Leonel Alvarez, il mastino equilibratore della Colombia di Valderrama

Leonel Alvarez

Pupillo dell’allenatore Francisco Maturana, Leonel Alvarez ebbe una lunghissima carriera con la maglia della Colombia. Mediano completo, molto grintoso, era l’uomo che dava l’equilibrio alla squadra. A livello di club, ha militato in patria, in Spagna, In Messico e negli Stati Uniti, facendosi riconoscere anche per il particolare look.

LEONEL ALVAREZ, LA LEGGENDA COLOMBIANA

E’ uno dei calciatori con più presenze nella storia della nazionale colombiana, avendo sforato il numero delle 100 partite. Considerato come uno dei centrocampisti più forti di sempre nel suo Paese, Leonel Alvarez è stato capace di costruirsi una carriera di tutto rilievo partendo dalle sue origini umili. Di famiglia poverissima, fin da bambino si mise in testa di dover diventare un calciatore di successo per poter aiutare la mamma a innalzare il proprio status. Pur circondato da una situazione sociale alquanto difficile, Alvarez riuscì sempre a stare lontano dai guai. Nonostante il look particolare, quasi da narcos, con i lunghi boccoli mori e i baffi, è diventato un esempio di come non si debba giudicare mai una persona dall’aspetto.

Leonel ha sempre ripudiato alcool e droghe, ha vissuto all’insegna dei principi ricevuti dalla famiglia e ha cercato di trasmetterli alle persone che aveva intorno. Non fu un caso che, negli anni d’oro della sua carriera, in Colombia aveva una popolarità simile a quella di calciatori ben più talentuosi di lui. Era un mediano poco appariscente, che amava giocare proprio davanti alla difesa e garantiva equilibrio alla squadra. Caratteristiche che spiccavano ancor di più quando giocava in Nazionale. Affiancato dal talento indolente di Valderrama, uno a cui correre proprio non piaceva, Alvarez si sobbarcava tutta la fase di interdizione. Pur impiegando tante energie nel recupero del pallone, il centrocampista sapeva però disimpegnarsi bene anche nel possesso. Giocate semplici ma quasi sempre a buon fine, che permettevano alla squadra di avere i giusti tempi.

I SUCCESSI CON MISTER MATURANA

Francisco Maturana, uno dei più grandi allenatori colombiani di sempre, ne era letteralmente innamorato. Era il suo pupillo, il suo alter ego in campo, la sua armatura, il giubbotto per l’inverno. Non fu un caso che molti dei momenti chiave della carriera di Alvarez furono legati proprio al tecnico. Dopo averlo ammirato nei suoi primi anni di carriera nell’Independiente di Medellin, Maturana lo volle con sé al Nacional. Il matrimonio si concretizzò nel 1988, un anno dopo l’arrivo nel club del tecnico. L’arrivo di Leonel Alvarez fu esattamente ciò di cui Maturana aveva bisogno per fare il definitivo salto di qualità. La squadra stava assimilando il suo calcio, piuttosto innovativo per il tempo. Oltre ai principi di zona e pressing, l’allenatore chiedeva un possesso di palla volutamente lento e snervante, a stanare letteralmente l’avversario.

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In quel contesto tattico, Alvarez cascò a fagiolo e diede il meglio di sé. Accanito recuperatore di palloni, si esaltava in un possesso palla eseguito a quel ritmo. Non gli venivano richieste giocate dal coefficiente di difficoltà troppo alto ma semplicemente di avere una percentuale di riuscita del passaggio più elevata possibile. Come detto, l’arrivo di Alvarez rappresentò il definitivo salto di qualità per quel Nacional. Non fu un caso che la squadra, anche grazie alle geometrie e agli equilibri del suo mediano, vinse clamorosamente la Copa Libertadores del 1989. Nell’occasione, Leonel fu grande protagonista, andando a trasformare il rigore decisivo nella finalissima contro l’Olimpia Asuncion. Nel percorso dei suoi si fece notare per la particolare abitudine di portare il suo enorme serpente domestico sul campo! Quello stesso Nacional, grazie al successo, si andò poi a giocare l’Intercontinentale contro il Milan di Sacchi, perdendo per 1-0 al 119′.

LA PARENTESI IN SPAGNA CON IL VALLADOLID

Proprio in concomitanza col suo ingaggio al Nacional, Alvarez divenne un fulcro assoluto anche della Nazionale. Dopo aver debuttato un paio di anni prima, infatti, si ritrovò ad avere Maturana anche come CT, grazie al doppio incarico concesso della Federazione. Si trattava di una Colombia fortissima, con elementi come Higuita, Valderrama, Asprilla, Rincon, eccetera. Una compagine che, col senno del poi, non riuscì a mantenere le aspettative, dato che non arrivarono i trofei preventivati. A Italia ’90 la squadra sembrò fare le grandi prove, regalando momenti di calcio spumeggiante e uscendo agli ottavi in maniera beffarda. Nell’occasione, contro il Camerun, il portiere Higuita la combinò grossa, andando a far rubare palla a centrocampo mentre tentava un improvvido dribbling. Leonel Alvarez, però, fu uno dei volti più positivi della sua Colombia. Chiusa la parentesi Mondiale, si trasferì all’America de Calì, giusto in tempo per vincere il titolo.

