Miguel Angel Converti, El Ringo argentino che conquistò la Colombia

Miguel Angel Converti

Miguel Angel Converti è un ex calciatore argentino che amava giocare come ala sinistra. Molto abile in zona gol, transitò anche dalle parti di Barcellona ma i suoi momenti più importanti li legò al calcio colombiano. Bomber fulcro dei Millonarios, tornò nel Paese qualche anno dopo per vestire la maglia di Junior e Santa Fe’. Nella sua avventura in Colombia, ottenne anche la cittadinanza.

MIGUEL ANGEL CONVERTI, L’ALA SINISTRA DAL PIEDE ESPLOSIVO

Miguel Angel Converti aveva dei mezzi tecnici molto importanti. Probabilmente, però, se non si fosse trasferito, ad un certo punto della sua carriera, in Colombia, molte delle sue qualità sarebbero rimaste inespresse. Considerata una grande promessa del calcio argentino, non aveva mai mantenuto a pieno le aspettative. Dopo gli inizi all’Huracan, trovò maggiore spazio al Banfield, dove fu allenato dal papà. Successivamente, tentò l’avventura in Messico e in Perù per poi tornare in patria e firmare con il Chacarita. E, a questo punto, la sua vita calcistica fu davvero vicina ad una svolta. Le buone prestazioni col club tricolore di Buenos Aires attirarono le attenzioni niente poco di meno che del Barcellona. I catalani lo prelevarono in prestito, incuriositi dalle sue qualità. Tuttavia, l’esperienza spagnola di Converti fu piuttosto misera e avara di soddisfazioni, con una sola presenza.

Il rientro al Chacarita sembrava essere un segnale di quella che, evidentemente, era la sua reale dimensione calcistica. Quasi subito, ancor prima che potesse scendere in campo con il club proprietario del suo cartellino, l’esterno mancino ricevette diverse offerte dal campionato colombiano. La società più interessata a rilevarlo fu il Santa Fè ma c’erano anche altre compagini sulle sue tracce. Così, Miguel Angel, approfittando del fatto che nelle fila del Chacarita c’erano diversi calciatori colombiani, chiese loro consiglio. Grazie al supporto ricevuto, decise di rescindere il suo contratto in auge e di volare in Colombia, firmando però per i Millonarios. Fu l’inizio di una meravigliosa storia d’amore tra lui e la tifoseria, anche se, come in tutte le favole, non ci fu esattamente il lieto fine.

IL RE DEI BOMBER IN COLOMBIA

L’impatto che ebbe nel 1975 Converti col calcio colombiano fu semplicemente devastante. Innanzitutto, da un punto di vista prettamente sociale, fu forse il primo calciatore a rompere certi stereotipi che erano ancora vivi nel Paese. In quegli anni, infatti, la Colombia era una Nazione ancora molto conservatrice. Miguel Angel si presentò con orecchini, tatuaggi e vestiti alla moda, creando una figura del tutto moderna e differente del giocatore di calcio rispetto a quella che i colombiani avevano in testa. Poi, ovviamente, bisogna soffermarsi su quelle che furono le sue prestazioni in campo, semplicemente straordinarie. Evidentemente a proprio agio con  lo stile di calcio che c’era in Colombia, Miguel Angel Contorti divenne un autentico campione.

Era veloce, tecnico, dotato di buon dribbling e con un mancino potente e preciso. Talvolta, fece valere questa sua arma anche calciando grandi cannonate dalla distanza con le famose 3 dita, come i brasiliani. Inoltre, a più riprese, si esibì nel meraviglioso gesto della chalaca, il nome con cui i colombiani definiscono la rovesciata. Da ala sinistra di buone doti ma non particolarmente efficace, si trasformò in un letale cannoniere che faceva a fettine qualsiasi difesa del campionato. Già al termine del primo anno, riuscì a conquistare il terzo posto nella classifica dei bomber, pur non essendo un centravanti. Bottino raggiunto grazie ai 27 gol realizzati nel torneo ma che non bastarono per superare Palavecino e Benitez, autori rispettivamente di 31 e 28 reti.

MIGUEL ANGEL CONVERTI E QUEL FEELING CON LE ROVESCIATE

L’exploit del primo anno non rimase assolutamente isolato. Miguel Angel Converti, infatti, era ormai uno dei calciatori più decisivi di tutto il campionato colombiano. A Bogotà divenne un vero e proprio idolo, tanto da guadagnarsi il soprannome di El Ringo. La spiegazione vuole che il nomignolo gli fu affibbiato per un’evidente somiglianza con un noto attore colombiano di film western. A tal proposito, entrò in giocò anche il fatto di essere mancino, visto che tale cowboy era solito sparare con la mano sinistra, così come lui esplodeva cannonate dirette in porta con il suo piede sinistro. Il secondo campionato di Converti al Millonarios fu ancor più incredibile.

