Stan Bowles, il talento cristallino che si definiva “peggio” di George Best

Stan Bowles

Stan Bowles è uno dei talenti più incompiuti della storia del calcio britannico. Grande classe, fantasia allo stato puro ma anche un personaggio completamente fuori dalle righe, dentro e fuori dal campo. Una caratteristica che non gli ha permesso mai di esprimere a pieno i suoi mezzi. Spesso paragonato a George Best per i suoi eccessi, ha dichiarato di esser stato anche peggio!

STAN BOWLES, QUANDO IL TALENTO NON BASTA

Chi lo ha visto giocare, giura che sia stato un vero e proprio fenomeno. Una di quelle figure, prettamente britanniche, che potremmo definire “miti a metà“. Ben nota, ad esempio, è la vita e la carriera di Robin Friday, che pure ha spesso giocato nelle categorie minori. Stan Bowles, invece, ha militato a lungo in Premier League e perfino in Nazionale, seppur per sole 5 partite. Eppure, sono in tanti a non conoscerlo. Stan era un talento vero, di quelli naturali. Amava disimpegnarsi da centrocampista offensivo e aveva un feeling particolare con il gol, grazie anche al suo mancino educatissimo. Quando aveva voglia, era uno di quelli capaci di farti vincere una partita da solo. Ma il problema principale nasceva proprio qui: quando Bowles aveva voglia?

A più riprese, nel corso della sua carriera, ha dichiarato di essersi annoiato in campo. All’indolenza che ha sempre messo sul terreno di gioco, va necessariamente abbinata una vita privata totalmente sregolata. A chi, durante le interviste, provava a fargli un paragone con George Best, lui giurava di avere un’esistenza ben più incasinata del talento nordirlandese. Con lo stesso Best, peraltro, sviluppò un breve rapporto di amicizia, basato per lo più sulle comuni sbornie colossali al pub. Dopo qualche tempo, però, Stan si rese conto che il socio beveva troppo per i suoi standard e dichiarò “ogni volta che esco dal pub dopo aver bevuto con lui, sbaglio strada“. Troncata la frequentazione di Best, ha però una lunga lista di follie personali di cui “vantarsi”.

GENIO E SREGOLATEZZA

Ma andiamo con ordine. Bowles, come molti ragazzi della sua generazione, iniziò a giocare a calcio per strada. Nel suo gruppo di amici, era chiaramente il più bravo e dotato, anche se vi erano anche Nobby Stiles e Brian Kidd, future stelle dello United. Una fortuna che gli permise di non finire in cattivi giri, abitando in uno dei quartieri più malfamati di Manchester, ossia Moston. Tuttavia, pur non finendo mai per delinquere davvero, Stan a soli 15 anni diventò dipendente dal gioco d’azzardo e dalle scommesse. Al contrario dei suoi amici di infanzia, Stiles e Kidd, che entrarono nelle giovanili dei Red Devils, lui fu preso dal Manchester City. A 19 anni, dopo aver fatto sfracelli a livello giovanile, fu promosso in prima squadra.

L’esordio avvenne in una partita di FA Cup nel 1967 e lui ripagò la fiducia del tecnico Joe Mercer con una doppietta. Il manager, convinto dalla prestazione del ragazzo, lo rischierò nuovamente il week end successivo per la gara di campionato contro lo Sheffield United. Anche in questo caso, Stan Bowles segnò due reti. Tutto rose e fiori? Niente affatto, perchè il City fece presto scoperta delle intemperanze del centrocampista e anche il rapporto con Mercer precipitò rapidamente. Si parla di frequenti scazzottate tra i due, col tecnico che provava inutilmente a inquadrarlo dal punto di vista disciplinare. Inoltre, il club scoprì che il giovane talento fumava oltre 60 sigarette al giorno, beveva, scommetteva di azzardo e amava far tardi la notte.

L’ADDIO INEVITABILE AL CITY

Dopo soli 3 anni, al Manchester City nessuno voleva sapere più nulla di Bowles. I suoi comportamenti avevano stancato l’intera dirigenza, lo staff e gran parte della rosa. Il calciatore fu venduto e finì al Bury, dove si comportò addirittura peggio e giocò solo 5 gare. A 21 anni, la sua carriera sembrava già destinata a fare la fine di quella di Robin Friday. Rimasto svincolato, decise di ripartire dalla quarta serie, firmando un contratto annuale con il Crewe Alexandra. Sfruttando anche il livello tecnico più basso del campionato, Stan mise a segno ben 18 gol, che però non furono sufficienti ad ottenere la promozione.

