Alessandro Vitali, un precoce talento sprecato che ebbe una tragica fine

ALESSANDRO VITALI, UN TALENTO CHE EBBE A CHE FARE CON UN TRAGICO DESTINO

Parliamo della storia di un ragazzo sfortunato che non ha mai saputo resistere ad un carattere che molte delle volte lo portava fuori dalle righe. Dotato di un grande talento, ma mai sbocciato del tutto, la sua sregolatezza ha sopraffatto il genio, mettendo la parola fine alla sua vita a soli 32 anni. Stiamo parlando di Alessandro Vitali, attaccante italiano cresciuto nelle giovanili del Bologna all’ombra di due compagni come Nielsen e Pascutti, che si mise in evidenza a cavallo degli anni ’60 e ’70. Classe 1945, Vitali era il classico centravanti con un fiuto del gol incredibile, ma vantava anche una proprietà tecnica non da meno. Una volta approdato nella prima squadra del Bologna, Alessandro non riuscì ad avere quella maturazione ed incoscienza per poter sfondare anche con i più grandi, nonostante avesse 20 anni.

Oltre a questo, bisogna contestualizzare anche il momento. In un’epoca in un cui le sostituzioni erano poche e veniva dato pochissimo spazio ai giovani (il turnover non esisteva), per Vitali era quasi impossibile trovare minuti in una squadra che stava vivendo un’epoca d’oro visto il tricolore vinto nel 1964. Così, il Bologna decise di mandarlo a farsi le ossa in Serie B, al Catanzaro. In Calabria l’attaccante esplose definitivamente, mettendo a referto alla fine della stagione 13 gol in 35 presenze. Aveva una foga agonistica dentro di sé che lasciava ben sperare per il futuro, che poi si rivelerà tragico. Per la stagione 1967-68, Vitali fece nuovamente le valige andando in prestito al Catania, relegato anch’esso in cadetteria. Dopo 9 sigilli in 31 apparizioni, era arrivato il momento di fare il grande salto in Serie A per un’eventuale consacrazione.

Il Vicenza fu l’unica squadra a puntare sul talentuoso centravanti, pagato pochissimo. Vitali si ambientò subito nella piazza, non patendo il salto drastico di categoria. Al primo anno mise a segno 5 gol, dimostrando che sotto quel carattere virulento e burbero, si nascondeva una gran voglia di fare. Per la stagione 1969-70, il Vicenza gli affidò le chiavi dell’attacco, mettendogli sulle spalle una pressione non da poco: sarà lui che dovrà segnare i gol salvezza; sarà lui che dovrà essere decisivo per far mantenere la Serie A ai biancorossi; e sarà lui il leader maximo che dovrà dimostrare che il Bologna aveva fatto uno sbaglio a non puntarci.

UNA STAGIONE FANTASTICA A VICENZA

Il Vicenza di Hector Puricelli fu la rivelazione della prima parte di stagione, con Vitali che si presentò come uno dei migliori goleador del campionato. Il nativo di Cento applicò quel suo fiuto del gol innato al campo, segnando a valanga e con grande regolarità. Le sue reti giovarono per la squadra veneta, che alla fine del girone d’andata si trovava in quinta posizione con 17 punti, gli stessi del Milan Campione d’Europa in carica. Il 18 gennaio 1970, il Vicenza perse contro il Cagliari 2-1, con Vitali che realizzò il gol della bandiera. A fine partita, ai microfoni della Domenica Sportiva, fece i complimenti alla formazione sarda e a Gigi Riva, considerato da Alessandro il più forte attaccante al mondo.

Il Vicenza concluse la stagione in maniera ottimale, con un ottavo posto a 29 punti. A livello personale fu un’annata di successo per Vitali, issatosi al secondo posto nella classifica cannonieri (17 gol), a -4 dal primatista Riva.

