Sami Al-Jaber, il Platini del Deserto che voleva conquistare la Premier!

Sami Al-Jaber

Sami Al-Jaber è considerato uno dei più grandi calciatori che l’Arabia Saudita abbia mai prodotto. Presente a ben 4 Mondiali consecutivi, è stato il primo calciatore saudita a giocare in Premier League. L’esperienza al Wolverhampton, però, è stata decisamente infelice e ha lasciato una lunga scia di polemiche.

SAMI AL-JABER, LA LEGGENDA SAUDITA

I numeri dipingono degnamente la sua carriera e parlano piuttosto chiaramente. E’ il terzo calciatore con più presenze nella storia dell’Arabia Saudita, il secondo miglior marcatore ma, soprattutto, il primo ad essere acquistato da un club di Premier League. Sami Al-Jaber può tranquillamente essere considerato uno dei più grandi talenti che il Paese saudita abbia mai prodotto. Un vero e proprio fantasista, capace di regalare giocate di altissima scuola. Qualità che gli valsero il soprannome, piuttosto pesante, di Platini del Deserto. Nei suoi anni da calciatore, però, Al-Jaber fu anche denominato il Lupo Blu e perfino l’Alan Shearer di Arabia per la sua freddezza sotto porta. Il Principe Khalid d’Arabia se ne innamorò perdutamente e fu una figura determinante nella sua carriera. Precoce talento, Sami divenne una vera e propria leggenda dell’Al-Hilal, club per cui lo stesso Principe faceva il tifo.

Di pari passo, fu aggregato alla Nazionale. A Usa 94, i Figli del Deserto fecero qualcosa di grandioso, riuscendo a superare il girone e ad arrivare per la prima volta agli ottavi. Di quella selezione, i calciatori più rappresentativi erano per l’appunto 3. Il portiere Al-Deayea (clicca QUI per leggere la sua storia), Al-Owairan (che segnò un gol clamoroso contro il Belgio) e lo stesso Al-Jaber. Il Platini del Deserto lasciò la sua impronta sul Mondiale, realizzando una rete nel determinante successo sul Marocco. Quattro anni dopo, la generazione d’oro del calcio saudita si presentò anche a Francia ’98. Fu un’avventura decisamente meno fortunata e che si concluse con una prematura eliminazione. Al-Jaber, però, riuscì a mettere il suo timbro nella sfida contro il Sudafrica, divenendo il primo calciatore saudita a segnare in due Mondiali.

L’AVVENTURA IN PREMIER LEAGUE

La sua popolarità in Medio-Oriente era ormai immensa. Per i ragazzini era un mito assoluto, un riferimento da emulare. Ovviamente, così come per il portiere Al-Deayea e per Al-Owairan, iniziarono ad arrivare segnali di interessamento da parte di club europei. A questo punto, occorre aprire una doverosa parentesi. In generale, più che mai in quegli anni, era praticamente impossibile strappare un calciatore saudita dal proprio Paese. Questo perché praticamente tutti i club erano di proprietà dei vari Principi, che si innamoravano letteralmente dei propri giocatori più rappresentativi. Il loro era un vero e proprio veto e per questo la maggior parte di loro finiva per militare, nel corso della propria carriera, sempre e soltanto per la stessa società. Inoltre, anche la stessa Federazione, convinta di poter far crescere il movimento tenendo i migliori elementi nel proprio campionato, era molto restia a concedere i nulla osta per i trasferimenti.

Ma per Sami Al-Jaber il Principe Khalid decise di fare un’eccezione. Era talmente pazzo delle sue qualità da desiderare enormemente che potesse imporsi anche in un campionato occidentale. Quando arrivò l’interessamento del Wolverhampton, la trattativa si concluse in maniera piuttosto rapida, sulla base di un prestito. Le voci generali parlavano di un possibile interessamento di un fondo saudita, guidato proprio da Khalid, e intenzionato a rilevare i Wolves. In realtà, l’indiscrezione non si rivelò mai vera. Al-Jaber giunse in Inghilterra e fu accolto in maniera positiva dalla squadra. Il tecnico Colin Lee, dopo averlo visto all’opera, affermò che non avrebbe avuto difficoltà a imporsi perché aveva tanta qualità tecnica. In realtà, le cose andarono in maniera differente. Innanzitutto, la Federazione saudita fece le bizza per far avere il nulla osta al calciatore. Dopo un mese di soli allenamenti, solo l’intervento del Principe Khalid sbloccò la situazione.

