Kunishige Kamamoto, l’infallibile cecchino, precursore del calcio nipponico

Il più grande realizzatore nella storia del Giappone, pubblicamente elogiato da campioni come Pelè, Cruijff e Beckenbauer!

Kunishige Kamamoto

Miglior realizzatore di tutti i tempi della Nazionale giapponese, Kunishige Kamamoto era un attaccante dal grande fiuto per il gol. Pilastro dello Yanmar Diesel, l’attuale Cerezo Osaka, vanta il raggiungimento di numerosi traguardi di prestigio nella sua carriera. Appese le scarpette al chiodo, ha tentato anche di imporsi come allenatore.

KUNISHIGE KAMAMOTO, UNA VERSIONE GIAPPONESE DI BATISTUTA

Un paragone che può sembrare folle per numerose ragioni. La differente epoca, l’impossibilità di avvicinare minimamente la difficoltà dei campionati, la grandezza assoluta che avvolge il nome di Gabriel Omar Batistuta. Eppure, anche se con le dovute proporzioni, basta vedere un qualsiasi filmato con le varie skills di Kunishige Kamamoto per notare le tante similitudini tecniche con il micidiale centravanti argentino. Il giapponese era a sua volta molto potente da un punto di vista fisico, dotato di un tiro esplosivo e particolarmente temibile nel gioco aereo. Così come era solito fare il Re Leone, anche Kamamoto era molto abile nel girarsi in un fazzoletto di spazio e liberare immediatamente il terribile destro.

Tra le varie reti realizzate in carriera, molte ricordano proprio quelle dell’argentino. Nella fattispecie, un meraviglioso gol realizzato con la maglia del Giappone, in cu Kamamoto si fa spazio sull’out destro dell’area di rigore per poi sfondare la porta con un destro potentissimo, quasi dalla linea di fondo. Una prodezza che richiama immediatamente alla mente la fantastica rete di Batistuta a Wembley contro l’Arsenal, risultata poi decisiva per permettere alla Fiorentina di qualificarsi nel girone di Coppa Campioni 98-99. Terminati gli improvvidi ma stimolanti paragoni tra i due goleador, è tempo di concentrarci sulla carriera di quello che, allo stato attuale, è il miglior cannoniere di tutti i tempi nella storia del Giappone.

UN DEVASTANTE FIUTO PER IL GOL

Stabilire se sia il più grande di sempre nel suo Paese è praticamente impossibile. Una palma che, in ogni caso, si giocherebbe con nomi di assoluto prestigio come il leggendario Kazu Miura o l’ex romanista Hidetoshi Nakata. Kunishige Kamamoto, però, è senz’altro il più feroce goleador che il calcio giapponese abbia mai avuto. Un riconoscimento testimoniato dai numeri, a tratti spaventosi. Basti pensare che, soltanto con la maglia della Nazionale, il centravanti ha messo a segno qualcosa come 80 reti in 84 partite ufficiali. La sua figura, inoltre, ha ispirato anche il personaggio animato di Mark Lenders nel famoso manga di Holly e Benji. Doti, quelle realizzative, che Kamamoto aveva mostrato sin dalle primissime battute della sua carriera.

Nei famosi tornei scolastici e universitari, autentico culto in terra nipponica, divenne capocannoniere per ben 4 anni consecutivi. In una di queste occasioni, tra l’altro, fu il principale artefice di un vero e proprio miracolo. Grazie soprattutto al suo rendimento, infatti, la squadra universitaria del Waseda riuscì addirittura a vincere la Coppa dell’Imperatore. Un qualcosa di titanico e inimitabile, tant’è che quell’impresa rimase isolata in tutta la storia del calcio giapponese. Nonostante lo sport fosse la strada per lui più percorribile, Kamamoto si dimostrò anche un eccellente studente, laureandosi in commercio. L’anno successivo (1967) iniziò la sua vera e propria carriera calcistica, firmando per lo Yanmar Diesel, attuale Cerezo Osaka.

IL FEELING DI KUNISHIGE KAMAMOTO CON LE OLIMPIADI

In quegli anni, il calcio giapponese stava faticosamente cercando di trovare una propria squadra. Un tentativo di passare al professionismo ma, soprattutto, di far accrescere l’intero movimento. Uno dei problemi maggiori era quello di vedere molti ottimi calciatori arrivare tardi a calcare i campi del campionato nazionale. Un po’ il destino che toccò, per l’appunto, a Kamamoto. L’ex goleador del Waseda aveva già 23 anni e, pur non avendo ancora totalizzando una presenza in JSL, era già un nome piuttosto conosciuto e quotato in Giappone. Basti pensare che 3 anni prima, mentre era ancora intento a sdoppiarsi tra i libri e i gol “universitari”, Kunishige era riuscito ad esordire (e col botto) in Nazionale.

Il 3 marzo del ’64, fu spedito in campo nell’amichevole contro il Singapore dal CT Ken Naganuma e siglò il suo primo gol internazionale. Lo stesso allenatore lo ammirava al punto tale da convocarlo perfino per le olimpiadi di Tokyo dello stesso anno. Nell’intera competizione, Kunishige Kamamoto riuscì a segnare un solo gol ma si tolse la soddisfazione di battere l’Argentina e di arrivare fino ai quarti (dove perse con la Cecoslovacchia). Proprio l’Olimpiade divenne una vetrina piuttosto illuminante e costante per il centravanti. Nella successiva edizione di Città del Messico, il bomber dello Yanmar Diesel fu l’assoluto protagonista. Siglò ben 7 reti, arrivando a vincere una medaglia di bronzo che scatenò il delirio per le strade giapponesi. Partecipò. inoltre, anche ad un’altra edizione del torneo e a ben 3 Olimpiadi asiatiche.

