Vic Kasule, la folle ala scozzese dal cannone al posto del piede destro!

Vic Kasule

Ala destra scozzese ma di origini ugandesi, Vic Kasule ebbe una carriera nettamente inferiore alle aspettative. Una testa calda, capace di cacciarsi nei guai a più riprese, specialmente nella sua avventura allo Shrewsbury Town, in Inghilterra. In seguito alle tante bravate e ai numerosi infortuni, si ritirò a soli 29 anni, non prima di aver giocato in 4 differenti Paesi in un anno solare!

VIC KASULE, IL TALENTO SPRECATO DEL CALCIO SCOZZESE

” Sulla fascia destra è come un’auto blindata con un cannone al posto del piede!

Così il quotidiano The Guardian descriveva questo calciatore scozzese di origini ugandesi. Ala dal fisico imponente, capace di reggere il confronto atletico praticamente con qualunque avversario ma anche di far male con un piede destro esplosivo. Abile tecnicamente, veloce, fantasioso. Insomma, Victor Peter Kasule, per gli amici semplicemente Vic, aveva tutto per sfondare se non avesse avuto una testa matta, ma che più matta non si può. Nato e cresciuto a Glasgow, il buon Vic era figlio di un zoologo ugandese (poi defunto) e di un’insegnante scozzese. Insomma, almeno stando alle sue origini, non aveva certo il background del ragazzaccio.

Probabilmente, essendo giunta quando Kasule aveva soli 15 anni, la dipartita del padre può sicuramente rappresentare una valida motivazione per tutti gli eccessi e le bravate di cui si rese protagonista. Mentre si contraddistingueva come un buon studente, tanto da iscriversi all’Università, Vic iniziò a mostrare lampi di classe anche col pallone tra i piedi. A Glasgow, secondo una legge non scritta, si ritiene che se non militi con Celtic o Rangers non sei nessuno. Basandosi su questa affermazione, piuttosto semplicistica, Vic apparteneva proprio alla categoria dei “nessuno”. La sua squadra, infatti, era l’Albion Rovers, club che rappresentava la piccola cittadina di Coatbridge, a circa 13 km da Glasgow.

L’ADDIO AI ROVERS E ALL’UNIVERSITA’

Militanti in Seconda Divisione, i The Wee Rovers si fecero conoscere proprio nella prima metà degli anni ’80 grazie alle giocate di Kasule e del compagno Bernie Slaven. I due divennero presto gli idoli della folla, che apprezzava le loro qualità tecniche, ben sopra la media del resto della rosa, e, soprattutto, la loro spensieratezza. Dopo un’ottima stagione di esordio, a soli 17 anni, l’ala destra contribuì alla costante crescita dell’Albion. Il parere generale, specialmente da parte dei tifosi, era che fosse proprio quel ragazzo di origini ugandesi a tenere alta la bandiera della loro squadra con la sua classe. Si rese protagonista di quello che tutt’oggi viene considerato come il gol più bello nella storia del club. Un mitico colpo di testa in tuffo da fuori area contro l’Alloa nella vittoria per 4-1.

Vic Kasule divenne talmente popolare a Coatbridge che alcuni fans della squadra, che avevano la passione per la musica, fondarono una band che prese il suo nome. Curiosamente, però, l’Albion ottenne la promozione in Seconda Divisione quando ormai Kasule aveva lasciato il club. Il trasferimento avvenne nel mese di ottobre del 1986. Vic aveva già disputato 9 partite del nuovo campionato con l’Albion quando il Meadowbank Thistle si trovò alle prese con un problema di non poco conto. Il Newcastle, infatti, acquistò a stagione iniziata uno dei loro migliori elementi, Darren Jackson. Costretti a sostituirlo in fretta e furia, i dirigenti del club di Livingston virarono proprio su quel promettente esterno d’attacco di 21 anni, del quale si diceva un gran bene.

LA PARENTESI A LIVINGSTON DI VIC KASULE

Pagato 28 mila sterline, Vic ebbe un impatto formidabile con la nuova realtà. Subito spedito in campo, si fece apprezzare con le sue 7 reti in 35 partite. Allo stesso tempo, però, il suo arrivo aprì una sgradevole parentesi a sfondo razziale. Inavvertitamente, alla base di ciò, c’erano proprio i sostenitori del Meadowbank. Non abituati ad avere un calciatore di colore tra le loro fila, i tifosi gli dedicarono un coro particolare (“I miei capelli sono neri e lanosi“). Quello che doveva essere un omaggio affettuoso ad un loro idolo, fu però ripreso e camuffato in maniera offensiva dai tifosi delle squadre avversarie. Per tutta la sua parentesi a Livingston, gli ripugnanti cori lo accompagnarono in ogni trasferta.

