Romario, il Baixinho che si trasformava in letale cobra dell’area di rigore

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Romario De Souza Faria è uno dei più grandi attaccanti nella storia del calcio. Letale in area di rigore, il Baixinho, come veniva soprannominato, era anche un personaggio straordinario, capace di regalare aneddoti più unici che rari.

ROMARIO DE SOUZA FARIA, IN ARTE “IL BAIXINHO”

Romario è il calcio, perché il calcio è soprattutto inganno e nessuno inganna meglio di Romario. L’estetica della pigrizia, caratteristica inconfondibile del suo creativo padrone, non è altro che una maschera, perché durante il gioco, lui è menzogna che cammina”

Disse di lui il grande Jorge Valdano, ex stella del Real Madrid e successivamente dirigente degli stessi Blancos. E nessuna descrizione è più appropriata di questa. Perchè Romario ha rappresentato tutto quello che è il calcio per brasiliani: divertimento, gioia, spensieratezza. Se si domanda ad un brasiliano quale sia il miglior attaccante della storia del loro calcio, difficilmente risponderà Ronaldo, nonostante la grandezza mondiale del Fenomeno.

Quasi tutti faranno, invece, il nome di Romario, a cui hanno perdonato praticamente tutto e hanno voluto bene come a nessun altro. Perfino la stampa brasiliana, da sempre famosa per la totale assenza di obiettività e per gli umorali giudizi espressi, non lo ha mai messo sul banco degli imputati ma lo ha sempre coccolato e difeso. Ciò anche di fronte a comportamenti tutt’altro che esemplari, dandogli quell’immunità mai concessa neanche a Ronaldo, Rivaldo o Ronaldinho.

LO STRAORDINARIO PERSONAGGIO

Classe 1966, Romario è stato uno dei più grandi centravanti della storia del calcio. Letale, furbo, geniale, elegante, opportunista ma allo stesso tempo anche maledettamente svogliato, indisponente, arrogante, presuntuoso e chi più ne ha più ne metta. Soprannominato il “Baixinho” per via della sua statura ridotta (167 cm), è stato uno dei più grandi finalizzatori della storia del calcio. E proprio in tema gol che nasce la prima delle tante controversie della carriera di questo personaggio unico.

Tramite un assurdo e complicatissimo calcolo, che comprendeva una serie di partite giovanili e altre di dubbia ufficialità, Romario si è arrivato ad attribuire 1000 gol da professionista. La Fifa inizialmente sosteneva che le reti fossero, in realtà, 757.  Successivamente, gli ha dato parzialmente ragione e ha riaggiornato il proprio punteggio, fermando stavolta il dato a 992. Un traguardo che, ad un certo punto della sua carriera, sembrava essere diventato virale. Solo Pelè era riuscito in tale impresa.

Mentre per quello che è considerato uno dei più grandi, se non il più grande di sempre, quel millesimo gol era il giusto riconoscimento al suo lavoro e al suo talento, per Romario era semplicemente il punto di arrivo, la maniera più autocelebrativa per potersi ritirare.  Per riuscire in ciò ha fatto di tutto, arrivando perfino (non si sa in che modo e con che regolarità) a giocare contemporaneamente per due squadre diverse. Il giovedì militava con una squadra brasiliana di serie C, il Tupi, il fine settimana volava dall’altra parte del mondo e, nonostante le 12 ore di fuso orario, scendeva in campo in Australia con la maglia dell’Adelaide, il tutto alla veneranda età di 40 anni.

GLI INIZI E IL PSV

Esploso letteralmente con la maglia del Vasco da Gama, con cui attira le attenzioni di molti club europei in un’epoca in cui c’è ancora il limite di stranieri da poter tesserare, Romario approda finalmente nel vecchio Continente nel 1988. A portarlo non è uno dei principali top club mondiali ma sono i tanti soldi del PSV, società di proprietà della Philips. Il posto non è il massimo e si narra che Romario, appena visitata la città, abbia avuto più di un che da ridire. Anni dopo, a sostituirlo, arriverà un altro giocatore brasiliano: Luis Nazario da Lima, per tutti Ronaldo.

