Paco Casal, il burattinaio del calcio uruguaiano dai metodi poco ortodossi!

Paco Casal

Ormai da una trentina di anni, Paco Casal gestisce con assoluto potere tutto il calcio uruguaiano. Un totale controllo per un personaggio oscuro, coinvolto nelle vicende di Calciopoli e recentemente multato in modo pesante dalla Conmebol.

PACO CASAL, IL RE DEL CALCIO URUGUAIANO

Nessun agente ha un simile potere come quello che Francisco Paco Casal esercita sul movimento calcistico uruguaiano. Da circa trent’anni, Casal muove a suo piacimento praticamente ogni filo che riguarda il calcio nel suo paese. Un personaggio abbastanza oscuro, spesso coinvolto in vicende poco etiche. Nel corso degli anni, si è anche circondato di due suoi fedelissimi: gli ex calciatori Daniel Fonseca e Oscar Betancourt. La sua società di procura, la Global Sports, è tra le più potenti del mondo.

Specialmente nel corso degli anni 90, Casal è diventato un personaggio molto conosciuto anche per ciò che concerne il nostro calcio. Spesso e volentieri, è riuscito a piazzare calciatori della sua scuderia nei team della serie A. Con alcuni club, poi, aveva veri e propri fili diretti. E’ il caso, ad esempio, del Cagliari, dove il patron Cellino si fidava quasi ciecamente di lui. In Sardegna atterrarono molti calciatori della Celeste, alcuni decisamente validi come Francescoli, lo stesso Fonseca, Dario Silva o O’Neill. In altri casi, però, Cellino prese veri e propri pacchi come Romero e Tejera.

Un altro dirigente italiano con cui Paco Casal aveva rapporti molto stretti era Luciano Moggi. Un coinvolgimento tale da permettere ai due di escogitare diverse operazioni piuttosto complesse e particolari. Ricordiamo, per esempio, lo strano acquisto da parte del Torino del mediano Marcelo Saralegui (leggi QUI l’articolo). Il giovane centrocampista fu pagato a peso d’oro da Moggi ai tempi della sua esperienza in granata per vedere il campo solo 2 volte in 2 anni. Intervenne perfino la Guardia di Finanza, scoprendo che in realtà l’acquisto serviva per coprire la parte mancante di quello di Aguilera, altro elemento della scuderia di Casal ma ben più valido.

I GIOCHI DI MERCATO CON LUCIANO MOGGI

La collaborazione tra Paco Casal e Luciano Moggi non si interruppe di certo qui. Al di là dei diversi affari diretti con la Juventus, che acquistò, tra gli altri, Montero, O’Neill o Fonseca, i due inventarono un vero e proprio teatrino per raggirare Massimo Moretti. Già, l’ex presidente dell’Inter, divenne presto una delle vittime preferite dei raggiri di Paco Casal. Dopo avergli fatto prendere a prezzo di saldo un giovanissimo e promettente Alvaro Recoba, Casal ottenne la piena fiducia di Moratti. A quei tempi, il patron nerazzurro era consigliato ancora male e si fidava troppo delle persone. Il suo attaccamento morboso ai colori del suo club, lo portavano spesso e volentieri a commettere errori pesanti di scelte, soprattutto sul mercato.

Dopo Alvaro Recoba, calciatore del quale Moratti si innamorò perdutamente, arrivarono all’Inter molti altri calciatori della truppe di Casal. Parliamo di Sorondo, di Rivas e dei due casi più eclatanti: Antonio Pacheco e Fabian Carini. Il primo, fu una vera e propria genialata del procuratore sudamericano. E fu proprio qui che tornò in gioco la figura di Luciano Moggi. Approfittando del contratto in scadenza di Recoba, il Direttore Generale della Juventus, nel 2001, finse un forte interessamento per il calciatore. Si parlava di un accordo già raggiunto tra le due parti, con Casal pronto al colpaccio a suon di miliardi di ingaggio.

