Ladies and gentlemen, Mark Dennis: l’Original Psycho del calcio inglese

Mark Dennis Sorry! You are blocked from seeing ads

Mark Dennis fu il primo calciatore inglese a “guadagnarsi” l’appellativo di Psycho. Difensore cruento, conosciuto più per le sue folli entrate in scivolata che per il reale valore, è entrato di diritto nella lista dei peggiori calciatori d’Inghilterra. Anche dopo il ritiro, ha saputo far parlare di sé per episodi poco etici.

MARK “PSYCHO” DENNIS, UNO DEI PIU’ FOLLI CALCIATORI INGLESI DI SEMPRE

Psycho: un soprannome piuttosto frequente nel gergo britannico e, certamente, non particolarmente virtuoso per chi lo riceve. Nel calcio inglese, è spesso abbinato a Stuart Pearce, granitico terzino sinistro molto propenso al tackle violento e alle reazioni spropositate. Anche Vinnie Jones, uno dei calciatori inglesi più duri e folli di sempre, è stato talvolta soprannominato in questo modo. Ma, da un punto di vista cronologico, il primo vero Psycho del football britannico è stato Mark Dennis. Un terzino riuscito a farsi “apprezzare” più per la durezza del suo gioco che per il reale rendimento. Nel corso della sua carriera, è diventato talmente vittima di questo personaggio da vedere le proprie qualità finire decisamente in secondo piano.

Per molti addetti ai lavori, Dennis aveva le qualità per costruirsi una carriera di ben altro rango. Era veloce, dotato di buona corsa, abile nella marcatura e propositivo nel buttarsi in avanti e andare in sovrapposizione con i tempi giusti. Purtroppo, però, mostrò fin dai primi anni una propensione esagerata alla violenza, che lo portarono a prendere un numero spropositato di cartellini rossi. All’età di 26 anni, quando molti si sarebbero aspettati una sua consacrazione e un suo arrivo in Nazionale, il buon Mark vantava già 10 espulsioni. Nonostante un sostanziale miglioramento disciplinare nella seconda e ultima parte di carriera, Psycho Dennis non raggiunse mai il livello desiderato e si ritirò ancora piuttosto giovane.

DAI “CASINI” AL BIRMINGHAM ALL’ESSERE UN IDOLO A SOUTHAMPTON

Classe ’61, Mark Dennis iniziò a calciare i campi da gioco britannici con la maglia del Birmingham. Dopo la retrocessione del club in Seconda Divisione, seppur molto giovane, si guadagnò i gradi di titolare. In un campionato duro come quello di seconda serie inglese, il terzino sinistro iniziò a forgiare il suo stile di gioco. Le sue entrate folli iniziarono a diventare sempre più abituali e, spesso, venivano sanzionate con un numero esagerato di cartellini. Proprio in Seconda Divisione, però, certi tackle “assassini” erano quasi all’ordine del giorno. Capitava sovente che un calciatore, dopo aver subito un duro intervento, ripagasse l’avversario con la stessa moneta nell’azione successiva. Questa interpretazione del gioco fu vero e proprio pane per i denti di Dennis, che pur con qualche “stop” disciplinare di troppo, mostrò di avere doti molto interessanti e la giusta personalità.

Le stesse doti, però, Dennis iniziò a farle vedere anche fuori dai campi di gioco. Assieme a diversi suoi compagni, infatti, era solito frequentare alcuni pub della città, bevendo fino allo strenuo. Capitava, talvolta, di partecipare anche a risse con le tifoserie avversarie e di beccare anche qualche denuncia qua e là. Il club, stanco di certi comportamenti dentro e fuori il rettangolo di gioco, decise di metterlo alla porta e venderlo per una cifra simbolica. Così, dopo ben 130 presenze collezionate con il Birmingham, il difensore fu acquistato dal Southampton, a metà degli anni ’80. Già dalle prime esibizioni, Dennis divenne un vero e proprio idolo della tifoseria Saints. Chi lo vide in azione, ancor prima di scoprirne il lato oscuro, lo considerò uno dei migliori terzini ad aver vestito quella maglia e addirittura meritevole di essere titolare nella Nazionale inglese.

I CONTINUI ECCESSI, DENTRO E FUORI DAL CAMPO, DI MARK DENNIS

La maglia dei Three Lions, però, non fu mai indossata da Dennis, se non 3 gettoni con l’Under 21. Ciò nonostante, nei primi due anni al Southampton, il suo rendimento fu davvero molto alto. Sotto la guida del Lawrie McMenemy, quasi un padre per Mark, il terzino divenne un punto fermo dello scacchiere tattico. Anche grazie alle sue prestazioni, seppur condite da qualche cartellino di troppo, i Saints disputarono un eccellente stagione 83-84, chiudendo a soli 3 punti dal Liverpool e arrivando in semifinale di FA Cup. L’anno seguente, la squadra di McMenemy confermò il buon vento, giungendo 5° in campionato, nonostante la prematura eliminazione in Coppa Uefa per mano del forte Amburgo. Ma, dalla stagione successiva, il tecnico decise di lasciare la panchina e fu sostituito da Chris Nicholl. Il feeling tra il nuovo allenatore e Mark Dennis, in definitiva, non scattò mai.

