La disastrosa esperienza di Michele Padovano al Crystal Palace

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MICHELE PADOVANO, DALLE STELLE CON LA JUVE ALLE STALLE COL CRYSTAL PALACE

Michele Padovano è stato probabilmente un giocatore che ha vissuto una carriera alla ricerca di una consacrazione mai trovata. Vuoi per delle prestazioni ondivaghe nel corso degli anni, vuoi un po’ per mancanza di carattere e vuoi per quell’infortunio patito al ginocchio in nazionale che ne bloccò l’ascesa proprio nel momento migliore di carriera. Non è un caso che ancora oggi vigono delle opinioni  contrastanti sullo status in sè del calciatore: buono, normale, forte, tutte accezioni che non hanno mai portato ad una linea oggettiva. Sicuramente il talento non gli mancava; la rapidità d’esecuzione, la velocità, il tiro e il mancino delicato furono le sue migliori qualità.

Approdò in Serie A all’età di 24 anni con il Pisa, e dovette aspettare il 1993 per segnare la sua prima rete, che arrivò con la maglia della Reggiana a San Siro contro l’Inter. Non male come prima volta, insomma. A Reggio Padovano diventò subito l’idolo dei tifosi, conquistandosi una piazza molto calda, che lo ribattezzò come “Harley Davidson”, per via della sua passione per le motociclette americane. Con la Reggiana l’attaccante esplose definitivamente, segnando 10 gol e contribuendo alla salvezza della squadra. A fine campionato, però, il bomber di provincia non venne confermato per via dei rapporti logori con il tecnico Marchioro. Chi incominciò a scrutare Padovano fu la Juventus, che alla fine lo acquistò in un anno cruciale: il 1995, quello dell’addio di Roberto Baggio. Incominciarono così le varie etichette di “vice Baggio”: tutte illazioni che non trovarono alcun fondamento.

Ma insomma, quegli anni lì non erano i migliori per approdare in un club pieno zeppo di campioni e che si apprestava a dominare in Italia e in Europa. Tra lo scetticismo generale, però, Padovano si ritagliò il suo spazio, seppur da comprimario per via del trio intoccabile di Lippi (Del Piero, Vialli, Ravanelli). L’apporto dell’esterno d’attacco fu decisivo per il cammino trionfale in Champions League, visto che segnò all’esordio contro il Dortmund e nei quarti di finale di ritorno contro il Real Madrid.

L’INFORTUNIO E LA DISCESA IN INGHILTERRA

Il punto più alto di carriera Padovano lo toccò nella stagione 96/97, la sua ultima in bianconero. Migliorò il suo score con 8 reti, nonostante Lippi gli concesse più spazio per vie delle partenze in estate di Ravanelli e Vialli, sostituiti poi da Vieri e Boksic. L’estate ’97 metterà anticipatamente la parola fine alla carriera di Michele: l’infortunio patito con l’Italia nelle qualificazioni per il mondiale del ’98 si rivelò tragico. Passò per 1,7 milioni di sterline al Crystal Palace, di cui in rosa poteva vantare un Attilio Lombardo al tramonto di carriera, nonché suo ex compagno. Negli anni ’90 la Premier League era una terra di conquista per gli italiani, attratti dall’idea di giocare nel campionato più affascinante al mondo. Zola, Baiano, Berti, Vialli, Casiraghi e tanti altri provarono l’ebrezza di calcare un campo britannico.

La fisicità del calcio inglese e una condizione fisica deleteria, minarono il rendimento di Padovano, totalmente diverso dai fasti degli anni precedenti. Con la maglia delle Eagles l’ex Juve giocò solamente 10 partite, segnando appena un gol in una trasferta a Leicester. Per non farsi mancare nulla, venne inserito nella lista dei 50 peggiori attaccanti stranieri che hanno giocato nel massimo campionato inglese, occupando precisamente la 28° posizione. In poche parole, un disastro vero e proprio. Certo, le attenuanti c’erano, (età e infortuni), ma la sensazione è che un giocatore come lui non sarebbe dovuto uscire dal suo habitat, cioè l’Italia. Rimane una delle esperienze peggiori tra tutti i giocatori italiani che hanno militato oltremanica.

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