la cosiddetta Repubblica di Salò, territorio controllato dai tedeschi. Giso, che aveva idee partigiane piuttosto note, non ci pensò su troppo e decise di abbandonare momentaneamente il calcio per andare a lottare.

Assieme ad alcuni dei suoi compagni di squadra, si arruolò nella Garibaldi, una delle formazioni militari partigiane che combattevano sull’Appennino Parmense. Prese il nome di battaglia di Boia, datogli scherzosamente dai compagni in onore della sua abilità nel tagliare la carne, da buon macellaio. Fin dalle prime battute, Algiso Toscani si rivelò un ottimo combattente, coraggioso e intrepido. Il 14 luglio del 1944 da una sua azione si scatenò la famosa battaglia di Luneto. Toscani, infatti, lanciò una bomba a mano verso un carrarmato tedesco, dando il via agli scontri. Molti dei suoi morirono ma Giso riuscì a portare a casa le penne. Successivamente, il 6 aprile del 1945, partecipò all’attacco di Salsomaggiore, la sua città. L’obiettivo era liberarla dai circa 400 nazisti, che reagirono strenuamente ma furono poi costretti alla resa!

IL RITORNO SUI CAMPI DI CALCIO

Dopo aver contribuito a riprendersi la proprio città, Giso poté finalmente tornare a giocare. Il Bologna, tuttavia, non era minimamente intenzionato a restituirgli il cartellino e lui, di tornare là, non aveva proprio alcuna intenzione. Aveva ormai messo da parte il sogno di diventare un grandissimo calciatore e sognava solo di potersi nuovamente divertire. Alla fine ottenne un compromesso, che si concretizzò nel secondo prestito di fila, stavolta al Parma. Con i ducali disputò un buon campionato B/C italiano, mettendo a segno 9 reti in 14 partite. Nell’estate del ’46, si aprì nuovamente il contenzioso con il Bologna circa il suo tesseramento.

Stanco di dover trattare ogni estate con la società per trovare una squadra dove giocare in prestito, Algido Toscani si presentò all’appuntamento in sede con una Mauser (un modello di pistola) in tasca. Mettendola sul piano dello scherzo (ma neanche troppo), Toscani chiese con decisione di avere il nulla osta per potersi accordare con un altro club. Dall’Ara, ancor prima che l’attaccante potesse dirgli che si trattava di una burla, firmò il foglio! Si fece avanti il Pescara, ipotesi che inizialmente non trovò il consenso di Giso. Non aveva alcuna voglia di trasferirsi nella bassa Italia, come la definiva lui. I dirigenti abruzzesi, però, non avevano intenzione di mollare e continuarono a corteggiarlo senza sosta, offrendogli una settimana di prova per valutare la città e la squadra. Toscani, seppur controvoglia, accettò.

ALGISO TOSCANI, IL RITIRO E LA MORTE A QUASI 90 ANNI

In quei giorni fu trattato letteralmente con i guanti, tanto che al momento di dover dare una risposta definitiva, si trovò in forte imbarazzo. Non avendo il coraggio di rifiutare la destinazione, provò a sparare alto, chiedendo un ingaggio di ben 500 mila lire, cifra altissima per il tempo. Per sua grande sorpresa, i dirigenti del Pescara non ci pensarono neanche un secondo e firmarono l’assegno. Restò due anni in Abruzzo, segnando con buona regolarità e lasciando un ottimo ricordo di sé. Poi tornò al Parma per una stagione, salvo chiudere l’anno seguente col suo Salsomaggiore, club che poi allenerà a carriera conclusa!

Anche dopo il suo ritiro, Giso rimase fieramente membro della sezione locale ANPI (associazione nazionale partigiani italiani), cercando di inculcare ai giovani e ai figli i suoi concetti di libertà. Curiosamente, proprio uno dei figli, Italo (come il nonno) militò a sua volta nel Parma come calciatore. Algiso Toscani, invece, se n’è andato nel 2010 a quasi 90 anni, lasciando vivo il suo ricordo di uomo di sani principi, fermo sostenitore della sua patria e della libertà.

PS: su molte fonti risulta che, al momento del suo arrivo a Bologna, ai tempi del provino, l’allenatore del club felsineo fosse Hermann Felsner e non Arpad Weisz. Tuttavia, almeno secondo i dati statistici delle carriere dei due tecnici, nella stagione 36-37 l’austriaco sedeva sulla panchina del Genoa e aveva lasciato Bologna ormai da 5 anni.

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