Le due stagioni nel club di Vic furono alquanto ricche di soddisfazioni. Il primo anno si concluse con una promozione in Seconda Divisione. Nel campionato seguente, il Meadowbank si piazzò subito nelle zone alte della graduatoria. Proprio a metà stagione, però, la squadra fu privata di Kasule, che era uno dei migliori elementi della rosa. Il ragazzo, infatti, ricevette un’importante offerta dallo Shrewsbury Town, club inglese che militava in Seconda Divisione. Vic non ci pensò su due volte e la ritenne una grande opportunità. Lasciò l’Università di Glasgow, che stava continuando a frequentare con buoni risultati, e si trasferì in una cittadina che segnò profondamente la sua vita.

L’ARRIVO ALLO SHREWSBURY TOWN E LE TANTE BRAVATE IN CAMPO

Il colpo Vic Kasule fu anche piuttosto economico per la dirigenza inglese. Nonostante l’ottima parentesi a Livingston, il suo cartellino non subì particolari rialzi e fu pagato 35 mila sterline. Per la prima volta, da quando era nato, Vic si ritrovò a vivere completamente da solo e senza l’influenza della famiglia. Per lui fu un fattore determinante, dato che ben presto si fece conoscere per le sue scalmanate azioni, dentro e fuori dal campo. Anche qui divenne in fretta un idolo della tifoseria. Il manager Ian McNeill raccontava di come venisse costantemente fermato per strada dalla gente per sapere se Vic avrebbe giocato titolare il sabato seguente. La folla lo ama, si esaltava per le sue giocate, per i suoi meravigliosi gol, per i suoi prorompenti dribbling. A detta di molti, era il motore assoluto di quella squadra.

Grazie ad una sua prodigiosa fucilata da 30 metri, lo Shrewsbury Town riuscì a battere per 1-0 il Leeds in un match molto sentito. Nell’esultanza, Vic si esibì in una capriola simile a quelle che qualche anno dopo ci regalerà Tino Asprilla. Ricadendo, però, il calciatore scozzese si lussò il dito di un piede e fu costretto a uscire. Lo stesso Vic, a più riprese, smentì la storia dando la colpa ad un presunto fallaccio di un difensore del Leeds. In un’altra occasione riuscì a farsi ammonire per aver cantato una canzone all’arbitro. Accusato di perdere tempo, iniziò una lunga e inutile discussione col direttore di gara. Mentre costui lo invitava in maniera sempre più energica a smetterla, Vic si avvicinò e iniziò a cantare “Give me the night“, pezzo di George Benson. In quella gara, peraltro, il suo club riuscì a battere il Crystal Palace, che vantava calciatori come Wright e Bright.

IL VORTICE DI PERDIZIONE, TRA ALCOL E FOLLIE

Pur al fronte di qualche episodio discutibile sul terreno di gioco, il rendimento di Vic era davvero altissimo. Il calciatore era talmente stimato che il grande John Charles, parlando di lui alla stampa, dichiarò che sarebbe diventato presto un fulcro dell’Inghilterra. Si trattò, ovviamente, di una palese gaffe, dato che Kasule era scozzese e non avrebbe mai potuto difendere i colori dei Three Lions! Tuttavia, la gloria era destinata a scemare e la cosa avvenne anche in tempi piuttosto brevi. Come detto, senza il controllo della famiglia e, soprattutto, senza le tante ore di studio che richiedeva l’università. Vic si trovò con molto tempo libero a disposizione. Strinse solide amicizie, sia con compagni di squadra che con ragazzi del quartiere dove abitava e si fece conoscere come un incallito playboy e un incredibile bevitore di birra e brandy. Di pari passo con le sue folli serate di devastazione, anche il suo spazio in campo iniziò a ridursi.

