Ole Qvist, il pompiere protagonista della “Danish Dynamite” a Euro ’84!

ole qvist pompiere

OLE QVIST, IL FORMIDABILE PORTIERE DELLA DANIMARCA A EURO ’84

Ole Qvist è stato un buon portiere danese che ha passato tutta la sua carriera nel KB, società polisportiva con sede a Copenaghen. In 17 anni di militanza (1970-1987) vinse solo due campionati, mettendosi in evidenza in sprazzi di partite per i suoi interventi volanti. Ma la sua forza d’urto Ole la mostrò agli Europei del 1984, un’edizione che vedrà la Danimarca fare un cammino strepitoso fino alle semifinali. Una nazionale che venne ribattezzata come “Danish Dynamite” perchè una delle più spettacolari e innovative del calcio europeo. La Danimarca dei primi anni ’80 entrò nella storia non per aver vinto ma per un insieme di fattori: dal talento dei suoi giocatori al tipo di calcio giocato, che stranamente non fu quello totale olandese di cui abusavano tutti all’epoca.

Fino a 10 anni prima il calcio danese aveva un handicap pesante nel confronto internazionale, visto che si stava arroccando da tempo in un dilettantismo tutto nordico che non aveva via d’uscita. Il bronzo Olimpico di Londra 1948 portò ad una ribalta di generazioni di talenti eccezionali quali i fratelli Hansen e Praest, formidabile attaccante che militò anche nella Juventus 7 anni. Prima dell’Europeo ’84, la Danimarca era del tutto estranea al mondo, visto che non riuscì mai a qualificarsi per una competizione importante, come un mondiale anche. Fino alla metà degli anni ’70, inoltre, i giocatori danesi potevano emigrare all’estero e diventare professionisti.

Esempio lampante fu Allan Simonsen, che nel 1972 andò al Borussia Moenchengladbach vincendo cinque anni più tardi il pallone d’Oro. La rivoluzione calcistica in Danimarca partì dalla mente di Sepp Piontek, un tedesco nato in Polonia che da calciatore si fece conoscere per la sua marcatura estenuante su O’Rey Pelè in un Brasile-Germania Ovest. Per i brasiliani Piontek sarà sempre “El Bruto Alemano”.

L’EUROPEO 1984 DELLA DANIMARCA

Piontek, come detto in precedenza, fece una rivoluzione vera e propria a 360 gradi: dalle metodologie di lavoro alle scelte dei giocatori. Qvist, in questo senso, venne scelto dal CT perchè considerato “il meno peggio di quella generazione”. Sicuramente non un complimento ma pur sempre un ottimo auspicio per mettersi in mostra ad un torneo importante. Il portiere, che oggi fa il pompiere nella caserma di Rosenborg Barracks, sarebbe dovuto essere il numero uno anche due anni più tardi in Messico ma la sofferenza da emicrania lo condizionò fortemente. Venne convocato lo stesso da Piontek superando addirittura la concorrenza di un giovanissimo ma forte Peter Schmeichel, in forza al Hvidovre.

Il titolare, però, fu Troels Rasmussen, che dopo la prima partita contro la Scozia fu colpito da un’atroce dissenteria cedendo il posto non a Qvist, alle prese con l’emicrania, ma a Lars Hoegh. Tornando al discorso, la Danimarca riuscì a piazzarsi prima nel girone di qualificazione mettendo alle spalle Ungheria e Inghilterra. La vittoria a Wembley nel settembre ’83 fu il primo punto di svolta della nazionale danese. A Euro ’84 la squadra di Sepp Piontek si presentò ai nastri di partenza come la Cenerentola della competizione. Il calcio iper mega offensivo dell’allenatore tedesco garantiva poco equilibrio nelle due fasi, ma secondo lui quello era l’unico modo per far rendere i giocatori a disposizione.

Era una squadra che aveva il mix perfetto tra talento e praticità: una difesa granitica tenuta in piedi dal capitano Morten Olsen, un centrocampo combattivo dominato dall’estro di Soren Lerby, dalla creatività di Arnesen e dalla presenza di Klaus Berggren e un attacco composto da una coppia di giocatori “dinamite”, Micheal Laudrup e Preben Elkjaer. Il primo aveva la classe, il secondo la potenza e leadership del vero numero 9. Tutto questo sarà ribattezzato come “Danish Dynamite”.

L’EPILOGO CON OLE QVIST PROTAGONISTA

Al debutto i danesi abdicarono contro la Francia di Michel Platini, mattatore della partita (1-0). Il cammino poi proseguì con una goleada ai danni della Jugoslavia (5-0) e con una vittoria di misura sul Belgio (3-2). Queste ultime due gare furono la rappresentazione della rivoluzione importata da Piontek: un calcio poco speculativo ma talmente offensivo e sporadico che rendeva quella nazionale una macchina perfetta. Qvist si rese protagonista di una serie di interventi autentici che contribuirono a portare la Danimarca dritta alle semifinali. Il sogno di giocare la finale si spense contro la Spagna ai calci di rigore dopo l’1-1 dei tempi regolamentari. Proprio Elkjaer sbagliò l’unico consentendo alla squadra di Munoz di raggiungere la Francia all’ultimo atto.

Danimarca e Spagna si rincontrarono, poi, due anni più tardi agli ottavi di finale del mondiale. Ma niente rivincita per gli uomini di Piontek, che persero in malo modo (5-1) uscendo dalla competizione. Una nazionale che rimase, di fatto, incompiuta negli anni successivi fino al trionfo dell’Europeo ’92. Qvist si ritirò nel 1987 con 37 primavere sulle spalle e oggi quel mestiere da vigile del fuoco non glielo toglie nessuno. D’altronde se ne sono visti pochi di pompieri sulla riga di porta.

LEGGI ANCHE: LA FAVOLA DELL’INCREDIBILE VITTORIA DELLA DANIMARCA AGLI EUROPEI DEL 1992

E’ uscito il nostro libro “frammenti di calcio”. Clicca QUI per acquistarlo