Lutz Pfannenstiel, il portiere tedesco giramondo che resuscitò tre volte

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LUTZ PFANNENSTIEL, UN PORTIERE GIRAMONDO

Nel calcio ci sono quei calciatori che intraprendono percorsi diversi rispetto a quelli abitudinari. C’è chi sceglie di vincere, magari con la sua squadra del cuore, e c’è chi vuole provare ad affacciarsi a culture diverse, senza dover restare per anni in un determinato territorio. Insomma, c’è chi sceglie il denaro e chi la gloria personale. Ecco, l’esempio per antonomasia del giocatore provetto con le valige sempre in mano è stato Lutz Pfannenstiel, ex portiere tedesco che detiene ad oggi un Guinnes dei Primati. Oltre ad aver militato in 25 squadre diverse in tutti e cinque i continenti, possiede il record di essere stato il primo calciatore in assoluto ad aver giocato in tutte e sei le confederazioni della FIFA. Ma veniamo al sodo: chi è questo portiere che ha girato ogni angolo del pianeta terra?

Nato nel maggio del 1973 a Zwiesel, in Baviera, Pfannenstiel incominciò a giocare a calcio all’età di 13 anni nella squadretta locale. Dopo due anni di esperienze nel Monaco 1860 e Bayern Monaco, passò al FC Vilshofen, squadra di caratura superiore in cui si fece notare finendo sul taccuino del CT della nazionale tedesca Under 17, che lo fece giocare per 5 partite. Per Lutz il debutto da professionista avverrà appena maggiorenne con i bavaresi del Bad Kotzting, che con il tedesco tra i pali disputò la migliore stagione della sua storia arrivando al terzo posto nella quinta serie regionale tedesca. Il 1993 fu il primo punto di svolta della sua carriera visto che rifiutò la proposta del Bayern Monaco, una delle squadre più prestigiose e migliori di quel tempo a cui era praticamente impossibile dire di no.

Eppure Pfannenstiel, a 20 anni, con una certa personalità declinò l’offerta, rifiutando qualsiasi tipo di contratto d’oro offertogli dal club bavarese. Decise di spiccare il volo verso la Malesia, diventando portiere del Penang FA, una delle squadre più forti e titolate del paese. Il matrimonio durò un solo anno e nel 1994 tornò a sentire l’odore di calcio “vero”, quello inglese. Si accasò al Wimbledon prima e al Nottingham Forest poi, non trovando mai spazio. Lo status fisico di Pfannenstiel era evidente: 190 centimetri, grande agilità e dei riflessi da “Uomo Ragno”. Le fallimentari esperienze britanniche lo convinsero sempre di più a fare ancora le valige, diventando a tutti gli effetti un vagabondo.

DAL SUDAFRICA ALLA FINLANDIA

Nel 1995 il tedesco arrivò in Belgio, per giocare con il Sint-Truidense, ma anche qui non trovò spazio. Lutz non ebbe neanche il tempo di disfare le valige perchè sempre in viaggio e, con gli anni a seguire, passò per Malta per poi fare un’esperienza di sei mesi agli Orlando Pirates in Sudafrica. Lì cominciò per la prima volta a dedicarsi anche al surriscaldamento globale del pianeta, ma nonostante tutto riuscì a ritagliarsi dello spazio nell’11 titolare della squadra. Dopo aver fatto una toccata e fuga di un anno ancora al Nottingham, Pfannenstiel finì in Finlandia, dove si mise in mostra sia con la maglia del TPV, sia con quella dell’Haka. A 25 anni compiuti il tedesco era appeso a un filo: o si rimetteva in sesto cercando di fare uno sforzo per affermarsi in una squadra, oppure continuava il suo tour mondiale.

