L’avventura di fine carriera di Roberto Bettega al Toronto Blizzard

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ROBERTO BETTEGA, DALLA JUVENTUS AL TORONTO BLIZZARD

Si scrive Roberto Bettega, si legge “bandiera della Juventus”. Esploso con la maglia del Varese, Bobby Gol divenne ben presto uno dei centravanti più rappresentativi della Nazionale italiana e dei bianconeri, con cui si consacrò definitivamente. Attaccante completo sotto tutti i punti di vista, incantò tutti gli anni ’70 con gol a d’effetto, da quello strepitoso tacco a San Siro contro il Milan (definito “una prodezza rara”), a quello realizzato in tuffo di testa nelle qualificazioni mondiali 1978 contro l’Inghilterra a Roma. Bettega era sinonimo di magnificenza in persona, che nella sua straordinaria carriera ha dato il massimo nonostante fosse perennemente ostacolato da una tubercolosi che lo colpì nella stagione 71-72. Giampiero Mughini scrisse di lui che fu tale malattia a impedirgli di diventare il più grande calciatore dell’era moderna. E questo la dice lunga sulle enormi potenzialità che la bandiera bianconera aveva nel repertorio.

Il vivaio della Juventus si accorse prestissimo di questo spilungone longilineo, ambidestro, formidabile di testa e che segnava in tutti i modi. 13 stagioni da professionista passate tra le fila della Juventus, Roberto Bettega vinse sette campionati nazionali, una Coppa UEFA e una Coppa Italia, per un totale di 490 presenze e 179 reti. In Nazionale, invece, giocò 42 partite tra il 1975 e il 1983, realizzando 19 gol e facendo parte delle rappresentative che si classificarono al quarto posto al campionato del mondo 1978 e al campionato d’Europa 1980. Nel 1983 Bettega decise di provare l’esperienza estera, lasciando la Juventus dopo una stagione amarissima, con lo Scudetto vinto dalla Roma e la Coppa Campioni persa ad Atene contro l’Amburgo per “colpa” di Felix Magath. Nel giugno di quell’anno, Bobby Gol sbarcò nel Nordamerica per giocare con i canadesi del Toronto Blizzard.

Con 32 anni sulle spalle il centravanti era ormai sulla via del tramonto. In vista della NASL (North American Soccer League), il Toronto poteva vantare di una discreta rosa, costruita e assemblata da Clive Toye, giornalista e direttore generale dei New York Cosmos di Pelè, Chinaglia, Carlos Alberto e Franz Beckenbauer. Inoltre, fu proprio Toye che contribuì a diffondere il calcio in America. Quel Toronto era ancora da migliorare per poter competere, visto che di “buoni” c’erano solo il portiere Jan Moller, i difensori Carlsson e Nicholl e il sudafricano Ace Ntsoelengoe. L’allenatore era Bobby Houghton, noto assieme a Roy Hodgson per aver rivoluzionato i moduli di calcio in Svezia grazie al 4-4-2 di forte pressing. Dopo una discreta carriera da calciatore, Bobby iniziò a fare il giramondo da allenatore, passando dall’America fino alle Nazionali di Cina, India e Uzbekistan.

IL DEBUTTO UFFICIALE NELLA NASL

A consigliare a Bettega l’esperienza al Toronto fu il suo ex compagno Francesco Morini, fantastico stopper anni ’60 e ’70 (anche lui bandiera juventina) che chiuse la carriera in Canada nel 1980. “A Toronto ci sono tanti italiani, puoi imparare l’inglese, magari a te che vuoi fare il dirigente potrebbe servire”, gli consigliò Morini. Inizialmente furono i Cosmos ad interessarsi maggiormente di Bettega, ma una volta che firmò Chinaglia lasciarono la presa. La trattativa per l’acquisto di Bettega il Toronto la iniziò già un anno prima, nel 1982. L’esordio per l’italiano arrivò in amichevole il 2 giugno 1983, in una vittoria per 2-1 contro il Nottingham Forest. Houghton spostò Bettega indietro di qualche metro, facendolo giocare come centrocampista, ruolo che sapeva fare alla perfezione visti i suoi piedi delicatissimi.

Il debutto ufficiale, invece, avvenne nella sconfitta ai rigori contro il Vancouver Whitecaps 4-1. La differenza rispetto al calcio italiano che Bettega notò fu soprattutto relativa ai campi da gioco: “Il campo è una “moquette” sottile incollata al cemento, sulla quale il pallone rimbalza moltissimo. Sull’erba i valori tecnici emergono maggiormente, ma questa nuova esperienza mi eccita e la voglia di vincere mi contagia“. Passò poco tempo e il Toronto Blizzard subì un’altra debacle dai giganti del New York Cosmos, che vinsero 5-1 al Giants Stadium con le doppiette di Chinaglia e di Roberto Cabanas. L’ultimo lo segnò Franz Beckenbauer. L’8 agosto Bettega affrontò la sua Juventus in amichevole, in una partita terminata 0-0 e contraddistinta da numerosi fischi provenienti dagli spalti per la mancanza di spettacolo.

