Richard Witschge: il centrocampista olandese tutta tecnica e arroganza

Richard Witschge

Centrocampista dalle importanti doti tecniche e dal mancino vellutato, Richard Witschge ha avuto una carriera tutto sommato inferiore alle aspettative. Pur avendo militato in grandi club, ha sempre dato l’impressione di non esprimersi al pieno del suo potenziale. Colpa di un carattere molto difficile e di una presunzione più unica che rara!

RICHARD WITSCHGE E QUEL MANCINO FATATO

Era considerato un predestinato fin dalla tenera età. Sul finire degli anni ’80, forte anche dell’immensa stima di Johan Cruijjff nei suoi confronti, Richard Witschge era lanciato verso una carriera luminosa. Centrocampista mancino, longilineo, in grado di giocare sia in mezzo che sulla fascia sinistra, presentava un bagaglio tecnico davvero completo. Il piede, che era rigorosamente uno solo, il sinistro, era educatissimo. Intelligente tatticamente, grintoso (fin troppo) e dotato di buona corsa, Witschge stava letteralmente bruciando le tappe.

Esordio da giovanissimo in prima squadra, la stima della piazza, idolo di tanti ragazzini che cercavano di imitare le sue giocate. Col senno del poi, ha fatto meno di ciò che poteva. Tante le cause, a partire dal suo pessimo carattere e dalla sua arroganza proverbiale. Difetti che rischiarono di rovinargli la carriera ancor prima che essa iniziasse. Già di per sé, Richard ebbe più di un problema ad entrare nelle giovanili dell’Ajax. I genitori, infatti, abitando dalla parte opposta della città, non erano poi così felici che il figlio, anziché studiare, passasse metà della sua giornata tra mezzi di trasporto e campo sportivo.

UN CARATTERE DIFFICILE SIN DAI PRIMI ANNI DI CARRIERA

Alla fine, data anche l’insistenza dei dirigenti Lancieri e del ragazzo, la famiglia lo lasciò fare e Witschge, a 13 anni, entrò in uno dei migliori settori giovanili del mondo. Un’esperienza che, però, rischiò di durare davvero poco. Quel ragazzo, infatti, era molto complicato da gestire. Attaccabrighe, incapace di rimanere in silenzio, presuntuoso. Durante un torneo giovanile a Doetinchem, la combinò davvero grossa. La sera prima della finale, mentre era in camera con Nordin van Schuppen, suo compagno, ebbe la geniale idea di uscire di nascosto per andarsi a comprare da mangiare. Non potendo ovviamente passare per il corridoio, si arrampicò su un tubo di scarico all’esterno della finestra e si fece scivolare giù. Dopo aver acquistato del cibo, fece il tragitto inverso e tornò in camera.

Era convinto di averla fatta franca ma trovò dinanzi a sé Simon Vonk, massaggiatore della squadra. L’adulto, dopo avergli sequestrato la busta della spesa, gli comunicò che non avrebbe giocato la finale del giorno seguente. Quando il pullman della squadra partì alla volta del campo sportivo, Richard Witschge rimase solo in hotel, pieno di rancore e voglia di rivalsa. Riuscì a raggiungere lo stadio grazie al passaggio del papà di un suo compagno e in tribuna fu notato da Huub Stevens, all’epoca osservatore del PSV. Costui, dopo averlo riconosciuto, si avvicinò e gli domandò il motivo della sua assenza. Successivamente, tentò di pervaderlo a trasferirsi ad Eindhoven. Solo il pronto intervento dei dirigenti dell’Ajax, che annullarono immediatamente la punizione, permettendogli di rientrare in gruppo già il giorno seguente, evitò al club di perdere il cristallino talento.

RICHARD WITSCHGE E IL TRASFERIMENTO AL BARCELLONA

Giunto sino alla prima squadra, Richard Witschge si confermò come un centrocampista dalle grandi doti tecniche ma dai notevoli limiti caratteriali. Continuava a prendere una quantità mostruosa di cartellini gialli, litigava con compagni, avversari e arbitri. Nel campionato olandese si fece una pessima nomea tra i direttori di gara. Soprattutto all’inizio, quando giocava in squadra con Van Basten, i due erano l’incubo di qualsiasi arbitro per le continue proteste, a volte addirittura insensate. Il Cigno di Utrecht, ad ogni modo, andò via da lì a poco e Cruijff indicò proprio in Witschge l’uomo capace di prenderne il posto nel cuore dei tifosi. Le sue giocate sopraffine riuscivano a illuminare la platea, tuttavia il giovane centrocampista iniziò a manifestare un altro dei suoi grandi difetti: la mancanza di concretezza.

