L’incredibile carriera da girovago di Sebastian “El Loco” Abreu

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LA FOLLE CARRIERA DI SEBASTIAN ABREU

Una carriera da Guinness dei primati. Una storia pazza, folle ma con un fascino unico e quasi irripetibile. Washington Sebastian Abreu Gallo, conosciuto solamente come Abreu, è stato un calciatore uruguaiano degli anni ’90 e 2000 contraddistintosi per la sua vita da nomade. Sì perché in 22 anni di carriera sul campo come protagonista, Abreu ha indossato ben 29 maglie diverse di squadre; alcune di queste molto rinomate e blasonate come San Lorenzo, Deportivo La Coruna, Gremio, River Plate, Real Sociedad, Aris Salonicco e Botafogo. Non solo, queste sono solamente “alcune” delle innumerevoli compagini in cui ha militato. Sono ben 11 i paesi differenti girati da Sebastian: Uruguay, Argentina, Messico, Spagna, El Salvador, Brasile, Ecuador, Cile, Paraguay, Israele e Grecia. Insomma, pazzo per certi versi, ma estremamente determinato nel prendere decisioni. Soprannominato “Loco” (Matto), era un attaccante che, oltre ad avere la valigia sempre in mano, segnava a valanga.

Frutto di una pazienza che, evidentemente, non aveva, El Loco Abreu raggiunse le vette assolute non tanto con i trofei, quanto con le reti realizzate. Iniziò la carriera in patria, tra le fila del Defensor Sporting, squadra uruguaiana. Il 12 aprile 1996 mise a referto le sue prime reti in una competizione internazionale mettendo a segno una doppietta in Coppa Libertadores contro l’Universitario, match finito 2-0. Nel 1996 si trasferì al San Lorenzo per l’ingente somma di 350.000 euro, segnando 26 gol in due campionati. Un grande aiuto l’uruguaiano lo ricevette dal padre, ex calciatore dilettante, che lo sottopose ad una serie di allenamenti intensi per migliorare nella finalizzazione sotto porta. Con i suoi 193 centimetri, da giovane Abreu sembrava destinato ad un futuro nel mondo del basket, dopo che realizzò 53 punti in una partita di torneo giovanile.

Nel 1997 si mise in gioco anche in Europa, in modo da poter fare un ulteriore salto di qualità. Segnò all’esordio con il Depor, il 4 gennaio 1998, nel successo maturato contro lo Sporting Gijón realizzando il 2-1 finale a cinque minuti dalla fine della partita di campionato. Dieci giorni dopo riuscì ad andare a segno anche in Coppa del Re contro l’Osasuna, firmando l’unico gol del match nel corso della ripresa. Complice una condizione precaria, influenzata da diversi infortuni, Abreu chiuse la stagione segnando altre due reti.

I VARI PRESTITI

L’uruguaiano veniva sfruttato come pivot d’area di rigore; una sorta di sponda per i compagni che gliela passavano in modo poi da potersi inserire velocemente in area di rigore e chiudere il triangolo. Anche perché con tutta quella massa e quei centimetri, per i difensori era praticamente impossibile spostarlo. Dal 1997 il suo cartellino rimase nelle mani del Deportivo La Coruna, che gli fece girovagare diverse formazioni estere a suon di prestiti. Abreu finì così per vestire le maglie di Gremio (Brasile); Tecos Guadalajara (squadra messicana in cui realizzò 27 gol totali, diventando capocannoniere del Verano 2000 con 13 centri); San Lorenzo (Argentina, 10 reti e il titolo di Clausura 2000); Nacional (Uruguay), Cruz Azul (dove vinse il titolo di miglior marcatore del Verano 2002, con 19 marcature); America (Messico) e nuovamente il Tecos Guadalajara.

Nel 1997 El Loco affrontò da avversario il Boca Juniors di Diego Armando Maradona e, a fine partita, riuscì a farsi dare la maglia dal Pibe de Oro. Un regalo che, però, gli venne fatto in maniera segreta. Per non farsela rubare dai compagni, Sebastian la nascose negli spogliatoi in un armadio della Bombonera, anche se alla fine non fu troppo semplice recuperarla. L’amicizia che portò avanti con il brasiliano Djalminha, inoltre, si rivelò essenziale nella crescita tecnica del giocatore, visto che il dribblomane di Flamengo e Palmeiras insegnò ad Abreu il famoso “rigore a scavetto”, gesto che gli regalerà enormi soddisfazioni. Infatti, nel 2005 il Nacional e il Defensor Sporting si stavano giocando il titolo allo spareggio. Il Defensor si rifiutò di giocare per un calcio di rigore ingiusto assegnato durante il quinto minuto di recupero dell’ultima giornata contro il Rocha.

Pensate un po’, quel penalty se lo era procurato proprio Abreu, che trasformò di conseguenza con lo scavetto. Nel gennaio 2009, dopo dieci anni di assenza, il centravanti classe 1976 tornò in Spagna per giocare con la Real Sociedad, nella Segunda División. Il 13 giugno dello stesso anno venne ufficializzato il suo trasferimento all’Aris Salonicco. Siglò il suo primo gol greco il 26 settembre nella partita contro lo Skoda Xanthi, con un grande colpo di testa negli ultimi minuti che sancì la vittoria finale per 1-0.

IL GOL SIGLATO A 43 ANNI

L’Abreu calciatore era come il buon vino: più invecchiava e più diventava forte. Una sorta di Benjamin Button. Nel 2002, quando giocava per i messicani del Cruz Azul, visse il momento peggiore della sua vita. A causa di un bruttissimo incidente stradale, il suo migliore amico perse la vita sul colpo. L’auto, guidata da Sebastian, uscì fuori di strada per colpa dell’asfalto bagnato, e non mancarono le accuse sul suo conto: “Ho imparato a convivere con quel dolore. Ho preso una pozzanghera, la macchina ha sbandato e ho perso il controllo”. Per via di un carattere acido e permaloso, Abreu, verso fine carriera, litigò un po’ con tutti: compagni, allenatori e tifosi.

Nel gennaio 2010 si accasò al Botafogo, con il quale giocò fino all’estate del 2012, quando venne girato in prestito al Figueirense. Dopo la breve parentesi brasiliana, Abreu decise di tornare in Uruguay per vestire la maglia del Nacional, squadra di cui aveva già fatto parte nel 2001 e nella stagione 2004-2005. Il 12 novembre 2016, l’attaccante 40enne decise di accordarsi con i brasiliani del Bangu: trasferendosi nella sua 23esima squadra, Abreu entrò nel Guinness dei primati. A settembre 2020, però, all’età di 43 anni, con la maglia del Boston River di Montevideo, El Loco segnò di testa nel derby contro il Danubio. Una rete che regalò alla rojiverde un punto pesantissimo ai fini della classifica.

Tutt’oggi continua a giocare all’età di 45 anni nell’Olimpia Minas, dove ha appena vinto il campionato locale trasformando il rigore decisivo. L’eterno, Sebastian Abreu. 

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