Le prestazioni esaltanti di Bowles, però, non passarono inosservate e il Carlisle United lo prelevò per l’irrisoria cifra di 12 mila sterline, permettendogli di salire in Seconda Divisione. Qui, Stan fece sfracelli, giocando alla grande e portando la squadra al quarto posto con i suoi 13 gol da centrocampista. I problemi arrivarono al termine della stagione, quando il tecnico Ian MacFarlane lasciò la panchina. Quest’ultimo era stato fondamentale per l’ottima stagione di Stan Bowles. Pur conoscendone i vizi e il carattere complicato, gli aveva sempre permesso di essere se stesso, con il patto però di risultare decisivo in campo.

Un compromesso che, invece, non fu minimamente accettato dal successore di MacFarlane, Alan Ashamn. Gli screzi tra lui e Stan furono immediati, il centrocampista capì la mal parata e chiese immediatamente la cessione. Fu la scelta migliore di tutta la sua carriera. Lasciato il Carlisle, club che comunque lo aveva rilanciato, Bowles si accordò con il QPR. Iniziò il periodo di militanza più lungo con una maglia e anche il più redditizio, seppur “macchiato” dalle solite intemperanze. Ci volle un assegno di oltre 100 mila sterline per sbloccare la trattativa e portarlo in una squadra che ambiva alla promozione in Prima Divisione.

GLI ANNI D’ORO DI STAN BOWLES AL QPR

Ancora oggi, a distanza di anni e anni, Stan Bowles è considerato uno dei calciatori  più forti ed amati ad aver mai vestito la maglia del Queens Park Ranger. Immediatamente messo al centro del progetto, il centrocampista deliziò tutti con le sue giocate. Il tecnico Gordon Jago costruì la squadra attorno a lui e ottenne la promozione in Prima Divisione con una giornata di anticipo. All’ultima giornata, tuttavia, Stan si rese protagonista di una delle sue sceneggiate censurabile. In programma, c’era un match contro il Sunderland, che proprio pochi giorni prima aveva vinto la FA Cup. I padroni di casa esposero a bordo campo, su di un tavolino, il prestigioso trofeo appena vinto.

Una manifestazione che, evidentemente, infastidì Bowles. Durante la partita, il calciatore di Manchester entrò improvvisamente in possesso del pallone e lo calciò violentemente contro la coppa, facendola cadere a terra. L’episodio gli fece rischiare un vero e proprio linciaggio, col pubblico che lo insultò ripetutamente e gli avversari che provarono a farsi vendetta. A fine gara, Stan fu scortato negli spogliatoi. A chi gli chiese il motivo di quel brutto gesto, risponderà, senza peli sulla lingua:

“Volevano le mie palle nei loro panini, maledetti cavernicoli del Tyne and Wear. Mi stavo annoiando e così li ho umiliati ancora: uno di loro fu espulso per un’entrata omicida su di me, poi realizzai una doppietta. Aspettai il portiere sulla riga dopo averlo dribblato e quando lui si buttò alla disperata per smanacciare il pallone fuori, lo toccai appena e realizzai il mio secondo gol. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: i tifosi completamente impazziti si riversarono in campo. Mi volevano uccidere, ma fortunatamente sono fuggito in tempo negli spogliatoi. Che cazzo, volevo solo divertirmi un po’! Non andai mai più a Sunderland, ogni volta che arrivava la partita mi inventavo un infortunio”.

L’ESORDIO IN NAZIONALE

La prima grande stagione di Stan al QPR aveva permesso al club di tornare in Prima Divisione. La neopromossa squadra del presidente Jim Gregory puntava ovviamente alla salvezza ma le cose andarono decisamente meglio. Anche e soprattutto grazie all’apporto di Bowles, gli Hoops chiusero con un ottimo ottavo posto. Il centrocampista giocò talmente bene che a fine anno arrivò un riconoscimento inaspettato ma del tutto gradito: la prima convocazione in Nazionale. Il CT Alf Ramsey lo chiamò per una partita a Lisbona contro il Portogallo, facendolo anche debuttare. Poco dopo, nella seconda presenza con i Three Lions, siglò la sua prima e unica rete internazionale contro il Galles. L’idillio tra lui e il commissario tecnico inglese durò però decisamente poco.

