Odelìn Molina, il portiere e capitano, eterno simbolo del calcio cubano

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Odelìn Molina è stato un vero e proprio simbolo per il calcio cubano. Un ottimo portiere ma anche un atleta dal grandissimo carisma. Storico capitano della Nazionale e bandiera del Villa Clara, club più blasonato dell’Isola. Dopo aver appeso i guanti al chiodo, è diventato uno stimato preparatore dei portieri locali.

ODELIN MOLINA, IL PIU’ GRANDE PORTIERE CUBANO DI SEMPRE

Da qualche anno il vento sembra finalmente cambiare. Sono sempre più i giovani cubani che, complice anche l’utilizzo di Internet, si avvicinano al calcio. Non sempre finiscono per praticarlo ma ormai conoscono le star a livello mondiale e ne ammirano le gesta. E’ sempre più frequente vedere ragazzini in giro per le strade con le maglie dei più grandi club, specialmente quelli spagnoli. Un cambiamento che ha subito una forte accelerata dopo la dipartita dello storico dittatore Fidel Castro, da sempre ostile nei confronti del gioco del calcio, ritenuto troppo “capitalista”. Pur non avendo una grossa tradizione a livello calcistico, soprattutto per i motivi già citati, Cuba è stata comunque in grado di sfornare qualche calciatore di talento.

Tra questi, non si può non menzionare quello che è stato sicuramente il miglior portiere cubano della storia. Una vera e propria leggenda, un leader capace di difendere la porta della Nazionale per 119 partite. Un numero pazzesco se rapportato al fatto che Cuba non ha praticamente mai partecipato a competizioni internazionali di rilievo e, per questo motivo, tendenzialmente disputa meno gare di altre selezioni. Odelìn Molina è stato un numero 1 spettacolare ma allo stesso tempo efficace. Un grande leader, che ha indossato con fierezza la fascia di capitano della sua Nazionale. Anche a livello di club ha saputo farsi rispettare, diventando una bandiera assoluta del Villa Clara, società più vincente di tutta Cuba.

UN ATTACCANTE DIVENUTO PORTIERE GRAZIE A COSTANZA E DEDIZIONE

Nato proprio a Santa Clara nel 1974, Molina si dimostrò da subito un bambino molto portato per lo sport. Particolarmente atletico e coordinato nei movimenti, era una promessa del baseball (sport nazionale) ma anche della pallavolo e del calcio. Proprio quest’ultimo divenne la sua più grande passione. Sognava di poter diventare un simbolo per il suo popolo e, anni dopo, riuscì nel suo intento. Tuttavia, il suo arretramento tra i pali fu del tutto casuale. Odelìn, infatti, inizialmente giocava come centravanti, riuscendo a sfruttare bene la sua fisicità imponente già dalla tenera età. Un giorno, durante un torneo scolastico, la sua squadra si ritrovò priva del portiere, che per misteriosi motivi non si presentò all’appuntamento. La distinta era già stata regolarmente compilata e Molina avrebbe dovuto giocare nella sua posizione abituale di attaccante.

Essendoci necessità di qualcuno che ricoprisse l’indispensabile ruolo mancante, il nostro decise di sfruttare la sua atleticità e la sua coordinazione per colmare il gap. L’esperimento andò decisamente oltre le più rosee aspettative e da quel giorno Odelìn Molina divenne a tutti gli effetti un portiere. Per sua stessa ammissione, però, non si è mai ritenuto un talento naturale come estremo difensore e si è presto convinto che per colmare le lacune occorresse tanto lavoro mentale, fisico e tecnico. Sognava di potersi, un giorno, trasferire in Argentina e magari giocare anche solo qualche minuto al fianco del suo idolo Maradona. Una prospettiva praticamente irrealizzabile, al tempo, per gli atleti cubani, che non avevano alcuna possibilità di trasferirsi all’estero se non fuggendo.

GLI INIZI DI CARRIERA, TRA NAZIONALE GIOVANILE E SANTA CLARA

Nei primi anni di attività, l’ormai portiere Molina giocò con una squadra giovanile della sua città, i Caribbean Lions. I suoi interventi prodigiosi, la sua sicurezza e soprattutto il carisma e la grinta con cui guidava la difesa attirarono le attenzioni delle selezioni giovanili cubane. Così accadde che nel 1991 la squadra Under 17 dell’Isola si trovasse a perseguire un vero e proprio sogno: quello di disputare un Mondiale giovanile. La giovane e inesperta Cuba volò alla volta dell’Italia, inserita in un gruppo di ferro con Spagna, Uruguay e Ghana. Di possibilità di passare il turno non ce n’era praticamente neanche una ma fu un’ottima opportunità per accumulare esperienza internazionale. Una virtù che quel gruppo si ritrovò un paio di anni dopo, quando fu capace di conquistare una medaglia di bronzo ai Giochi Caraibici. Insomma, seppur a livello giovanile, Cuba iniziava a far parlare di sè anche in ambito calcistico!

