Wynton Rufer, il leggendario fuoriclasse neozelandese col mito di Pele’

Wynton Rufer

Nominato miglior calciatore dell’Oceania nel XX secolo, Wynton Rufer è stato un grande attaccante. Talento precocissimo, ha partecipato al Mondiale 1982 con la sua Nuova Zelanda e ha avuto una lunga carriera nel calcio europeo. I suoi migliori momenti li ha vissuti in Germania, vestendo la maglia del Werder Brema nell’era d’oro di Otto Rehhagel!

WYNTON RUFER E IL MITO DI PELE’

“Rufer era un calciatore straordinario, veloce e intelligente. La sua abilità realizzativa era impressionante e in definitiva ha dato al calcio molto più di quanto ha ricevuto”

Otto Rehhagel, grande allenatore tedesco che ha guidato il Werder Brema ai fantastici risultati di inizio anni 90, si è espresso così sull’attaccante neozelandese. Una descrizione breve ma alquanto indicativa, che fa comprendere la grandezza di un giocatore forse troppo poco conosciuto per quello che invece ha fatto sui campi da gioco. Champions League 93-94: per intenderci, l’edizione della mitica finale in cui il Milan di Capello asfaltò la presunzione di Cruijff e del suo Barcellona. Al termine della competizione, la classifica cannonieri è alquanto eloquente. In testa, con ben 8 reti realizzate, ci sono due giocatori: uno fa il difensore (Ronaldo Koeman) e l’altro è proprio Wynton Rufer, un neozelandese. Patria del grande rugby e della leggenda degli All Blacks, ma anche dello squash e del poco conosciuto zorbing. Certamente non del calcio.

Eppure, il pallone è sempre stato il tema principale della famiglia Rufer. Padre svizzero, immigrato in Nuova Zelanda negli anni 50 e sposatosi con una donna del posto, da cui poi sono nati 3 figli, di cui due maschi. Wynton e il fratello trascorrono ore a giocare in giardino, spesso proprio insieme al papà Arthur. L’abitudine vuole che lo stesso Wynton si metta in borda e venga letteralmente bombardato dagli altri due, mostrandosi di essere, però, un promettente portiere. Nei momenti della giornata in cui invece è solo, palleggia per ore. Fa numeri d’alta scuola e cerca di emulare il suo idolo assoluto: il brasiliano Pelè. Ha il suo poster in camera e, per quanto possibile, cerca di non perdersi una sola partita del Brasile trasmessa dalle tv locali. Durante gli anni, arriva perfino a farsi cucire dalla mamma il nome “Pelè” sulla divisa della squadra della scuola.

UN TALENTO PRECOCISSIMO

Intanto, mentre il suo amore per il brasiliano diventa viscerale, crescono anche le abilità tecniche di Rufer. A soli 9 anni, riesce a eseguire tranquillamente oltre 500 palleggi. A 13 è talmente più forte degli altri che il suo allenatore decide di toglierlo dai pali, ritenendo uno spreco relegare in porta un simile talento. Wynton, con la sua immancabile maglia con inciso Pelè, si sposta in avanti e diventa un giocatore davvero di prospettiva. Anche il fratello Shane non se la cava affatto male e così il papà li fa entrare nel settore giovanile dello Swiss Club, una formazione locale di immigrati elvetici in cui milita anche lui stesso. Successivamente, entrambi passano allo Stop Out e, infine, fanno il grande passo al Wellington Diamond United. Le ottime prestazioni, portano i due fratelli Rufer a volare in Inghilterra per sostenere un provino con il Norwich.

E’ il 1981 e tutto sommato, i due neozelandesi se la cavano piuttosto bene. Vengono inizialmente aggregati alla squadra riserve, dove Wynton segna con una buona continuità. Il problema è che, scaduto il periodo di prova, i due ragazzi non riescono a ottenere il permesso di soggiorno per via dell’ancora scarso curriculum calcistico e vengono rispediti in patria. La successiva e breve esperienza è con il Miramar Rangers ma intanto per Wynton Rufer si sono aperte le porte della Nazionale. E’ un talento talmente puro che il CT John Adshead decide di buttarlo nella mischia a soli 18 anni. L’obiettivo è quello di provare una clamorosa qualificazione a Spagna ’82. Nelle gare decisive contro Kuwait e Arabia Saudita, Wynton segna per 3 volte, zittendo anche quella parte di critica che lo riteneva ancora acerbo e preferiva dare spazio ai vari dilettanti del Paese.