Si dice che proprio il Fenomeno, a sua volta piuttosto intimorito per la pochezza che offriva Eindhoven, chiamò il suo connazionale per chiedere consiglio:

Senti, ma cosa c’è in questa città?”

Il freddo…ah, e la Philips…e poi il freddo, tanto freddo e nient’altro”

Ronaldo si presentò al primo allenamento con la maglia del PSV indossando ben 4 paia di calzettoni ma questa è un’altra storia. Tornando a Romario, il suo impatto col calcio europeo e con il modesto (ma comunque nettamente superiore a quello di oggi) campionato olandese è devastante e per lui parlano i numeri con ben 128 gol in 4 anni. Ma qui, oltre che alle sue magie, ci si inizia ad abituare anche alle sue intemperanze, ai suoi umori, alla sua pigrizia e alla sua innata megalomania.

Ad allenarlo trova un certo Bobby Robson, un santone del calcio che a malapena tollera i suoi eccessi ma è costretto a ingoiare il rospo perché poi, in campo, Romario le partite gliele fa vincere da solo.  In allenamento, se si presenta, poi capita di frequente che prenda su e se ne vada dopo pochi minuti perché stanco oppure che rifiuti di fare il lavoro atletico, buttandosi a terra o mettendosi a palleggiare. Tra i due, insomma, non è proprio amore ma più che altro sopportazione. Celebre è una discussione, avvenuta peraltro di fronte a tutto il resto della squadra. Romario da quando è in Olanda si è quasi rifiutato di imparare la lingua, troppo faticoso per lui.

Inutile sforzarsi visto che sa di essere lì di passaggio e che presto andrà in campionati più prestigiosi. Tuttavia qualcosa capisce, tanto da comprendere a pieno lo sfogo di Robson prima di un allenamento: La devi smettere di andartene dal campo di allenamento e soprattutto la devi smettere di uscire il venerdì sera, fai il professionista” gli dice, a grandi linee, il tecnico inglese. Romario lo fissa con un’espressione strana, non si comprende se lo stia sfidando, se stia metabolizzando la cosa o se non abbia capito nulla. L’unica cosa chiara è che non distoglie lo sguardo dal viso del suo allenatore, nemmeno quando questo gli urla contro e gli intima di smettere.

C’è un imbarazzo enorme in tutta la squadra, i compagni non sanno se e come intervenire e soprattutto sanno che non è il caso di schierarsi con nessuno dei due, perché uno è il tuo allenatore e l’altro è il campione che ti fa vincere le gare. Alla fine, a sbottare, è il vice di Robson, Arnesen, che non ci pensa due volte e inizia a urlare in faccia a Romario di avere rispetto e di smetterla.  Niente da fare, nemmeno sotto pressione il Baixinho si toglie dal viso quell’espressione e continua a guardare i due fino a che non sono loro ad abdicare e andar via.

Diversamente, invece, andrà con il suo successivo allenatore, l’olandese Guus Hiddink, uno dei tecnici più preparati e vincenti della storia. Si dice che, prima di ogni partita dura, Hiddink si fermi a parlare con Romario e lo informi circa il suo stato emotivo, che è quasi sempre di tensione e preoccupazione. Romario lo tranquillizza. Mister, domani la partita la vinco io”.  Dice proprio così: la vinco io.

Non la squadra, non l’allenatore, ma lui. Perchè se vuole, se ha voglia, se non ha fatto troppo tardi la sera prima e se l’eccessivo freddo non lo disturba troppo, beh finisce quasi sempre come ha previsto lui. Gli basta accendersi, anche solo per un minuto, graffia, lascia il segno in modo indelebile, a volte umiliando i suoi avversari con giocate fantasmagoriche. Poi torna nel suo letargo, fregandosene di tutto quello che ha attorno per i successivi 89 minuti. Dopo 4 anni di magia, gol e comportamenti bislacchi, si rende conto che l’Olanda ormai è troppo piccola per lui e le sue ambizioni e passa al Barcellona.