Quel gruppo comprendeva ottimi elementi come Pedraza, Cruzata, Driggs o Sebrango, che poi sarebbero arrivati tutti alla Nazionale Maggiore. Ma il vero punto di forza era proprio Odelìn Molina. Un portiere così forte, da quelle parti, non si era davvero mai visto. In città, intanto, il blasonato Santa Clara non si fece scappare l’opportunità e nel 1993 lo prelevò, inserendolo nella rosa della Prima Squadra. I primi tempi non furono semplici. Molina, pur molto alto, era anche piuttosto magro e soffrì l’impatto e la durezza con i nuovi allenamenti. Ci impiegò circa un anno e mezzo a prendersi definitivamente il posto da titolare e da quel momento non lo lasciò più. Ebbe inizio una lunghissima storia d’amore, con Molina che divenne un simbolo e un leader della società. Anni di successi, con ben 7 campionati cubani messi in cassaforte anche grazie alle sue prodigiose parate.

ODELIN MOLINA E QUEI RICONOSCIMENTI ALLA GOLD CUP

Nel corso degli anni, il portiere cubano è stato spesso critico nei confronti della federazione e della politica locale. A suo dire, il calcio nell’Isola avrebbe potuto aveva ben altro impatto. Ha affermato che alla Nazionale cubana veniva permesso di radunarsi con grande frequenza, in modo da gestire la selezione quasi come fosse un club. Interminabili stage a cementare la rosa ma, allo stesso tempo, anche una miseria di partite giocate che non hanno mai permesso a Cuba di trovare una dimensione a livello internazionale. Molti suoi compagni, da lui definiti decisamente promettenti, si sono ritrovati ad abbandonare prematuramente l’attività per la triste mancanza di prospettive. Lo stesso Molina ha spesso visto frenare dal movimento federale e politico le sue ambizioni.

Riceveva sistematicamente offerte dall’estero per potersi cimentare in campionati di ben altro rango. Un’opportunità che avrebbe arricchito la sua carriera ma anche lo stesso calcio cubano. Non gli fu mai permesso trasferirsi e si “accontentò” di restare il simbolo del suo Santa Clara. Con la maglia di Cuba, però, riusciva a essere praticamente sempre il migliore. Disputò tutto il percorso di qualificazione a Francia ’98 ma la vera consacrazione arrivò in occasione delle Gold Cup 2002 e 2003. In entrambe le edizioni Odelìn Molina fu eletto miglior portiere, nonché unico cubano ad entrare nella Top 11 del torneo. Cuba riuscì a prendere parte anche alle due Gold Cup seguenti, la 2005 e la 2007. Da quel momento, il forte Molina conobbe un periodo oscuro che rischiò di vanificare gran parte del suo leggendario passato di stella cubana.

IL RITORNO E IL SEGUENTE ADDIO ALLA NAZIONALE

Nel 2008, infatti, la Federazione cubana decise di affidare la guida tecnica della prima squadra ad un selezionatore tedesco. Reinhold Fanz firmò il contratto con l’intenzione di cambiare radicalmente la mentalità del calcio locale. Oltre a portare metodologie del tutto nuove e più moderne, era fermamente convinto che fosse necessario uno svecchiamento della rosa. A suo dire, i giovani locali avevano un altro approccio a quello sport e le sue conoscenze avrebbero fatto più presa su di loro rispetto ai veterani. Nello stesso periodo, Odelìn Molina aveva subito un brutto infortunio alla colonna vertebrale.

Un problema che presentò dei tempi di recupero ben più lunghi di quelli inizialmente ipotizzati e, soprattutto, un rientro difficoltoso e a livelli non eccelsi. Fanz colse la classica pietra al balzo e lo estromise totalmente dal giro, privandolo ovviamente anche della fascia di capitano. La titolarità passò nei guanti del giovane Quintero mentre nei confronti di Molina ci fu una sorta di campagna discriminatoria, nel tentativo di mitigare la sua enorme popolarità. Il regno del CT tedesco, tuttavia, fu piuttosto breve e completamente avaro di soddisfazioni.

