Norman Whiteside, ascesa e discesa del precoce talento dello United

Talento precocissimo, debuttò a soli 17 anni in un Mondiale ma fu frenato da una sfilza di terribili infortuni

Norman Whiteside

Norman Whiteside è stato un talento precocissimo, in grado di esordire con il Manchester United e con l’Irlanda del Nord ancor prima di diventare maggiorenne. Una lunga serie di infortuni, negli anni seguenti, ne frenò l’ascesa fino a portarlo al precoce ritiro!

NORMAN WHITESIDE, IL PRECOCE GIOIELLO NORDIRLANDESE

Una carriera partita col botto e frenata da innumerevoli infortuni. E’ questa, in definitiva, la sintesi che racchiude l’ascesa e la conseguente discesa di Norman Whiteside, calciatore nordirlandese del Manchester United. Fin da ragazzino, fu costretto a convivere con la schiacciante etichetta di “nuovo George Best”. Nonostante le pressioni, Norman sembrò sin da subito un adolescente dotato di una forza di volontà e di una maturità fuori dal comune. Aveva un solo sogno: quello di sfondare e diventare un campione. Per inseguire i suoi obiettivi, rinunciò praticamente a tutto ciò che poteva distrarlo, a dispetto della giovane età. Niente serate con gli amici, nessuna fidanzata e perfino un impegno minimale a scuola per restare concentrato solo sul calcio.

E, in effetti, il suo talento era talmente smisurato che già a 13 anni il suo nome finì sul taccuino dei migliori club inglesi. Nella fattispecie, il Liverpool fu la società che più a lungo lo corteggiò, non riuscendo nell’impresa di acquistarlo. Appena un anno dopo, invece, il Manchester United riuscì a vincere la corsa per accaparrarselo e lo aggregò al settore giovanile. Il fantasioso centrocampista offensivo di Belfast, in questo modo, riuscì ad entrare nella squadra che aveva reso grande proprio Best, il suo idolo. Dopo una sola stagione, Whiteside iniziò a fare i conti con i problemi fisici. Una costante che, purtroppo, lo accompagnò per tutta la durata della sua carriera e che, alla fine, gli risultò fatale.

I TANTISSIMI INFORTUNI GIA’ A LIVELLO GIOVANILE

Il primo infortunio era un banale stiramento all’inguine. Tuttavia, la comprensibile voglia di emergere di un ragazzino partito dalla sua Irlanda del Nord per sfondare al Manchester, lo portò a tentare un prematuro recupero. Tramite alcuni amici, venne a conoscenza dell’operato di un presunto mago della fisioterapia, un certo Bobby Mc Gregor (che era anche il massaggiatore del Glentoran). L’uomo, dimostrandosi tutt’altro che competente, non considerò minimamente il fatto che Norman fosse solo un ragazzino il cui fisico era ancora in fase di sviluppo. Lo trattò con dei massaggi vigorosi, applicati con la stessa intensità di un adulto. Oltre che non risolvere assolutamente il problema della lesione muscolare, finì per spostargli perfino il bacino, limitandone la mobilità.

Questo particolare, tra l’altro, risulta di fondamentale lettura per quella che è stata poi l’ascesa di Norman Whiteside. Il ragazzino, infatti, fino a quel momento aveva, tra le sue armi, anche una notevole velocità. I problemi di mobilità lo portarono a perdere gran parte di questa sua dote, senza riuscire più a recuperarla. Da quel momento in poi, Norman venne generalmente considerato come un calciatore lento e con poco ritmo, seppur dotato di una grandissima tecnica individuale. Il suo calvario, già desolante a livello giovanile, era appena iniziato e portò ad una seconda e drammatica tappa già nel 1981. L’allora 16enne di Belfast, mentre faceva impazzire le difese del campionato riserve ed era in orbita prima squadra, subì un gravissimo infortunio al ginocchio. Questo secondo stop lo portò nuovamente a modificare la propria postura nella corsa.

IL DEBUTTO IN PRIMA SQUADRA DI NORMAN WHITESIDE

Così come accadde in occasione dello stiramento all’inguine, anche per l’infortunio al ginocchio Norman Whiteside non ricevette le giuste cure. Il lungo calvario, durato quasi 7 mesi, sembrò precludergli le chance di andare al Mondiale. Già, perchè in Irlanda del Nord, quel ragazzo era talmente considerato da essere perennemente sul taccuino del CT Bingham nonostante non avesse ancora debuttato in prima squadra. La forza di volontà di Norman, tuttavia, fece ancora una volta la differenza. Recuperata una condizione fisica accettabile, il fantasioso calciatore riprese a fare la differenza nella seconda squadra dei Red Devils, convincendo il mister Ron Atkinson a dargli la grande chance.

Durante una partita di campionato contro il Brighton, entrò in campo nel corso della ripresa. Era il suo debutto ufficiale, a soli 17 anni e con un contratto di sole 16 sterline a settimana. Prima della fine della stagione, dopo aver vinto quasi da solo la FA Cup giovanile, firmò il suo primo contratto da professionista e giocò da titolare l’ultima di campionato. Nella sfida contro lo Stoke City fu il grande protagonista, sorprendendo tutti per la maturità e la prontezza con cui colse la grande occasione. Regalò l’assist del primo gol a Robson e, successivamente, firmò lui stesso il raddoppio, diventando anche il più giovane marcatore dello United sino a quel momento.

