Rosolo Vailati, il mediano tutta corsa, grinta e cuore dal look inconfondibile

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Rosolo Vailati è un ex calciatore italiano, di ruolo centrocampista. Nella sua lunga carriera, caratterizzata dal difendere i colori di diverse società, si è spesso fatto apprezzare dalle tifoserie. Merito del suo tipico modo di interpretare il ruolo di mediano. Corsa, grinta e tanta dedizione alla causa per sopperire a qualità tecniche non eccelse. Attualmente, è un allenatore dilettantistico.

ROSOLO VAILATI, IL MEDIANO CHE NON SI FERMAVA MAI

In carriera ha vestito ben 9 maglie, rendendo difficile il compito di identificarlo come simbolo di un particolare club. Eppure, in quasi tutte le società in cui ha militato, Rosolo Vailati ha lasciato un gran bel ricordo di sé. Non aveva piedi raffinati e, se si fosse basato solo sulle sue capacità tecniche, probabilmente non sarebbe stato in grado di fare il professionista. Di contro, però, Vailati aveva doti che, in una squadra, sono spesso imprescindibili. Correva più di chiunque altro, non aveva paura di niente e di nessuno. I suoi tackle, i suoi interventi in scivolata e i contrasti spavaldi con cui fermava avversari anche più fisici, lo resero un vero e proprio mito.  Inoltre, Rosolo sfoggiava anche un look del tutto caratteristico: capello moro lungo sulle spalle e folti baffi.

Insomma, non notarlo, sia per lo stile di gioco che per come si presentava fisicamente, era davvero difficile. Nei primi anni di carriera, trascorsi nelle giovanili del Varese, si disimpegnò con buoni risultati anche nel ruolo di stopper. La sua grinta e la sua caparbietà gli permettevano di giocare bene anche come marcatore ma, in quella posizione, vedeva limitata la sua più grande qualità: la corsa. Rosolo Vailati, infatti, aveva dei veri e propri polmoni di acciaio, un moto perpetuo che col suo lavoro sporco permetteva di mantenere gli equilibri. Nonostante le doti prettamente difensive, il mediano di Cremona non disdegnava assolutamente qualche letale inserimento difensivo, come testimoniano i numerosi gol in carriera. Pregio al quale, talvolta, abbinava anche qualche autorete di troppo. Curiosamente, ad esempio, realizzò ben 2 autogol in differenti periodi al Bari!

DAI CAMPI DI PROVINCIA AL PROFESSIONISMO

Negli anni in cui Rosolo si affacciava alla prima squadra del Varese, il club militava in Serie A. Per un giovane in rampa di lancio, ovviamente, poteva rappresentare un’opportunità unica ma, allo stesso tempo, assai più difficile da cogliere. Per questo motivo, ritenuto ovviamente ancora acerbo, Vailati fu mandato a farsi le caratteristiche ossa, come si usava dire al tempo. A 20 anni, si ritrovò in Serie D, ad affrontare il suo primo vero campionato da titolare con la maglia della Milanese, collezionando 29 presenze. Il buon rendimento mostrato attirò l’attenzione della Pro Patria, che lo prelevò nuovamente in prestito dal Varese per la stagione 1975-76 e gli diede l’opportunità di giocare in C.

Quello di Rosolo Vailati non fu un campionato indimenticabile, dato che faticò oltremodo a trovare una maglia da titolare. Tuttavia, l’esperienza a Busto Arsizio è da ricordare soprattutto per il primo gol da professionista, siglato in una gara contro il Venezia. Ben più robusta, sia dal punto di vista del minutaggio che del rendimento, fu l’avventura al Messina. Ben 38 partite che convinsero Eugenio Fascetti, tecnico del Varese, a riportarlo a casa nell’anno successivo. Con i biancorossi addirittura scivolati in C, Vailati diede un buon apporto e contribuì al ritorno in B. In questa sua parentesi varesina, iniziò a vedere con ottima frequenza la porta, mettendo a segno addirittura 10 gol in 3 stagioni.