ROMARIO E IL BARCELLONA

Romario, così, approda in Spagna nell’estate del 93 con un solo tarlo in tasta: quello di riconquistare la Nazionale e andare a disputare il Mondiale in Brasile. E si perché i suoi comportamenti poco ortodossi hanno fatto i danni anche con la maglia della Selecao e il CT Parreira lo ha allontanato. Tutta colpa di un’amichevole in cui il tecnico decide di far partire Romario dalla panchina. Non l’avesse mai fatto! Il giocatore, infuriato, va davanti alle telecamere e dichiara che, avendolo saputo prima, si sarebbe risparmiato il viaggio e sarebbe rimasto ad Eindhoven a riposarsi. Parreira, stufo per l’ennesima mancanza di rispetto, lo taglia e dichiara di voler fare a meno di lui per la spedizione statunitense del 94, nonostante la stampa e i supporters spingano per riaverlo.

A Barcellona Romario si ambienta talmente bene da diventare l’assoluto idolo della tifoseria blaugrana e l’indispensabile finalizzatore del meraviglio team guidato da Johan Cruijff. Si laurea Pichichi della Liga con 30 gol in 33 partite e porta la sua squadra in finale di Coppa Campioni a suon di reti e magie. Peccato poi che nell’atto conclusivo decida di fare da comparsa assoluta e la sua squadra subisca un sonoro 4-0 dal Milan di Capello.  Col grande tecnico olandese Cruijff il rapporto è tutto sommato buono e la stessa leggenda ex Ajax dichiarerà in futuro che Romario è stato il giocatore più forte che lui abbia mai allenato. Tuttavia. anche con lui c’è qualche screzio, che sembra davvero inevitabile visto il carattere. Uno dei più famosi vede Cruijff rimproverarlo per le continue uscite serali e invitarlo a rientrare prima a casa.

Chi si crede di essere lei? Mio padre per caso?” è la risposta di Romario.

Poi, un altro episodio virale, che balla però tra il mito e la realtà, accade in prossimità del famoso Carnevale di Rio. Una ricorrenza, questa, irresistibile e irrinunciabile per quasi tutti i brasiliani. Chiaramente Romario non è da meno e sente l’irrefrenabile bisogno di prendersi una vacanza. Solo che la società non sembra molto d’accordo e il numero 10 blaugrana inizia una lunga e sfiancante opera di convincimento nei confronti del suo allenatore che, alla fine, esausto gli dirà: Se domenica mi segni 2 gol ti concedo 3 giorni di permesso”. Detto e fatto: neanche 20 minuti di gioco e Romario ha già segnato due gol, quando improvvisamente si avvicina alla panchina e chiede la sostituzione.  Che è successo?” domanda l’allenatore, perplesso da una richiesta di cambio così prematura. Mister ho l’aereo tra un’ora” E Cruijff si vede costretto ad accontentarlo e mantenere la promessa. Romario aveva già calcolato tutto! 

IL MONDIALE VINTO

Le splendide prestazioni con la maglia del Barcellona ovviamente non passano inosservate in Patria, dove tutti iniziano a fare pressione su Parreira per riaccogliere il Baixinho nella Selecao. Anche perché la squadra sta andando malissimo e la qualificazione a Usa 94 è più che mai in bilico, complici prestazioni molto poco convincenti e un gioco offensivo monotono e noioso. Alle porte c’è la sfida decisiva con l’Uruguay e in caso di mancato successo il Mondiale per i brasiliani diventerebbe un’utopia. Alla fine Parreira, attanagliato dalla pressione e dalla stampa, cede e decide di convocare Romario.

Sapete come finisce Brasile-Uruguay? 2-0 per la Selecao con doppietta neanche a dirlo, di Romario e biglietto per gli USA convalidato per tutto il gruppo e ovviamente anche per l’imprescindibile centravanti del Barcellona.  Negli Usa Romario è in forma strepitosa.  Al massimo della sua carriera anche per ciò che concerne le motivazioni, trascina la Nazionale quasi da solo. E’ un Brasile di grande talento, come sempre, ma che non spicca per il gioco e che fa storcere la bocca a più di un critico. Ma lui è davvero on the road e inizia a timbrare il cartellino con una facilità irrisoria.

