Pellegrino Valente, l’instancabile e coraggioso jolly dal nome curioso

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Pellegrino Valente è un ex calciatore italiano, che ha militato in diversi club: Foggia, Samp, Napoli, Avellino e Verona. In tutte le piazze in cui ha giocato, ha saputo farsi apprezzare per la grande grinta e la notevole polivalenza.

PELLEGRINO VALENTE, IL RAGAZZO DI FOGGIA CHE ARRIVO’ IN PRIMA SQUADRA

Era un terzino destro dalle caratteristiche piuttosto moderne. Molto veloce e grintoso, aveva la capacità di accompagnare con costanza l’azione offensiva. Infaticabile, coraggioso e molto intelligente tatticamente, con gli anni divenne un autentico jolly. Pellegrino Valente era il tipico calciatore che, per un motivo o per l’altro, la domenica era sempre presente nell’11 titolare. Col passare degli anni, iniziò a ricoprire svariate posizioni. Oltre al naturale ruolo di difensore laterale, sapeva disimpegnarsi molto bene anche come centrocampista di fascia o mediano. Inoltre, era piuttosto abile anche nell’utilizzare il piede debole.

Questa capacità, per nulla scontata in quegli anni, gli permise di poter indifferentemente giostrare da una parte e dall’altra del campo. Grazie alla bravura con entrambi i piedi, fu capace di segnare anche dei gol molti belli, convergendo verso il centro per calciare con efficacia. Foggiano purosangue, il terzino classe 51, crebbe nel settore giovanile dei Satanelli. Nella stagione 71-72, quando i pugliesi militavano in Serie B, l’allora tecnico Lauro Toneatto lo notò durante una serie di partitelle tra la prima squadra e la Primavera. Dopo averlo seguito per un periodo, decise di aggregarlo alla sua rosa e non esitò a lanciarlo in campo da titolare.

In quello scorcio di stagione, appena ventenne, Valente si ritagliò un ruolo importante, disputando 25 gol e realizzando perfino un gol. Già in questa sua prima avventura nel calcio dei “grandi”, Pellegrino dimostrò una notevole predisposizione al sacrificio e alla polivalenza tattica. Nonostante non fosse troppo dotato fisicamente, sapeva fronteggiare senza timore avversari ben più corpulenti, uscendo spesso vincitore grazie alla sua tenacia. I tifosi iniziarono a soprannominarlo Rino e lo elessero a beniamino. D’altronde, un foggiano di soli 20 anni che lottava e sgomitava senza tregua a difesa della maglia della propria città, rappresentava un vero e proprio vanto per la piazza.

IL PASSAGGIO ALLA SAMPDORIA

Già dal secondo anno, Valente era chiamato a confermare quanto di buono mostrato nella prima parte di carriera. Il ragazzo non deluse le aspettative e fu un perno fondamentale della squadra che ottenne la promozione in Serie A. Nella cavalcata dei Satanelli, il tenacia terzino disputò 27 partite, quasi tutte di alto livello. In questo campionato, iniziò a disimpegnarsi, talvolta, anche come mediano, rivelandosi un abilissimo ruba palloni e in grado di non perdere la lucidità nonostante i tanti chilometri percorsi. Riconfermatissimo anche nella rosa costruita per affrontare la massima serie, Pellegrino Valente disputò un altro torneo di notevole rendimento.

Al suo primo anno di A, realizzò anche 3 gol (di cui uno bellissimo e decisivo contro il Genoa), dimostrando di non soffrire minimamente il salto di categoria. Purtroppo per lui, molti dei suoi compagni delusero le aspettative e il Foggia tornò immediatamente in B. Mentre la squadra della sua città era nuovamente pronta ad affrontare la cadetteria, quel jolly tutta corsa e grinta e dal nome “strano” si guadagnò nuovamente la Serie A. Tra i giovani più interessanti della stagione precedente, nell’estate del 1974 fu acquistato dalla Sampdoria. Per Valente si trattava della prima esperienza lontano da casa. I blucerchiati lo pagarono 300 milioni di lire, una cifra di tutto rispetto per il periodo.

L’avventura ligure fu, tutto sommato, buona ma non riuscì del tutto a ripagare le aspettative. Questo perché, in definitiva, si ritrovò a far parte di una Samp abbastanza modesta e priva di calciatori in grado di fare la differenza, soprattutto nel settore offensivo. Valente giocò soprattutto come centrocampista di fascia, rivelandosi ancora un instancabile motorino ma mostrando dei limiti di freddezza sotto porta, per via della grande mole di lavoro svolta. I tifosi doriani erano soliti ironizzare, giustificando i suoi errori realizzativi con i capelli, a loro dire “finiti” davanti agli occhi al momento del tiro. Questo perchè, nonostante la giovane età, Valente soffriva di un’incipiente calvizie.