Pochissimi gol e tante azioni personali estemporanee, che davano più la sensazione di voler strappare un applauso o mostrare la sua bravura piuttosto che essere utili alle dinamiche di squadra. Di pari passo con la sua sempre più costante titolarità, Witschge si guadagnò anche la maglia della Nazionale, esordendo nel febbraio del’ 90 in amichevole contro l’Italia e prendendo parte al seguente Mondiale. Nel ’91, poi, si arrivò ad un momento chiave della carriera del calciatore. Johan Cruijff, infatti, passò sulla panchina del Barcellona, in aperto conflitto con i dirigenti dell’Ajax dopo l’ennesimo litigio. Intenzionato anche a fare un dispetto alla sua ex squadra, Cruijff spinse il Barcellona a fare un’importante offerta per Richard, di quelle che proprio non si potevano rifiutare.

UN’ESPERIENZA TRA ALTI E BASSI

Witschge, di fronte all’offerta catalana, non ci pensò neanche poi tanto. Fregandosene della recente investitura a stellina dell’Ajax, puntò immediatamente i piedi e fece pressione affinché la trattativa si chiudesse. Oltre che a raggiungere il suo mentore Cruijff, si aggregò ad una delle squadre più forti al mondo. Evidentemente, però, fece male i calcoli o, più semplicemente, sopravvalutò nuovamente le sue qualità. Perchè in quel Barcellona erano già presenti stranieri come Stoichkov, Laudrup e il connazionale Koeman. In campo sarebbero potuti scendere soltanto tre di loro e, ovviamente, l’escluso in partenza era proprio quel giovanotto dai capelli biondi appena arrivato dall’Olanda.

Facile intuire la reazione di Richard, che proprio non riusciva a capacitarsi delle esclusioni e a più riprese manifestò apertamente la sua poca soddisfazione. Nonostante tutto, soprattutto nel corso del suo primo anno, Johan Cruijff cercò di mandarlo in campo il più possibile e la squadra mise in bacheca uno scudetto. Ma l’episodio che spezzò definitivamente il rapporto tra Richard Witschge e lo staff tecnico fu la finale di Coppa dei Campioni, poi vinta dai catalani. Alla vigilia, il centrocampista sembrava destinato a giocare la sfida ma alla fine Cruijff gli preferì Koeman come straniero, venendo anche ripagato dal gol della vittoria. Non fu un caso che, nella stagione seguente, l’ex Ajax rimase quasi interamente fuori, dividendosi tra panchina e tribuna, pur mettendo in bacheca un altro titolo spagnolo.

AL BORDEAUX CON ZINEDINE ZIDANE

A complicare ulteriormente la già segnata posizione di Witschge, arrivò anche l’acquisto di un certo Romario nell’estate del 1993. A quel punto, possibilità di trovare spazio in campo davvero non ce n’erano più, così l’olandese si ritrovò sul mercato e finì in Francia, al Bordeaux. Una squadra decisamente forte, che vedeva in rosa Zinedine Zidane, Dugarry e Lizarazu. Witschge, inizialmente schierato alle spalle delle punte, scivolò poi verso la fascia sinistra per l’esplosione dello stesso Zidane. La cosa non piacque a Richard, che per l’ennesima volta in carriera si mise a fare i capricci e puntò i piedi per andarsene. Così, dopo un primo anno comunque positivo come rendimento, ottenne il prestito al Blackburn, in Premier League. Un’esperienza pessima nonostante la conquista clamorosa del titolo.

Richard Witschge, infatti, diede il peggio di sé nell’avventura inglese. Prima polemizzò per la pochezza estetica della città, definendola orrenda. Poi iniziò a mostrare i suoi atteggiamenti da prima donna all’interno dello spogliatoio, facendosi odiare in primis da capitan Shearer. Infine, entrò in aperto conflitto col tecnico Darglish, che gli preferiva un terzino come Le Saux. Il giorno della conquista del titolo, mentre i suoi compagni festeggiavano, Witschge era già partito per fare ritorno al Bordeaux. Ne approfittò per togliersi qualche sassolino, definendo il Blackburn una squadra di operai e tatticamente selvaggia. Tornare in Francia fu una scelta saggia, perchè assieme ai Girondins conquistò una clamorosa finale di Coppa Uefa contro il Bayern Monaco. Sconfitti per 2-0 in Baviera, i francesi furono regolati per 3-1 anche a domicilio. In entrambe le sfide, Richard si mostrò oltremodo nervoso, beccandosi due gialli.