Ma Massimo Moratti non poteva di certo accettare di perdere il suo pupillo a 0 e per giunta facendolo finire alla Juventus. Per correre ai ripari, fece firmare un contratto da ben 15 miliardi di lire a Recoba. In realtà, la Juventus, stracoperta in quel ruolo, non aveva alcuna intenzione di acquistarlo. Ma le richieste di Francisco Paco Casal non si fermarono ai 15 miliardi di stipendio. Oltre al rinnovo di Recoba, pretese che l’Inter acquistasse Antonio Pacheco per 20 miliardi dal Penarol. Il calciatore uruguaiano non aveva la milza e le sue doti tecniche erano piuttosto imbarazzanti. Soldi letteralmente buttati dal balcone per un attaccante che totalizzò una sola presenza nella sua inutile esperienza in nerazzurro.

IL COINVOLGIMENTO IN CALCIOPOLI

Un altro chiaro gioco di potere e di astuzia, Paco Casal lo esercitò durante il passaggio di Fabio Cannavaro alla Juventus nel 2004. Alle spalle, come sempre, la figura di Luciano Moggi. Il procuratore uruguaiano cercava di piazzare in nerazzurro il terzo portiere bianconero Fabian Carini. Di contro, Moggi era in contatto da mesi con Fabio Cannavaro. Il centrale dell’Italia era ormai ai margini del progetto nerazzurro, club nel quale non si era mai ambientato. Cuper lo schierava spesso terzino e le sue prestazioni furono poco esaltanti. Proprio Casal, consigliò a Luciano Moggi di far intervenire i medici, accertando il pessimo stato di salute di Cannavaro, in modo che l’Inter si convincesse a cederlo senza problemi.

E infatti, una settimana dopo, si concretizzò uno degli scambi più squilibrati e imbarazzanti nella storia del calcio italiano. Fabian Carini passò all’Inter, giocando solo qualche gara di coppa mentre Fabio Cannavaro divenne il baluardo della Juventus di Fabio Capello. Nel 2006, però, le intercettazioni telefoniche finirono in mano alla procura durante le indagini per Calciopoli. Tra i nomi dei vari indagati, c’era ovviamente anche quello di Casal. Per il procuratore sudamericano non ci furono grosse conseguenze, anche se la sua influenza sul calcio italiano divenne meno forte rispetto al passato.

LA MULTA MILIONARIA DELLA CONMEBOL A PACO CASAL

Se pensate a Mino Raiola, al giorno d’oggi, vi viene sicuramente in mente un procuratore potentissimo, capace di tenere a scacco le migliori società del mondo per curare gli interessi dei suoi assistiti. Tuttavia, nemmeno l’ex pizzaiolo campano riesce a esercitare un simile controllo su un movimento calcistico come quello di Paco Casal per l’Uruguay. Basti pensare che, soprattutto negli anni 90 e nei primi anni del 2000, il potente e misterioso uomo riusciva perfino a influenzare le convocazioni in Nazionale. Era solito, nelle file della Celeste, vedere impiegati elementi della sua scuderia che all’estero non totalizzavano neanche un minuto o erano stati bollati come bidoni.

Specialmente quando aveva bisogno di piazzare un calciatore in una nuova squadra, meglio ancora se giovane e poco conosciuto, costui entrava nel giro della Nazionale. Nel corso degli anni, il suo raggio di manovra si è allargato, arrivando a coinvolgere anche calciatori di altre nazioni sudamericane. Nella sua scuderia vi sono anche calciatori argentini, affascinati dalla prospettiva di avere un uomo così potente alle spalle. Un uomo potente ma che non sempre ha preso le decisioni  migliori per la carriera dei propri interessanti, mettendo sempre davanti i propri. Ha usato i suoi calciatori come pedine da muovere per ottenere sempre vantaggi da situazioni terze.

Dei suoi giri loschi, se n’è accorta anche la Conmebol, la federazione calcistica sudamericana. Alla base, una strana vicenda sui diritti d’immagine della sua Global Sports.  Casal aveva firmato un accordo di sponsorizzazione per la sua società nel 2015 da mostrare durante la Copa Sudamericana. Un anno dopo, quando scoppiò il caso del FiFAgate, Paco Casal decise di interrompere di colpo l’accordo, non ritenendolo più valido e vantaggioso. Tuttavia, la rescissione non era prevista nelle caville contrattuali e la Conmebol chiese l’intervento del TAR. Nel luglio scorso Francisco Casal è stato condannato a pagare 10 milioni di dollari.

LEGGI ANCHE: LA CUAUHTEMINA, IL DRIBBLING DI BLANCO CHE VENNE BANDITO DAL REGOLAMENTO

 

Privacy