UN FLOP IMMEDIATO E L’INFORTUNIO IN NAZIONALE

Arrivato, finalmente, il permesso per giocare, Al-Jaber fece il suo debutto nel mese di settembre, entrando nel secondo tempo della sfida pareggiata per 1-1 contro il Wimbledon. Nelle settimane seguenti, però, lo spazio fu piuttosto limitato. In campionato gli furono regalati un paio di spezzoni di gara, mentre in Coppa di Lega partì titolare contro il Grimsby per la prima volta in stagione. La partita fu un autentico disastro per il Wolverhampton, che uscì sconfitto per 3-2. Sami Al-Jaber, sul punteggio di 2-2, si divorò un gol clamoroso, calciando sul palo da posizione decisamente favorevole. Dopo aver visto il campo soltanto in un’altra occasione nelle settimane seguenti, il Platini del Deserto lasciò l’Inghilterra per rispondere alla chiamata della propria Nazionale in vista della Coppa d’Asia.

Tornato in patria, il fantasista rilasciò alcune interviste a dei quotidiani locali. Ribaltando completamente ciò che aveva sempre dichiarato in Inghilterra, circa un rapporto idilliaco con l’ambiente, lanciò pesanti accuse di razzismo. Giustificò il suo poco spazio in campionato con la chiara ed evidente preferenza dell’allenatore verso calciatori inglesi e di pelle bianca. Disse di essere stato messo da parte e di essere vittima di discriminazioni. Inoltre, lo stesso Principe Khalid, risentito per il trattamento ricevuto dal suo pupillo, iniziò a lavorare sotto traccia per riportarlo a casa. A favorire l’operazione ci pensò anche il fattore campo. Durante il torneo continentale disputato con la sua Arabia Saudita, Al-Jaber subì un brutto infortunio muscolare all’inguine ma continuò a giocare con delle iniezioni. Il Wolverhampton si infuriò e minaccio di fare causa alla federazione saudita.

IL RITORNO A CASA DI SAMI AL-JABER E ALTRI DUE MONDIALI DISPUTATI

La tragicomica vicenda si inasprì ancora di più quando il Principe Khalid decise di passare a delle minacce neanche troppo velate. Il saudita tirò in ballo addirittura i rapporti diplomatici tra i due Paesi, augurandosi che il suo amato Al-Jaber avrebbe avuto finalmente una chance di partire titolare al suo ritorno dall’infortunio. Nel frattempo, dato che i Wolves stavano disputando una stagione tutt’altro che positiva, la dirigenza decise di esonerare Lee. Al suo posto arrivò Dave Jones e la sensazione iniziale era che Sami avrebbe potuto avere maggiore spazio. Il nuovo tecnico dichiarò di avere bisogno di un po’ di tempo per valutare le capacità dell’attaccante.

Khalid interpretò la richiesta come un affronto e fece immediatamente annullare il prestito, ordinando al calciatore di tornare in patria. Sami Al-Jaber rimase piuttosto deluso per l’esito della vicenda, poiché era sicuro di poter convincere il nuovo allenatore. Voglioso di proseguire la sua esperienza all’estero, il fantasioso attaccante ottenne la possibilità di continuare la parte restante della stagione nei vicini Emirati Arabi. Un prestito all’Al-Ain, purtroppo per lui del tutto infruttuoso per poi tornare al suo Al-Hilal in vista del terzo Mondiale. L’Arabia Saudita, infatti, era riuscita a qualificarsi nuovamente per la massima competizione internazionale. La spedizione in Corea e Giappone, però, si rivelò un flop assoluto. Squadra ormai a fine ciclo e con un’età media molto alta, fu letteralmente sommersa di gol dalla Germania.

IL RITIRO E LA CARRIERA DA ALLENATORE

Sami Al-Jaber, però, proseguì la sua carriera con i Figli del Deserto e riuscì a portare la selezione addirittura al quarto mondiale di fila. In Germania, ormai 34enne, l’attaccante era una riserva ai compagni più giovani. Tuttavia, nel match contro la Tunisia, fece il suo ingresso in campo e timbrò un gol leggendario nel 2-2 finale! Nella stessa estate, ci fu un approccio dell’Auxerre per portarlo in Francia ma stavolta il Principe Khalid pose il veto. Non avrebbe mai potuto perdersi le ultime giocate di classe di un calciatore formidabile! Un anno dopo, infatti, Al-Jaber appese le scarpette al chiodo, diventando allenatore e chiudendo una carriera ricca di successi, con una bacheca infinita di titoli di squadra e personali. Di recente, il suo nome è tornato in auge, collegandolo alla cordata araba che ha rilevato il Newcastle! Che sia una maniera per riscattarsi in un calcio che non l’ha saputo apprezzare?

Acquista Frammenti di Calcio, il nostro libro! Clicca QUI per saperne di più!!!

Hector Castro, El Divino Manco del Nacional che giocava senza mano

Yasuhiko Okudera

Yasuhiko Okudera, il primo giapponese nel calcio europeo