Mustapha Hadji, il geniale artista marocchino che dipingeva calcio!

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Il fantasioso Mustapha Hadji è uno dei più grandi calciatori che il Marocco abbia mai prodotto. A tratti devastante, seppur discontinuo, ebbe una carriera più che buona tra gli anni 90 e i primi anni del 2000. Fu anche uno dei fulcri della Nazionale che prese parte a Francia 98!

L’ARTISTA MAROCCHINO MUSTAPHA HADJI

La visione internazionale del calcio, con l’avvento di internet, è radicalmente cambiata rispetto a qualche anno fa. In passato, per la stragrande maggioranza della storia di questo sport, diversi calciatori stranieri non riuscivano ad avere la giusta visibilità. Spesso appartenenti a Nazionali “minori” o militanti in campionati di seconda fascia, avevano nelle competizioni internazionali la loro unica vera vetrina. E così le varie Coppe del Mondo, Europei, Copa America, eccetera, diventavano un appuntamento imperdibile per gli appassionati che volevano scovare nuovi talenti.

Il mondo intero si accorse realmente di Mustapha Hadji nel corso di Francia ’98, iconica edizione dei Mondiali vinta dai padroni di casa. E questo, in definitiva, rende perfettamente l’idea del concetto che esprimevamo sulla poca visibilità di alcuni calciatori.  Perchè Hadji, una delle principali attrazioni di quella competizione, non era propriamente l’ultimo arrivato e già da diversi anni offriva un notevole contributo nel calcio europeo. Curiosamente, tra l’altro, lo stesso funambolico marocchino quel Mondiale avrebbe potuto disputarlo proprio con la maglia della Francia e, quindi, vincerlo.

Tutto questo perché da bambino si trasferì in terra transalpina assieme ai genitori, a Saint-Etienne.  Dopo la trafila nelle giovanili del Nancy e l’esordio in prima squadra, ormai in possesso della cittadinanza, gli fu offerta l’opportunità di difendere i colori dei Blues. Una proposta che onorò Hadji ma che, tuttavia, fu rispedita al mittente. Questo, sostanzialmente, per due motivi. In primis la grande concorrenza che avrebbe trovato in una Francia che si accingeva a lanciare la sua generazione d’oro, quella di Zidane per intenderci. In seconda battuta, inoltre, Hadji, con tutta onestà, si sentiva interamente marocchino e sognava di rappresentare il suo vero Paese d’origine!

UN INCALLITO DRIBBLOMANE COL VIZIETTO DEL GOL

Fin dalle prime gare disputate con la maglia del Nancy, Hadji mise in mostra tutte le sue doti. Mous, come veniva soprannominato, iniziò la carriera ricoprendo il ruolo di regista. Una posizione che ne sfruttava il delicato piede destro e la notevole visione di gioco ma che, allo stesso tempo, ne limitava inevitabilmente la grande velocità e la stupefacente fantasia. Così, col passare degli anni, il marocchino si spostò sempre più insistentemente sulla trequarti di campo, occupando un po’ tutte e 3 le zone.  Nella maggior parte dei casi, veniva schierato largo a destra, pronto a far impazzire il diretto avversario con i suoi funambolici dribbling e a illuminare i compagni d’attacco con precisi cross.

Da trequartista centrale o da esterno sinistro, invece, riusciva ad arrivare più spesso al tiro, mostrando anche un certo feeling con il gol. Giunto a soli 19 anni in Nazionale, ebbe modo di farsi anche convocare per USA ’94, Mondiale in cui il Marocco, tuttavia, non brillò. La crescita di Mustapha Hadji, però, fu tale da garantirgli un notevole salto di qualità nella sua carriera. Chiuso il lungo quinquennio al Nancy, impreziosito anche da 31 gol, l’estroso marocchino firmò con lo Sporting Lisbona, glorioso club portoghese. Un solo campionato ma utile a confermare che anche a certi livelli, Hadji poteva continuare a dare il suo contributo.