IL MONDIALE IN SPAGNA DEL 1982

Il sorprendente ritorno in campo di Whiteside fu musica per le orecchie del CT irlandese Bingham, che lo inserì clamorosamente nella lista dei convocati per il Mondiale del 1982. In Spagna, quel 17enne non sarebbe stato soltanto una comparsa. Diventando il più giovane calciatore a giocare in una Coppa del Mondo (battendo il record di Pelè), divenne un punto di forza della sua squadra. Con un cammino eccezionale, l’Irlanda del Nord sovvertì i pronostici e riuscì a qualificarsi in un girone apparentemente proibitivo che comprendeva la Spagna (battuta), oltre a Jugoslavia e Honduras (due pareggi). Il sogno della nazionale di Bingham svanì nel successivo turno, per mano della Francia.

La vetrina internazionale, tuttavia, aveva portato in auge il nome di Norman Whiteside. Il Milan, ad esempio, lo identificò come un talento purissimo e contattò ripetutamente gli uffici del Manchester United nel tentativo di imbastire una trattativa. Le richieste di Atkinson, però, furono esorbitanti. Una mossa strategica per far allontanare i rossoneri e godersi il talento di quel ragazzino, che sembrava destinato a scrivere pagine indelebili nella storia dei Red Devils. Anche perché, occorre specificare, che gli anni ’80 rappresentavano una fase di passaggio per il Manchester. Dopo i fasti del periodo di George Best, lo United non riuscì a far seguire un adeguato ricambio generazionale e si accontentò di buoni piazzamenti, almeno fino all’arrivo di Sir Alex Ferguson, che cambiò tutte le carte sul tavolo.

I PROBLEMI DI ALCOLISMO

La prima vera stagione da titolare di Whiteside fu piuttosto altalenante. Il talento irlandese, che in quel periodo veniva utilizzato prettamente in appoggio ad un centravanti di ruolo, partì col botto nelle prime giornate. Nella successiva fase del campionato, però, accusò un evidente calo di rendimento e finì anche per perdere il posto in alcune partite. Tuttavia, nell’ultima parte dell’anno, ritrovò la retta via e, grazie anche ad una sua rete, il Manchester batté il Brighton, conquistando la FA Cup. Intanto, però, il ginocchio martoriato continuò a fare le bizza, costringendolo più a volte a obbligati stop nelle annate successive. La svolta, che apparve aprire una seconda fase della sua carriera, sembrò giungere con l’infortunio di Moses.

Atkinson, alle prese con l’emergenza, pensò di abbassare in mediana Norman Whiteside. L’esperimento funzionò alla grande perchè il ragazzo di Belfast, in quella posizione, esprimeva tutte le sue qualità. Non era veloce ma aveva un grande tocco di palla e una visione di gioco notevole. La coppia con Robson sembrava complementare in tutto, con Norman che fungeva più da accompagnatore della manovra offensiva, lasciando al compagno l’interdizione. Tuttavia, se fino a quel momento si era sempre detto che Whiteside fosse un professionista esemplare, qualcosa iniziò a cambiare. Il nordirlandese salì alla ribalta, agli occhi della stampa, per essere uno degli “alcolizzati” dello spogliatoio del Manchester United.

IL PREMATURO RITIRO A SOLI 26 ANNI DI NORMAN WHITESIDE

I suoi comportamenti (e quelli dei suoi compagni) vennero tollerati con troppa morbidezza da Atkinson, ormai non più in grado di gestire un gruppo allo sbando. Una voce, quella dell’eccessivo vizio del bere, evidentemente fondata, dato che Ferguson, al momento del suo arrivo, decise immediatamente di depennarlo dalla lista dei calciatori su cui faceva affidamento. Le successive due annata furono altalenanti, suddivise tra le tante panchine e i momenti di gloria, poiché quando veniva chiamato in causa era ancora quel calciatore dal talento purissimo. Dopo due stagioni sotto la guida di Ferguson, Whiteside chiese un aumento e fu ceduto. All’Everton giocò un primo anno fantastico, con ben 13 gol all’attivo. Purtroppo, all’inizio della seguente stagione, si ruppe nuovamente il ginocchio.

Pur ormai massacrato dai tanti infortuni, Norman Whiteside non aveva alcuna intenzione di mollare. Con la sua proverbiale determinazione, lavorò duramente per recuperare. Dopo mesi difficilissimi, si riaggregò al gruppo guidato dal manager Howard Kendall. Dopo poche partite, intuì che ormai il fisico non era più in grado di sopportare gli sforzi necessari e giunse alla dolorosissima decisione di ritirarsi. Aveva soltanto 26 anni e rinunciò anche ad altri due anni di contratto. La forzata uscita di scena lo toccò fortemente da un punto di vista mentale, tanto da farlo cadere in depressione. Norman, tuttavia, riuscì a tirarsi fuori anche da questa terribile ed ennesima batosta, reagendo come al suo solito. Studiò da fisioterapista e si laureò, iniziando un secondo capitolo della sua vita.

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