Agustin Pagola Gomez, il difensore basco che divenne una spia sovietica!

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AGUSTIN PAGOLA GOMEZ, DA CALCIATORE A SPIA SOVIETICA

Fuggire dalla Spagna per salvarti la vita dalla Guerra Civile per poi diventare una spia sovietica e tradire il tuo paese natale. Se ve lo state chiedendo, Agustin Pagola Gomez è l’identikit che fa per voi. Nato il 18 novembre 1922 nei Paesi Baschi, Agustin fin da piccolo mostrò una notevole abilità col pallone suscitando una speranza positiva nel fatto che potesse diventare un grande giocatore. Speranza che venne dissolta il 17 luglio 1936 con l’inizio della Guerra Civile spagnola tra le forze nazionaliste e quelle del governo della Repubblica, sostenuta dal fronte popolare. All’età di 15 anni Pagola Gomez era divenuto uno dei “ninos de Rusia“, ovvero bambini e ragazzi che il Bando Republicano si era incaricato di abbandonare in Unione Sovietica in modo da sottrarli alla fame e alle bombe franchiste.

Il giovane calciatore alloggiò nella casa de ninos di Obninsk, una delle più grandi di tutta l’URSS, venendo nominato subito come capitano della rappresentativa di calcio dei giovanissimi esiliati baschi. Quando la situazione si incominciò a calmare, Pagola Gomez si spostò a Mosca per studiare ingegneria, senza abbandonare quel gioco del calcio di cui era follemente innamorato. Nel football sovietico debuttò con la maglia del Krasnaya Roza, mostrando le sue grandi doti da difensore centrale qual era. Poi, nel 1946 passò al Krylia Sovetov, dove restò soltanto una stagione. Il grande salto lo fece l’anno successivo, quando la sua carriera spiccherà il volo una volta accasatosi alla Torpedo Mosca, squadra della sua vita in cui rimarrà per ben nove anni. Nei bianconeri il basco diventò una colonna inamovibile nonché grande capitano e leader.

Con i moscoviti vinse due coppe nazionali (nel 1949 e nel 1952) segnalandosi anche come uno dei migliori difensori di tutto il campionato. Agustin era talmente forte e affidabile tanto da guadagnarsi la convocazione nella nazionale sovietica, che aveva partecipato alle Olimpiadi di Helsinki del 1952. Oltre ad essere un comandante serio e di grande temperamento del reparto difensivo, il basco si rivelò molto più di un semplice calciatore.

LA VITA DA POLITICO

Negli anni in cui studiava ingegneria, Pagola Gomez, parallelamente, aveva maturato una forte coscienza politica scoprendosi in un secondo momento fervente comunista. La sua casa di Mosca, infatti, diventò uno dei centri nevralgici dei rifugiati spagnoli nella quale era facile incontrare personaggi di spicco della sinistra spagnola. Tra queste Dolores Ibarruri, detta la “pasionaria”. Per questo, quando nel 1956 il governo di Franco decise di concedere il rimpatrio degli esiliati baschi, il PCUS (Partito Comunista dell’Unione Sovietica) pensò a Pagola Gomez come personaggio da “infiltrare” nel cuore della Spagna franchista. D’altronde era una mossa che non poteva destare sospetti visto che Agustin era ancora un calciatore in piena attività, e un suo ritorno in Spagna poteva essere visto come una semplice questione di calciomercato.

Tutto faceva presagire ad un qualcosa di credibile. Il lavoro da spia il calciatore l’aveva accettato senza troppi clamori. Il 22 ottobre del 1956 Pagola Gomez, la moglie Carmen e il fratello Josè sbarcarono dalla nave Crimea con altri 460 esuli. L’obiettivo del PCUS era quello di usare il calciatore per ottenere la riorganizzazione del partito comunista a Madrid. Il 12 dicembre del ’56 la DGS (Direccion General de Seguridad), lo interrogò, scrivendo nel proprio rapporto che Gomez “durante il suo soggiorno in Russia è stato un giocatore di calcio della Torpedo Mosca. Apparentemente è in attesa dell’autorizzazione della FIFA per trasferirsi all’Atletico Madrid”. I Colchoneros, dal canto loro, vollero testare le condizioni di Agustin in una amichevole l’8 di dicembre contro il Fortuna Dusseldorf.