Tornò nella sua Germania dove firmò per il Wacker Burghausen, inanellando una serie di prestazioni di livello tanto da farlo finire nel mirino di squadre di prima divisione. Ma niente, tempo un anno e la sua vorace voglia di assaporare contorni di football completamente diversi dal normale era troppo forte. Così, sul finire del decennio emigrò a Singapore per giocare con il Geylang United. Per Lutz era la nona squadra in nove anni; diciamo un ritmo poco sostenibile e difficilmente ripetibile. Incredibilmente però, in uno dei paesi più controversi e meno illustri dal punto di vista calcistico, il portiere si impose come migliore di tutto il campionato asiatico.

Nel giro di pochissimo Pfannenstiel era diventato l’idolo dei tifosi asiatici, sia per il suo carattere garibaldino ed esuberante, sia per i suoi fantastici interventi plastici durante le partite. Tutto bello fino a quando, inspiegabilmente, una sera la polizia si presentò davanti a casa sua arrestandolo. L’accusa fu corruzione per aver scommesso alcune partite del suo club, ma la vera verità non venne mai a galla. Sta di fatto che Lutz passò più di un mese in prigione in condizioni incredibili, a volte senza bere né mangiare. Un’esperienza che lui stesso definirà “terribile, la peggiore della mia vita.”

IL SEQUESTRO DI UN PINGUINO E LA QUASI MORTE

Una volta finito il suo tempo dietro le sbarre, ce n’era abbastanza per lasciare il paese. Pfannenstiel si rimise in sella volando in Nuova Zelanda per giocare al Dunedin Technical, con cui fece ottime prestazioni tanto da convincersi a rimanervi per ben tre stagioni, intervallate da due prestiti in Inghilterra e Svizzera. In Oceania visse l’episodio più controverso della sua vita. La sua vena animalista lo portò a rubare un pinguino in modo da metterlo nella sua vasca da bagno. Un gesto talmente folle che durò un paio di giorni, quando il suo allenatore gli fece capire che si trattava di una specie protetta e andava restituito. “Non lo avevo rubato, lo avevo solo preso in prestito!”, dirà il tedesco successivamente.

Nel 2002 Lutz tornò nella casa del football, l’Inghilterra. Accettò l’offerta del Bradford Park Avenue, impegnato all’epoca nella Northern Premier League, ottavo livello della piramide calcistica britannica. Un trasferimento che scelse anche per motivi familiari visto il suo desiderio di far nascere la figlia proprio in terra inglese. Nel giorno più romantico e storico di tutto il calcio anglosassone (26 dicembre), il nome di Lutz Pfannenstiel finì su tutti i giornali. Il Bradford Park Avenue affrontava la squadra più forte della divisione minore in cui giocavano, l’Harrogate Town, che poteva vantare in rosa Clayton Donaldson, futura meteora del football britannico. Era un derby affascinante, giocato in un’atmosfera caldissima e in un impianto storico, l’Horsfall Stadium, casa del Bradford.

La partita si fece subito intensa, con scontri di gioco, calcioni volanti e schemi tattici che saltarono dopo pochi minuti per la foga agonistica dei 22 in campo. Pfannenstiel e compagni erano largamente favoriti e dopo pochissimi minuti piazzarono un uno-due che piegò le gambe degli avversari. Alla mezz’ora arrivò il momento terribile. Il centravanti dell’Harrogate, Clayton Donaldson, si fiondò su un pallone lanciato in profondità verso l’area del Bradford e Pfannenstiel, per non concedere la rete, si gettò a capofitto sulla sfera per anticiparlo. Cosa ne poteva uscire? Uno scontro.

IL TERRIBILE IMPATTO

Lo scontro appariva inevitabile e il ginocchio dell’attaccante finì dritto nello stomaco a Lutz, che tempo un secondo e vide tutto nero. Intanto il pallone si insaccò con una carambola per il gol del 2-1 ma quell’impatto non lasciava presagire nulla di buono. I tifosi di casa imprecavano, gli ospiti, al contrario, esultavano. Nessuno si era accorto della violenza inaudita dei due. Le condizioni del portiere tedesco furono terribili: a primo impatto sembrava solo svenuto ma il primo pensiero di Ray Killick, medico della squadra, fu quello della morte. In campo il clima fu aberrante, con i giocatori sotto shock nel vedere un loro collega sdraiato a terra che non si muoveva di un centimetro. Entrarono i soccorsi ma Pfannenstiel non respirava e il cuore non gli batteva.