Allo Sporting scoprì l’enorme passione dei tifosi, provò l’emozione di giocare sempre davanti a 60 mila spettatori e lottò anche per il titolo, cedendo il passo soltanto al Porto di Mario Jardel. L’estate seguente, il fantasista marocchino si guadagnò il passaggio al Deportivo la Coruna, club in grande ascesa. Nell’anno che portava ai Mondiali di Francia, Hadji si ritrovò in una rosa fortissima, composta da elementi come Donato, Mauro Silva, Rivaldo, Flavio Conceicao, Fran e il connazionale Naybet. Di quella squadra, Mous non era un titolare, quanto un utilissimo cambio che spesso spaccava le partite entrando dalla panchina. Nella sua esperienza spagnola, ad esempio, si ricorda una monumentale prestazione contro il Barcellona, abbattuto proprio da un suo gol!

IL MONDIALE DELLA CONSACRAZIONE INTERNAZIONALE

Chiusa la Liga al 3°posto, Mustapha Hadji fu ovviamente convocato dal Marocco per Francia ’98. Di quella rosa, era in assoluto la stella più brillante. Seppur inserita in un girone complesso, con Brasile, Norvegia e Scozia, la compagine nordafricana aveva buone possibilità di inserirsi nella lotta per il passaggio del turno. Rispetto alla Coppa del Mondi di 4 anni prima, la squadra era decisamente cresciuta e si presentava con diversi elementi interessanti. In difesa, ad esempio, Naybet era un vero e proprio leader, carismatico e in grado di guidare il reparto, affiancato da un mastino come Neqrouz.

Saber, che poi andò al Napoli un paio di anni dopo, era addirittura paragonato a Cafu, ovviamente in maniera del tutto esagerata, per le sue ottime doti offensive. In mezzo al campo, oltre al già citato Hadji, spiccava Chippo (del Porto) e davano un buon contributo El Haddaoui, Chiba e Azzouzi. In attacco, coppia di assoluto valore composta dallo sgusciante Bassir e da Hadda, con El Khattabi pronto a entrare. Nella gara di esordio, Il Marocco affrontò la Norvegia. Era già una sorta di spareggio per il secondo posto e terminò 2-2.

Una partita a tratti spettacolare, con i marocchini per due volte in vantaggio. Il match fu sbloccato proprio da una prodezza di Hadji con una meravigliosa cavalcata solitaria. Un assolo di grande tecnica, velocità e forza che lo fece conoscere al mondo intero. Dopo l’ovvia sconfitta col Brasile nel secondo incontro, il Marocco fece il suo battendo la Scozia. La qualificazione era ovviamente appesa al risultato dell’altro match. Il Brasile si fece battere in maniera sospetta dalla Norvegia e i sogni di gloria per Hadji e compagni terminarono dopo sole 3 partite.

MUSTAPHA HADJI SIMBOLO DI PES!

Tanti giovani si appassionarono al talento di quell’estroso fantasista marocchino dal dribbling repentino e dalle devastanti folate di pura velocità e forza. Uno dei tanti calciatori poco conosciuti al pubblico mondiale che grazie a quella Coppa del Mondo era riuscito a mettersi in mostra. Inoltre, nella prima storica versione di PES per Playstation, storico videogioco che fece leggenda, Hadji divenne un’icona. Raffigurato con le sue immancabili scarpette rosse e con la sua inseparabile coda, dotato di ottima velocità e tecnica, si poteva acquistare ad un prezzo di saldo nella mitica Master League. In molti, così, lo aggiungevano alle loro squadre nella fase iniziale del gioco, quando i crediti scarseggiavano e occorreva potenziare la rosa con colpi low cost. Insomma, Mous sembrava destinato a brillare non solo nei videogiochi ma anche nel panorama calcistico mondiale.

