Slavisa Zungul, il perfetto sconosciuto slavo tutta tecnica e genialità

SLAVISA ZUNGUL, UNO SLAVO DI TUTTA TECNICA E GENIALITA’

Alla maggior parte di voi dirà poco o nulla questo nome. Solamente chi ha vissuto gli anni ’70 calcistici con grande passione per i giocatori esteri se lo potrà ricordare. Slavisa Zungul è stato uno di quei calciatori nati con una qualità particolarmente forte, l’essere geniali. Jugoslavo di sangue, passò un’intera vita professionale all’Hajduk Spalato, dove fece innamorare migliaia di tifosi, attratti dalle movenze e dalle qualità tecniche di quel ragazzo che dava letteralmente del “tu” al pallone ogniqualvolta lo toccasse. Zungul passò sette anni nell’Hajduk (1971-1978), dando spettacolo e trascinando la squadra a due vittorie del campionato jugoslavo a cui si aggiunsero i cinque trionfi nella Coppa Nazionale. Di mestiere faceva l’attaccante, uno di quelli mobili che apriva spazi ma che comunque vantava un’ottima dose realizzativa. Furono ben 82 i gol segnati con la maglia dell’Hajduk Spalato.

Un bottino niente male considerando che in quegli anni la Jugoslavia sfornava talenti a manetta, da Dragan Dzajic a Branko Oblac; da Vladimir Petrovic a Jovan Acimovic; da Dusan Bajevic a Ivica Surjak. Insomma, per Slavisa c’erano tutti i presupposti per fare il salto in una grande squadra. In patria non mancarono i paragoni con Gerd Muller, uno dei più grandi centravanti della storia del calcio che si conquistò la scena mondiale sia con la Germania che con il Bayern Monaco. Ambidestro naturale, Zungul aveva questa capacità di segnare in qualsiasi situazione si fosse tirato in ballo. Con i suoi 180cm, inoltre, realizzò svariati gol di testa, perchè abile nel crearsi lo spazio giusto e dare tanta forza nello stacco con le sue gambe potenti. Nel resto d’Europa il nome di Slavisa Zungul si faceva sempre più forte, tanto che diversi club tedeschi e spagnoli si misero sulle sue tracce.

A fermare maliziosamente l’ascesa al grande calcio dello slavo furono le regole ferree del paese. Leva militare obbligatoria e divieto di espatriare prima dei 28 anni. Le normative vigenti non lasciarono tranquillo Zungul, che ebbe anche diversi disguidi con il presidente dell’Hajduk, Tito Kirigin, reo di non aver pagato gli stipendi a lui e ad altri componenti della squadra. La carriera del centravanti doveva in qualche modo svoltare, finché non arrivò la proposta del soccer indoor.

IL FENOMENO DEL CALCIO INDOOR

Per Slavisa arrivò la chiamata del campionato di calcio indoor, un tipo di gioco adatto per soli giocatori tecnici e abili palla al piede. Dunque all’età di 24 anni il campione slavo si trasferì negli Stati Uniti per cercare di affermarsi in un tipo di football differente dal normale. Il soccer indoor negli USA non ha un riconoscimento ufficiale, non facendo parte della FIFA, ma può vantare un ottimo seguito considerando che il calcio non è lo sport per eccellenza del paese. Slavisa cominciò a giocare con i New York Arrows, continuando a fare quello che gli riusciva meglio, segnare. Ben cinque furono i gol messi a segno all’esordio in quel campo ovale contro i Cincinnati Kids, in una partita finita 7-2 per gli Arrows. Il grande rivale di Zungul era il brasiliano Tatu, etichettato da molti come il più grande giocatore della storia del calcio indoor.

Ciò che faceva l’ex Hajduk col pallone, però, era un qualcosa di mai visto prima. Giocate raffinate, tacchi, suolate in spazi inesistenti. Insomma, tutti tocchi di classe degne da calcetto. La grande qualità di Zungul però fu la capacità di adattarsi così velocemente ad un tipo di calcio completamente diverso da quello a 11, dove si corre nettamente di più, dove c’è il fuorigioco e tante situazioni differenti rispetto a quello indoor. Molti tifosi, tuttavia, lo definirono il “Maradona” del soccer indoor. Dopo gli Arrows si trasferì un anno (83-84) ai G.B Earthquakes, club con il quale tornò a giocare anche outdoor nella NASL, segnando valangate di reti prima che il progetto del campionato americano fallì del tutto.

Le ultime esperienze indoor di Zungul furono al San Diego Sockers e al Tacoma Stars. Chiuse definitivamente la sua carriera nel 1990 al San Diego con ciò che gli riusciva fare meglio, segnare.

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