LE NUMEROSE RETI NELLE PRESTIGIOSE AMICHEVOLI ESTERE

L’exploit messicano appariva come il passo ideale per portare il calcio giapponese al successivo step. L’entusiasmo per quella grande impresa, però, durò pochissimo. Nei mesi successivi all’Olimpiade, diversi dirigenti provarono a metter su una vera e propria Lega Calcio che potesse coordinare l’intero movimento. Il progetto naufragò e le difficoltà organizzative di un Paese che faticava ad appassionarsi a questo sport troppo “occidentale” risultarono fatali. Nel giro di poco tempo, il calcio nipponico fu nuovamente surclassato da baseball, pallavolo, sumo o wrestling. Probabilmente, è proprio questo contesto complicato che non ha mai permesso al grande Kunishige Kamamoto di conquistare i giusti riconoscimenti. Eppure, in quegli anni, in pochi potevano vantare i suoi numeri.

Un rendimento altissimo, perfino nelle suggestive e stimolanti amichevoli contro gli squadroni occidentali. Nel corso di questi match, che avevano lo scopo principale di far conoscere il calcio in tutto il Paese, Kamamoto si travestì spesso da eroe assoluto. Si ricordano, ad esempio, i suoi gol nelle sfide contro l’Arsenal, il Palmeiras, il Benfica o il Borussia Monchengladbach, ossia alcune delle squadre più temibili e quotate di quell’epoca. Il centravanti, inoltre, riuscì anche a sfidare i mitici americani del Cosmos, tra i quali militava anche un certo Pelè, uno dei suoi idoli di infanzia. Il fuoriclasse brasiliano fu uno dei tanti che, dopo aver sfidato Kamamoto, spese parole di elogio nei suoi confronti, definendolo uno dei migliori calciatori asiatici mai visti. Anche Franz Beckenbauer, Johan Cruyff e Wolfgang Overath lo celebrarono pubblicamente.

UNA VALAGA DI RETI E LA CONQUISTA DI TITOLI E RICONOSCIMENTI

La grandezza di questo centravanti, in definitiva, può essere espressa anche dalla capacità di ritagliarsi un notevole ruolo internazionale in un periodo in cui il calcio giapponese faticava a dare un’immagine esaustiva di sé. Di non poco conto, infatti, fu anche la sua presenza da titolare, in una selezione del Resto del Mondo che scese in campo nel 1980 al Camp Nou per festeggiare l’anniversario del Barcellona. Le sue imprese con la maglia dello Yanmar Diesel nel campionato locale tuttavia, non sono sicuramente da mettere in secondo piano. Il potente attaccante nipponico, infatti, vinse il titolo di capocannoniere in ben 7 differenti occasioni e fu selezionato nella miglior formazione dell’anno in 14 edizioni.

Addirittura per 7 volte si fregò le mani del titolo di miglior calciatore giapponese dell’anno. In questa miriade di riconoscimenti, vinse campionati, coppe e tornei, tra cui perfino una Champions asiatica nel 1980. Soltanto in JSL, mise a segno ben 202 reti in 251 esibizioni. Tuttavia, gli ultimi anni di carriera furono contornati da numerosi infortuni. Kunishige Kamamoto, fino ai 38 anni, sembrava un atleta indistruttibile e destinato ad una seconda giovinezza. Purtroppo, durante una delle prime gare del campionato ’82 si ruppe il tendine d’Achille. Un infortunio terribile e probabilmente sottovalutato. Il centravanti, infatti, tentò un prematuro rientro in campo e subì una ricaduta, rimanendo fuori per oltre un anno. Al suo rientro, ormai, il fisico era provato e a 40 anni decise di ritirarsi.

KUNISHIGE KAMAMOTO ALLENATORE

Nel giorno del suo ritiro, nel 1984, fu organizzato un match internazionale che vide scendere in campo alcune delle più grandi star di quegli anni. Due leggende assolute come Pelè e Overath, entrambi ormai ex calciatori, lo omaggiarono con dei fiori al momenti dell’ingresso sul terreno di gioco. Dopo aver appese le scarpette al chiodo, Kunishige Kamamoto decise di restare nel calcio e divenne allenatore proprio del suo Yanmar Diesel. La parentesi da coach, però, non fu poi così ricca di soddisfazioni. A caratterizzare questa fase della sua vita, possiamo menzionare anche la scelta di abbandonare il suo storico club per passare ai rivali del Matsushita Electric, senza troppe fortune. Dopo un periodo di lontananza dal calcio, in cui aveva tentato anche una scalata politica, tornò brevemente a guidare una squadra, firmando con il Fujieda MYFC.

Archiviata la carriera da allenatore, Kamamoto divenne un ambasciato del calcio giapponese. Un riconoscimento assolutamente meritato per uno dei più grandi nipponici di sempre. Un calciatore che riuscì a farsi largo a suon di gol, diventando senz’altro il più conosciuto giapponese della sua epoca. Una grandezza che avrebbe potuto anche aumentare se solo avesse seguito le orme di Yasuhiko Okudera, suo compagno di Nazionale che si trasferì a sorpresa al Werder Brema, restandovi per ben 5 anni. Kamamoto, invece, si “accontentò” di essere il più grande in patria, non riuscendo mai a giocare un Mondiale ma affermandosi come il miglior realizzatore di tutti i tempi di quella che, con il tempo, è diventata una delle selezioni più forti di tutto il Continente Asiatico!

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