L’AMORE DELLA GENTE DI PALERMO E LA A AD AVELLINO

Agli albori della stagione 80-81, Vailati fu ingaggiato dal Palermo, in Serie B. L’arrivo in Sicilia rappresentò, probabilmente, l’inizio dell’esperienza più intensa della sua carriera. Nonostante abbia trascorso soltanto 2 stagioni in rosanero, Rosolo è riuscito a entrare nel cuore dei tifosi, che non l’hanno mai dimenticato. Quel capellone con la maglia numero 4 che non si fermava mai e poi mai, divenne uno dei simboli di un Palermo tutto cuore. Militò nel club in due campionati dalle emozioni fortissime per tutta la piazza. Nel primo anno, infatti, i rosanero si trovarono a scontare una pesante penalizzazione di 5 punti per via del calcioscommesse.

Un handicap che, nell’epoca dei 2 punti a vittoria, rischiava di essere fatale. La squadra, che durante il percorso cambiò ben 3 allenatori (Veneranda, Urbani, Di Bella) diede anima e corpo in campo. Spinta anche e soprattutto dai gol del mitico Egidio Calloni, colmò il gap in classifica e riuscì a salvarsi, chiudendo 14°. L’anno seguente, invece, il Palermo disputò un campionato di ben altro calibro e che coincise anche con  l’arrivo di uno dei calciatori più amati di sempre dalla tifoseria siciliana. Parliamo di Gianni De Rosa, mitico bomber che in quella stagione realizzò ben 19 gol. Uno di questi, fu una vera perla meravigliosa, realizzata con un tiro al volo contro il Verona capolista, dagli sviluppi di un angolo.

Ancora oggi, è considerata una delle reti più belle nella storia del club.  Di quel fantastico gesto tecnico, Vailati fu involontario attore non protagonista, che rischiò di trasformarsi in antagonista! Cercando di guidare i compagni, come era solito fare in campo, urlò a De Rosa di attaccare l’area di rigore senza palla e non di aspettarla al limite. Il centravanti ignorò il consiglio, facendosi trovare puntuale per la battuta al volo! All’inizio della terza stagione, Rosolo Vailati fu ceduto dopo sole 7 partite all’Avellino, in Serie A, voluto fortemente da Fernando Veneranda, che lo aveva avuto proprio a Palermo.

GLI ULTIMI ANNI DI CARRIERA E LA PARENTESI DA ALLENATORE DI ROSOLO VAILATI

Finalmente arrivato in A a 27 anni, dopo una lunghissima gavetta nelle divisioni inferiori, Vailati ebbe un debutto niente male. Per la sua prima in maglia verde, infatti, si trovò di fronte la Juventus! L’incontro, disputato in terra campana, terminò con un lottato 1-1. In quella sua prima ad Avellino, il mediano ex Palermo mostrò tutte le sue qualità, battendosi come un leone in mezzo ai tanti campioni di quella Juventus. La stagione, che vide gli irpini chiudere ad un ottimo nono posto, fu caratterizzata da un impiego piuttosto costante di Vailati. Le 18 gare disputate furono le uniche in Serie A nel corso della sua carriera.

Dal campionato seguente, Rosolo decise di tornare in cadetteria, vestendo la maglia della Triestina. Un buon biennio, per poi tornare nostalgicamente al suo Varese, dopo aveva avuto inizio tutto. Due anni non particolarmente brillanti, conclusi con la retrocessione in C del club e poi la scelta di chiudere nei dilettanti, firmando con la Gradese. Dopo essersi ritirato a 36 anni, al termine del campionato 90-91, Rosolo Vailati iniziò il corso di allenatore. Conseguito il patentino, ha avuto diverse esperienze alla guida di club dilettantistici, sia a livello di prima squadra che giovanile.

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