WYNTON RUFER E LA STORICA PARTECIPAZIONE AL MONDIALE

Le due sfide contro le compagini arabe hanno permesso alla poco blasonata Nuova Zelanda di qualificarsi al playoff decisivo per andare in Spagna. I Kiwi devono sfidare la Cina in uno spareggio giocato sul neutro di Singapore nel gennaio del 1982. Dinanzi a 60 mila spettator, il giovane Rufer è trainante. Chiuse la gara con un gol da vero bomber. Il 2-1 finale permette agli All Whites, come viene soprannominata la nazionale neozelandese di calcio, di qualificarsi per la prima volta nella storia ad un Mondiale. Wynton diventa una vera star, facendo ricredere tutti e dando adito al CT Adshead, che in barba alle critiche e alle pressione, si era affidato ad un ragazzino semisconosciuto. Ovviamente, il cammino mondiale dei Kiwi non sarà entusiasmante ma questo era ampiamente pronosticabile già al momento del sorteggio.

Inseriti in un vero e proprio girone di ferro con Brasile, Scozia e URSS, gli uomini di Adshead fanno ciò che possono ma rimediano 3 goleade. La più grande fonte di gioia, almeno per Wynton Rufer, però, arriva al termine del match contro il Brasile, perso per 4-0 all’ultima giornata del raggruppamento. L’attaccante di origini svizzere è appena rientrato negli spogliatoi assieme ai suoi compagni quando qualcuno bussa alla porta. Per la sua incredulità, l’ospite è Pelè. Il suo assoluto idolo di infanzia, infatti, si è recato personalmente nella stanza per complimentarsi con i neozelandesi per l’impegno e per la grande impresa di essere arrivati fino a lì. Archiviata la parentesi storica del Mondiale, intanto, per Rufer inizia un’altra pagina importantissima della sua carriera. Dalla stagione seguente, infatti, gli si aprono finalmente le porte del calcio europeo.

GLI ANNI DA BOMBER IN SVIZZERA

Sia Shane che Wynton Rufer sono stati ingaggiati dallo Zurigo. Per loro, oltre che confrontarsi finalmente con il calcio che conta, è anche l’occasione di imporsi nella terra che diede i natali al padre. Il club elvetico è reduce da un vero e proprio periodo d’oro, il migliore della propria storia. Ha vinto 7 scudetti e 5 coppe nazionali nelle precedenti stagioni. L’acquisto di Wynton Rufer viene visto come il tentativo di migliorare ulteriormente la squadra. Il suo impatto è notevole, arrivano numerosi gol, è l’idolo dei tifosi locali e la formazione zurighese si mantiene su ottimi livelli, ma non vince trofei. La stampa svizzera lo etichetta come una vera star ma, di pari passo, iniziano ad emergere anche alcuni lati oscuri della sua professionalità. Wynton, infatti, non è del tutto insensibile alla vita notturna.

Diventa un assiduo frequentatore dei locali di Zurigo, mostrando anche una notevole passione per il bicchiere. Le controversie, nei seguenti 4 anni, diventano numerose e il rapporto di stima con la piazza inizia a logorarsi. A rompere definitivamente l’equilibrio tra le parti, arrivano anche le numerose convocazioni in Nazionale, un palcoscenico a cui l’attaccante proprio non vuole rinunciare. Wynton parte ad ogni chiamata, anche per prendere parte alle più insignificanti amichevoli. Così, con il feeling ormai ai minimi termini con la dirigenza, il Kiwi viene inserito nella lista dei trasferimenti nell’estate del 1986. Il suo rendimento nel calcio svizzero, però, è stato fino a quel momento molto alto e quindi il ragazzo non fatica a trovare una nuova destinazione. Ottmar Hitzfeld, infatti, lo considera il vero e proprio rinforzo per il suo Aarau.

IL “TRADIMENTO” DI WYNTON RUFER ALLO ZURIGO

Nei due anni sotto la guida di un grande tecnico come Hitzfeld, Rufer continua a mostrarsi un ottimo attaccante. Mette a segno 31 reti ma il bottino non è sufficiente a regalare titoli al club. Così, quando l’allenatore si trasferisce al Grasshopper e lo vuol portare con sé, Wynton non ha dubbi. Si trasferisce nel club rivale dello Zurigo, l’altra faccia della città. E’ un vero affronto per i tifosi zurighesi, che lo etichetteranno come traditore. In biancoblù, il neozelandese vi resta una sola annata ma è di livello eccezionale. Ormai è un attaccante acclamato anche a livello continentale. Sulle tribune dello stadio siedono spesso osservatori di club ben più blasonati. Segna 18 gol in campionato, vince una Coppa di Svizzera e sembra ad un passo dal trasferirsi alla Lazio.

