Rocco Pagano, la diabolica ala destra del Pescara, accostato a Garrincha

ROCCO PAGANO, IL GARRINCHA DI PESCARA

Nei primi anni ’80 era già un ragazzo pieno di talento, con una capacità che spiccava subito all’occhio: dribblare. Si perchè Rocco Pagano era nato per fare il dribblomane in una certa posizione in campo, molto indefinita agli inizi di carriera. Crebbe nelle giovanili della Juventus senza però riuscire ad approdare in prima squadra e di conseguenza a debuttare in Serie A con i bianconeri. “Trovare un buco in quel gruppo era quasi impossibile. C’erano Tardelli, Bettega, Scirea. Insomma, mostri sacri. O eri davvero un fenomeno, o dovevi andare altrove. Io non ero un fenomeno”, disse il classe 1963 diversi anni dopo. Così, decise di fare esperienza altrove, conquistandosi le divisioni inferiori del calcio italiano. L’uomo che cambiò letteralmente la vita a Pagano fu Angelo Domenghini, formidabile ala destra dell’Inter di Helenio Herrera, nonché uno dei grandi protagonisti insieme a Riva, Mazzola e Rivera di Messico ’70.

I due si conobbero ad Alessandria, squadra in cui Rocco ci giocò per appena un anno (1983-1984). Domenghini diventò una sorta di padre spirituale dell’ex Juve, una guida calcistica: da mezz’ala (ruolo che faceva fino a quel momento), Pagano venne reinventato ala destra, in modo da sfruttare le sue grandi doti. “Tu mi devi giocare larghissimo, sulla linea”, ribadì Domenghini. Bastò solamente questo aggiustamento per far spiccare il volo alla carriera di Rocco Pagano, che da quel momento incominciò a correre e saltare avversari senza mai fermarsi e per un lungo tempo. Dopo una breve parentesi al Derthona, nel 1985 il giocatore si trasferì a Pescara per essere allenato dal Profeta dell’Adriatico, un genio calcistico, Giovanni Galeone. Integralista puro del 4-3-3, Pagano fu uno dei simboli del Delfino che nella seconda metà degli anni ’80 si affacciava al calcio italiano.

Le immense prestazioni del nativo di San Nicandro Garganico presero i cuori dei pescaresi, che incominciarono a paragonarlo ad un certo Garrincha, fenomeno e simbolo del grande Brasile degli anni ’50 e ’60. “Pagano era uno che i difensori li mandava al manicomio”, ricordò Galeone. La differenza che la neo ala destra stava facendo in Serie B era talmente elevata da far pensare bene in ottica Serie A, raggiunta nel giugno del 1987 dopo sette anni di assenza.

IL RITORNO IN SERIE A E L’ESORDIO CONTRO L’INTER

Il calcio-spettacolo di Galeone aveva portato a dominare la B 86-87, che il Pescara chiuse al primo posto. Il 13 settembre 1987, il Pescara fece il suo esordio ufficiale nella massima categoria, giocando contro l’Inter. Una squadra giovanissima che arrivò nel tempio di San Siro con una certa pressione e soprattutto tensione. Quella giornata, in compenso, rimarrà un ricordo indelebile per i tifosi biancoazzurri, visto che la formazione di Galeone vinse per 2-0. Ad accendere il tutto fu proprio Pagano che, con grande maestria e qualità, si fece atterrare in area di rigore dopo uno slalom tra Zenga e Passarella. Sarà poi Blaz Sliskovic a realizzarlo. “Una volta che aveva la palla al piede partiva con la sua finta diabolica. Una torsione con tutto il busto facendo finta di andare verso l’area, poi riportava il pallone sul destro e si accentrava. Imprendibile”, elogiava Galeone al suo giocatore.

Il secondo gol, invece, lo realizzò Galvani. Il calcio champagne di Galeone fu sotto gli occhi di tutto San Siro, stupito dal vedere una squadra neopromossa giocare in quella maniera, con velocità, trame di gioco ben definite e maccanismi oliati. Era un Pescara che si muoveva come gli ingranaggi un orologio, con ogni singolo componente che sapeva esattamente cosa fare. A fine anni ’80 il Garrincha di Pescara era voluto da tutti, pronto per fare quel salto di qualità di carriera tanto desiderato. Alla fine, molto probabilmente, Pagano ha sognato con troppa foga palcoscenici importanti, finendo per non andarci mai. Lo voleva il Napoli, che in cambio avrebbe offerto il fratello di Maradona, Hugo. I dirigenti del Pescara risposero: “Ci dispiace Rocco, ma questi ci voglio ammollare un bidone”. C’era l’Inter di Trapattoni, che alla fine decise di puntare su Alessandro Bianchi, rivelatosi un grande colpo.

IL DECLINO  E LA CURIOSITA’ DI MALDINI

Alla fine, tra diversi tira e molla, iniziò la fase di declino del “nuovo Domenghini”. Dopo due anni consecutivi di A e uno di B col Pescara, Rocco Pagano si accasò all’Udinese nel 1990. Squadra che deteneva in rosa gente come Sensini, Balbo, Giuliani e Marronaro. In Friuli l’ala destra fece appena una stagione, per poi tornare al Pescara l’anno dopo. Realizzò 10 reti in cadetteria, contribuendo ad un’altra promozione del Delfino in Serie A. Poi chiamò il Perugia di Gaucci e Castagner, squadra che Pagano mantenne per 3 stagioni (92-96), salendo dalla C1 alla A. A 33 anni la sua carriera era ormai tramontata, e infatti chiuse girovagando in serie minori tra Ancona, Teramo, Angolana, Francavilla e Ortona.

Piccola curiosità: nel gennaio 2005, nel programma condotto da Sandro Piccinini, “Controcampo”, fu invitata la bandiera del Milan Paolo Maldini. L’ex difensore rispose ad una serie di domande, ma a quella più banale lasciò tutti a bocca aperta. “Paolo, qual è stato l’avversario più forte che hai affrontato nei tuoi gloriosi vent’anni di carriera?”. Insomma, la risposta poteva essere anche dedotta tra i vari Baggio, Ronaldo, Del Piero, Maradona, Zico, Platini. E invece no. Maldini ci pensò su per diverso tempo e alla fine disse: “In verità c’è un giocatore che mi ha sempre creato dei problemi. Si chiama Rocco Pagano”. Basta e avanza questa risposta per capire cosa è stato il Garrincha di Pescara.

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