Quella dei bianconeri era una rosa stellare, formata dai campioni del mondo italiani e da fenomeni come Michel Platini. Bettega, nonostante l’età e l’ambientamento in squadra, sfoderò una grande prestazione, non riuscendo a trovare la via del gol. A non assecondare i bianconeri fu il campo sintetico, terreno in cui la palla viaggia più lentamente.

UNA STAGIONE DA PLAY-OFF

Con una striscia di 16 vittorie e 14 sconfitte (non esistevano i pareggi, si andava ai calci di rigore), il Toronto raggiunse i play-off nella regular season, con una media di 51 reti fatte e 48 subite, concludendo in terza posizione la Eastern Conference. La prima partita dei play-off fu ancora contro i Vancouver Whitecaps, squadra di buon livello con giocatori del calibro di Peter Bearsdley, Frans Thijssen e Arno Steffenhagen. Il Toronto perse di misura 1-0, ma al ritorno riuscì a vincere 4-3, portando il tutto alla gara spareggio, finita 1-0 per la squadra di Roberto Bettega. Nella semifinale i Blizzard passarono sul San Jose Earthquakes del fenomeno Slavisa Zungul per 1-0 e 2-0, sancendo tutta la loro supremazia. I rivali del Cosmos, invece, uscirono incredibilmente per mano del Montreal Manic guidato da Eddie Firmani.

L’outsider furono i Tulsa Roughnecks, che eliminarono il Montreal in semifinale finendo per giocarsi il Soccer Bowl 1983 contro il Toronto di Bettega a Vancouver. I canadesi erano nettamente favoriti sugli americani, trascinati da un redivivo Ntsolengoe, guarito da un’operazione che lo aveva tenuto fuori fino agli inizi dei play-off. A mancare nei Tulsa fu il centravanti più rappresentativo Ron Futcher, squalificato. Alla fine il commissario della NASL decise di annullare la squalifica a Futcher, facendo un danno alla competizione ma soprattutto al Toronto, che si piegò per 2-0 con le reti di Njega Pesa e di Futcher. In totale le statistiche di Bettega non mentirono: 16 presenze con 2 gol e 8 assist. Nel mese di ottobre tornò in Italia per allenarsi con la Juventus, in modo da tenersi in forma.

Il Toronto riprese la preparazione per la stagione successiva allenandosi nello Stivale e organizzando delle amichevoli. La prima ancora contro la Juventus al Dall’Ara, terminata 0-0, la seconda vinta contro la Sampdoria ad Alassio per 3-2. Gol di Bellotto e Francis da una parte e Casagrande, Bettega e Ragan dall’altra. Successivamente ci furono tre sconfitte contro Inter (2-0), Triestina (3-0) e Livorno (4-0).

UN’ALTRA FINALE PERSA

La NASL 84-85 peccava di squadre partecipanti, in totale 9. Quattro di queste erano Chicago, San Diego, Tampa Bay e Tulsa, tutte a rischio fallimento per problemi finanziari. La franchigia Montreal venne rinominata “Team Canada”; scelta che farà discutere col tempo. Ad agosto 1984 Bettega affrontò la Juventus in amichevole per la terza volta, ma stavolta in casa propria. I bianconeri vinsero d’autorità 2-1 con le reti di Boniek al 27′ e di Antonio Cabrini al 61′. A nulla servì il gol della bandiera di Ntsoelangoe. Per la seconda stagione consecutiva il Toronto Blizzard volò alla finale play-off dopo aver chiuso la Eastern Conference in seconda posizione. Decisive furono le stoccate di Bettega e le parate miracolose di Paul Hammond.

In finale c’era il Chicago Sting del bomber Karl-Heintz Granitza e del polacco Seninho. Per la prima volta dal 1975, si giocava al meglio delle tre partite. I Blizzard avevano ancora una volta la pressione di essere favoriti, e in entrambe le partite persero; 2-1 a Chicago e 3-2 in casa il 21 settembre. Per Bettega era arrivato il momento di salutare definitivamente il calcio giocato dopo 48 partite e 11 gol in due anni di Toronto. E anche 13 assist, giusto per non farsi mancare nulla. L’addio di Bobby Gol coincise anche con quello della NASL. Poi ci penserà l’MLS nel 1996 a riaprire i battenti americani. Per l’inverno si decise di passare indoor San Diego, Chicago, Minnesota e Cosmos, che però falliranno a metà stagione del 1985.

Bettega, indeciso fino all’ultimo se concedersi un altro anno di calcio, fu vicino a firmare nel novembre del 1984 con l’Udinese di Zico, ma un incidente in macchina sull’autostrada lo fece finire in prognosi riservata con un forte trauma cranico. Una volta guarito, capì che le speranze di continuare ad incantare sul prato non c’erano più. Per Bettega era la fine di una corsa semplicemente straordinaria.

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