Alla fine, però, Wynton Rufer viene ingaggiato dal Werder Brema. Decisiva, ai fini della conclusione positiva della trattativa, risulta l’opera di convincimento di Otto Rehhagel. Il tecnico, che al Werder sta facendo un lavoro pazzesco, interrompendo l’egemonia del Bayern, è semplicemente stregato dalle sue qualità. Durante uno dei loro primi incontri, gli chiede “perchè non giochi nel Real Madrid?“. L’allenatore sape che la tecnica imperiosa e la capacità di spaziare sul campo del neozelandese possono essere devastanti nel campionato tedesco e così sarà. La coppia offensiva con Klaus Allofs è diventata una delle più temibili del paese grazie ad un’intesa micidiale. Rufer trascina i suoi a suon di gol e per lui si spende perfino un certo Franz Beckenbauer, che lo definisce il miglior attaccante della Bundesliga.

GLI ANNI D’ORO A BREMA

Nel secondo anno in forza al Werder, Rufer è il trascinatore della squadra anche in Europa. I tedeschi fanno un cammino meraviglioso nella Coppa delle Coppe 91-92 spingendosi fino alla finalissima contro il Monaco. Una compagine, quella francese, davvero fenomenale. Guidata in panchina da Wenger, annovera tra le proprie fila elementi pazzeschi come Djorkaeff, Thuram, Weah o Petit. Nonostante la forza dell’avversaria, però, il Werder riesce a fare la storia. Risulta decisiva proprio la coppia d’attacco di Rehhagel. Allofs sblocca il match mentre Rufer la chiude in una delle giocate che lo hanno reso tipico in terra teutonica. Il bomber, infatti, si è costruito la fama di essere praticamente infallibile nelle situazioni di uno contro uno col portiere, dopo aver attaccato lo spazio in profondità. In quelle occasioni, i suoi micidiali diagonali risultano vincenti quasi sempre.

Il successo europeo è una grande consacrazione ma la banda terribile di Rehhagel non ha alcuna intenzione di fermarsi. L’anno seguente, anche grazie ai 17 gol di Rufer, il Werder vince il titolo e si guadagna la chance di partecipare alla Coppa dei Campioni. La squadra tedesca sfiora la qualificazione alla semifinale, venendo eliminata nel girone da Milan e Porto nonostante il rendimento elevatissimo di Wynton Rufer. Il Pelè d’Oceania, come detto ad inizio articolo, ha messo a segno ben 8 reti, laureandosi capocannoniere del torneo assieme a Koeman. Ma ormai il cannoniere deve iniziare a fare i conti con la carta d’identità che sta superando i 30. E’ al crepuscolo della carriera e decide di andare a monetizzare negli ultimi anni, ritenendo di aver ormai dato il meglio.

IL RITIRO, L’INFARTO E LA RIPRESA

Wynton Rufer, a metà degli anni ’90, si trasferisce in Giappone, firmando con lo JEF United. In quella fase, il calcio nipponico sta tentando di guadagnare credibilità e di far crescere il livello del proprio campionato. Arrivano grandi campioni, spesso sul viale del tramonto. Ci sono calciatori come Schillaci, Protasov o Zico. Rufer vi resta un solo anno e segna la bellezza di 25 gol. Tutto sommato sta bene fisicamente e quando riceve la chiamata del suo mentore Rehhagel, che lo vuole con se al Kaiserslautern, proprio non ce la fa a dire di no. Il club, infatti, era retrocesso in Seconda Divisione e si presenta ai nastri di partenza col solo obiettivo di tornare in Bundesliga. Il rendimento di Rufer non è del tutto indimenticabile.

Il neozelandese non è più quello di un tempo. Aiuta il club con la sua esperienza più che con le prestazioni e i 4 gol non sono un bottino da urlo. In ogni caso, il Kaiserslautern ottiene la promozione e la festa coincide anche con l’addio definitivo di Rufer al grande calcio. Il centravanti torna in patria per disputare le ultime stagioni, ritirandosi a 40 anni suonati. Assieme al fratello Shane, apre una scuola calcio nel tentativo di far crescere talenti ma, soprattutto, di espandere la passione del calcio in una terra bagnata dall’amore per la palla ovale. Negli anni, si ricicla anche come allenatore. Guida un paio di formazioni locali, ha anche un’avventura da CT della Papua Nuova Guinea.

Nel 2019, poi, viene colto improvvisamente da un infarto mentre si sta recando a vedere una partita di basket. Viene salvato da un passante, che gli applica le manovre di primo soccorso in attesa dell’arrivo dei medici. Superata la paura, riesce a riprendersi dopo una lunga riabilitazione e torna a insegnare calcio, come faceva suo campi. In Nuova Zelanda, di talenti simili, non ne sono mai più nati, anche se ora Wynton ha un nipote, Alex (figlio di Shane) che milita in Nazionale! Giusto per continuare a tenere alto l’onore della famiglia anche se raggiungere il livello dello zio è praticamente impossibile. Un attaccante straordinario che, probabilmente, se fosse nato altrove sarebbe stato ricordato con maggiore grandezza!

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