Poi, durante il mercato invernale del 90-91, arrivò nuovamente la chiamata del mentore Maturana. Il tecnico, infatti, era alle prese con un’avventura totalmente nuova e che lo aveva portato in Spagna al Valladolid. Le cose erano iniziate piuttosto bene ma quella squadra aveva bisogno di un riferimento in mezzo al campo e Alvarez rappresentava la scelta migliore, conoscendo a memoria lo spartito tattico del mister. L’impatto fu buono e anche grazie alle sue prestazioni, il Valladolid chiuse il campionato con un onorevole 9°posto. Niente poteva far presagire il crollo della stagione seguente. Maturana pretese di avere con sé anche Higuita e Valderrama. I due connazionali si rivelarono un flop assoluto e anche il rendimento di Alvarez crollò. Rimediò ben 3 espulsioni, mentre i due compagni di nazionale furono presto allontanati, con la squadra destinata alla retrocessione e pesantemente indebitata.

IL SECONDO MONDIALE DI LEONEL ALVAREZ

Archiviata la deludente parentesi spagnola, il grintoso mediano fece ritorno all’America de Calì, il club con cui aveva militato dopo il Mondiale di Italia ’90. Riuscì a ottenere un secondo titolo colombiano, consacrandosi ancora come uno dei centrocampisti più forti del Sudamerica. Non fu un caso che in quegli anni, per ben 3 volte, fu inserito nella Top 11 continentale. Anche la sua carriera in Nazionale conobbe dei momenti leggendari. Quella selezione sembrava ormai matura per il grande colpo e non fu un caso il clamoroso successo per 5-0 sul campo dell’Argentina nelle qualificazioni a USA ’94. In quella favolosa impresa, Alvarez era ovviamente in campo e rappresentò una diga insormontabile per gli avversari. Anche sulla scie dell’entusiasmo per il percorso di qualificazione, la stampa iniziò a indicare quella Colombia come una delle favorite al Mondiale.

Negli Stati Uniti, però, le cose andarono decisamente in direzione opposta. La Colombia fu la grande delusione del torneo e la spedizione si concluse con l’amare e immediata eliminazione ma, soprattutto, con una grande tragedia. Andres Escobar, difensore di quella squadra e grande amico di Leonel, fu assassinato al ritorno in patria poiché ritenuto responsabile del flop per via del suo autogol contro gli USA. Da lì a poco, inoltre, si concluse anche la parentesi di Leonel Alvarez con la Seleccion. Il giocatore, nonostante i soli 30 anni, fu ritenuto ormai bollito e messo da parte. Viceversa, arrivò la chiamata dal neonato campionato statunitense. Gli organizzatori della MLS, a caccia di stelle per rendere più interessante la nuova lega, pensarono a lui come rinforzo per i Dallas Burn.

IL RITIRO E LA GLORIOSA CARRIERA DA ALLENATORE

In quegli anni, alternò partecipazioni al campionato statunitense con i Dallas e i New England Revolution ad apparse in quello messicano, dove vestì la maglia del Veracruz. Tornò poi patria per disputare le ultime stagioni con il Deportivo Pereira e, infine, col Deportes Quindio. Proprio il suo addio al calcio fu tutto sommato deludente e differente da come Leonel Alvarez lo aveva immaginato. Era la gara decisiva del campionato 2004 e la sua squadra avrebbe affrontato l’Atlético Junior con il solo obiettivo di vincere. I tre punti, infatti, avrebbero qualificato il club alla fase finale del torneo.

La partita si mise subito male, con il vantaggio ospite. Nell’intervallo, l’allenatore, costretto a recuperare il risultato, decise di lasciare negli spogliatoi il 39enne Alvarez. Al ritorno in campo, il Quindio riuscì soltanto a pareggiare, fallendo l’aggancio alle Final Eight.  Appese le scarpette al chiodo, Alvarez intraprese una proficua carriera da allenatore. Basandosi su molti dei principi appresi da Maturana, ha saputo rivelarsi come uno dei migliori tecnici del calcio colombiano. Ha diretto diverse squadre, riuscendo anche a vincere il campionato in due differenti circostanze con l’Independiente Medellin, quella che fu la sua prima compagine da calciatore.

Un altro trofeo lo ha conquistato alla guida del Deportivo Calì, vincendo la Superlega colombiana. Ha avuto anche l’onore di allenare, seppur ad interim, la Colombia prima dell’avvento di Pekerman. Successivamente, si è trasferito in Paraguay per dirigere prima il Cerro Porteno e poi il Libertad. Proprio in questa parentesi si è reso protagonista di un episodio a dir poco clamoroso! Nel 2018, infatti, è stato improvvisamente esonerato nonostante il buon cammino dei suoi. Alla base, dei flirt con le mogli di due calciatori e con quella di un dirigente! Al suo posto ecco Antonio Chamot, vecchia conoscenza del calcio italiano. Alvarez, invece, attende tuttora nuove chiamate…

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