Con i fatti l’ex Bologna dimostrò che in Serie A ci poteva stare benissimo, e su di lui si fiondarono diverse big. Nel 1970 se lo aggiudicò la Fiorentina per 700 milioni di lire, cifra spaventosa, superata solo dal famoso miliardo di Savoldi nel 1975. Dopo lo scudetto di due anni prima, i viola di Bruno Pesaola cercarono di ritornare al vertice del campionato, che però iniziò come peggio non poteva. Nonostante il grande avvio con la vittoria esterna contro la Roma (0-1), la formazione toscana non si riprese più, subendo gol a destra e manca e dando la sensazione di poter essere battuta da chiunque. Anche lo stesso Vitali fu un lontano parente da quello ammirato a Vicenza, anche per colpa di una pubalgia che non gli diede tregua, condizionandolo fino alla fine.

Pesaola venne cacciato a metà stagione e Oronzo Pugliese ne prese le redini, risollevando la Fiorentina dalle sabbie mobili. Alla fine raggiunse una salvezza soffertissima, ottenuta all’ultima giornata a Torino contro la Juventus. Vitali concluse con sole 6 reti siglate, rimanendo comunque il miglior marcatore dei viola. A 25 anni Alessandro stava già prendendo la via del tramonto di carriera. Per la stagione 71-72 si accasò al Cagliari, in modo da riscattarsi dalla deludente annata fiorentina. Per Vitali fu l’occasione della vita per giocare col suo pupillo Riva, ma il campo dirà l’opposto contrario: i due si rivelarono totalmente indisciplinati a giocare insieme, pestandosi i piedi ogni volta e senza creare un minimo d’intesa. Il Cagliari, capendo la difficoltà nel farli integrare, si affiderà esclusivamente al suo numero 11, facendo diventare Vitali un semplice rincalzo.

LA MORTE PREMATURA

I sardi chiuderanno la stagione al quarto posto, con Riva che trovò la via della rete in 21 occasioni. In Sardegna Vitali mise insieme un magro bottino di 3 gol, facendo resuscitare il lato più oscuro del suo carattere. Decise così di tornare in quel Vicenza che tanto gli aveva dato. I biancorossi, però, erano totalmente cambiati rispetto agli anni passati e anche Vitali aveva perso quella brillantezza che lo aveva lanciato nella prima esperienza veneta. Il 9 febbraio 1975 la carriera dell’attaccante si frantumò in maniera definitiva per colpa del suo caratteraccio: il Vicenza perse 3-0 all’Olimpico contro la Lazio e Vitali perse completamente la testa, spintonando e aggredendo l’arbitro Branzoni, protagonista di alcune decisioni rivedibili. Ma comunque, il gesto folle commesso dall’ex Cagliari e Fiorentina non ammetteva scuse. L’espulsione gli costò dal giudice sportivo ben 8 turni di squalifica, successivamente ridotti a 6.

A fine stagione il Vicenza retrocesse in Serie B dopo 20 anni. Lo spregevole episodio contro la Lazio emarginò, di fatto, Vitali dai radar del grande calcio. A 31 anni il suo fisico stava mollando, ma soprattutto la testa non gli permetteva di fare un’altra esperienza di livello. Il giocatore decise di tornare a giocare a casa sua, in Serie D alla Centese per la stagione 1976-77. La sera del 26 agosto 1977 successe un tragico incidente. Alessandro Vitali e il suo amico Giorgio Lazzari, andarono a cena con amici in un ristorante di San Giovanni in Persiceto. Presero in prestito la macchina dell’amico Arrigo Fazzioli, un’Alfa Romeo 2000, per andare ad accompagnare a casa due ragazze.

Sulla via del ritorno, alle 2.15 di notte, dopo una curva sulla destra, l’auto uscì di strada andando a sbattere violentemente contro dei platani (alberi). Vitali e l’amico vennero scaraventati fuori dall’abitacolo, morendo entrambi sul colpo. Finì dunque in maniera tragica la vita di Alessandro. Un calciatore che aveva illuso per un attimo l’Italia e che non è riuscito a fiorire del tutto. Un precoce talento mancato, cannoniere per una stagione, che pagò un temperamento troppo schizzinoso per mantenere certi livelli. Insomma, più lussuria che purezza.

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