Il Southampton si rese protagonista di una stagione molto negativa, restando costantemente nelle zone medio-basse della classifica. Il rendimento della squadra, ovviamente, accentuò anche le problematiche disciplinari del terzino. Gli stessi tifosi, fino a quel momento sempre clementi con il giocatore, anche per via dei buoni risultati del club, iniziarono ad averne abbastanza delle sue continue squalifiche. Inoltre, Dennis iniziò a far parlare di sé (e in modo tutt’altro che entusiastico) anche fuori dal terreno di gioco. Ad esempio, divenne celebre un episodio avvenuto nel 1987, con la complicità della moglie. Finito in ospedale per un infortunio alla gamba subito in campo, Dennis convinse la donna ad aiutarlo nella fuga dalla struttura sanitaria. Fu ritrovato, assieme alla moglie stessa, in un pub della città ubriaco lercio e intento a litigare con altri clienti.

I GRAVI PROBLEMI DI DROGA E IL CONSEGUENTE RITIRO

La vita privata di Mark Dennis andava sempre più a rotoli. Il terzino, ormai dipendente dall’alcool, fu ritrovato, durante una delle tante serate di baldoria, addormentato sotto ad un tavolo da biliardo con la figlia tra le braccia. Il Southampton, stanco di certi atteggiamenti, lo mise fuori rosa per poi venderlo al QPR a fine stagione. Con la nuova maglia, Dennis disputò tre stagioni, totalizzando la miseria di 28 partite. In questo lasso di tempo, riuscì a ridurre la media di cartellini rossi ricevuti nonostante una squalifica di 8 giornate per una tremenda gomitata all’argentino Ardiles.

Tuttavia, la scellerata vita privata ne limitò sensibilmente il rendimento. Dopo essersi recato, senza alcun permesso, in Spagna per una vacanza, tornò a Londra con i segni di una ferita da taglio, ricordo di una rissa. Nel 1988, sputò in faccia ad un avversario in campo, rischiando di farsi rescindere il contratto dal club. Un anno dopo, il QPR decise di disfarsi di quel 28enne dalla reputazione pessima, cedendolo al Crystal Palace nell’estate del 1989. Proprio nella sua avventura londinese, un male ancor più oscuro si impossessò di lui. Psycho, oltre alle ingenti quantità di alcolici ingerite, iniziò a fare un uso smodato delle droghe, diventando presto dipendente dalla cocaina.

Anni dopo, nel corso di un’intervista, raccontò di essere arrivato a spendere 300 mila euro nel corso di poche settimane per pagare i suoi vizi e i debiti accumulati. Proprio in quei giorni, vide la morte in faccia, venendo ricoverato in gravi condizioni in ospedale, dopo un micidiale cocktail di droghe e alcool. A suo dire, anche diversi suoi compagni di squadra avevano le stesse problematiche ma furono più bravi di lui a nasconderlo. Dopo sole 9 presenze, apparve evidente che il ragazzo non poteva dare più nulla alla squadra, così decise di ritirarsi a soli 29 anni.

IL POST CARRIERA E I NUOVI PROBLEMI CON LA LEGGE

Dopo essersi parzialmente ripulito dai suoi tremendi vizi, Mark Dennis provò a restare nel mondo del calcio. Per un periodo piuttosto lungo, ricoprì il ruolo Direttore Generale al Winchester. Successivamente, trasferitosi all’Eastleigh  fu spostato più ad un lavoro di campo, diventando l’assistente dell’allenatore. Nel 2007, dopo un fortissimo litigio con il direttivo del club, per via di presunte vedute differenti sulla gestione societaria, lasciò l’incarico. Si riciclò come postino per le vie di Southampton, la città che, nonostante tutto, lo aveva amato maggiormente come calciatore. Nel 2018, purtroppo, tornò a far parlare di sé per vicende di violenza, avendo aggredito una donna. Probabilmente ubriaco, l’ex terzino, ormai 57enne, inseguì la vittima per diversi metri, minacciandola di picchiarla e di prenderla a pugni. Dopo che la donna si rifugiò nella sua abitazione, Mark iniziò a colpire la porta della casa con calci e pugni.

Poi, minacciò di incendiare la proprietà qualora la signora non fosse uscita fuori. L’ovvia conseguenza dell’ennesimo gesto folle della sua vita, fu una denuncia e il conseguente processo a suo carico. Un’ulteriore dimostrazione del perché, in campo e fuori, venisse soprannominato Psycho. Un soprannome, che, chiaramente, si riflette anche sui suoi numeri, un dato che non mente mai. In tutta la storia del calcio inglese, soltanto Roy McDonough e Steve Walsh hanno visto più cartellini rossi sventolare dinanzi al proprio naso. Inoltre, considerando anche le ammonizioni, il novero delle sanzioni diventa addirittura imbarazzante e registra la folle quota di 64 gialli ricevuti! Per un periodo, nel 1986, all’interno della Federazione inglese, si discusse addirittura di una sua radiazione dai campi di gioco. Insomma, la vera dimostrazione che quel soprannome gli calzava davvero a pennello!

Frammenti di calcio, il nostro libro. Clicca QUI per approfondire!

LEGGI ANCHE: ROY MCDONOUGH, SEMPLICEMENTE IL CALCIATORE PIU’ “SPORCO” D’INGHILTERRA!

error: Content is protected !!