Va in gol in tutte le partite del girone eliminatorio, rimane a secco nell’ottavo di finale contro i padroni di casa degli Stati Uniti e poi torna al gol contro Olanda e Svezia, trascinando i suoi fino alla finalissima di Pasadena. Con l’Italia rimane a secco nei tempi regolamentari ma poi trasforma uno dei tiri dal dischetto e il Brasile è Campione del Mondo. Per Romario è una gioia immensa. Finalmente decisivo anche con la sua amata Nazionale dopo aver fatto la comparsa a Italia 90 (solo una presenza) e aver avuto problemi con il CT negli anni successivi. I gol a fine torneo sono 5 e gli valgono due premi importantissimi.

Quello di miglior giocatore della Coppa del Mondo e quello di Fifa World Player 94. In quel momento, probabilmente, è il miglior giocatore del Pianeta ma la cosa non gli interessa più. Ha vinto il Mondiale, ha dimostrato di che pasta è fatto e le sue motivazioni sono finite. Il calcio torna a essere solo passione e divertimento e per questo gli allenamenti e i sacrifici, già indigesti prima, diventano un qualcosa di ancor più inconcepibile per lui. Al Barcellona si stufano immediatamente della nuova versione del Baixinho, ancora più irritante e svogliata della precedente e lo rispediscono in Brasile, al Flamengo. Qui segna con buona regolarità e attira le attenzioni del Valencia, che con un importante sforzo economico riesce a riportarlo in Spagna.

L’APPARENTE DECLINO DI ROMARIO

La sua seconda vita in Spagna inizia anche bene e inizialmente ripaga i sacrifici economici della società a suon di gol. Poi è colto da saudade e ottiene (e pretende) di tornare in Brasile. Di rientro dal prestito, si ritrova al centro del progetto tecnico firmato Jorge Valdano, alla sua ultima esperienza da allenatore. Tuttavia, nel 1997 arriva un tecnico italiano sulla panchina del Valencia. E’ Claudio Ranieri, uno che chiede abnegazione, corsa e dedizione tattica a tutti i componenti della sua squadra, compresi gli attaccanti. Per Ranieri è inconcepibile non partecipare alla fase difensiva o fermarsi quando si perde il pallone, per Romario invece è inconcepibile farlo. Tra i due non scatta mai la scintilla e lo scontro è pressoché immediato.

Siamo a Settembre e il rendimento di Romario è stato pessimo durante le prime esibizioni, così Ranieri lo affronta dentro allo spogliatoio: Mi dicono che torni alle 4 di mattina”. Romario non se lo fa ripetere due volte e scatta in piedi come una molla: Nella mia vita privata faccio ciò che voglio e non mi rompere. E se non ti garba, vai a quel paese” Ma Ranieri non demorde e va di nuovo all’attacco, nel tentativo di spronarlo: Tu di questo passo e con questo atteggiamento i Mondiali in Francia te li sogni”. I mondiali sono affare mio, mentre il tuo si chiama Valencia. Se non mi fai giocare, torno in Brasile”. Per tutta risposta la partita successiva Ranieri lo tiene fuori.

Con il passare delle settimane il caso sembra lentamente rientrare e il tecnico inizia a utilizzare nuovamente il Baixinho. Dopo una rete il giocatore corre verso la panchina e offre la stretta di mano all’allenatore romano, quasi a voler sancire una pace. Ovviamente l’idillio dura pochissimo. A novembre, Ranieri sbotta definitivamente e in conferenza stampa impone alla società una scelta che somiglia molto ad un “o io o lui”. Viene accontentato perché il giocatore torna in Brasile e sembra perdere definitivamente il treno per i Mondiali. Molti anni dopo, in un raro momento di autocritica ammetterà che Ranieri con lui è stato corretto e che era una brava persona, solo che pretendeva da lui cose impossibili da ottenere.