Il difensora aveva 34 anni e una carriera decisamente finita, infatti la sua prestazione fu talmente incolore da non convincere la dirigenza dell’Atletico a tesserarlo. Gomez tornò così nei Paesi Baschi per iniziare una vita da allenatore di una formazione di terza divisione, il Tolosa, dove allenerà anche Periko Alonso, padre di Xabi. L’attività sportiva si rivelò una mera copertura; tra una partita e l’altra Agustin rimise in piedi la struttura del PCE-EPK, il partito comunista basco, e nel 1960 fu nominato Secretario General Provisional.

L’ARRESTO DI PAGOLA GOMEZ

La sua carriera politica crebbe sempre di più divenendo troppo importante per sfuggire ai servizi segreti franchisti, che peraltro lo seguivano attentamente fin dai tempi del rientro in patria. Nel 1961, dopo non essersi presentato a Madrid per rispondere a delle accuse di attività sovversiva, Gomez venne catturato a San Sebastian e trasferito nel carcere madrileno di Carabanchel, la più brutta prigione del regime. La spia sovietica, in quel posto orribile, fu torturato da agenti incaricati di ottenere i nomi degli altri dirigenti del Partito . Ma il basco si rivelò un duro e tutti i tentativi di fargli male non ebbero successo. Tuttavia, i franchisti non avevano considerato che Pagola Gomez fosse diventato una personalità di spicco nell’Unione Sovietica; infatti, dopo il suo arresto si sollevò una protesta che finì per coinvolgere vari paesi europei del blocco occidentale, con la Francia in prima linea.

Le pressioni si fecero talmente forti da costringere il regime a rilasciarlo. Una volta libero Agustin emigrò in Sudamerica, operando con varie identità segrete in Venezuela per conto del KGB. L’ostacolo più grande si materializzò sette anni più tardi con uno scontro tremendo. Il 5 gennaio 1968 fu il giorno in cui iniziò la Primavera di Praga, mentre il 20 agosto successivo l’Unione Sovietica di Breznev decise di inviare le truppe. Santiago Carrillo, segretario del PCE, condannò l’invasione delle truppe con il Patto di Varsavia, iniziando in quel momento la sua politica. Pagola Gomez provò grande orrore per tutto il polverone che stava venendo fuori ma comunque non voltò mai le spalle all’URSS. Non si scordò il fatto che il paese sovietico gli aveva dato una casa, un’istruzione, un lavoro e una certa carica politica.

Così, nel 1969 l’ex difensore tornò in Europa diventando uno dei cinque dirigenti del PCE a votare contro la mozione di Carrillo. Una volta appiattitosi sulla posizione del segretario generale, Agustin venne espulso definitivamente dal Partito. Il basco non si perse d’animo, anche perchè non era intenzionato a perdere senza almeno combattere.

LA MORTE PRECOCE DELLA SPIA PAGOLA GOMEZ

Nel 1970 fondò con Eduardo Garcia Lopez il Partido Comunista de Espana, ultimo partito marxista-leninista rimasto del paese. Il primo atto degli scissionisti fu la messa al bando di Santiago Carrillo “per alto tradimento della causa comunista”. Il destino fu poco benevole per l’ex capitano della Torpedo Mosca, visto che rimase pochissimo alla guida del suo giocattolo. Un giorno si ammalò gravemente decidendo di fare ritorno a Mosca, la sua città di elezione dove si trovava la famosa Piazza Rossa che tante volte aveva percorso. La spia sovietica morì definitivamente il 16 dicembre 1975 venendo seppellito nel cimitero Donskoi, dove riposa tuttora.

Due giorni più tardi toccò anche a Francisco Franco. Per quanto riguarda gli altri protagonisti, nel 1976 Santiago Carrillo tornò in Spagna senza il permesso del PCUS. Questo fece consumare definitivamente un tradimento iniziato quasi 10 anni prima che portò alla scomparsa della sinistra comunista spagnola. Ciò che rimane è la figura di Pagola Gomez, che quasi inconsciamente si è ritrovato a ricoprire il ruolo del nemico contro il suo paese. I risultati non potevano che essere deleteri.

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