Il manager McNeill, soprattutto nella stagione seguente, iniziò a metterlo sempre più spesso in panchina. A complicare le cose, ci fu anche il mercato estivo del club, incentrato sul recupero di calciatori di talento ma finiti in un vortice negativo. L’arrivo dei vari Dougie Bell, Steve Pittman e l’ex ala del Liverpool Alan Irvine permise a Vic di crearsi una vera e propria comitiva di sfasciati con cui fare baldoria nei vari locali della città. Soprattutto Pittman si rivelò un folle, tanto che lo stesso Kasule dichiarò che era il diavolo incarnato! I 4, tra l’altro, dividevano casa, rendendosi protagonisti di chiassosi festini che indispettirono gran parte del vicinato. La padrona dell’immobile dichiarò, in seguito, che Vic da solo era un ragazzo malleabile e gestibile ma che con gli altri 3 si trasformava in un pazzo scalmanato.

I 4 DIAVOLI DI SHREWSBURY

Vic e i suoi nuovi amici divennero una presenza fissa nei pub della città. Il calciatore scozzese, inoltre, continuava ad accrescere la sua fama di playboy e non perdeva occasione per vantarsene. Le sue imprese, anche di stampo alcolico, divennero famose per tutta la zona. Divennero frequenti anche le risse scatenate nei locali. Kasule, poi, si costruì anche un’altra etichetta, ben poco gratificante. Sembra, infatti, che quando fosse stracolmo di alcol, avesse l’abitudine di urinare dove capitasse. Questo gli creò enormi problemi, come vedremo più avanti. Ma torniamo alla sua parentesi allo Shrewsbury Town, dove ormai era solo un gran problema per McNeill. Il manager, ormai incapacitato di gestirlo, tentò di improvvisarsi detective privato, con risultati molto scarsi.

Basandosi sulle informazioni di alcuni tifosi, che lo chiamavano anche nel cuore della notte per aggiornarlo sui giri di Vic, il tecnico lo beccò a più riprese in pub e discoteche. Seguirono numerosissime multe e mancate convocazioni che non cambiarono il corso della storia. Anzi, Kasule, nel corso della stagione 89-90, decise di farla veramente grossa. Già in estate il club aveva provato a venderlo in ogni modo, scontrandosi con la volontà di McNeill di dargli una nuova chance. Occasione ovviamente buttata nel cesso con l’incredibile incidente stradale del quale si rese protagonista. Sprovvisto di patente, Vic Kasule rubò letteralmente l’auto del suo compagno di squadra John McGinlay  per andare a comprare alcolici in un negozio all’angolo della strada. Sottovalutando la potenza della macchina, si ribaltò in curva. Multato e costretto a pagare i danni a McGinlay, nonché accusato di trovarsi in giro fuori dall’orario notturno consentito dal club, fu messo sul mercato.

IL RITORNO IN SCOZIA DI VIC KASULE

Seppur a malincuore, Vic fu costretto a lasciare Shrewsbury e i suoi scalmanati amici. La prima tappa fu Darlington ma l’esperienza, in prestito, durò pochissimo. Nonostante un buon inizio, sul piano del rendimento, Kasule fu ritenuto impossibile da gestire dal manager Brian Little. L’accordo temporaneo fu annullato e Kasule fece ritorno allo Shrewsbury Town, ovviamente solo di passaggio perchè ormai nessuno voleva più saperne niente di lui. Quello che solo fino ad un paio di anni prima era un calciatore stimato da tutti, divenne uno dei maggiori indesiderati del calcio inglese. La successiva tappa fu rappresentata dall’Hamilton Academical, club scozzese che militava in Seconda Divisione. Senza neanche aver firmato l’accordo, Vic Kasule si rese protagonista della prima bravata.

Giunse in treno da Shrewsbury, dimenticando i documenti per ratificare il trasferimento. Fu immediatamente rispedito indietro ma con un autista ad accompagnarlo per il fondato timore che si fermasse a fare festa con i suoi amici. Firmato finalmente il contratto, Kasule si presentò con baldanza e promise che si sarebbe guadagnato la convocazione nella Scozia per Italia 90. Un’ambizione praticamente impossibile da raggiungere ma che poteva apparire come un buon auspicio circa le sue intenzioni di dare tutto per la causa. Ovviamente, riuscì nell’intento di deludere tutti rapidamente, facendosi apprezzare solo per alcuni lampi di classe. Ad esempio, in una giornata di grazia totale, siglò una tripletta in una vittoria in rimonta per 3-2 contro l’Airdrieonians. Ben presto, però, le sue stravaganze presero il sopravvento.