LA RINASCITA E LA PRIMA DELUSIONE “MONDIALE”

Nuovamente con la maglia del Flamengo, Romario riprende a segnare a raffica e alla sua maniera. Sono gol meravigliosi, segnati in ogni modo: di astuzia, di forza, in velocità, in dribbling, di punta, a pallonetto, addirittura di testa nonostante la ridotta statura. Tutto quello che abbiamo visto e attribuito in futuro ai grandi giocatori lui lo faceva già. Il doppio passo e gli slalom di Ronaldo, l’elastico e i no look di Ronaldinho, il cucchiaio di Totti, le puntate di Cassano. Fa tutto parte del suo immenso e smisurato repertorio che però usa solo quando e come vuole.

Evidentemente, però, gli allenamenti più leggeri che si svolgono in Brasile e la maggior libertà che gli viene concessa, lo ispirano particolarmente. Il rendimento è altissimo, tanto da convincere Zagallo a riportarlo in Nazionale. E’ il 1997 e il suo impatto con la Selecao torna immediatamente a essere devastante.  Tra qualificazioni mondiali, amichevoli, Copa America e Torneo di Francia (un esperimento in vista del Mondiale) segna la bellezza di 19 gol. Forma una coppia devastante assieme a Ronaldo, denominato la Ro-Ro. Entrambi si accendono e si spengono a intermittenza ma riescono a essere illegali quando ne hanno voglia e costruiscono un feeling particolare sia dentro ma soprattutto fuori dal campo.

Ronaldo, anni dopo, rivelerà come sia stato proprio Romario a indirizzarlo verso il sesso, narrando di improvvise fughe dall’albergo durante i ritiri per andare a caccia di dolce compagnia. Purtroppo, però, ad un paio di mesi dal Mondiale Romario si infortuna e la sua partecipazione è in dubbio. Con il sacrificio e la dedizione lavora duramente come non ha mai fatto e si rimette in piedi giusto giusto prima delle convocazioni ufficiali. La prospettiva è di difendere il titolo vinto 4 anni prima e di incantare il mondo in coppia con l’amico Ronaldo. Ma Zagallo non è dello stesso parere e, non convinto del suo pieno recupero, preferisce tenerlo fuori.

Alla base della scelta, secondo indiscrezioni, ci sarebbe anche la scarsa stima dell’allenatore verso il Romario uomo. La reazione del Baixinho è veemente, si sente umiliato, preso in giro e deturpato di qualcosa che considerava sua di diritto. Così quella stessa estate si vendica alla sua maniera. Apre un bar a Rio de Janeiro chiamato “Cafè do gol” e riempie il locale delle caricature di tutti i personaggi famosi del mondo del calcio che ha incontrato nella sua carriera. Ovviamente, trova un posto anche per Zagallo. Solo che il tecnico brasiliano è raffigurato sulla porta del cesso e con i calzoni abbassati mentre è intento a fare bisogni sulla tazza.

L’ENNESIMO RITORNO DA SALVATORE DELLA PATRIA

Fuori per un paio di anni dal giro della Nazionale, viene rispolverato da Felipe Scolari durante le qualificazioni al mondiale asiatico del 2002. La situazione è su per giù quella delle volte precedenti. La squadra stenta nel girone sudamericano e la qualificazione sembra quanto mai in bilico. In più, Ronaldo continua ad avere problemi gravi alle ginocchia e la sua carriera è a rischio. Così ci si riaffida a Romario che nelle prime due partite, contro Bolivia e Venezuela, fa addirittura 7 gol. Grazie soprattutto al suo contributo, anche stavolta la Selecao si tira fuori dalle sabbie mobili e si garantisce la partecipazione anche per la successiva Coppa del Mondo. Ma c’è un problema: nel frattempo sta rientrando Ronaldo.