Un modo diretto per smentire chi, guardando il suo passato realizzativo in Argentina, avesse pensato che quel primo anno fosse stato solo frutto della casualità. I gol diventarono addirittura 33, numero che stavolta gli permise di vincere la corsa al titolo di cannoniere con i solito Palavecino e Benitez. Sempre nel 1976, iniziarono a diventare sempre più frequenti i suoi gol in rovesciata. Nella fattispecie, furono due gli episodi degni di essere menzionati. Il primo riportò ad una sfida contro il Santa Fè, altro club di Bogotà e quindi un vero e proprio derby, sentitissimo da quelle parti. Il compagno Ortiz, arrivato sul fondo, mise la palla in mezzo e Converti si coordinò per una spettacolare chalaca, colpendo la palla perfettamente.

La sfera, carica di una potenza incredibile, si infilò in rete ma l’arbitro Velasquez annullò per una sospetta posizione di fuorigioco. Un gesto molto simile a quello che, in Italia, ad esempio, fece Osvaldo in un Roma-Lecce di qualche anno fa, anch’esso annullato per presunto offside. Sul finire della stagione, però, El Ringo seppe rifarsi. Nella sfida decisiva per qualificarsi ai playoff contro il Quindio, siglò il definitivo 3-2 con una fantastica rovesciata, dopo che il pallone di era impennato in area in seguito ad una deviazione. Nel terzo e ultimo anno a Bogotà, invece, Converti si “accontentò” di realizzare 25 gol, di cui un altro pazzesco in chalaca contro il Nacional!

GLI ANNI IN GIRO PER IL SUDAMERICA E IL RITORNO IN ARGENTINA

Il magico triennio al Millonarios lo aveva ormai portato ad essere una leggenda vivente del club. Tuttavia, andava specificato come la squadra, pur beneficiando delle tante e bellissime reti del proprio cannoniere argentino, non era riuscito a vincere alcun titolo. Converti, nella sua esperienza a Bogotà, si era dovuto accontentare di un secondo posto e di due terzi. Un vero e proprio cruccio per una formazione che, oltre al Ringo, schierava elementi di assoluto valore come Willington Ortiz, Juan Irigoyen, José Onega e Arturo Segovia. A questo punto della storia, Miguel Angel Converti decise di abbandonare la Colombia. La scelta fu piuttosto emblematica, perché la funambolica ala mancina, sicché fosse cercato da diversi club argentini e colombiani, pensò di trasferirsi in Venezuela.

Una scelta piuttosto in controtendenza e che, col senno del poi, non portò a grossi frutti. Nella sua esperienza al Portoguesa totalizzò soltanto 6 presenze, senza mai riuscire a segnare ma, soprattutto, senza mai adattarsi allo stile di vita locale. Così, alla prima occasione utile, Converti fece nuovamente i bagagli e sbarcò in Messico, per difendere i colori del Leon. Qui le cose andarono meglio e El Ringo siglò 9 reti in 22 partite. Un bottino ben distante da quello a cui era abituato in Colombia ma comunque onorevole. Successivamente, prese la decisione di tornare in patria, firmando con il San Lorenzo de Almagro. Un’avventura breve e neanche particolarmente fruttuosa. Dopo una dozzina di partite, infatti, Miguel Angel Convertì ricevette una chiamata da José Varacka, detto Puchero, un allenatore argentino appena diventato tecnico del Junior de Barranquilla.

L’ESPERIENZA BIS IN COLOMBIA DI MIGUEL ANGEL CONVERTI

Varacka era già stato, qualche stagione prima, tecnico del Junior. Nella sua precedente avventura, aveva lasciato, secondo le sue idee, una sorta di lavoro a metà. Aveva guadagnato l’accesso alla fase finale del torneo salvo poi tornare in patria prima della conclusione del torneo, poi vinto dai suoi ex calciatori. Per questa sua seconda vita al club, El Puchero aveva avuto carta bianca sul mercato e volle metter su un autentico squadrone. Il primo tassello fu il portiere Delmenico, già titolare del Junior nel primo regno Varacka. Gli altri rinforzi rispondevano ai nomi del piccolo centravanti Oscar Fornari e del “volante” Juan Miguel Tutino. Entrambi arrivavano dall’Argentina, così come Miguel Angel Converti, che così fece il suo ritorno in Colombia. Il suo acquisto fu un autentico boom mediatico. I tifosi del Millonarios si mossero subito, etichettandolo come traditore. Dalle parti di Barranquilla, invece, c’era una fibrillazione quasi nevrotica.

El Ringo fu presentato in pompa magna dinanzi alla stampa e si mise a disposizione di Varacka. Il destino volle che, già in occasione della prima sfida al suo Millonarios, datata 2 aprile ’80, Converti travestì i panni del giustiziere. L’1-o finale, infatti, portò proprio la sua firma. Fino a quel momento, per molti dei presenti, c’era una sorta di dubbio se contestarlo apertamente o ignorarlo. Vedendolo esultare con la sua nuova maglia fu un gesto che ferì oltremodo i sostenitori de Los Embajadores. L’affronto subito non fu dimenticato e nella seconda partita tra le due squadre, El Ringo fu bersaglio di continue offese, sia da parte dei tifosi che di dirigenti e calciatori. Molti di loro, infatti, erano dell’idea che il ritorno nel suo vecchio stadio lo avrebbe bloccato dal punto di vista emotivo. Converti, invece, fu nuovamente decisivo con una doppietta e zittì i suoi detrattori. Spavaldo e sicuro di sé, l’argentino esultò provocatoriamente sotto il settore dei tifosi locali!