RICHARD WITSCHGE LA MITICA AZIONE DEI 9 PALLEGGI

Dopo la grande cavalcata europea, il Bordeaux fu fisiologicamente saccheggiato dai grandi club europei. Richard, capendo l’aria di ridimensionamento della squadra, fece le valigie e tornò al suo Ajax. Una squadra che stava passando un momento difficile dopo lunghi anni di successi. Il ciclo vincente di Van Gaal era ormai al termine e si andò incontro a stagioni altalenanti. Inizialmente le cose andarono bene, con Witschge che mostrò un ottimo rendimento. Proprio in questa sua seconda avventura all’Ajax, si rese protagonista di quella che, tutt’oggi, è una delle sue azioni caratteristiche e più visualizzate sul web. Nel corso di un match contro il Feyenoord, infatti, Richard Witschge ricevette palla nella propria metà campo, largo a sinistra. Effettuando 9 palleggi in corsa, avanzò fino alle trequarti avversaria, irridendo così gli avversari. (a seguire il video dell’azione)

Col passare degli anni, però, la situazione di Witschge in maglia biancorossa, andò via via complicandosi. Innanzitutto, ebbe diversi problemi fisici, che ne limitarono il rendimento e la costanza nelle presenze. Partecipò, come ultima competizione in Nazionale, ad Euro 2000, poi decise di concentrarsi solo sull’Ajax.  L’evento clou, in negativo, fu rappresentato dall’arrivo in panchina, proprio nel 2000, di Co Adriansee, un vero sergente di ferro. Witschge, con la sua solita arroganza, si continuò a porre nei suoi confronti con aria di superiorità. Era solito indicargli soluzioni tattiche e dargli consigli non richiesti. L’atteggiamento, ovviamente, indispettì il tecnico che lo fece presto fuori. Anche perchè, intanto, in quella squadra stava esplodendo il talento sopraffino di Van der Vaart.

GLI ULTIMI INSIGNIFICANTI ANNI DI CARRIERA E L’INGRESSO NELLO STAFF TECNICO

Dopo aver fatto nuovamente i capricci per il poco spazio in campo e il trattamento ricevuto, a suo dire irrispettoso, Richard ottenne per l’ennesima volta in carriera l’occasione di andar via. Decise di tornare in Spagna, in una squadra emergente come l’Alaves. Il piccolo club, appena qualche mese prima, aveva giocato una clamorosa finale di Coppa Uefa contro il Liverpool, persa per 5-4. Curiosamente, inoltre, si ritrovò in squadra con Jordi, il figlio di Johan Cruijff, che proprio all’Alaves visse i momenti migliori di una carriera non proprio esaltante. In ogni modo, l’avventura bis di Witschge in Liga non fu di certo indimenticabile. Il giocatore fu costretto a saltare diverse partite per infortunio. Regalava qualche lampo di classe ma ormai non aveva più la costanza e la freschezza atletica per fare la differenza.

Terminato il prestito e assodato che all’Ajax non c’era più Adriansee, sostituito dall’ex compagno Koeman, pensò di restare nel club. Ormai avanti con gli anni, fu usato poco dal tecnico, che lo riteneva un buon cambio per il centrocampo e poco altro. Facile intuire che, nella mente di Richard Witschge, Koeman diventò ancor più il nemico di turno, dopo che anni prima gli aveva anche strappato la maglia da titolare nella finale di Coppa Campioni del Barcellona. Chiusa la parentesi Ajax, il centrocampista giocò un ultimo anno in Giappone, al solo fine di arricchire il proprio conto in banca. Appese le scarpette al chiodo, rimase a lungo fuori dal calcio sino a che proprio Koeman non si ricordò di lui, chiudendo definitivamente ogni discorso di rancore tra i due. L’ex difensore, infatti, lo raccomandò come tecnico delle giovanili, nonostante le perplessità dei dirigenti circa il carattere difficile di Richard. Successivamente, Witschge è diventato anche assistente tecnico della prima squadra, a dimostrazione che prima o poi tutti possono maturare!

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