Mo Johnston, il “traditore” scozzese che giocò per Celtic e Rangers

Mo Johnston è stato un controverso calciatore scozzese, passato alla storia per aver giocato nel Celtic e nei Rangers. Alla fine verrà odiato da tutte e due le tifoserie

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MO JOHNSTON, UN TRADITORE TRA CELTIC E RANGERS

Parlare di Celtic e Rangers significa fare riferimento ad una delle rivalità più accese e sentite dell’intera storia del calcio. Da decenni le due formazioni dominano il campionato scozzese e nessun’altra ha vinto il titolo nazionale dal 1984. L’ultima che riuscì ad imporsi fu l‘Aberdeen allenato da un giovane tecnico che dominerà in Europa successivamente col Manchester United: Sir Alex Ferguson. Celtic e Rangers, cattolici contro protestanti, gli Hoops contro i Teddy Bears. I primi, fondati nel 1887 e conosciuti per le iconiche bande verdi sulla maglietta, sono la squadra di riferimento della comunità cattolica a partire dagli inizi del ‘900. I tifosi dei Rangers (fondati 1872), invece, inneggiano ai Billy Boys, una gang che terrorizzava le comunità cattoliche a Glasgow negli anni ’20. Per i giocatori che hanno vestito una delle due casacche, sarebbe stato praticamente impossibile tradire una fede con l’altra.

Nel corso della storia, però, c’è stato un calciatore che ha provato la follia di passare da cattolico a protestante, dal Celtic ai Rangers. Si tratta di Mo Johnston, attaccante scozzese degli anni ’80 e ’90, considerato come uno dei più grandi traditori in entrambe le squadre dell’Old Firm. Sì perché ad oggi, Johnston è probabilmente uno dei pochi calciatori ad essere odiato da tutte e due le fazioni di Glasgow. Questo perché fu protagonista di una diatriba con i tifosi dei Rangers, di fede protestante, nel momento in cui la società lo acquistò dal Nantes. I tifosi, a causa della sua fede cattolica e del passato come calciatore del Celtic, cercarono di boicottare l’acquisto, che alla fine venne effettuato lo stesso nel 1989.

Gli unici due cattolici “giustificati” ad aver indossato la maglia dei Teddy Bears furono Lorenzo Amoruso, difensore che in Italia vestì le maglie di Bari e Fiorentina e che divenne il primo capitano cattolico dei Rangers, e Gennaro Gattuso.

UN ODIO IMPERDONABILE

Andiamo a descrivere nel dettaglio chi è il protagonista in questione. Maurice John Giblin Johnston, per tutti conosciuto come “Mo”, è stato, come abbiamo detto, un giocatore scozzese di ruolo attaccante. Come caratteristiche vantava quelle del prototipo di centravanti britannico anni ’80 e ’90, quindi potenza, forza fisica e grande fiuto del gol. Tecnicamente lasciava a desiderare, ma con quei capelli rossi e quelle lentiggini fulminanti, si fece apprezzare fin dalla prima esperienza professionale al Partick Thistle. Cosa più importante: era cattolico di religione, dunque non bisognava aspettare troppo tempo per vederlo con la maglia del Celtic. Nella Glasgow bianca e verde ci arriverà nel 1984 Johnston, dove collezionerà in tre anni 140 presenze e 52 reti.

Prima di approdare agli Hoops, Mo fece un’esperienza inglese di due anni al Watford, dove giocò pochissimo. Il “Pel di Carota”, per usare un eufemismo, fece parte della spedizione celtica con giocatori del calibro di Danny McGrain, Paul McStay, Roy Aitken e Brian McClair, con cui vinse la Coppa di Scozia nel 1985 e il campionato la stagione successiva contro il St.Mirren all’ultima giornata del torneo. La prima forma di odio, chiamiamola così, di Johnston nei confronti dei tifosi dei Rangers arrivò in occasione della finale di Coppa di Lega 1986 dell’Old Firm, vinta dai Teddy Bears 2-1.

Mo, sul finale di partita, venne espulso e mentre si stava dirigendo verso il tunnel degli spogliatoi, fece il segno della croce in onore della sua fede cattolica, scatenando l’ira dei Billy Boys. Da quel momento l’attaccante scozzese venne abusato di fischi e preso di mira ogniqualvolta le due squadre rivali si affrontavano.

Mentre la stagione 1987 volgeva al termine, Johnston decise di lasciare gli Hoops e nelle ultime partite fu sottoposto a fischi assordanti da parte del tifo del Celtic Park. Quell’estate si unì al Nantes, squadra di Ligue 1, affermando in seguito di essere in qualche modo felice di sfuggire al settarismo quotidiano che soffriva in Scozia. Giocando al fianco di campioni del calibro di Didier Deschamps e Marcel Desailly, Johnston registrò un discreto record di gol in Francia (22 totali in 66 presenze in due anni di militanza).