Un tentativo di rianimazione andava fatto. Intanto, dalla tribuna, la moglie del portiere seguì la scena con tanta preoccupazione senza capire come stesse realmente il marito. Destino vuole che pochi secondi dopo Lutz riaprisse gli occhi, respirando regolarmente. Ma niente, il terrore non se n’era andato perchè un istante dopo il tedesco richiuse gli occhi con il cuore che gli si fermò nuovamente. La scena si ripeté per ben tre volte, quasi come se Pfannenstiel fosse resuscitato in tre momenti diversi. In un silenzio impetuoso l’arbitro sospese la partita non facendola più riprendere. Lutz riprese conoscenza una volta in ospedale, circondato non più da persone con maglie e calzoncini bensì da medici col camice bianco. Il referto degli esami non dirà nulla di che, se non giorni e giorni di riposo forzato.

Il suo testone, però, dirà tutt’altro visto che la notte stessa si fece dimettere e pochi giorni dopo si presentò al campo di allenamento. Una volta ritornato a giocare, fu accolto da una folla immensa che lo acclamò come un eroe. Anche lo speaker dello stadio annunciò il suo nome precedendolo con una frase che riecheggia ancora in questi tempi: “Diamo oggi il benvenuto a un uomo che ha dato la vita tre volte per il Bradford Park Avenue!”.

LE ALTRE ESPERIENZE DI LUTZ PFANNENSTIEL

Lasciata l’Inghilterra, tornò in terra neozelandese per vestire ancora una volta la casacca del Dunedin. Dopo un prestito nella seconda divisione norvegese, per Pfannenstiel arrivò l’occasione di andare in un nuovo continente. A 31 anni soffiati firmò per i Calgary Mustangs, squadra canadese che però ebbe pochissimo seguito. Preso da un senso di nostalgia, il tedesco fece ritorno in Nuova Zelanda, a Dunedin, ma per vestire la maglia dei rivali dell’Otago United. Un’esperienza che si rivelò dalle grandi occasioni visto che si tolse la soddisfazione di giocare un anno con Terry Phelan, glorioso calciatore irlandese venuto in Oceania a incantare. Seppur benvoluto dai diversi tifosi locali, Lutz non ebbe intenzione di fermarsi.

Approdò nel 2006 in Albania per vestire la maglia del KS Vllaznia Shkoder, dove giocò molto bene pur non venendo pagato. E infatti l’esperienza durò appena 6 mesi. “Una cosa che mi è successa spesso nel mio girovagare”, dirà. Andò per un brevissimo periodo in Armenia, al Bentonit Ijevan, senza ricevere mezzo spicciolo. Così, il buon Pfannenstiel fu costretto ad arrangiarsi dopo esser rimasto senza un soldo in tasca. Pensate, passò diverse notti all’aperto, come un senzatetto. Una situazione incredibile per uno che di mestiere faceva il calciatore. Dopo due parentesi da cavallo di ritorno in Norvegia e Canada, Lutz passò dalla terra brasileira, giocando in terza serie con la maglia dell’Hermann Aichinger. Grande soddisfazione per lui arrivò quando difese i pali in una partita nell’immenso e straordinario Maracanà.

Dopo aver svolto l’incarico di allenatore dei portieri per la nazionale cubana, nel 2011 chiuse la carriera in Namibia tra le fila del Ramblers. A seguito di aver lasciato un’impronta in 25 squadre di 13 nazioni e 6 continenti, Lutz Pfannenstiel ha decisamente fatto la storia di questo sport, fondendo anche un lato magico tutto suo visto che resuscitò per ben 3 volte. Non a caso viene soprannominato come “il portiere del mondo”.

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