Non è più il Fenomeno di prima, non ha più la corsa e la potenza del passato, è meno mobile e ha messo su peso. Tuttavia la porta la vede e come e i colpi da campione sono rimasti invariati. Disputa un buon finale di campionato con l’Inter, pur rendendosi simbolo negativo del fatidico 5 Maggio nerazzurro. Quanto basta per convincere Scolari a convocarlo e a fare una riflessione di fondo. Ronaldo non è al meglio ed è fondamentale costruire la squadra attorno a lui per tentare di spremerlo il meno possibile e farlo concentrare sul suo unico obiettivo, che deve essere il gol. Per questo, al suo fianco, non può certo esserci Romario e la sua indolenza, la sua pigrizia, la sua discontinuità.

La squadra, più quadrata e difensivista che mai, con l’idea della difesa a tre che prende corpo (e risulterà vincente) non può permettersi due giocatori fermi in fase di non possesso.  Il sacrificato è proprio Romario, il cui carattere è anche poco indicato per essere selezionato come eventuale riserva e quindi resta a casa. Alla fine i fatti daranno ragione a Scolari. Il Brasile vincerà il Mondiale soprattutto grazie ai gol di Ronaldo, che si riapproprierà del Pallone d’Oro e al contributo di coloro che hanno giocato al posto di Romario, ossia Ronaldinho e Rivaldo. Probabilmente qualche anno prima Romario avrebbe mollato, capendo di non avere più nulla da chiedere e per il quale lottare.

Ma, all’orizzonte, si fa largo un altro grande obiettivo, del quale abbiamo parlato: quello dei mille gol in carriera. A tal proposito dichiarerà: Vorrei che fosse su calcio di rigore perché un gol su azione qualcuno potrebbe perderselo, un attimo di distrazione e addio! Mentre un rigore no: starebbero tutti lì a guardarlo!” Inizia così un lungo girovagare che lo porta anche in Qatar e negli Stati Uniti. In questa fase finale della carriera, sfiora perfino un clamoroso approdo all’Inter, col presidente Moratti pronto a ingaggiarlo nel gennaio 2003. Si ritira, poi, a 41 anni, nel 2007. Due anni dopo farà un’altra presenza, a 43 anni nel Campionato Carioca 2009. Poi si darà alla politica, venendo eletto anche deputato col Partito Socialista Brasiliano nel 2010.

ALTRE CURIOSITA’ E CONTROVERSIE

Un personaggio unico nel suo modo di essere e dalle mille sfaccettature. E’ stato uno dei più grandi anche se non tutti se lo ricordano o lo apprezzano perché a lui probabilmente non interessava. Gli bastava essere felice sapendo di poter essere il migliore ma anche essere consapevole di non esserlo per sua scelta. Un po’ come quando Best disse di non avere avuto il tempo per poter diventare il miglior giocatore del mondo perché troppo impegnato dalle sue “passioni”. Anche Romario era così. Leonardo, ex stella del Milan e anche allenatore dei rossoneri e dell’Inter, ha raccontato che quando lo si incrociava in ritiro o al campo di allenamento e gli chiedesse come stava lui rispondeva “ricco” .

Famoso anche l’aneddoto del sosia che si aggirava per Rio de Janeiro. Dfruttando l’enorme somiglianza. otteneva merce gratis nei negozi e nei mercati della città. Quando l’inghippo si venne a sapere gli domandarono come avrebbero potuto fare i commercianti a capire se fosse il vero Romario o meno. La sua risposta fu da Oscar: Semplice, voi dategli un’arancia, se fa meno di 1000 palleggi allora non sono io!” Sbruffone come pochi, quando gli hanno chiesto, recentemente, chi ritenesse superiore tra Messi e Cristiano Ronaldo, non ci ha pensato due volte: Io, sono superiore a entrambi” ha risposto!

Sbruffone si ma anche con un cuore d’oro. Avendo, ad esempio, una figlia affetta dalla sindrome di down, ha sempre versato milioni e milioni di dollari in beneficenza ad un’associazione che si occupa di ciò. Ho fatto il mio tempo. È stato tutto molto divertente” ha affermato il giorno del suo ritiro. Di una cosa possiamo starne certi. E’ stato tutto molto divertente anche per chi ha potuto apprezzare il suo talento e conoscere tutti lati di questo magnifico personaggio! Uno dei più forti della storia del calcio!

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