Col senno del poi, però, si può tranquillamente affermare che il calciatore del Deportivo la Coruna non riuscì mai totalmente a ripagare le aspettative. Il suo mitico anno 1998 si chiuse con l’onore di essere nominato Pallone d’Oro africano. Un riconoscimento per nulla banale, dato che in graduatoria c’erano giocatori stellari come Okocha, Kanu, Finidi, Weah o McCarthy. Il secondo e ultimo campionato con la maglia del Deportivo, non fece che confermare tutto ciò che ormai si era capito di Mustapha Hadji. Un fantasista in grado di deliziare il pubblico ma che dava sempre quella sensazione di esprimersi solo parzialmente. Un limite che, invece, svaniva completamente quando Mustapha tornava ad indossare la maglia della Nazionale. In quelle occasioni, lo si vedeva determinato e voglioso come non mai, a dimostrazione del potenziale inespresso.

I BUONI ANNI IN PREMIER E IL DECLINO

Nell’estate del 1999, Mustapha Hadji fu acquistato dal Coventry, compagine inglese che in quegli anni faceva spesso presenza in Premier League. Un colpo neanche particolarmente economico, dato che il club britannico sborsò oltre 5 milioni e mezzo di sterline per aggiungerlo alla propria rosa. Con i Sky Blues, il marocchino ebbe un ottimo rendimento. Divenne un idolo della folla grazie a quelle giocate che tutto il mondo aveva scoperto al Mondiale francese. Inoltre, lo stesso calciatore si appassionò notevolmente allo spirito con cui gli inglesi prendevano il calcio. A suo dire, infatti, era molto simile ad una religione e questo particolare lo caricava molto. Nonostante l’ottimo contributo, Hadji non riuscì però a evitare la retrocessione del Coventry nella stagione 2000-2001.

Per nulla intenzionato a restare in Seconda Divisione, l’estroso calciatore africano sfruttò le sue buone prestazioni per strappare un accordo con l’Aston Villa. Quello che doveva essere un grande salto per la sua carriera, si rivelò anche l’inizio della fine. A Birmingham, Mous visse stagioni complicate, caratterizzate da molti infortuni e da poca continuità di rendimento. Alla soglia dei 30 anni, di fatto, era già un giocatore in fase calante. Il proseguo della carriera non rese onore ai suoi grandi mezzi. Fece la comparsa in diversi club come Espanyol, Al-Ain e Saarbrucken, giocando poco e male. Alla fine optò per un campionato di qualità decisamente inferiore come quello lussemburghese. Con la maglia del Fola Esch regalò i suoi ultimi accecanti lampi di talento, facendo la differenza in un calcio dove bastava molto meno per incidere.

IL POST RITIRO DI MUSTAPHA HADJI E LA TRUFFA SUBITA

Appese le scarpette al chiodo, Mustapha Hadji intraprese la carriera dell’allenatore, diventando collaboratore tecnico e facendo diverse esperienze. Attualmente è un membro dello staff tecnico della nazionale marocchina. Inoltre, sfruttando la sua immensa popolarità, è anche un testimonial nella lotta contro il razzismo nel suo Paese. Una campagna denominata Mostra il cartellino rosso al razzismo della quale è fiero promotore. Nell’agosto del 2019, assieme alla moglie, è stato vittima di un’incredibile truffa. La coppia aveva in casa una quantità ingente di gioielli, accumulati nei vari anni di carriera del calciatore. Intenzionata a disfarsene, la famiglia Hadji prese parte ad una vendita online, riuscendo a piazzare tutti i pezzi per una cifra vicina ai 100 mila euro.

Lo scambio sarebbe avvenuto in un lussuoso Hotel di Parigi. Qui, Mustapha Hadji e consorte si trovarono a che fare con l’acquirente, un uomo dell’est anch’esso in compagnia della moglie e con una valigetta contenente il denaro. Dopo aver lasciato la stessa sul tavolo, la coppia afferrava i gioielli appartenenti a Mous e fuggiva di gran carriera. Solo dopo aver aperto la valigetta, la famiglia Hadji scopriva che le banconote erano palesemente false, con tanto di scritta stampata. Contattarono le forze dell’ordine che, dopo un’indagine durata 4 mesi, a dicembre arrestava 4 uomini dell’est, senza trovare, ovviamente, la refurtiva. Per finire, ecco un video che racchiude alcune delle più belle giocate di un calciatore che in Marocco è tutt’ora un autentico mito, una sorta di artista che ha illuminato la scena per anni a suon di talento:

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