Al seguito di una forte lite, con tanto di immancabile scazzottata, Stan Bowles fu escluso dalla Nazionale, almeno per un periodo. Si consolò disputando un’annata 74-75 magica con il suo QPR. Agli ordini del nuovo allenatore Dave Sexton, la squadra arrivò seconda praticando un grande calcio, secondo i nuovi dettami che arrivavano dall’Olanda. A dire il vero, la stagione sarebbe potuta anche terminare con un clamoroso scudetto se non fosse stato per una sconfitta contro il Norwich a 3 giornate dal termine che permise al Liverpool di prendere la vetta.  Tornò in Nazionale nel 1976, dopo che Ramsey fu sostituito da Don Revie. Prese parte a 3 match di qualificazione ai Mondiali ma non brillò mai e chiuse definitivamente la sua avventura con l’Inghilterra. Da ricordare la sua presenza in una partita contro l’Italia, abilmente marcato e picchiato da Claudio Gentile!

IL PASSAGGIO AL NOTTINGHAM FOREST

Gli anni d’oro del QPR erano però destinati a terminare. Il club londinese aveva profuso il suo massimo sforzo nel tentativo di vincere il campionato 75-76. Negli anni seguenti, il rendimento andò via via scemando e quella macchina perfetta che aveva fatto parlare di sè tutta l’Inghilterra, divenne solo un bel ricordo. Il progressivo calo portò ad una retrocessione incredibile nel 78-79. Dopo 7 anni, 255 presenze e ben 70 gol, Stan Bowles prese la decisione di lasciare Londra e cercare una nuova avventura. La chiamata fu del tutto prestigiosa, visto che arrivò niente poco di meno che dal Nottingham Forest, Campione d’Europa in carica. A volerlo, fu Peter Taylor, il famoso assistente “tattico” di Brian Clough.

Nei suoi piani, il talentuoso mancino di Stan avrebbe portato imprevedibilità a tutta la manovra. Una considerazione tecnica che sicuramente poteva starci ma che non aveva tenuto conto del carattere burrascoso del ragazzo. Che infatti, dopo pochi  mesi, iniziò a scontrarsi frequentemente con Clough. Un rapporto che si logorò immediatamente e portò all’esclusione del centrocampista nella parte finale della stagione. Il culmine della vicenda avvenne alla vigilia della seconda finale di Coppa dei Campioni, che avrebbe opposto il Nottingham al Real. Appreso di esser finito in panchina, Bowles diede di matto e non si presentò all’appuntamento per la partenza, preferendo una notte brava delle sue. Negli ultimi anni di carriera, iniziò una rapida discesa nelle categorie inferiori.

GLI ULTIMI ANNI DI CARRIERA DI STAN BOWLES

La stagione seguente, Stan Bowles giocò in 2°divisione con il Leyton Orient. Durante questa avventura, si sposò con quella che era la sua storica amante. Successivamente, chiuse con un triennio in 3°divisione con il Brentford prima di dire basta. Ebbe modo di divorziare e di sposarsi di nuovo (in tutto lo fece 3 volte), di diventare brevemente vice allenatore del club e poi anche del QPR. Poi si farà arrestare per un tentativo di truffa, farà da commentatore televisivo e chiederà un sussidio di disoccupazione per fronteggiare tutti i debiti accumulati. Purtroppo, nel 2015 gli è stato diagnosticato l’Alzheimer, mentre di recente è stato inserito al 3°posto nella classifica dei talenti più incompiuti della storia, alle spalle di Cassano e Gascoigne.

Di lui si ricorderanno sempre le fantastiche giocate, il talento purissimo, i gol numerosi per un centrocampista e i trionfi con il QPR. Allo stesso tempo, però, anche le tante intemperanze. Le numerose risse nei pub, le provocazioni agli avversari in campo, le scazzottate con quasi tutti i suoi allenatori, alcune celeberrime battute. Come quando, nell’ultimo anno al QPR, ormai logorato dalla posizione in classifica dei suoi e dalla poca fiducia nel tecnico Docherty, si troverà a fronteggiare quest’ultimo in un grottesco dialogo. “Stan, fidati di me” gli disse il manager. “Mi fido più dei polli del KFC” rispose Bowles, finendo ovviamente fuori rosa!!!

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