IL PASSAGGIO AI RANGERS

A fine anni ’80 si rese anche protagonista con la maglia della Scozia per le qualificazioni a Italia ’90. Segnò una doppietta contro la Francia in un 2-0 ad Hampden Park, conquistandosi quel popolo scozzese che fino a quel momento lo desiderava. Tornato in Francia dalla Nazionale, nel 1989 Mojo sentì nostalgia di casa, visto che il suo cuore lo aveva lasciato al Celtic. I Rangers furono dominanti nella seconda metà degli Ottanta, vincendo titoli su titoli. In quell’anno la dirigenza dei Teddy Bears era a conoscenza della situazione di Mo. L’allenatore Graeme Souness stava cercando di ingaggiare un attaccante con un certo pedigree internazionale, un giocatore che potesse fare la differenza. Il tecnico voleva rompere la “politica” dei Rangers di non ingaggiare giocatori cattolici, voleva distruggere una tradizione nata secoli prima.

Il debutto di Mo Johnston con la maglia dei Rangers in un’amichevole estiva contro il Tottenham

Lo stesso Souness dirà: “Se non ingaggiamo giocatori cattolici il Celtic avrà un enorme vantaggio”. Il 10 luglio 1989, infatti, andò in scena il trasferimento più controverso nella storia del calcio scozzese. Mo Johnston, cresciuto come fan sfegatato del Celtic, si trasferì nell’altra sponda di Glasgow, ai rivali dei Rangers. Squadra, invece, di cui suo padre era tifosissimo. A giocare un ruolo fondamentale fu l’agente del giocatore, Bill McMurdo, grande fan dei Teddy Bears e che “costrinse” in un certo senso il suo assistito a trasferirsi. I Rangers stavano diventando sempre più una corazzata in quegli anni, visti gli acquisti di alcuni calciatori britannici del calibro di Ray Wilkins, Terry Butcher, Trevor Steven, Chris Woods e Mark Walters.

UN RETROSCENA CURIOSO

Anni dopo venne a galla un retroscena interessante. Johnston, prima di andarsene dal Celtic nel 1987, era vicino a firmare per il rinnovo del contratto, che lo avrebbe legato a vita al club. Grazie anche all’intermediazione dell’allenatore ultra vincente della storia degli Hoops, Billy McNeill, lo scozzese era sulla via di rimanere. Il consiglio di amministrazione del Celtic all’epoca era notoriamente passivo quando si trattava di offrire ai giocatori nuovi contratti o pagare alti salari per i nuovi acquisti. Questa mentalità i tifosi la chiamarono “scatola dei biscotti”. Johnston in seguito affermò che se gli fosse stato offerto un accordo più redditizio nel 1987, allora non se ne sarebbe andato.

Alla fine prevalsero esclusivamente i soldi in quella calda estate 1989. Il trasferimento causò un tumulto di proporzioni bibliche, visto che Mo aveva fatto lo sporco sul Celtic, sui loro tifosi e su un’icona del club, McNeill, suo grande amico oltre che allenatore. Nella Glasgow biancoverde Johnston verrà etichettato come “Giuda”. Nell’altra fazione della città, invece, ingenti furono le proteste dei tifosi contro la società per aver fatto firmare un cattolico. Molti dichiararono che non avrebbero partecipato alle partite finché Johnston fosse stato al club. Insomma, il capellone rosso si trovava nella posizione di essere odiato sia dalla sua ex squadra, sia da quella in cui stava militando. Più che traditore, un voltabandiera.

Johnston cercò di conquistarsi la fiducia dei suoi nuovi tifosi nei primi mesi, che non furono affatto facili considerando i fischi attribuitigli ogniqualvolta toccava palla. Nei suoi due anni di mandato (89-91), il cattolico “impostore” si prese la scena coi Rangers, squadra di un livello nettamente superiore rispetto alle altre. I due scudetti vinti consecutivamente rappresentarono una prova evidente.

UN PERDONO MAI AVVENUTO

Per il Celtic oltre al danno di vedere Mo ai Rangers, ci fu la beffa. In una delle partite cruciali della stagione 89/90, fu proprio lui al Celtic Park a contribuire alla vittoria dei Teddy Bears grazie ad un gol. L’esultanza, in compenso, fu molto pacata: mano in alto e festeggiamento contenuto, dopo un bellissimo lob al portiere. La Coppa del Mondo italiana del 1990 non sarà positiva per la Scozia, che uscirà ai gironi dopo aver perso contro Brasile e Costa Rica. La vittoria per 2-1 contro la Svezia non servì a nulla. L’esperienza con i Rangers si rivelò molto discreta, con 46 gol in 100 presenze in campionato, visto che non entrò mai nei cuori dei tifosi.

Johnston celebra il titolo di Scozia con McCoist ai Rangers.

Il Celtic era in uno stato di declino agli inizi dei ’90, mentre i Rangers furono la forza dominante. L’ex giocatore degli Hoops, Peter Grant, disse in un’intervista a Open Goal nel 2019 che “la firma di Mo per i Rangers non avrebbe mai dovuto essere consentita dal consiglio del Celtic. Questo è ciò che ha causato i prossimi nove anni di torture per il Celtic, al 100%“. Dopo aver lasciato i Rangers, Johnston girovagò tra Everton, Hearts e Falkirk, poi in Nord America nel Kansas City Wizards, vincendo la MLS Cup e la Western Conference nel 2000.

Quel che rimane è la figura di un giocatore che a Glasgow solleverà sempre più accese forme di odio e sempre meno di perdono. A partire da Billy McNeill: “Non lo posso perdonare e credo che nemmeno i fans lo faranno mai perché ha mancato di rispetto a tutti a noi e alla nostra causa”.

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