IL TITOLO VINTO COL JUNIOR E IL DOLOROSO ADDIO

La stagione al Junior andò esattamente nella direzione che Varacka aveva prospettato. La squadra, oltremodo forte per il calcio colombiano, prese immediatamente la vetta della classifica. Converti, nel cammino del club, fu fondamentale anche se le sue medie realizzative si dimezzarono sensibilmente rispetto al periodo del Millonarios, anche perché stavolta non era né il rigorista e né l’incaricato ai calci piazzati. Seppur meno devastante nei numeri (i gol furono 17), l’argentino mantenne un livello altissimo di prestazioni, aiutando la società di Barranquilla a vincere il titolo. Per Converti si trattò di una gioia immensa e vide ripagati tutti i suoi sforzi.

Nella fattispecie, El Gringo volle dedicare la grande vittoria a tutti coloro che, al suo ritorno in Colombia, lo avevano accolto già dall’aeroporto di Calì e accompagnato con affetto per tutto il tempo. Tuttavia, quella con il Junior fu una storia di grande amore ma estremamente breve e, per certi versi, anche deludente nell’esito finale per l’argentino. Al termine del campionato, infatti, Converti fu invitato al matrimonio di una delle figlie di Varacka. Durante la festa, fu avvicinato dall’ex portiere dell’Estudiantes Alberto Poletti, uno di quelli che si erano fatti più riconoscere nella maxi rissa di qualche anno prima col Milan. Costui, dopo essere stato praticamente radiato dal calcio giocato, era diventato un preparatore di portieri e collaborava proprio nello staff tecnico di Varacka.

Avendo confidenza con Miguel Angel Converti, lo informò circa la volontà del club di venderlo, avendo già acquistato il connazionale Héctor “Chanca” Arregui per sostituirlo. Inizialmente, si pensò che alla base di fosse proprio una scelta dell’allenatore ma la versione fu presto smentita dai fatti. Negli anni a venire, infatti, Varacka richiederà e allenerà Converti anche in altre esperienze. La scelta di mandarlo via fu, invece, tutta della dirigenza, che lo reputava avanti con gli anni, con uno stipendio alto e, soprattutto, che occupava una casella per gli stranieri, utile a ingaggiare Arregui.

GLI ULTIMI ANNI DI CARRIERA DI MIGUEL ANGEL CONVERTI

L’addio al Junior de Barranquilla fu un colpo basso per El Ringo. Il calciatore, infatti, avrebbe voluto proseguire il suo lavoro e difendere l’onore del club nella seguente Libertadores, affrontata da campioni di Colombia. Se al Millonarios Converti aveva ottenuto la fama, al Junior riuscì a conquistare la gloria. La sua voglia di calcio colombiano, però, non si era ancora placata. Alla base, probabilmente, c’era anche quella sete di vendetta che nella sua carriera lo aveva spesso accompagnato. Così, al fine di far ricredere molta gente dalle parti di Barranquilla e assestare un bel colpo anche ai tifosi del Millonarios che lo avevano fischiato, El Ringo firmò con il Santa Fè. Qui, tra l’altro, ritrovò come partner d’attacco anche quell’Oswaldo Marcial Palavecino con cui aveva strenuamente lottato per conquistare il titolo di capocannoniere nelle stagioni 75, 76 e 77. Una coppia potenzialmente devastante e che trovò anche un grande feeling fuori dal campo, data l’amicizia che legava i due.

Tuttavia, come capita sovente in questi casi, quando le società decidono di mettere insieme due grandi bomber, uno dei due è poi costretto a “snaturarsi”. Il ruolo di predatore dell’area toccò a Palavecino, con Converti che si accontentò di fungere da spalla. La condizione tattica influenzò la sua vena realizzativa, con la stagione 1981 che si concluse con soli 8 gol. Un bottino troppo misero per giustificare l’altisonante stipendio che il club gli garantiva. A questo punto, Miguel Angel Converti decise di tornare in patria per gli ultimi anni di carriera. Vestì diverse maglie ed ebbe l’occasione di essere allenato in ben 3 distinte avventure da Varacka. Appese le scarpette al chiodo nel 1986, all’età di 37 anni, Converti intraprese la carriera da allenatore. In passato, è stato anche istruttore dell’Accademy del Milan a Miami, poi ha avuto esperienze come tecnico di prime squadre salvo poi decidere di stabilirsi a Barranquilla, dove gestisce una sua personale scuola calcio!

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