Al suo posto giunse il tecnico locale Gonzalez, che fu già CT precedentemente e che non ci pensò su due volte prima di richiamare Molina, ridargli la fascia di capitano e il posto. Il portierone di Santa Clara ebbe modo di disputare altre due Gold Cup, l’ultima delle quali nel 2013. Nello stesso anno, precisamente il 20 luglio, l’ormai 39enne estremo difensore disputò il suo ultimo match con la maglia di Cuba. Purtroppo fu un’assoluta disfatta, un inequivocabile 6-1 su cui pesarono anche i suoi errori. Molina, da sempre molto critico e obiettivo verso se stesso, capì che ormai il fisico non gli permetteva più di giocare a certi livelli e lasciò il posto al giovane Cooper.

LA BEFFARDA ESPERIENZA ALL’ESTERO A 42 ANNI

Molina, dopo aver ceduto il ruolo di portiere titolare di Cuba a Cooper, disputò un’ultima stagione con la maglia del Santa Clara. Successivamente, fu inserito nello staff della Scuola Calcio del club nei panni di preparatore dei portieri. Un ruolo che gli permetteva di trasmettere tutta la sua esperienza e le sue conoscenze ai giovani cubani che volevano seguirne le orme. Ricoprì la posizione per due anni, poi accadde qualcosa di piuttosto strano. Nel mentre, infatti, il calcio cubano, nella rivoluzione costante degli ultimi tempi, iniziava finalmente a permettere ai propri atleti di giocare all’estero. Così capitò che il Parham FC, società del campionato di Antigua, decidesse di fare spesa a Cuba per rinforzare la propria rosa. Finalizzò gli acquisti di Yenier Márquez, Marcel Hernández e dei fratelli Colomé.

Poi, si ricordarono di quel fortissimo portiere che per anni aveva limitato i danni della Nazionale cubana a suon di miracoli. La proposta trovò immediatamente i favori di Odelìn Molina, che nonostante le ormai 42 primavere e i due anni di inattività, decise di accettare. Era la prima vera occasione di confrontarsi in un torneo estero, seppur non di primissimo rango. La beffa fu che tale opportunità era giunta a carriera ormai finita ma il portierone la prese nel modo migliore. Era un modo per divertirsi e, in un certo senso, ripagarlo anche di quanto fatto in tanti anni di onorato lavoro. Ad Antigua, Molina trovò un movimento calcistico nettamente più evoluto rispetto a quello cubano. Vi rimase una stagione, contribuendo al 3°posto finale del Parham prima di tornare a Cuba e diventare Preparatore dei Portieri delle Nazionali giovanili, ruolo che ricopre tutt’ora.

IL PENSIERO DI ODELIN MOLINA SUL CALCIO CUBANO

Da sempre piuttosto obiettivo e talvolta critico nei confronti del calcio a Cuba, Odelìn Molina recentemente ha espresso il suo parare sull’attuale situazione che vive il movimento. A suo dire, ancora molto distante dal poter raggiungere livelli dignitosi. Ecco le sue parole:

Devo essere obiettivo: Cuba è molto lontana dalla possibilità di qualificarsi per un Mondiale. Mancano dettagli che non possono essere trascurati. Per sognare un Mondiale è necessario invocare l’unità nazionale, evitare le differenze tra gli sport e tirare tutti dalla stessa parte. Si ritiene che, poiché i principali campionati in Europa si vedono in televisione, sappiamo molto di calcio, ma questo sport è molto di più. Oggi il calcio è una macchina di marketing in costante movimento. Siamo lontani dalla realtà, perché non è possibile che i Paesi investano milioni nello sport e noi fatichiamo a sistemare una scuola o costruire due stadi.  Sulla questione degli oriundi, l’interesse deve venire dal calcio cubano come entità.

Non può essere che il giocatore di un altro campionato debba essere interessato a rappresentare il Paese. I dirigenti devono aver cura di salvare quei ragazzi che giocano in qualsiasi parte del mondo e che intendono indossare la maglia di Cuba. Sarebbe vantaggioso per i calciatori, per la squadra e per la stessa Federcalcio cubana. Dobbiamo rendere la nostra squadra competitiva. Il rivale non interessa, l’importante è il volto che mostriamo. Migliorare il torneo nazionale può essere un grande passo per i giocatori cubani per aumentare il ritmo di gioco. Attualmente, il campionato nazionale non è competitivo per nessuno. Devi lavorare sodo per riempire di nuovo lo stadio, creare aspettative e far sognare i tifosi del calcio cubano”

E Molina, nel suo piccolo, ha deciso di dare il suo contributo, sfruttando tutte le sue potenzialità e la leadership accumulate in anni e anni di onorata carriera. Sogna di non adagiarsi solo e soltanto sul ruolo di preparatore dei portieri ma ha iniziato a studiare per diventare anche allenatore. Perché la sua passione per il calcio, anche a distanza di così tanto tempo e al contrario di molti suoi coetanei, non si è mai spenta!

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