Martin Vazquez, il campione madridista che si prese il Torino sulle spalle!

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MARTIN VAZQUEZ, UN CAMPIONE MADRISTA AL TORINO

Nel calcio ci sono quei giocatori che riescono, grazie alle loro qualità, a lasciare un segno in una certa squadra seppur giocando pochi anni. E’ il caso di Martin Vazquez, che all’alba dei ’90 arrivò in un Torino neopromosso nella massima categoria rivelandosi come uno degli acquisti più impensabili dell’era Borsano. Centrocampista spagnolo proveniente dal Real Madrid che si fece conoscere per essere stato uno dei cinque calciatori a far parte della cosiddetta Quinta del Buitre, la generazione di spagnoli cresciuta nel settore giovanile del club Merengue. Dopo aver vinto il campionato di Serie B, il club granata si affidò per la stagione 1990/91 a Emiliano Mondonico, con l’intento di instaurare un ciclo che potesse portare risultati e, perchè no, dei trofei. Per farlo bisognava prendere anche uno che facesse fare il salto di qualità sotto ogni punto di vista, tecnico, temperamentale e di leadership.

Il presidente Gian Mauro Borsano non era uno spendaccione, non a caso ribadì più volte come “chi non fosse Milan, Juventus, Napoli e Inter” doveva muoversi in anticipo e con fantasia. Così fu, anche se nessuno si poteva immaginare che un giocatore che aveva passato 7 anni in uno dei club più prestigiosi al mondo potesse accettare di venire a giocare in una formazione che fino all’anno prima disputava la Serie B. Tra scetticismi vari, ecco Martin Vazquez, un baffuto originario di Madrid reduce da una Liga vinta con 14 reti personali e da un mondiale con le Furie Rosse davvero formidabile. Ah, aveva anche più di 250 partite disputate con la maglia del Real. Insomma, l’identikit che serviva per poter pensare in grande. Costo? 2,8 miliardi di lire, l’indennizzo previsto dai parametri Uefa.

UNA SERIE A DI CAMPIONI

Da Sanchis, Michel e Butragueno, Vazquez arrivò a giocare con Pasquale Bruno (il macellaio del calcio italiano), Luca Fusi e Luis Muller. Sicuramente il salto non fu semplice, anche perchè lo spagnolo doveva giocoforza adattarsi ad un tipo di calcio totalmente diverso a quello a cui era abituato. Ovviamente per i tifosi granata era un sogno poter avere in squadra un giocatore di quel calibro, ma la Serie A si preparava già ad accoglierne altri di grande blasone come Enzo Francescoli a Cagliari, Gheorghe Hagi a Brescia e Paulo Futre alla Reggiana. E infatti i primi anni ’90 furono il periodo in cui la massima serie italiana incominciò ad attirare una schiera di campioni da tutto il mondo, fino ad arrivare a Ronaldo il Fenomeno verso fine decennio, il più grande in assoluto se si parla di numeri 9.

L’ESPERIENZA AL TORINO DI MARTIN VAZQUEZ

A 25 anni Vazquez era già un campione fatto ma non finito, anzi, aveva ancora tutto da dare visto che si trovava nella fase di “maturità calcistica”. Era un giocatore fantastico, dotato di fantasia, estro e tecnica. E poi quel piede destro che gli consentiva di fare tutto, dal disegnare assist per i suoi compagni a tirare delle botte fortissime in porta. In più quel numero 10 sulle spalle, un numero non banale e non affidatogli per caso. Lui aveva il compito di prendersi il Torino sulle spalle e fargli fare quel salto di qualità. La prima stagione di Vazquez fu più che positiva visto che trascinò la squadra di Mondonico alla vittoria della Mitropa Cup, un torneo europeo disputato dalle squadre di Italia, Austria Ungheria, Cecoslovacchia e Jugoslavia che nella stagione precedente avevano vinto i campionati di seconda divisione.

Il cammino in campionato del Toro fu altrettanto positivo; 19 punti all’andata e 19 al ritorno che valsero un 5° posto di pregevole fattura visto che portò una partecipazione in Coppa Uefa per l’anno successivo. Oltre a Martin, una grande stagione la fece Giorgio Bresciani, centravanti cresciuto nei granata e prestato l’anno precedente all’Atalanta, che contribuì alla causa con 13 reti in 27 partite giocate. Il cammino in Coppa Italia, invece, si concluse in semifinale contro la Sampdoria, che poi alzerà il primo scudetto della propria storia. Vazquez incominciò a patire i primi problemi alla schiena ma il suo rendimento in campo non cambiò di una virgola.

IL CAMMINO IN COPPA UEFA

Per la stagione seguente (1991-92), la formazione allenata da Mondonico continuò a esprimere un grande calcio e soprattutto stette stabilmente ai vertici della Serie A. In campo nazionale il Torino chiuse quel campionato in terza posizione alle spalle di Milan e Juventus, con Martin Vazquez che segnò un gol all’ultima giornata in un 5-2 contro l’Ascoli. Ciò che però rimane nella mente dei tifosi granata fu il cammino in Coppa Uefa, semplicemente strepitoso. La formazione piemontese arrivò in finale dopo aver compiuto l’impresa di eliminare i colossi del Real Madrid in semifinale; dopo aver perso 2-1 al Bernabeu, il Torino si impose 2-0 al Delle Alpi sfoggiando una prestazione magistrale degna da grande squadra e con Vazquez sugli scudi.

Mondonico aveva allestito una macchina perfetta: una squadra che poteva vantare di giocatori fortissimi. Dal leader della difesa Luca Fusi, che non tirava mai indietro la gamba, al talento di Lentini, Scifo e Martin Vazquez in mezzo al campo fino ad arrivare al pivot Walter Casagrande, attaccante di manovra non bello da vedere ma efficace per il modo di giocare di quel Torino. L’avversario nella finalissima fu l’Ajax di De Boer e Bryan Roy, squadra di grande talento ma sicuramente battibile. L’andata al Delle Alpi si concluse 2-2, il ritorno ad Amsterdam 0-0, in una partita passata alla storia per quella sedia alzata in cielo da Mondonico in segno di protesta contro un arbitraggio a dir poco scandaloso e che di fatto condannò i granata alla resa per differenza reti.

L’ADDIO DI MARTIN VAZQUEZ

A fine anno quel campione madridista lasciò l’Italia e Torino per volare in Francia, all’Olympique Marsiglia. Il suo compito di caricarsi in groppa la squadra l’aveva portato a termine, anche se la ciliegina di un trofeo lo avrebbe consacrato definitivamente. Ciò che rimane è quella classe immensa da spagnolo di scuola Real Madrid che ha fatto emozionare i tifosi granata. Un acquisto migliore di quello, probabilmente, a Torino, nessuno se lo sarebbe mai immaginato. Lunga vita a Martin Vazquez!

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