LE PATATINE RUBATE AL BAMBINO E LA RISSA A SHREWSBURY

La sua avventura all’Hamilton fu caratterizzata, sostanzialmente, dai suoi sempre più evidenti problemi con l’alcol. Al di là delle solite bravate nei pub, si rese protagonista di due episodi che gli furono fatali. Il primo avvenne in campo, quando pensando di divertire il pubblico, decise di rubare un pacchetto di patatine ad un bambino comodamente seduto in tribuna vicino al papà. Il bimbo scoppiò in lacrime e l’opinione pubblica condannò lo scherzo di cattivo gusto di Vic. Successivamente, ritornò in auge il suo problema di urinare nei luoghi sbagliati. Dopo aver vinto una partita, festeggiò tracannando una quantità mostruosa di birra. Intenzionato a liberarsi, fece pipì nella sala trofei del club. Fu scoperto e messo fuori rosa. Alla base della decisione drastica, c’erano anche i rapporti ormai minimali col manager Morrison, esasperato dai suoi atteggiamenti e dalle lamentele per i ritardi negli stipendi.

Approfittando della situazione di trovarsi fuori dai piani della squadra, Vic Kasule partì alla volte di Shewsbury senza autorizzazione, per prendere parte ad una festa organizzata dai suoi amici. Seduto su un muretto del suo ex quartiere, mentre era intento a bersi 24 lattine di birra, si accorse che un ragazzo aveva rubato una delle sue bevande senza autorizzazione. Ne venne fuori una discussione feroce, col ragazzo che gli lanciò addosso la lattina. Si scatenò una colossale rissa, con tanto di intervento della polizia, che portò il nostro eroe in commissariato. Vic Kasule tentò di spiegar loro che era rimasto tutto il tempo a guardare, senza partecipare attivamente alla scazzottata. Fu messo su un treno per la Scozia e mandato via. L’ennesimo episodio negativo gli costò il definitivo addio all’Hamilton, dopo una bella multa di 4 mila sterline come ringraziamento finale.

LE 4 SQUADRE DI 4 PAESI DIFFERENTI IN UN ANNO

Archiviata mestamente anche la parentesi Hamilton, Vic Kasule si trasferì a stagione in corso in Irlanda del Nord, per firmare con il Portdown. Riuscì a resistere soltanto poche settimane, poiché si intensificarono le voci riguardanti i suoi continui festini nella camera d’albergo che il club gli aveva messo a disposizione. La tappa successiva lo portò in Finlandia, al Jippo. Anche qui si fece conoscere per impresa ben lontane da quelle sportive. Mentre il campo da calcio era sempre più in fondo ai suoi pensieri, si vantò ripetutamente di aver insegnato l’arte del bere ai suoi compagni di squadra più giovani. In estate si ritrovò a Malta per difendere i colori dell’Hamrum Spartans, che lo mise sotto contratto come rinforzo per il primo turno di Coppa Campioni. Così, a 26 anni, Vic ebbe l’onore di esordire nella massima competizione continentale, oltretutto contro una big come il Benfica. Il doppio confronto non ebbe ovviamente storia e si concluse con un complessivo e schiacciante 10-0. Kasule, però, riuscì a giocare in uno stadio prestigioso come il da Luz.

Abbandonata la vetrina europea, il buon Vic aveva ormai poco da chiedere al calcio maltese e ottenne un altro, ennesimo trasferimento. Fu la volta dell’Eire, con il passaggio al Bohemians, club di Dublino. Ormai logorato dai tanti problemi fisici, Kasule iniziava a sentirsi sempre più un ex calciatore. Tentò di tornare in Scozia, firmando con alcuni club dilettantistici ma ormai non riusciva più ad avere un rendimento soddisfacente. Un brutto infortunio al tendine d’Achille, a soli 29 anni, ne chiuse definitivamente la carriera. Nel periodo subito successivo al ritiro, finì nuovamente nei guai per non aver pagato numerose multe, ricevendo una pena di 21 giorni di detenzione. In seguito, è riuscito pian piano a ripulire la sua immagine. Ha trovato lavoro nel mondo delle televendite, si è finalmente laureato e si è fatto una famiglia, salvandosi anche miracolosamente da un incidente in elicottero nel 2013. Tuttavia, non ha mai smesso di rimpiangere gli anni da calciatore, con il suo enorme talento totalmente dilapidato in favore della sua folle vita privata.

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