LA GRANDE CHANCE DI PELLEGRINO VALENTE AL NAPOLI

Il 24 aprile del 1977 la Sampdoria, risucchiata in piena zona retrocessione, era di scena a Napoli in una partita decisamente delicata. Curiosamente, quella stagione di Serie A era caratterizzata da una classifica molto molto corta. Gli stessi partenopei, pur lottando per parti più nobili della graduatoria, dovevano fare attenzione a non venir trascinati nei bassifondi. L’1-1 finale, tutto sommato, era un risultato accettato da entrambe le squadre. Il vantaggio napoletano firmato Savoldi fu pareggiato da Saltutti. A strappare l’occhio, soprattutto ai dirigenti del Napoli, fu però la prestazione di Pellegrino Valente. Il ragazzo disputò una gara quasi commuovente, lottando fino all’ultimo su ogni pallone. Schierato da mediano nell’occasione, l’ex Foggia scontrò i suoi tacchetti con un ottimo elemento come Claudio Vinazzini, uscendo spesso vincitore dal confronto.

Già nei giorni seguenti, pur con ancora un mese di campionato da disputare, la società partenopea decise di opzionare Pellegrino Valente. Il duttile terzino era ritenuto un elemento ideale per il progetto del club, che voleva ringiovanire la rosa, aggiungendo pedine in grado di supportare i titolari. L’obiettivo, ovviamente, era quello di costruire una squadra da scudetto. A fine stagione, con la Samp retrocessa in B, Valente finì effettivamente al Napoli. Il progetto partenopeo, però, affascinante sulla carta, rimase tale. Nonostante gli arrivi di altri buoni calciatori come Ferrario, Restelli, Capone, Stanzione, Pin, Mattolini e Mocellin, la squadra mancava di un 11 titolare davvero davvero forte. Il biennio di Valente all’ombra del Vesuvio fu piuttosto buono ma il club non avvicinò mai la zona scudetto, chiudendo con due appena discreti sesti posti.

GLI ULTIMI ANNI DI CARRIERA

Nei due anni a Napoli, Pellegrino Valente aveva totalizzato 34 presenze, mettendo a segno 2 gol. Già dai dati statistici si capiva come il polivalente difensore non fosse propriamente un titolare, quanto un utilissimo rincalzo. Colpa anche di un infortunio, subito dopo poche giornate nel corso del primo anno. Uno stop forzato che, di fatto, gli costò il posto, nonostante mise a segno anche uno spettacolare gol al volo di sinistro contro il “suo” Foggia. Nel secondo anno, invece, trovò più spazio, riciclandosi in svariati ruoli tra difesa e centrocampo.

Anche in questa stagione, riuscì a siglare un gol, guarda caso con quella che fu la sua successiva squadra: l’Avellino. Proprio in maglia bianco verde, il buon Valente disputò le ultime stagioni davvero di livello della sua carriera. Un rendimento costante, su e giù per il campo come era sua abitudine, con 3 gol a impreziosire le statistiche. All’alba della stagione 81-82, però, Pellegrino ebbe degli screzi con l’allora tecnico avellinese Luis Vinicio. Per questo, decise di lasciare la squadra e nel mercato ottobrino si trasferì al Verona. Gli scaligeri, che militavano in B, avevano costruito una rosa in grado di lottare per la promozione.

Valente, nella parte restante di campionato, giocò 9 partite, non riuscendo mai davvero a imporsi. Pur con un contributo limitato, mise a curriculum un altro torneo cadetto vinto, che permise al Verona di tornare nella massima serie. Valente, però, vedeva ormai la sua carriera avviarsi verso il tramonto e decise di chiudere il cerchio nella maniera più romantica, e per certi verso ovvia, possibile. Tornò al suo Foggia, giocando ancora per 3 anni  e finendo addirittura in Serie C1. Una volta appese le scarpette, Pellegrino non volle più rimanere nel mondo del calcio. Rimase a vivere nella sua città natale, seguendo le sorti dei Satanelli ma senza mai rientrare in quell’ambiente che stava cambiando sempre più rispetto a quello che aveva conosciuto…

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